Aspettando Lestini a Sanremo (edizione 2021)

SANREMO IN EMERGENZA – Quando il Festival è stato messo all’angolo dalla Storia
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / Puntata UNO, edizione 2021
di Lestini &

Pasquali
Aficionados carissimi e illustrissimi,
dopo un’attesa lunga ben 13 mesi, eccoci qui, di nuovo con la vostra rubrica preferita che anticipa la kermesse sanremese con una serie di tuffi nella storia del Festival. Come sempre, dalla penna furiosa & sciroccata della Premiata Ditta Lestini&Pasquali (sempre loro, l’intellettuale e il politico, il professore e il sindaco… e poi vatti un po’ a fidare dei ruoli chiave della società… ).
Allora allora allora, lasciando volutamente stare tutti gli strascichi polemici che stanno precedendo l’annuale baraccone sanremese, ma soprattutto lasciando stare quelli che verranno in settimana come tempeste del deserto, andiamo dritti al sodo.
Nel senso… è un Sanremo in emergenza, e senza stare troppo a menarcela su quanto incida l’emergenza e quanto sia giusto o meno che Sanremo esista nonostante l’emergenza, noi, che dentro siamo fondamentalmente un miscuglio tra Paolo Mieli, Red Ronnie e Marino Bartoletti, andiamo a rivivere tutte quelle edizioni della storia del Festival che si sono svolte in emergenza.
Tutte le volte, in sostanza, che la Storia – quella con la ESSE maiuscola – ha messo all’angolo la manifestazione costringendola a essere diversa, in tono minore, rimediata…
Perché noi – il Lestini e il Pasquali di cui sopra – siamo convinti di una cosa: che l’ovatta e l’impermeabilità dell’Ariston rispetto al resto del mondo siano in realtà soltanto apparenti. E che dentro lo svolgimento del Festival si possano leggere messaggi subliminali per comprendere e decrittare il futuro e l’andamento del nostro paese.
Siamo pazzi? Sì, ma con garbo e simpatia.
Ciò detto, si dia principio alle danze. E cominciamo con il 1975, come vedete in foto. Se poi della foto riconoscete soltanto Mike Bongiorno e non siete in grado di dire chi sia la fanciulla che gli sta accanto né avete altri indizi per dire che sia Sanremo, avete ragione. Ma è un’edizione d’emergenza, per l’appunto.
Andiamo con ordine.
Siamo alla metà esatta degli anni Settanta, il cazzutissimo decennio dell’ideologia dura e pura. Perciò, tutti giocano a fare la rivoluzione, tutti lanciano il loro gesto clamoroso. Le major, ovvero le grandi case discografiche, boicottano il Festival privandolo a priori di tutti i grandi nomi. Insieme a una spaventosa crisi politica che spacca in due il Comune di Sanremo, si arriva a pochi giorni dal Festival senza avere nemmeno idea di chi salisse sul palco a cantare.
Capito? Una settimana prima mancava gente che partecipasse… altro che emergenza!
Ovviamente, viene annunciata come la PEGGIORE EDIZIONE DELLA STORIA DEL FESTIVAL. Fu dura poterlo smentire.
Vince GILDA con RAGAZZA DEL SUD. Esatto, è proprio lei la ragazza che vedete in foto. No, non è grave non sapere chi sia. E no, non è una di quelle volte in cui vince una meteora che poi scompare. Qui vince proprio una meteora che NEMMENO APPARE, e il resto dei partecipanti è ANCORA PIU’ SCONOSCIUTO DI LEI.
Un Festival fantasma che solo un grandissimo MIKE BONGIORNO, con encomiabile spirito di servizio (parliamo ovviamente di prima che l’incontro col biscione lo folgorasse sulla via di Damas… pardon, di Arcore), riesce a condurre come nulla fosse.
Con queste premesse, dopo il Festival niente di buono poteva accadere: Drupi con “Due” vince al Festivalbar, l’inflazione si attesta al 17,24% (ma a inizio anno si attestava al 25%), la Citrone CX è auto dell’anno, Moro presidente del Consiglio, Andreotti ministro del bilancio e della programmazione economica. Ed è anche l’anno, ahinoi, del massacro del Circeo, della Tatcher che diventa leader dei Conservatori in Gran Bretagna e del congresso del PCI dove trionfa la linea del compromesso storico.
Il paese è reale.
E anche il Festival lo è.
Nel senso che quel Mike Bongiorno in versione “Germania anno zero” (ovvero che continua a scrivere riforme con russi e americani alle porte di Berlino) è lo specchio di quell’Italia suicida – fuori e dentro il palazzo – incapace di guardare la realtà, che chiedeva e obbligava normalità quando nulla era normale, che continuava a far finta di nulla mentre tutt’attorno c’erano soltanto macerie.
E con questo, per oggi, è tutto.
Appuntamento a domani, quando vi parleremo dell’edizione emergenza targata 1979.
Non mancate!!!
Lestini&Pasquali
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SANREMO IN EMERGENZA – Quando il Festival è stato messo all’angolo dalla Storia
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / Puntata DUE, edizione 2021
di Lestini &

Pasquali
Aficionados carissimi e illustrissimi,
eccoci qui al secondo appuntamento con la nostra sconsiderata rubrica annuale dedicata ai Sanremo passati.
Tema di quest’anno, e non poteva essere altrimenti, i Festival in emergenza.
Per tutte le considerazioni generali in merito, noi – laddove noi siamo sempre il Lestini e il Pasquali, il prof & il sindaco – vi rimandiamo alla puntata precedente, pubblicata ieri e che trovate in tutti i social e nel sito internet.
Dopo avervi deliziato ieri con il 1975, rimaniamo negli anni Settanta e andiamo a vedercela con l’ultimo anno del decennio, ovvero il 1979.
A proposito. Ieri, un genialoide, mi ha scritto quanto segue:
MA VOI PARLATE SEMPRE DEGLI ANNI 70 PERCHE’ SIETE COMUNISTI?
Non gli ho risposto, però chissà cosa penserà dopo sta doppietta…
Comunque, correva l’anno 1979. Avete capito? Cioè, roba che se il ’75 era un disastro, il 79 somigliava molto all’apocalisse.
Per cui, anche in questo caso, altro che emergenza!
Continuava il boicottaggio delle Major, ovvero delle grandi case discografiche. Loro, le Major, false come tutte le multinazionali, la spacciavano per protesta rivoluzionaria. La realtà era semplicemente che in Sanremo non vedevano più occasione concreta di trarre profitto.
Vince MINO VERNAGHI, con AMARE. Altro personaggio tipico di questi festival fantasma: non la metoera apparsa all’improvviso, ma proprio la meteora mai apparsa. Tradotto: a parte l’incomprensibile presenza dei Camaleonti (terzi) e di Antoine (undicesimo), l’elenco dei partecipanti è agghiacciante. Ovvero non se ne conosce nessuno. Il sospetto che nessuno di loro fosse un musicista è più che fondato.
Anche perché l’archivio RAI in proposito ci delizia e ci illumina mostrandoci riprese in cui si riprendeva di tutto tranne che i cantanti. Una specie di THE VOICE ante litteram.
Nel ruolo di salvatore della Patria nel momento del bisogno, ancora lui, l’eterno Mike Bongiorno (lo vedete in foto, quello accanto è Mino Vernaghi, scomparso nel nulla due giorni dopo quella serata).
Super ospite (no, non c’è ironia, fu proprio presentato così), PIPPO FRANCO, che cantò la hit MI SCAPPA LA PIPI’ PAPA’.
Sanremo e l’Italia viaggiano in direzione opposta.
Almeno così pare.
Lo stipendio media era di circa 120mila lire, un giornale costava 70 lire, al pari del caffè e del biglietto del tram; il pane 230 lire al chilo, il latte 150 lire al chilo, la benzina 160 lire al litro.
Questa era la vita alla fine degli anni settanta. E il 1979 chiude questo decennio così intenso con una serie di avvenimenti storici.
La Tatcher diventa primo ministro, vengono rapiti e liberati dopo mesi di sequestro Fabrizio De André e Dori Ghezzi, le Brigate Rosse raggiungono la loro massima potenza di fuoco, l’Unione Sovietica invade l’Afghanistan mentre alla sede del PCI di Moiano si discute per una notte intera se quella sovietica fosse un intervento o un’invasione (si prega chi ci ascolta da Moiano di intervenire), Saddam Hussein diventa presidente dell’Iraq.
L’auto dell’anno è la SIMCA HORIZON seguita dalla FIAT RITMO.
Proprio nei giorni del Festival una crisi politica fa cadere il governo Andreotti IV, quello che aveva gestito i 55 giorni del sequestro Moro, quello che aveva avuto per la prima volta l’appoggio esterno del PCI.
Seguirà l’Andreotti V (ma senza appoggio del PCI), che durerà appena due mesi. Poi sarà la volta del Cossiga I, dove Andreotti non è presente, ma il suo fedele Franco Evangelisti è Ministro della Marina Mercantile (e poi insomma, è Presidente Cossiga, l’uomo politicamente più esposto nel sequestro Moro).
D’estate, al Festivalbar, trionfa Alan Sorrenti con TU SEI L’UNICA DONNA PER ME, che diventerà uno dei brani più cantati nel karaoke che verrà.
Il paese è reale.
E Sanremo?
Ecco, Sanremo pure.
Non fatevi fregare dalle apparenze. Guardate la successione dei governi: l’Italia è appena uscita dallo shock del sequestro Moro, le BR sparano come non mai, in un qualsiasi paese normale sarebbe saltata l’intera classe politica e invece in Italia si continuano a dare segni di continuità lasciando gli stessi responsabili della più grande tragedia repubblicana saldamente in sella.
Come al Festival, che non guarda più nessuno, che la RAI non trasmette più salvo una sintesi più la prima serata, che le case discografiche snobbano, dove non si inquadrano più i cantanti perché tanto nessuno li conosce, e si continua a tenere lì il TOTEM Mike Bongiorno che deve salvare una baracca che sta crollando senza cambiare niente.
Perché Sanremo è Sanremo, e l’Italia è l’Italia
E con questo, per oggi, è tutto.
Appuntamento a domani, quando, con un balzo di dieci anni esatti, vi parleremo dell’edizione emergenza targata 1989.
Non mancate!!!
Lestini&Pasquali
ANREMO IN EMERGENZA – Quando il Festival è stato messo all’angolo dalla Storia
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / Puntata TRE, edizione 2021
di Lestini &

Pasquali
Aficionados carissimi e illustrissimi,
come nulla fosse eccoci già arrivati al TERZO APPUNTAMENTO con questa stravagante e disinvolta scorribanda nelle edizioni passate del Festival di Sanremo, alla ricerca del tema dell’anno: il Festival in emergenza.
Quel che sta venendo fuori è un ritratto a dir poco impietoso, dove storia di Sanremo e storia d’Italia procedono in parallelo spiattellandoci l’unica cosa chiarezza del loro turbolento e non sempre limpido passato: il cambiamento è impossibile e l’emergenza, anziché fare da collante e scatenare poderosi scatti di reni di riscatto, fa emergere tutte le peggiori magagne abbandonandosi alla catastrofe.
Non fa eccezione l’edizione di cui sciaguratamente vi parliamo oggi, quella datata 1989 (così la smettete di dire che parliamo sempre e solo degli anni settanta… ).
Anno molto più che cruciale e non solo perché in coda al decennio più grottesco del 900, su Sanremo si abbatté una sconsiderata, inedita e gigantesca serie di rifiuti alla conduzione, da Renato Pozzetto passando per Pippo Baudo e Renzo Arbore, fino ad arrivare a Enrico Montesano.
Nessuno voleva presentare il Festival (e pensare che oggi farebbero a botte… ).
Una catastrofe annunciata, titolano i giornali.
La grande emergenza Sanremese, urlano disperatamente gli organizzatori, ma nessuno accorre in loro soccorso. Così, a una manciata di settimane dal via, si ripara su quattro ragazzi senza alcuna esperienza né competenza, tranne il cognome: Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. Sarà subito il Sanremo dei “figli d’arte”. Che, poverini, non ne azzeccano una, non controllano niente, mandano tutto all’aria e conducono cinque serate di quattro/cinque ore l’una a suon di gaffe, errori e lungaggini insostenibili.
Eppure tra le canzoni in gara ce ne sono alcune che rimarranno scolpite negli anni della musica italiana, Raf con Cosa resterà degli anni ’80, Mia Martini con Almeno tu nell’Universo. E tra gli ospiti intervengono Beppe Grillo, molto più nei panni del politico contestatore di oggi (e infatti si becca una querela) e il trio Solenghi-Lopez-Marchesini (e loro vengono direttamente accusati di blasfemia da alcuni deputati DC).
Nel 1989 l’emergenza è comunque di casa: la caduta del muro di Berlino, la fine del PCI, il processo d’appello per la Strage di Piazza della Loggia che si conclude con l’assoluzione di tutti gli imputati, Marcinkus lascia lo IOR, le proteste in piazza Tienanmen.
Nel paese reale l’inflazione è al 6,26%, un giornale costa 600 lire e un caffè 700, la fiat Uno e soprattutto la Tipo sono le auto più vendute in Italia, De Mita è Presidente del Consiglio, Adreotti ministro degli Esteri.
Tra il paese reale e Mediaset inizia un grande innamoramento, la Rai finge d’imbestialirsi ma poi alla fine trova sempre un accordo… sarà solo l’emergenza?
Di sicuro Sanremo, di quel paese reale è ancora una volta un sottotesto.
I big non vogliono assumersi la responsabilità di guidarlo e allora nella cabina di comando vengono gettati allo sbaraglio degli esordienti senza qualità. Salvo poi scaricarli e richiamare i soliti noti di una parte e dell’altra che, fingendo di farsi la guerra, stanno sempre tutti allegramente dalla stessa parte.
Con intorno un mondo che si sgretola e cambia e dentro si fa di tutto affinché non cambi nulla e il nuovo sia in realtà un vecchio travestito da gioventù. Mentre chi canta la bellezza e la poesia viene lasciato solo a morire suicida e Beppe Grillo strilla illudendosi di fare la rivoluzione.
W l’Italia che non cambia.
E con questo, per oggi, è tutto.
Appuntamento a domani, quando vi parleremo dell’edizione emergenza targata 1991.
Non mancate!!!
Lestini&Pasquali
SANREMO IN EMERGENZA – Quando il Festival è stato messo all’angolo dalla Storia
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / Puntata QUATTRO, edizione 2021
di Lestini &

Pasquali
Aficionados carissimi e illustrissimi,
come niente fosse eccoci già arrivati al PENULTIMO APPUNTAMENTO di questo vertiginoso viaggio nel tempo alla scoperta di quelle edizioni del Festival in cui Sanremo, come quest’anno, per un motivo o per un altro, si è svolto IN EMERGENZA.
Invitandovi, se ve le siete perse, a riguardare le puntate precedenti per rendere la vostra vita migliore, quest’oggi noi si parla del 1991.
Anzitutto, che anno fu, di grazia?
L’inflazione era al 6,25%, la RENAULT CLIO era l’auto dell’anno, un caffè costava 750 lire e un chilo di pane 1500.
ANDREOTTI era stranamente Presidente del Consiglio (come nel 75 e nel 79… mentre nell’89 era “solo” ministro degli esteri), la Banda della Uno Bianca colpiva terrorizzando l’Emilia.
In Iraq l’aereo con a bordo il capitano Maurizio Coccolone e il maggiore Gianmarco Bellini viene abbattuto durante un’operazione bellica e i due militari vengono fatti prigionieri dai militari del regime di Saddam, Diego Maradona viene trovato positivo alla cocaina e l’Italia benpensante trova il modo di vendicarsi per la semifinale dei mondiali.
L’Unione Sovietica si sgretola e finisce il Partito Comunista Italiano.
Il paese è reale e il mondo è reale. Un’era sta finendo e ricostruire senza distruggere è la vera emergenza.
In Italia il paese reale passa per l’ennesima volta per Sanremo.
Mentre tutti vogliono il cambiamento ma se la fanno addosso dal terrore pensando che possa avvenire sul serio, ecco il Festival che tranquillizza tutti ritornando al buon vecchio teatro Ariston dopo i lavori di ristrutturazione. Al timone due bellissimi, Andrea Occhipinti e la responsabile delle cecità di tre generazioni, la divina Edwige Fenech, entrambi splendidi, simpatici e totalmente incapaci.
Vince uno strepitoso RICCARDO COCCIANTE con SE STIAMO INSIEME, al secondo posto RENATO ZERO che con SPALLE AL MURO descrive il disprezzo di una certa gioventù moderna verso l’anzianità. Ritorna anche uno splendido BERTOLI assieme ai TAZENDA con la leggendaria SPUNTA LA LUNA DAL MONTE. Per loro niente podio ma una infinita standing ovation.
Due minuti dopo la fine del Festival, nessuno però li caga più e l’unica canzone che si ricorda e si balla durante l’estate, mentre tutto scricchiola preparandosi a venire giù con Tangentopoli, è SIAMO DONNE di Jo Squillo e Sabrina Salerno. Mentre dall’altra parte della barricata nasce ufficialmente il Tg4.
Il paese è reale.
E Sanremo è ancora e per l’ennesima volta lo specchio sotterraneo e ventriloquo di un’Italia che urla cambiamo ma non vuole farlo, che pur di non cambiare mai affida le chiavi di comando a degli incapaci buoni soli a far rimpiangere i vecchi criptodittatori che garantiscono l’immobilismo (leggi Andreotti al governo, Baudo a Sanremo). Un’Italia che incensa e premia i fenomeni solo per levarseli di torno e offrire in pasto al popolo urlante l’eterno trash che diverte, ci assolve dai peccati e ci fa sentire spudoratamente migliori.
Perché una politica di qualità, un’informazione di qualità e una musica di qualità, a me povero uomo medio, mi farebbe sentire inadeguato e mi spronerebbe a migliorare.
Non sia mai.
E allora… direbbe, René Ferretti, W LA MERDAAAAAAAAA!!!!!!
E con questo è tutto. A domani con l’ULTIMA PUNTATA dove entreremo nel nuovo millennio con l’anno di grazia 2004!
Non Mancate!!!!
Lestini & Pasquali
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SANREMO IN EMERGENZA – Quando il Festival è stato messo all’angolo dalla Storia
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / Puntata CINQUE, edizione 2021
di Lestini &

Pasquali
Aficionados carissimi e illustrissimi,
eccoci arrivati al QUINTO e ULTIMO appuntamento (ma come cavolo vola via il tempo, eh??) con il nostro picaresco/grottesco & fulminante/desolante viaggio nella storia del Festival alla certosina ricerca di tutte quelle edizioni che, come quella odierna, si sono svolte in condizioni di emergenza. Attenzione però, oggi NON vi saluteremo. Domani infatti, stessa ora (e stesso posto e stesso bar, ma NON stessa storia), avremo una SESTA inattesa, specialissima puntata di ASPETTANDO LESTINI A SANREMO dedicata ai PRONOSTICI qualche ora prima della finale.
Oggi tuttavia, si chiude la nostra gitarella nel passato, ergo qualche conclusione qua e là toccherà pure tirarla.
Convinti, tra il serio e il faceto (e poi sta a voi prenderla sul serio o sul faceto e a metà strada), che Sanremo sia una di quelle microstorie che per ricaduta simboleggino e rispecchino la macrostoria (e che la macrostoria la sappiamo spiegare e decrittare meglio di tanti altri codici), andando a caccia di passate emergenze è venuto fuori un ritratto decisamente impietoso della società italiana. Un paese incapace di immaginare il futuro e di stare unito, che nelle emergenze trova occasione di dividersi e tirare fuori il peggio. Soprattutto, di perdere continuamente i treni che portano al rinnovamento, e di condannarsi a un eterno spaventoso e immutabile passato.
L’anno prossimo magari, per l’edizione 2022, cambiamo registro e ci dedichiamo alle edizioni che hanno rappresentato il TOP della storia… e vedremo se riusciamo a scovare il meglio di noi.
Intanto, chiudiamo il viaggio e andiamo all’anno 2004.
La FIAT PANDA è l’automobile dell’anno, un caffè supera gli 80 centesimi, un giornale costa 1 euro, il Festivalbar inizia quella fase calante che lo porterà nel giro di poco in soffitta (pure se lo vince uno Zucchero in stato di grazia con IL GRANDE BABOOMBA).
Nasce Facebook, Madrid è sotto attacco terroristico, George W. Bush è rieletto Presidente degli Stati Uniti, uno tsunami travolge il sud est asiatico, la sonda spaziale Spirit atterra su Marte.
Presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi, Andreotti – che abbiamo trovato in tutte le edizioni passate – è sempre in Parlamento, stavolta come senatore a vita.
Nel paese reale non pare esserci emergenza.
A Sanremo invece sì. Paolo Bonolis rinuncia all’ultimo alla conduzione, viene chiamata in fretta e furia Simona Ventura, direttore artistico è Tony Renis (sic!), le case discografiche tornano a boicottare il Festival come negli anni settanta.
Gli ascolti saranno tra i peggiori di sempre, l’edizione nel complesso una delle peggiori della storia. Prima della manifestazione, tremenda discussione tra Renis e Celentano dopo che quest’ultimo aveva rifiutato l’invito come ospite. Poi ci ripensò, l’Adriano nazionale, e arrivò sul palco l’ultima sera convinto di risollevare gli ascolti in agonia. Non ci riuscì. In compenso protrasse oltre modo la sua permanenza sul palco facendo infuriare il ballerino Joaqin Cortes, che abbandonò l’Ariston prima di esibirsi.
Emergenza totale e Festival da rifare.
In realtà pure nel paese reale – gli editti bulgari di Berlusconi, l’inconsistenza della sinistra, l’inutilità italiana in campo internazionale, l’assenza di riforme… – era emergenza totale e tutto era da rifare.
Per rifare il Festival si chiamò Bonolis, l’uomo perfetto per cambiare tutto senza cambiare nulla. Nel paese reale Forza Italia sarebbe diventato il Popolo delle Libertà e i DS più la Margherita sarebbero diventati il PD.
Cambiare tutto affinché nulla cambi.
Perché a questo punto non so se è chiaro, ma il grande filo conduttore di queste cinque puntate di ASPETTANDO… non era tanto l’emergenza, quanto lui, GIULIO ANDREOTTI e la BALENA BIANCA, che per l’occasione suggelliamo con le parole del grande BANCO DEL MUTUO SOCCORSO:
E vola via colpendo al cuore la luna
Chi impazzì dietro a te, non tornò mai più
Non fidarti della croce del sud
La caccia non finisce mai
A domani con il super sondaggio, aficionados!!!!!!
Lestini & Pasquali
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CHI VINCE IL FESTIVAL?
ASPETTANDO LESTINI A SANREMO/ Puntata SEI
SPECIALE SUPER PRONOSTICI
(con postilla più o meno polemica)
Aficionados carissimi e illustrissimi,
eccoci all’ULTIMO APPUNTAMENTO con la striscia quotidiana di ASPETTANDO, ovvero quello che, dopo cinque viaggi nel passato alla riscoperta dei Festival che furono, è dedicato ai pronostici.
Dunque, partiamo con la domanda più ovvia. Ovvero, CHI VINCE IL FESTIVAL?
Mai come quest’anno la risposta secca sui tre nomi da podio risulta difficile. Prima di tutto perché il livello delle canzoni è decisamente basso, non ce n’è che spicchi né per qualità né per intrinseche caratteristiche “sanremesi” da vittoria. Secondo, il meccanismo di voto a compartimenti stagno, ovvero per tipologia di elettori nettamente “profilati” e differenziati sera per sera, ha evidenziato discrepanze assolute. Tradotto: chi era stato messo al sedicesimo posto dalle demoscopiche è stato portato al secondo dalla sala stampa, con le cover in mano all’orchestra che hanno rimescolato ancora di più la faccenda. Tradotto ancora una volta: noi i pronostici li facciamo, ma il televoto, stasera, potrebbe ribaltare tutto quanto in maniera clamorosa.
Quindi, ERMAL META è al momento in testa, è il superfavorito ma il suo appeal presso il pubblico del televoto è assolutamente un’incognita. E secondo me, a sensazione, a fiuto, il sorpasso è nell’aria.
WILLIE PEYOTE è la grande sorpresa. Però attenzione, il botto lo ha fatto con i voti della stampa e dell’orchestra, che di solito ragionano in termini opposti rispetto alla platea del televoto. Quindi, per quanto mi riguarda è abbastanza certo per lui il PREMIO DELLA CRITICA, mentre pur se al momento secondo potrebbe anche scivolare fuori dal podio.
ARISA è arrivata improvvisamente al terzo posto. Occhio. Parliamo di una di quelle interpreti che a Sanremo sono sempre ossi duri. Le sue quotazioni presso il pubblico nazionalpopolare sono ondivaghe, ovvero un anno piace e l’anno dopo no. Questo pare essere l’anno del sì: e siccome quando piace fa il botto, occhio, perché potrebbe piazzarsi seconda.. O addirittura vincere.
ANNALISA, partita a razzo con le demoscopiche e sostenuta anche dall’orchestra, è stata stroncata dalla sala stampa. Resta un’outsider, ma è difficile pensare al bagno di folla del televoto.
Restano alla finestra, ma tutti con ottime possibilità di fare incetta di voti e quindi di ambire al podio: IRAMA (la storia che non si può esibire fa una presa pazzesca), i MANESKIN (stasera i ragazzi voteranno di brutto) e COLAPESCE e DIMARTINO (il loro pezzo è già un tormentone).
Senza dimenticare il potere di Chiara Ferragni, che via social potrebbe portare a un plebiscito per MICHIELIN/FEDEZ, al momento nelle retrovie.
Ergo, ricapitolando, quest’anno un pronostico netto non riesco a farlo, a poche ore dalla finale, a differenza delle edizioni passate, non ho davvero le idee chiare.
Quindi, senza la pretesa di azzeccarci, per il puro gusto del gioco, dico:
1. ARISA
2. ERMAL META
3. WILLIE PEYOTE
Con il premio alla critica a WILLIE PEYOTE, della sala stampa a COLAPESCE e DIMARTINO.
Infine, se dovessi scommettere su un nome da mettere sul podio per fare il botto coi bookmakers, io direi MANESKIN.
Ricordatevi che, quindici giorni fa, a naso e senza aver sentito le canzoni, avevo detto: 1) MALIKA AYANE; 2) MANESKIN; 3) ARISA.
Quale sarà stato il pronostico più azzeccato?
I sondaggi presso i miei prediletti gruppi di ascolto, dicono invece ERMAL META vincitore, seconda ANNALISA e terzo IRAMA.
E voi, volete giocare?
COMMENTATE QUI SOTTO CON IL VOSTRO PODIO.
E con questo, in attesa delle pagelle della finale che pubblicherò domani, è veramente tutto per questa edizione 2021.
Prima di salutarvi però, una cosa: domenica scorsa, prima che tutto questo carrozzone iniziasse, scrivevo come tutto questo sia un grande gioco, almeno per me

divertente

… dove discutere su canzoni, cantanti, look e via discorrendo fa parte del gioco e del

divertimento

, dell’ironia – anche caustica e feroce – con cui da anni mi diverto in questa settimana.

L’esagerazione però – scrivevo anche questo, domenica scorsa – non fa parte del gioco. Prendere e prendersi in giro è sano e vitale, ed è l’essenza di carrozzoni come Sanremo. Oltrepassare certi limiti, no. Tipo dare del minorato mentale a chi non la pensa come te, siamo sul limite. Tipo mandarmi in privato DUE minacce di morte perché parlo bene di Achille Lauro e lo ritengo un performer eccezionale, rientra nel superamento del limite. Tipo.
Sono quelle cose che fanno venire voglia di sparire dai social.
Mica per paura delle minacce di morte. No, per la paura di come sia dannatamente facile, sui social, essere così stupidi.
Detto questo buon Sanremo a tutti e GRAZIE PER AVERMI e AVERCI seguiti così numerosi tutti questi giorni!!
Non perdete domani le pagelle della finalissima!

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