Lucio Dalla – “Le rondini”

Nell’ottobre del 1990 avevo appena cominciato la quarta ginnasio.
Quel sottile senso di inadeguatezza alla vita che accompagnava tutti i pischelli che, come me, provavano a crescere in precario equilibrio tra la timidezza e la brutalità delle stazioni e le case popolari di un paesino di provincia dimenticato dal resto del mondo, era in quei giorni ai suoi massimi storici.
Per quanto provinciale, era pur sempre un liceo classico, e come tale trasudava di quello snobismo forse addirittura involontario, ma reale e così forte da farmi sentire sempre un passo indietro, in clamoroso svantaggio rispetto a ogni mio compagno. Come se ogni parolone pronunciato, ogni accento di greco antico, ogni urlo delle oche capitoline, mi ricordasse che non era roba per me, che venivo dalle facciate stinte di quartieri sfiniti specchiati in rotaie implacabili e senza futuro, come i binari ciechi e morti su cui andavano a schiantarsi.
In quegli stessi giorni usciva “Cambio”, uno dei dischi più celebri e di maggior successo di Lucio Dalla.
Io non me ne accorsi, preso com’ero a preoccuparmi e angosciarmi per tutt’altro.
E probabilmente non me ne sarei accorto per molto altro tempo ancora, se giusto qualche settimana dopo l’uscita, inizio novembre o giù di lì, una ragazza di Roma con cui finii inspiegabilmente a parlare durante una festa non mi avesse chiesto, con voce entusiasta: “ma hai sentito che forza ‘Attenti al lupo’??”.
Non sapevo nemmeno di cosa stesse parlando, e con franchezza suicida glie lo dissi.
Come cosa, disse lei, come è possibile, sta in TV, in tutte le radio, lo passano sempre in discoteca….
Avrei potuto e dovuto dirle che in quel periodo ero precipitato in un mondo musicale fatto esclusivamente di Doors e De André prima maniera, e per di più mi sentivo straniero a ogni cosa e di televisione e radio ne guardavo e sentivo pochissima, quasi niente.
Ma lei era bella, grande, viveva a Roma e aveva sabati sera cool e pieni di emozioni, mentre io ero un bambino confuso al crocevia dell’adolescenza, perplesso sul sentirmi stritolato tra intellettualismo e Peroni avvelenata al baretto, di Passignano sul Trasimeno e con sabati sera in cui il massimo dell’emozione era vomitare lungolago dopo un boccale di doppio malto al pub La Ghigliottina e un paio di impennate sul Sì smarmittato.
Così non dissi nulla. Tanto non avrebbe capito e soprattutto io non avrei saputo spiegarglielo.
Lasciai cadere la conversazione e sparii. Da lei e dalla festa. Con la mia inadeguatezza triplicata senza scampo.
Ma qualche giorno dopo, in un impeto di allineamento con i tempi, andai a comprarmi “Cambio”, il disco di Dalla (che a me piaceva, ma nel castello del mio isolamento ero fermo a L’anno che verrà) fresco di stampa dove c’era la famigerata e irresistibile “Attenti al lupo”.
Che ascoltai.
E non è che non mi piacque, ma non ebbi il tempo di pensarci, perché la mia attenzione fu catturata, o meglio fagocitata, sbranata, totalmente e senza scampo, da un’altra canzone del disco.
Quella che dice che vuole entrare nei fili di una radio e che con la polvere dei sogni vuole volare e volare al fresco delle stelle…
Che vorrebbe seguire ogni battito del cuore per capire cosa succede dentro e cos’è che lo muove…
Capire da dove viene questo strano dolore…
Capire insomma cos’è l’amore…
Sì, proprio quella canzone che, in quel disastro adolescenziale ed esistenziale di quel fottuto autunno millenovecentonovanta, parlava di me e a me come niente altro al mondo…
Le rondini.
Grazie Lucio…
https://www.youtube.com/watch?v=_TzTAtpZcWQ&feature=youtu.be&fbclid=IwAR03MHsl0PhKcW3NmlQaypSBTH-_qqAUbmIsqDGDpNiaPCUh10el9HYV8_4

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