Il rogo dei libri

Ho raccontato oggi ai miei studenti come tanti anni fa, durante il mio primo viaggio a Berlino, il luogo della città che mi ha colpito ed emozionato di più sia stato Bebelplatz, dove al centro della piazza vi è uno strano, semplicissimo e meraviglioso monumento, ovvero un pannello luminoso delle dimensioni di un tombino inserito sulla superficie della strada, da cui, chinandosi a guardare, si scorgono scaffali di librerie a perdita d’occhio. Tutti vuoti. Tragicamente e orrendamente vuoti.

Questo per ricordare il tristemente celebre “ROGO DEI LIBRI” con cui i nazisti diedero alle fiamme 25mila volumi ritenuti pericolosi, avvenuto per l’appunto a Bebelplatz il 10 maggio del 1933.

Ho detto ai ragazzi che, specie se si pensa alla scuola e specie negli anni in cui si va a scuola, è normale avere spesso e volentieri un rapporto poco sereno con i libri, viverli come un fastidioso peso nello zaino, come noiosi oggetti da studiare che rubano ore preziose alla giovinezza. Normalissimo: succede a loro, è successo a me e continuerà a succedere.
Eppure, gli ho detto, i libri sono molto di più che fogli di carta, molto di più che obblighi scolastici. Sono i custodi della nostra memoria, il filo che tiene insieme i secoli e ci dice da dove veniamo e cosa siamo stati, il filo che ci spiega il senso del nostro essere e di quanto cammino abbiamo percorso come civiltà per arrivare fino a noi.
Per questo proibire, bruciare o distruggere libri è uno degli atti più delittuosi e sprezzanti che si possano compiere. Significa cancellare quel filo, cancellare la nostra esistenza come civiltà dal mondo.

Perché ne parliamo oggi? Che senso ha continuare a parlarne, che senso ha la giornata della memoria? Ho chiesto.
Prima che qualcuno mi rispondesse, ho preso il quotidiano di oggi.
E ho letto ad alta voce a tutta la classe un articolo in cui si dice di come in Turchia il governo Erdogan abbia vietato Shakespeare, Brecht e altri autori stranieri dai teatri perché ritenuti pericolosi.
Ecco, ho detto, è questo il senso della giornata della memoria.
Non è un minuto di silenzio, non è una commemorazione.
Perché la giornata della memoria è il presente, l’orrore può succedere ancora e succede ancora. E noi abbiamo il dovere di tenere stretto quel filo che ci spiega da dove veniamo e chi siamo stati. Tenerlo stretto e impedire che qualcuno torni a spezzarlo come continua ad accadere in troppe parti del mondo.
Tenerlo stretto ragazzi, e consegnarlo ancora più forte a chi verrà dopo di voi.

La loro attenzione, la loro partecipazione, l’entusiasmo con cui i miei splendidi ragazzi hanno seguito e dibattuto per oltre un’ora mi ha detto che sì, terranno stretto quel filo e lo restituiranno più forte.

Grazie ragazzi…

#resistenzeRiccardoLestini

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