Eseguendo la sentenza

ESEGUENDO LA SENTENZA, il nuovo spettacolo di Riccardo Lestini

ANTEPRIMA ASSOLUTA sabato 25 agosto, Passignano sul Trasimeno, Rocca Medievale, ore 23,30

“L’Italia è un paese senza memoria e senza verità e io per questo cerco di non dimenticare”

(Leonardo Sciascia)

Per cancellare la verità non occorre impegnarsi troppo nella fabbricazione di bugie minimamente credibili. Basta addomesticare l’indignazione e lo sconcerto limitandosi a far passare il tempo, a ingiallire l’evidenza, a confondere l’ovvio con il chissà, a far morire chi ha visto e chi sapeva, a far scivolare la rabbia nell’esasperazione e quindi nella noia, nel disinteresse.
Basta cancellare la memoria.
Il che è esattamente quello che succede da sempre in Italia, con un copione sempre uguale e, a suo modo, perfetto.
La tragica vicenda di Aldo Moro di tutto questo ne è l’emblema più assurdo e sconvolgente. Non un mistero, ma la somma e la sintesi di tutti i misteri d’Italia. Come se il lato oscuro della Storia (esse maiuscola d’obbligo) avesse riversato, in quei cinquantacinque giorni infernali che dall’agguato di via Fani portano al drammatico epilogo di via Caetani, tutti i suoi aspetti più mostruosi: i servizi segreti deviati, le logge massoniche, le torbide alleanze internazionali, il volto criminale del potere politico, il terrorismo, le organizzazioni mafiose.

Sul caso Moro hanno mentito tutti. E tutti continuano a mentire.

Hanno mentito i brigatisti, ha mentito il governo di allora e hanno mentito i governi che da allora si sono succeduti. Hanno mentito i partiti, il Vaticano, le forze di polizia, i servizi segreti e le organizzazioni criminali che sono state coinvolte nella vicenda.

Il perché è tragicamente semplice: un qualcosa di enorme e di indicibile ha fatto condividere a tutte queste forze, all’apparenza così diverse se non proprio antitetiche, il medesimo interesse a seppellire sotto quintali di bugie tutta la verità, a custodire un segreto molto più scomodo di quanto si possa immaginare.

Per questo quarant’anni, cinque processi e due commissioni parlamentari d’inchiesta non sono bastati ad arrivare alla verità sul caso Moro.

Quello che ci raccontano da anni, la cosiddetta “versione ufficiale”, vista e rivista per decenni in ricostruzioni cinematografiche e in innumerevoli speciali, con la verità ha ben poco a che vedere. Al contrario, si tratta di una vulgata di comodo, una versione confezionata negli anni, frutto di aggiustamenti e manipolazioni e, soprattutto, di una sorta di accordo (non sappiamo quanto voluto e quanto involontario) tra le parti direttamente coinvolte (Brigate Rosse e Stato in primis, ma non solo). Un atroce “patto del silenzio” che regge ancora oggi.

Per fortuna l’ultima commissione parlamentare d’inchiesta, che ha concluso i suoi lavori poco più di un anno fa, nonostante lo scandalo del segreto di stato posto su nomi e cognomi e nonostante numerosi omissis, ha finalmente portato alla luce le reali dinamiche della vicenda più torbida della storia della Repubblica.

Due inchieste condotte dal coraggioso Paolo Cucchiarelli (“Morte di un Presidente” e “L’ultima notte di Aldo Moro”, che di questo monologo costituiscono la base imprescindibile), queste sconvolgenti novità le hanno messe in fila e spiegate.

Il fatto che nelle celebrazioni del quarantennale appena concluse non se ne sia praticamente fatto cenno, la dice lunga sulla volontà di questo paese di sapere e capire.

Sapere e capire non solo il caso Moro, ma l’intera dinamica degli anni di piombo, di cui il sequestro del Presidente della DC rappresenta il culmine e la sintesi.

Il monologo si divide in due parti: nella prima vengono passati in rassegna tutti gli episodi più inquietanti di quei cinquantacinque giorni che cambiarono la storia, tutte le contraddizioni e tutte le domande ancora oggi senza risposta (chi c’era quel giorno in via Fani? Perché all’incrocio con via Stresa era parcheggiata un’auto dei servizi segreti? Come hanno fatto i brigatisti a muoversi indisturbati per due mesi in una Roma totalmente militarizzata? Perché tutte le segnalazioni d’intelligence furono tassativamente ignorate? Chi ha ordinato la stesura del falso comunicato numero 7? Quante furono le “prigioni” di Moro? Perché sul cadavere di Moro c’è la firma del superkiller De Vuono? Perché il comitato di crisi istituito da Cossiga e Andreotti era composto esclusivamente da affiliati alla P2 di Licio Gelli? Perché a gestire le mosse del governo durante il sequestro era un uomo di fiducia dei servizi americani?). Nella seconda si ricostruiscono le ultime 24 ore di vita del Presidente, quelle che – è nostra convinzione – spiegano veramente tutto. E che soprattutto svelano cosa sia quell’indicibile gigantesco che giustifica quel silenzio che dura ancora oggi.

Un monologo di narrazione. Un tavolo, una sedia, qualche foglio e nient’altro.

Solo la voce dell’attore e i documenti.

Un racconto che prova a rispondere a tutti gli interrogativi.

Soprattutto un racconto che, nel suo piccolo, vuole contribuire alla ricerca di verità.

Quanto di più prezioso possa esistere e ciò di cui il nostro paese ha più bisogno.