50 sfumature di grigio (una recensione violenta e perversa)

Alla fine, al termine di un acceso dibattito con un insospettabile (nel senso che di solito parla solo di film di Ermanno Olmi), mi convinco e cedo, ci provo. Provo a guardare il fenomeno cinematografico dell’anno. La storia più o meno la conoscevo già, non solo per il bombardamento mediatico, ma perché l’estate che uscirono i libri della trilogia (che non ho mai aperto), un gruppo di signore mie vicine d’ombrellone a Marina di Bibbona ne parlavano in continuazione, smodatamente entusiaste (se volete stare alla larga dai fenomeni commerciali del momento andare in vacanza a Marina di Bibbona è un gravissimo errore, tenetelo a mente).
Comunque, cedo e provo a guardare sto film. In streaming ovviamente.
Lasciamo stare considerazioni tecniche (tipo regia, fotografia…tutte robe completamente inesistenti in questa pellicola) e limitiamoci alla storia, al plot come si dice.
In sostanza c’è sta ragazzetta con la faccia da madonna sfilzita che va a sostituire un’amica per un’intervista del giornale studentesco a un giovane genio della finanza (e già qui… ora per intervistare “l’uomo del momento” mandano l’amica timida della giornalista che giornalista non è?? cioè tipo, il mio amico giornalista G.G.S. mi chiama e mi fa “ho l’influenza, puoi andare a intervistare Bill Gates al posto mio?” non c’è la fila di altri giornalisti per sostituirla?? non ci lavorano altri giornalisti in questo giornale??… ma va be’…).
Lui nelle intenzioni degli autori dovrebbe essere il bel tenebroso, se non proprio un personaggio stile romanzo di Chandler almeno un remake del Mickey Rourke che fu. In realtà è un mascellone a metà tra Ridge Forrester e un tronista di Maria De Filippi.
Tra i due, tra la madonnina sfilzita e il Ridge de noaltri, scatta subito la scintilla. E questo ci può stare… insomma, come dire, capita. Il fatto è che sempre nelle intenzioni degli autori sta scintilla dovrebbe essere torbida, morbosa, conturbante… con sottotesti che dovrebbero presagire una discesa all’inferno degna del “Diavolo in corpo” di Radiguet. In realtà è una schermaglia ai limiti del ridicolo tra due rincoglioniti: lui con un’espressione fissa tipo maschera di Agamennone, lei che ha chiaramente trent’anni ma interpreta una ventenne con la psicologia di una tredicenne.
Comunque, com’è come non è, sti due si piacciono e si vogliono. Però non si capisce perché dopo aver preso un caffè insieme, senza ancora conoscersi e senza essersi fondamentalmente detti un cazzo, si mandino reciprocamente a cagare e decidano di non vedersi mai più. Cioè, perché? Perché??? Autori del menga, io capisco che l’amore è complicato e assurdo e gli uomini lo sono ancor di più, ma un cazzo di giustificazione drammaturgica a sto mandarsi a cagare me la dovrete pur dare! E visto che sti due attori qua non sono propriamente De Niro e la Streep, i “non detti” svolgono soltanto la loro funzione letterale. Vale a dire che non dicono proprio un cazzo.
Poi arriva sabato sera. La madonnina sfilzita esce con l’amica, va in discoteca e si sbronza brutalmente. Ubriaca fradicia (a proposito, la parte della sbronza viene meglio alle mie alunne di teatro) ovviamente chiama il mascellone, biascica qualcosa di incomprensibile e poi riattacca. Lui va nei pazzi, letteralmente. Prima che lei riattacchi le dice cose tipo “hai bevuto? stai bene? non muoverti di lì, vengo a prenderti”. Cioè… non è all’ospedale, non è inseguita da un serial killer, si è semplicemente scolata tre shottini di rum e pera!!! Non c’è bisogno che tu esca di casa come fossi Batman che va a ripulire Gotham City dal crimine!!
Mentre Batman/mascellone sta andando a tutta manetta a redimere la fanciulla perduta, lei, la fanciulla perduta appunto, barcolla nella solita discoteca. E barcolla qui, barcolla lì, ecco che ovviamente viene abbordata da un innocuo polipone, che la abbranca per i fianchi e cerca di baciarla. A questo punto (c’è bisogno di dirlo?) ecco MascellaMan che irrompe sulla scena come un cavaliere d’altri tempi, prende a pugni il polipone e porta in salvo la principessa che intanto vomita lungo la via.
In sostanza gli autori volevano fare uno spot proibizionista contro gli alcolici e lo sballo: care fanciulle indifese, madonnine sfilzite di tutto il mondo, quando vi sbronzate in discoteca e le vostre difese si abbassano, non abbiate paura se un polipone sbronzo quanto voi cerca di baciarvi contro la vostra volontà. Arriverà uno splendido mascellone a salvarvi. Non importa se poi è un pervertito sadomasochista che in casa ha più fruste di Moira Orfei… quel che conta è che sia astemio e che guidi con prudenza.
Lei arriva a casa di lui priva di coscienza. Lui, che è sempre un pervertito sadomasochista ma è un gentiluomo come oggi non ce ne sono più, non approfitta di lei, la mette a letto per farla riposare e farle smaltire la sbronza.
Al risveglio lei non ricorda un cazzo della sera prima, non si dicono niente di rilevante ma decidono che ormai si amano. Così, di botto, con la stessa naturalezza e la stessa totale assenza di nessi logici con cui due giorni prima si erano mandati a cagare.
E visto che ormai anche se non si conoscono hanno deciso di essere legati per la vita, lui pensa che sia bene mettere le cose in chiaro. E le dice: “se vuoi stare con me, devi prima firmare un contratto”.
Eh??? UN CONTRATTO????
Ora però attenzione. La cosa sconcertante non è tanto la proposta di contratto, quanto il fatto che lei, senza informarsi del contenuto, PRENDA L’IPOTESI IN CONSIDERAZIONE!! Tesoro mio, ma sei scema???? Non ti ha semplicemente fatto una rivelazione scottante, come, che ne so, “bene che tu sappia che ho tre figli da tre donne diverse”, oppure “bene che tu sappia che sono appena uscito di galera per omicidio”, o ancora “sono sposato” o “nelle notti di luna piena amo mettermi lo smalto viola alle unghie dei piedi”… ti ha chiesto di firmare un contratto!!! Tu, figlia mia, potresti/dovresti: a) alzarti e andare via; b) dargli una ginocchiata nei coglioni; c) sputargli in bocca. E invece no… tu dici “CHE GENERE DI CONTRATTO?”.
Ancora più pazzesco l’esercito di donne (a partire dalle mie vicine di ombrellone a Marina di Bibbona) che sospiravano dicendo “perché noi donne siamo così, più uno è stronzo… “. Eh??? Voi donne siete così?? No, ditemelo, perché se è così io domani rinnego i miei 38 anni etero e mi dichiaro gay all’istante!
Ma non finisce qui. Dopo averle chiesto di firmare il contratto (di cui ancora si ignorano i reali contenuti), il Mascellone, guardandola negli occhi con la stessa carica erotico-seduttiva di Pippo Franco quando presentava gli spettacoli del Bagaglino, aggiunge: “devi sapere che io non faccio l’amore… io SCOPO… SCOPO FORTE… “.
Basta, per pietà basta.
Il timer dello streaming mi segnala che siamo appena al minuto 35. Ma la battuta “io non faccio l’amore, io scopo… scopo forte” è troppo, davvero troppo.
Decido che non ce la faccio più e chiudo il computer.
Il resto me lo racconterà chi lo ha visto. Anzi no, preferisco rimanere in una beata ignoranza.
Ci ho provato, ma non ce l’ho fatta.
Metto un disco di Battiato… e mi spingo ad essere migliore, con più volontà.

‪#‎universiRiccardoLestini‬

One thought on “50 sfumature di grigio (una recensione violenta e perversa)

  • 06/07/2016 at 09:07
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    Grazie, veramente grazie per questa recensione. Hai espresso ciò che ho sempre pensato e non sono riuscita ad esprimere. Anche l’ironia, ritengo, sia nella giusta dose, colloca pubblicazioni e film nell’angolo giusto senza caricarlo di importanza che non può pretendere.

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