Non siamo in guerra

Un’emergenza sanitaria non è una guerra.
Il che non significa ridimensionare o sottovalutare la tragedia. Al contrario vuol dire assunzione di responsabilità.
Nel senso che il virus non è arrivato da chissà dove a occupare militarmente le nostre terre. Siamo stati noi, il nostro modello di sviluppo a rendere possibile tutto questo: l’inquinamento, il disboscamento, gli allevamenti intensivi, il nostro sconsiderato modello alimentare. E l’indifferenza nel rifiuto a creare sistemi sanitari degni di questo nome ha trasformato tutto in una catastrofe.
Raccontarla e viverla come una guerra, mi dispiace, non è essere consapevoli del problema, ma lavarsi la coscienza, assolversi da ogni peccato. Per noi gente comune, che quando ne saremo fuori potremo gridare vittoria e tornare alla normalità, laddove per normalità si intende ritornare ai nostri comportamenti irresponsabili. E per la politica, che in nome di una presunta guerra se ne è lavata le mani affidando il tutto a uomini in divisa solo per giustificare la propria incapacità e il proprio terrore di perdere voti.
Senza fare nulla nemmeno per provare a immaginarlo, un futuro migliore.

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