Dieci libri da leggere quest’estate. 1/ “Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks” di Ilaria Mainardi

Vi consiglio questo libro:
“Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks”, di Ilaria Mainardi, edito da Les Flâneurs Edizioni
Per parlarvi di questo splendido saggio uscito qualche mese fa, indispensabile una premessa. Il sottoscritto è un adepto lynchano della prima ora. Soprattutto, è un fan ossessivo compulsivo di Twin Peaks esattamente da trent’anni.
Per dirne una su tutte, ho fatto l’abbonamento a Sky esclusivamente per vedere “Twin Peaks – il ritorno”. Un anno prima che uscisse, per sicurezza, nel caso le pratiche burocratiche di attivazione fossero andate per le lunghe (sic!).
Chiariti gli aspetti maniacali di questa mia passione, è abbastanza chiaro come vada a cercare con il lanternino – con quel misto impossibile di pregiudizio e aspettativa propri di ogni maniaco – qualsiasi pubblicazione, articolo o volume, riguardi la serie in questione.
Che non sono molte, in verità. Se trent’anni fa le prime due stagioni erano state un fenomeno di costume di portata mondiale, il ritorno nella cittadina più inquietante d’America è rimasto confinato – com’era inevitabile – nella nicchia degli aficionados.
Il che non è necessariamente un male. Un male invece che, recensioni scritte a caldo comprese, le poche pubblicazioni di cui sopra non siano affatto all’altezza dell’argomento. Nella maggior parte dei casi infatti, ci si perde con ostinazione – e ottusità – nella spiegazione a tutti i costi, nel cercare la propria risposta univoca e incontrovertibile a un universo, quello di Lynch in genere e di Twin Peaks in particolare, che è l’esatto contrario dell’unicità. Immiserendo senza scampo un bagaglio di ricchezza inestimabile.
Il saggio di Ilaria Mainardi è, prima di tutto e in questo senso, una grandiosa eccezione. Non cedendo di un metro alla tentazione della (inutile) “caccia al tesoro con soluzione”, l’autrice ci regala un’esegesi vera, densa, importante. Necessaria. Come necessario è stato, ed è, il capolavoro di Lynch.
Capolavoro appunto. Nell’aprire il suo saggio Ilaria Mainardi si chiede, giustamente, quale senso possa avere un sostantivo così abusato in tempi tanto liquidi come i nostri. La risposta è un atto di coraggio: restituendo alla parola il suo peso specifico, ci si affranca dall’appiattimento avvilente e l’opera recupera il suo senso e il suo posto nella Storia (maiuscola d’obbligo).
Da qui prende le mosse uno studio ricchissimo e colto, che pur diramandosi in un gigantesco caleidoscopio di rimandi, suggestioni, citazioni e riferimenti, non perde mai la propria compattezza. Riuscendo nel miracolo di essere al tempo stesso una guida – utile e concreta – alla visione, e un rarefatto e inquietante filo sottile fatto della stessa materia dei sogni.
Esemplare saggio di educazione all’immagine e all’immaginario, il saggio non ci spiega Twin Peaks. Ce lo fa vivere. Al punto che Dale Cooper – e Coop e Doguie Jones -, Philip Jeffries, Gordon Cole, Laura Palmer, Bobby Briggs e compagnia, ci si materializzano davanti, accanto e dentro (soprattutto dentro) pagina dopo pagina, in un entusiasmante percorso che ci fa toccare con mano quell’insondabile vertigine che sottende tutta la sublime arte di Lynch.
Un libro per addetti ai lavori e appassionati?
Senz’altro, ma non solo. Uno dei pregi è che la mostruosa competenza dell’autrice in materia (e non solo su quella) non si traduce in stantii tecnicismi d’accademia. La scrittura è ricca ma non ridondante, esatta nel senso più calviniano del termine senza essere severa, con uno stile incalzante che trascina, coinvolge, prende per mano, scaraventa dentro il suo universo e appassiona. Al punto che quando si chiude questo libro si ha voglia di chiamare l’autrice e proporle di partecipare con noi a una maratona Twin Peaks. Con dibattito a seguire, ovviamente.
Lo trovate ovunque, negli store on line, in libreria, in cartaceo e in e-book.
Io non l’ho solo letto. L’ho riletto pure.
Fatevi un regalo: leggetelo anche voi.

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