Natale. Via Capo di Buona Speranza – lo spettacolo

“Questo spettacolo fu la mia sesta regia, ma il mio primo in assoluto come autore del testo. Fino ad allora, ci avevo girato attorno con adattamenti a volte molto invasivi (“Pulcinella” e “Dio”, i miei spettacoli allora più riusciti, appartenevano a questa categoria), ma non mi ero mai azzardato a propormi, oltre che come attore e regista, anche come autore. Furono molte le circostanze che mi spinsero a compiere il grande passo: prima di tutto il farlo con la mia Associazione in Umbria, in un contesto molto più tranquillo e meno impegnativo di quello fiorentino; in secondo luogo il fatto che veniva subito dopo la delusione de “Gli anni infami”, e che quindi avrei potuto solo fare di meglio; e, ovviamente, il fatto che avevo una voglia matta di misurarmi con un testo mio. All’epoca, benché scrivessi da sempre, per il teatro avevo scritto poco, pochissimo. Soprattutto niente di decente, niente di rappresentabile (conservo ancora delle imbarazzanti tragedie ispirate a miti greci scritti negli anni del liceo). Poi l’estate prima dello spettacolo, mentre rileggevo per la sesta o settima volta “On the road” di Jack Kerouac, mi venne questa idea del Natale, di ambientare uno spettacolo intero durante la notte di Natale, con vari episodi e vari personaggi che si intrecciano pur restando autonomi e indipendenti (una struttura che, a teatro, avrei riproposto milioni di volte negli anni a venire). Ripescai personaggi di alcuni miei racconti… e in particolare ripescai questa strada, Via Capo di Buona Speranza, che nelle mie opere ricorre continuamente: è la stazione di confine del mondo, l’estrema frontiera dell’umanità, dove avvengono le cose più incredibili, le cose più disperatamente incantati, dove si annidano gli ultimi e i dimenticati… Bene, voglio dire a tutti che questa strada, così come alcuni dei personaggi ricorrenti nelle mie opere (Renoir, Matilde, Manila, Cisco… ), non nascono in questi spettacoli, ma in racconti, abbozzi, appunti precedenti. Via Capo di Buona Speranza addirittura compare per la prima volta in un taccuino della terza media. Comunque, quell’estate scrissi il primo episodio, dove i protagonisti sono addirittura Jack Kerouac e Neal Cassidy. E il secondo, che finì per essere una riflessione surreale, leggera e tristissima sull’amore, con protagonisti alcuni miei amati vagabondi. Il quarto e il quinto, che sono strettamente connessi, li scrissi a settembre, a ridosso dell’inizio delle prove… e furono una surreale, a tratti picaresca e malinconica, a tratti comicissima, versione fiabesco/clochard della nascita di Cristo. Ma era ancora corto, come spettacolo. E allora proprio pochi giorni prima dell’inizio delle prove ripescai un dialogo di cinque paginette che avevo scritto addirittura la notte del mio 18esimo compleanno: “Morte a Natale”. Tragicissimo, mi pareva ci stesse bene. Così, il mio primo testo rappresentato nacque come un assemblaggio di pezzi differenti… avevo paura fosse troppo frammentario… invece funzionò, funzionò di brutto. Tra le altre cose, questo testo vinse un premio nazionale: il premio Ombra per la miglior drammaturgia… ”
(Riccardo Lestini, ricordando “Natale. Via Capo di Buona Speranza”)

Associazione Culturale GOTAMA
presenta

NATALE. VIA CAPO DI BUONA SPERANZA

Con (in ordine di apparizione): Angelica Primavera, Riccardo Lestini, Marco Attardo, Albano Ricci, Cristian Chiappini, Luisa Alunni Rinchi, Roberto Bondi, Viola Menicali, Beatrice Vacca, Giulia Vannucci

Prodotto da Associazione Culturale Gotama

Scritto e diretto da RICCARDO LESTINI

Durata: 60′.
Data del debutto: 5 gennaio 2001, Teatro Auditorium E. Urbani, Passignano sul Trasimeno (PG)

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