Ciao, sono la scuola pubblica…

Ciao a tutti,
sono proprio io, la scuola pubblica, il terreno privilegiato di tagli e privazioni, dimenticanze e improvvisazioni. Proprio io, il luogo per eccellenza delle riforme a getto continuo che sanno solo complicarmi e peggiorarmi, rendermi un luogo impossibile e invivibile, buone solo per permettere al governo di turno di piantare la propria bandierina rivendicativa dell’aver fatto “qualcosa”.
Io, la scuola pubblica, offesa, vilipesa, massacrata, sfottuta, calpestata.
Eppure, malgrado tutto e miracolosamente, ancora qui, ancora in piedi.
Non so ancora per quanto. Probabilmente per poco, visto che da ogni dove continuano a menare fendenti che mi fanno vacillare sempre più. Visto che gli insegnanti sembrano sempre più incapaci di difendermi, sempre più rassegnati.
Come posso restare ancora in piedi, come posso essere ancora presa sul serio se non solo mi cambiano (ancora una volta) l’esame di maturità, ma addirittura lo fanno in corso d’opera? Se ancora oggi, fine dicembre, non sappiamo esattamente come si svolgerà l’orale, come si svolgerà la seconda prova e non abbiamo nemmeno un esempio della nuova tipologia B della prima prova?
Come posso pretendere di essere credibile se mi togliete il tema di storia, se per risparmiare togliete un’ora di storia al biennio dei professionali (tanto, vero, chi se ne frega dei professionali? Meglio che restino ignoranti… ) e poi, nelle tabelle delle competenze da possedere al momento del diploma inserite una lista chilometrica di competenze storiche?
Come posso non cadere in terra se continuate a organizzare convegni in cui presentate strumenti didattici avveniristici che “supereranno le LIM” quando almeno il 60% delle mie aule manco l’ha mai vista una LIM?
Come posso non morire se una delle poche cose che mi rendeva superiore alle altre scuole pubbliche (e forse ci rendeva un attimino orgogliosi di essere italiani) era l’attenzione e la centralità delle prove orali, e adesso mi proponete una didattica che va sempre più verso l’uso esclusivo dello scritto (e che scritto!… un gioco infinito al ribasso… ), proprio nel tempo in cui si comunica sempre meno, si parla sempre meno, facendo ginnastica digitale spippolando forsennatamente sugli schermi degli smartphone?
Come posso non stramazzare se da gennaio pretenderete PIANI DIDATTICI PERSONALIZZATI per tutti gli alunni, uno per uno, nessuno escluso, dimenticando che didattica sul singolo alunno la fa già, da decenni, IL BUONSENSO DEI DOCENTI, quello stesso buonsenso che voi distruggerete con questa folle “didattica ad personam” che, stretta e costretta in tabelline e parametri stringenti (buoni per tubi e rubinetti, non certo per gli esseri umani) finirà per svilire insegnamento e apprendimento, per renderli sterili, aridi e inutli?
Come posso non vergognarmi di esistere se mi state costringendo al più sfrenato e osceno “progettismo”, a vivacchiare di PON e altre amenità, a essere prigioniera delle logica delle COMPETENZE in nome della distruzione delle CONOSCENZE?
In definitiva: come posso non suicidarmi se mi costringete a essere complice e artefice della costruzione della peggiore società possibile?