Cinquant’anni senza Jim

A me Jim Morrison non piace, non posso limitarmi a dire una cosa simile. Perché è molto di più. È una delle figure artistiche più importanti (la più importante?) che abbia mai incontrato nella vita.
L’ho amato disperatamente, da ragazzo.
Quegli amori assoluti, totalizzanti e privi di sfumature che solo i ragazzi hanno il coraggio di dimostrare. Non mi bastava leggerlo, ascoltarlo, viverlo dentro di me. Dovevo in qualche modo mostrarlo, così le mie magliette e i miei ciondoli erano il modo di mostrare al resto del mondo come quelle parole mi facessero sentire meno solo. E non essere solo, per un adolescente è qualcosa di molto vicino a tutto ciò che serve.
Questo basterebbe a spiegare quel gigantesco senso di gratitudine che ancora oggi sento nei suoi confronti.
Ma c’è di più. Tanto di più.
C’è che a quattordici, quindici e sedici anni, ho costruito la mia “biblioteca dell’anima”, ovvero ho letto quei libri, scoperto quegli autori, ascoltato quei dischi e visto quei film destinati a cambiarmi la vita, a mettermi sulla strada che ancora percorro, proprio seguendo le suggestioni e le citazioni presenti nei versi di Jim Morrison. È attraverso il suo filtro che ho scoperto Kerouac, Ginsberg, Blake, Baudelaire, Rimbaud, il teatro greco, Artaud, Brecht…
È attraverso Jim Morrison che ho capito come non volessi altro che fare della letteratura, della poesia, la mia vita.
La gratitudine e la riconoscenza sono quindi, capirete, davvero immense.
C’è ancora dell’altro.
C’è che ancora oggi, a quarant’anni passati da un pezzo, sono ferocemente orgoglioso di quel quattordicenne che ascoltava i Doors come fosse l’oracolo. C’è che non ho mai guardato a niente della mia estrema giovinezza con imbarazzo o bonaria conoscenza e non odio il fatto di essere stato giovane e di non esserlo più.
Al contrario, a quel ragazzino, devo la mia vita di oggi.
Questo mi ha permesso, da adulto, di rivivere e riscoprire Jim Morrison. Con più lucidità e più strumenti, di approfondire l’uomo e soprattutto l’artista.
E di ribadire che il quattordicenne che ero aveva ragione, come sempre: Jim Morrison è stato davvero uno dei più grandi del novecento.
Tutte le discussioni che ci sono state e ci saranno sui “cattivi maestri” mi interessano molto poco. Sono sempre più convinto che ci sia molto più da imparare da chi mostra senza vergogna il proprio dolore e la propria fragilità, che dall’ipocrisia vischiosa di tanti benpensanti.
Ne approfitto oggi, nel cinquantesimo della sua morte, per annunciare solennemente e ufficialmente che a breve uscirà un mio lavoro proprio dedicato a Jim Morrison. All’uomo e all’artista.
E sarà il punto d’incontro tra l’amore assoluto di un quattordicenne e lo studio lucido di un quarantenne.
Sarà, in un certo senso, una fetta enorme della mia vita.
Grazie Jim
3/7/1971
3/7/2021

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