C’era una volta il museo del sesso…

Quello che vedete nella foto qui accanto è l’ingresso del mitologico “Musée de l’érotisme” dell’altrettanto mitologico quartiere parigino di Pigalle, la più antica e famosa collezione di oggetti d’arte dedicati al sesso e all’erotismo del mondo.

In realtà sarebbe corretto dire “era” l’ingresso mitologico di quello che un tempo “era” il “Musée de l’érotisme”. Infatti, un calo vertiginoso di visitatori unito a un aumento esponenziale dei prezzi degli affitti, ne ha decretato la chiusura appena un mese e mezzo fa.

Peccato. E strano – e soprattutto triste – che le istituzioni non abbiano fatto niente per impedirlo.

In fondo quel museo era un’istituzione, certo non celebre come il Moulin Rouge ma che, allo stesso modo, per un tempo infinitamente lungo e passando attraverso le epoche più disparate, è stato il cuore pulsante, l’immagine più rappresentativa di uno dei quartieri, nel bene e nel male, più famosi al mondo: Pigalle per l’appunto.

Con la chiusura del Museo, se ne va un pezzo fondamentale di Pigalle, si cancella la sua storia più autentica e rappresentativa. Ovvero la storia di un quartiere simbolo di licenziosità e trasgressione, soprattutto quando licenziosità e trasgressione avevano un preciso significato sociale ed erano sinonimo di liberazione. Un quartiere di confine, una meravigliosa terra franca dove sono nati i più foschi e splendidi cabaret della città (il Moulin Rouge in primis), immortalato dal genio anarchico di Tolouse-Lautrec, percorso e celebrato in lungo e in largo da Picasso, Edith Piaf e Dalì, dove puttane, artisti, avventurieri, genii inconsapevoli, bislacchi furfanti, rubacuori, poetesse immense perdigiorno, acrobati e saltimbanchi, hanno incrociato i loro destini, smarrendosi e ritrovandosi tra i café di rue de Martyrs, dove fino al 1962 sorgeva Le Grand Guignol, uno dei teatri più incredibili e geniali della storia.

Davvero un peccato, un peccato immenso questa chiusura senza che nessuno abbia mosso un dito per impedirlo. In fondo è di erotismo come forma d’arte che stiamo parlando. E il sesso, il fare l’amore, anche quando è frivolo, civettuolo e provocazione fine a se stessa, è sempre qualcosa di bello.

Ma forse è proprio questo il punto. Un bell’articolo di Daria Galateria, apparso la scorsa settimana su “il Venerdì” di Repubblica, ci informa proprio come la chiusura del museo di Pigalle sia solo il caso più celebre di un fenomeno inarrestabile. Musei del genere, dedicati al tema arte ed eros, arte e sesso, chiudono uno dopo l”altro, in tutto il mondo.

Segno dei tempi. Segno che un erotismo, come si diceva, sfacciatamente divertito, sfacciatamente frivolo e civettuolo, provocatoriamente divertente, ma innocuo, innocente, gioioso, simbolo stesso della gioia di vivere e della provocazione sorridente, non interessa più, come passa inosservato l’eros come arte, travolto dalla pornografia un tanto al chilo che affolla sempre più il web.

Inoltre, come ci informa sempre la Galateria, mentre musei come questi chiudono, aprono in tutto il mondo musei dedicati al macabro, strumenti di tortura, serial killer, armi, reperti anatomici di delitti.

L’amore gioioso soppiantato dalla morte violenta.

Sì, proprio un brutto segno la chiusura del museo di Pigalle.

#storieRiccardoLestini

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