Questo Blog chiude i battenti (Io dico addio… )

Mi suona quasi surreale scriverlo, ma tant’è.
Questo blog, che ha appena compiuto diciotto anni di vita, chiude i battenti e vi saluta.
Non ho preso questa decisione di fretta, sull’onda di chissà quale emozione o avvenimento spiacevole. Al contrario, arriva alla fine di una riflessione lunga almeno due anni, lucida e sofferta.
Potrei spiegare e raccontare molto a proposito.
Ma vi annoierei a morte e, soprattutto, non avrebbe senso. Perché il motivo che mi porta oggi a chiudere questa mia “creatura” è solo uno. Semplice e irrisolvibile.
Ovvero, non esistono più le condizioni minime affinché questo blog abbia senso di esistere, né vi sono più quei presupposti che lo hanno animato per così tanto tempo.
Diciotto anni fa (era fine giugno del 2003) questo blog – che all’inizio era una newsletter e solo qualche tempo dopo sarebbe diventato un blog vero e proprio, prima sulla piattaforma Splinder e infine su Facebook – era nato con l’intento di essere uno spazio di confronto e di dibattito, di analisi e di dialogo, di approfondimento e di riflessione.
Non so dire davvero se tutto questo fosse la più ingenua delle utopie già allora. Mi riservo la risposta dopo altre analisi e riflessioni che farò in futuro.
Di sicuro oggi è così. Lo spazio virtuale della rete, da sogno di libertà e pluralismo quale era, si è trasformato nella più violenta delle arene, uno scontro tra samurai ciechi e sordi che ha letteralmente fagocitato lo spazio del dibattito, del dubbio, della riflessione, della sfumatura.
Quel che resta è un mondo terrificante dove regna la logica manichea del “o di qua o di là”, dove il tifo si è sostituito al confronto, la violenza verbale all’argomentazione, la semplifcazione all’approfondimento.
Dove la bonta e la cattiveria, la colpa e l’innocenza, vengono attribuite non alla persona e alle sue azioni, ma alla categoria di appartenenza. Dove per trarre conclusioni indiscutibili basta un titolo, dove tutti hanno l’arroganza di essere competenti di tutto e i pochi davvero competenti di qualcosa vengono derisi e offesi. Dove a chi la pensa diversamente o fa scelte differenti si augura di morire tra le più atroci sofferenze.
Citando Leopardi, un mondo orrendo “di ragazzi che giocano a fare gli uomini. E i pochi veri uomini che restano debbono andare a nascondersi, come quello che cammina diritto in un paese di zoppi”.
Un mondo che non mi appartiene e dove non posso né voglio stare.
E lo dico, sia chiaro, non con lo snobismo di chi si sente superiore, ma con lo scoramento della sconfitta.
Rinuncio infatti, con questa decisione, a fare qualcosa che amo davvero molto e per cui ho dato letteralmente l’anima.
Per diciotto anni ho parlato di qualsiasi cosa stimolasse la mia curiosità, attirasse la mia attenzione, fosse specchio delle mie passioni o scuotesse la mia sensibilità – politica, società, diritti civili, cultura, letteratura, cinema, musica, teatro, televisione – sempre e soltanto mosso da questo spirito. Che si trattasse della cronaca del Festival di Sanremo o dell’analisi del voto elettorale, che si parlasse di femminicidio o di scuola, che il tono fosse ironico o drammatico, ho sempre ricercato – scrivendo e mettendoci la faccia – di creare uno spazio di condivisione libera e indipendente, dove intelligenze differenti o addirittura inconciliabili potessero trovare reciproca crescita nel confronto, per nulla facile ma senza dubbio stimolante.
Un impegno che a tratti mi ha assorbito completamente e che, in ogni caso, che gli aggiornamenti fossero quotidiani o mensili, ho svolto e portato avanti sempre con la stessa incrollabile passione e con la medesima serietà. Ed è stata un’avventura meravigliosa che mi ha regalato soddisfazioni gigantesche (due su tutte: articoli che hanno contribuito in maniera sostanziale a certe battaglie del mondo della scuola e articoli sul femminicidio e la violenza di genere che hanno ispirato racconti, spettacoli e cortometraggi).
Ma la violenza, la miseria, l’arroganza e la volgarità di cui sopra, i continui ed esasperati “ma allora” e “ma anche”, sono riusciti a distruggere la passione, l’amore dello scrivere e descrivere il mondo, la gioia del dibattere e dello scambiarsi idee, l’interesse nel leggere i commenti e rispondere.
Sono riusciti a privare di senso tutto questo.
Perché non si tratta semplicemente di provocatori da bannare o del leone da tastiera di turno da ignorare. Si tratta ormai di una tendenza, un linguaggio, un modus operandi generale e diffuso che sta diventando esclusivo e totalizzante.
Che, cosa più grave e avvilente, non parte nemmeno dall’esercito dei famigerati “analfabeti funzionali”, ma direttamente dall’alto. Ad augurare la morte, a dibattere per vaffanculo, a banalizzare miseramente le questioni più complesse, sono intellettuali, giornalisti di prim’ordine, fenomeni della comunicazione social con milioni di followers. Personaggi che occupano spazi televisivi, pubblicano per le più grandi testate e case editrici, muovono e influenzano centinaia di migliaia di opinioni al giorno.
Per questo, mi ritiro, chiudo bottega e, citando Guccini, “dico addio”.
Per chiudere, una cosa molto importante.
Questo non significa che mi cancellerò dai social.
Sparisce il blog, ma non i miei canali.
Prima di tutto perché qui, a margine di questo circo, ho conosciuto e stretto contatti con un numero imprecisato di persone meravigliose che non voglio perdere e con cui voglio proseguire, anche se solo in privato, a discutere e confrontarmi.
In secondo luogo perché ho anche io i miei biechi interessi. Ovvero, in quanto scrittore indipendente, cancellarmi dai social equivarrebbe a condannarmi all’inesistenza. E non me lo posso proprio permettere.
Pertanto, continuerò a usare i miei canali per pubblicizzare i miei libri, pubblicare stralci di racconti, poesie, le cazzate sulle mie disavventure personali, progetti, notizie sui miei spettacoli e altri progetti, argomenti inerenti alle mie pubblicazioni.
Ma non vi sarà più spazio per la cronaca, la politica, l’attualità. Per tutti quegli articoli che pubblico incessantemente da diciotto anni.
In sostanza, chiude il blog Storie Universi R-Esistenze e al suo posto apre una normalissima pagina autore.
Non che parlare solo dei miei libri o pubblicare solo i miei scritti letterari mi metta al riparo dal delirio (basti pensare alla ferocia che mi è piovuta addosso intorno al titolo del mio ultimo libro, “Ogni fottuto Natale”, senza che nessuno dei critici lo avesse nemmeno letto), ma sono costretto a fare di necessità virtù.
Altro non vi dico.
Se non ringraziarvi, per esserci stati, per aver letto, condiviso, sostenuto.
Per aver fatto in modo che il blog esistesse per tutto questo tempo.
Qualcuno di voi, prima ancora che pubblicassi questo ultimo post di “spiegazioni”, mi ha già chiesto se si tratta di una decisione definitiva.
Rispondo che in vita mia, in quarantaquattro anni, una decisione definitiva non l’ho mai presa. E anche questa non fa eccezione. Scrivere del resto è un’esigenza, e spesso va molto oltre la stessa volontà dello scrittore.
Perciò non escludo che fra sei mesi, uno o cinque anni, venga di nuovo travolto e decida di ricominciare tutto.
Ma per ora questa è la decisione e nel futuro prossimo non c’è alcuna possibilità di ripensamento.
Se in “Radiofreccia” Bruno chiude bottega un minuto prima che la sua amata radio libera diventi maggiorenne, io la faccio giusto un mese dopo.
So che capirete.
Un forte abbraccio e grazie ancora!
Riccardo Lestini
Storie Universi R-Esistenze
26 giugno 2003 – 11 agosto 2021

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