Eccesso di evidenza

Si chiama “eccesso di evidenza”. O “invisibilità dell’evidenza”.
Ovvero quando un qualcosa è talmente chiaro e talmente ovvio che nessuno riesce a vederlo. O, peggio ancora, che nessuno riesce a crederci.
I segni sulla pelle sono qualcosa di molto evidente. E quelli sulla pelle di Stefano Cucchi lo erano in maniera tragica, sconsiderata, scandalosa.
Era evidente, da subito e da sempre, che quel ragazzo fosse stato pestato, massacrato, vilipeso, ammazzato di botte. Bastava un’occhiata nemmeno troppo attenta a un qualsiasi frammento di quelle fotografie agghiaccianti che in questi nove anni abbiamo avuto costantemente tra le mani.
Eppure, nonostante questa sfacciata evidenza, in molti – troppi – hanno ignorato, non hanno creduto, hanno sparato sentenze terribili sostenendo menzogne e dando credito a ricostruzioni palesemente impossibili.
Il problema è che finché continueremo a ragionare per logiche di appartenenza, a dividere il mondo in categorie e ad anteporre il pregiudizio al ragionamento, non andremo molto lontano.
Oggi che la verità – quella verità ovvia ed evidente sosteniamo incessantemente da nove anni contro la stupidità – finalmente diventa “ufficiale” sotto forma di confessione, dovremmo essere felici. E lo siamo, almeno in parte.
Perché resta il fatto che oggi, nel XXI secolo, in uno dei paesi simbolo di democrazia e garanzie, un ragazzo di trentuno anni è stato privato dei suoi diritti più elementari e, nelle mani dello Stato e per mano di chi lo Stato avrebbe dovuto rappresentarlo, è stato ammazzato nel modo più barbaro e atroce possibile.
E resta il fatto che nonostante l’evidenza del massacro lo Stato non abbia fatto nulla per riaffermare sé stesso e la propria pulizia morale, ma al contrario abbia preferito tacere, se non direttamente coprire.
E resta il fatto che ci siano voluti nove anni, una confessione, una mobilitazione di massa e l’incessante impegno di una famiglia coraggiosa e mai arresasi, per arrivare ad appurare ciò che fin da subito era evidente.
E resta il fatto che lo Stato, oggi, soprattutto chi anni fa dall’alto del proprio ruolo disse a Ilaria Cucchi “vergognati, fai schifo”, dovrebbe come minimo chiedere scusa, mentre ancora tutto tace.
E resta il fatto, infine, che non possiamo non chiederci, per una vicenda che a fatica è riuscita ad arrivare miracolosamente alla verità, quante simili storie ci siano che restano avvolte nel silenzio e nell’omertà, quanti Stefano Cucchi con famiglie prive di quella forza e quel coraggio, rimangono sepolti nel più atroce dei silenzi.
E nella più vergognosa delle ingiustizie.

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