Quel pericoloso aggressivo vittimismo

Cara Ceccardi, caro Pillon, caro popolo della famiglia,
certo che siete liberi di dire che secondo voi un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma. Liberissimi. Purché, s’intende, sia anche io libero di dire che, secondo me, un bambino ha bisogno di amore e l’amore non ha genere.
Detto questo.
Se io vi contesto non è per quello che dite (che ripeto, ripeto, RIPETO, siete liberissimi di dirlo), ma è per come lo dite.
Sembra che qualcuno ve lo impedisca. E non è vero.
Sembra che qualcuno vi minacci. E non è vero.
Sembra che qualcuno voglia strapparvi un diritto. E non è vero.
Nessuno vi ha mai querelato o denunciato per questo e nessuno potrà mai farlo.
In sostanza, usate una sorta di “aggressivo vittimismo” con cui all’apparenza rivendicate un diritto, ma in realtà non volete che lo abbiano gli altri. Fingendo di non sapere che è ovvio che chi di diritti non ne ha mai avuti e che da secoli viene discriminato, faccia più rumore.
Mi dispiace, ma vi comportate come quei bianchi americani che negli anni 60, davanti alle manifestazioni di Martin Luther King, dicevano: quindi mi dovrei vergognare di essere bianco? Posso dire che sono orgoglioso di essere bianco o non posso più farlo?

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