Forse un giorno cresceremo

Forse un giorno cresceremo.
Forse in un imprecisato futuro riusciremo a diventare una società matura, sana, lontana da schizofrenie e assurdità imbarazzanti.
Forse un giorno succederà.
Di sicuro , con la storia della “copertura” delle statue è stato servito uno dei piatti più ridicoli e grotteschi della recente storia del nostro paese.
Avremmo bisogno di integrazione. Seriamente bisogno. Ma non ne siamo capaci. Scambiamo l’integrazione per carità, l’accoglienza per servilismo, e così non facciamo altro che creare il terreno ideale per il trionfo dei più atroci, beceri e violenti razzismi.
E laddove ci sarebbe bisogno di diritti, finiamo per parlare di tolleranza, senza renderci conto che spesso la tolleranza è solo un’altra forma di razzismo, spesso anche peggiore. Questo lo diceva Pasolini. Ma già, il quarantennale di Pasolini è passato, le vuote celebrazioni sono finite e le sue parole sono tornate nel loro habitat naturale: il dimenticatoio.
Avremmo bisogno di progetti, piani ambiziosi, seri e a lunga scadenza, sguardi concreti sul futuro. Ma è impossibile: sappiamo solo mettere mettere le pezze, solo rattoppare.
Sembra quasi una triste metafora: la vergognosa e incomprensibile copertura delle statue come simbolo dei rattoppamenti goffi e sbilenchi con cui si cerca, da sempre, di tenere in piedi la baracca alla bell’e meglio.
In questa storia, oltre al grottesco e al ridicolo, oltre alla tristezza di un paese che continua a rassegnarsi nella sua atroce immaturità schizofrenica, c’è anche di più, se possibile.
C’è che ne usciamo umiliati. Ne usciamo umiliati noi come cittadini (e ne escono umiliati anche i nostri ospiti), ne esce umiliata la nostra storia, la storia che quelle statue e l’arte in genere hanno segnato, marchiato e identificato come poche altre cose nel nostro paese.
La storia dell’arte, appunto. Oggi una mia collega, Sandra Zingaretti, che stimo infinitamente pur senza avere il piacere di conoscerla di persona, in un suo post sull’argomento ricordava come la Storia dell’Arte, dalla riforma della scuola voluta dall’ex ministro Gelmini, sia stata letteralmente falciata e tagliata dai quadri orari delle materie. Sentenziando di fatto che, oggi, in Italia, la Storia dell’Arte è assolutamente inutile e superflua.
C’è un nesso tragico in tutto questo.
Il tragico dell’oblio.
Il tragico del grottesco e delle toppe risolutrici.

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