Beato il popolo che non ha bisogno di eroi

Giovanni Falcone era un giudice straordinariamente capace.
Non era un eroe.
Siamo noi ad averlo reso tale. E non c’è niente di nobile in tutto questo. Anzi, è l’atto più vile che potessimo fare. Perché trasformare un uomo in eroe significa lasciarlo solo. Significa liberarsi di ogni responsabilità e caricarle tutte sulle spalle del prescelto. Significa replicare all’infinito la storia di Cristo, ovvero lasciare che l’eroe si sacrifichi e che, immolandosi, ci assolva dai nostri peccati e ci permetta di continuare a essere vili, mediocri, indifferenti.
Per questo Brecht, parlando di Galileo, scriveva “beato il popolo che non ha bisogno di eroi”.
Per questo la sera del 23 maggio di ventinove anni fa, mentre Falcone moriva nel più feroce attentato mafioso di sempre, con un clima da colpo di stato imminente, RAI UNO mandava in onda il varietà Scommettiamo che?, e per questo oltre dieci di milioni di italiani lo guardarono come nulla fosse.
Per questo la mafia c’è ancora e continuerà a esserci.
Perché ci rassicura, ci consente di proseguire la piccola e truce mediocrità della nostra esistenza senza affanno.
Perché a un paese fatto da 60 milioni di cittadini, da sempre ne preferiamo uno fatto da un eroe e 60 milioni di silenziosi conniventi.
23 maggio 1992
23 maggio 2021

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