TV 1991 – “I segreti di Twin Peaks”

Gli anni 90 iniziarono – timidamente ma concretamente – nel 1991.
Anche e soprattutto in TV.
A partire dall’informazione. Se la liberalizzazione dei canali TV privati su scala nazionale è roba degli anni 80 (la famosa o famigerata legge Craxi), solo nei 90 le TV generaliste private (che in Italia avevano e hanno sostanzialmente un solo nome, ovvero Mediaset, ovvero Silvio Berlusconi) entrano in competizione anche nel campo dell’informazione, ovvero si dotano di propri TG, fino a quel momento appannaggio esclusivo delle TV di Stato. Il pretesto è la più grande crisi mondiale di inizio decennio, cioè la Guerra del Golfo, che vede compatte le forze NATO contro l’Iraq di Saddam Hussein: il 16 gennaio 1991 Studio Aperto, un TG messo in piedi in una notte e diretto da Emilio Fede (sic!), brucia sul tempo la RAI ed è il primo a dare, in diretta su Italia Uno, all’alba, la notizia dell’inizio del conflitto e le immagini, in un colore verdognolo tragicamente indimenticabile, dei bombardamenti.
Lo stesso succede per l’informazione di settore, nello specifico quella sportiva. Sull’onda dell’overdose pallonara di Italia 90, tutte le reti private si dotano di una propria redazione sportiva. Proprio nel 1991 nasce ufficialmente Sport Mediaset, che curerà tutti i programmi, calciofili e non (e non saranno pochi), del decennio.
Sul versante varietà&intrattenimento, è l’anno di Scommettiamo Che?, primo varietà non più anni 80 e decisamente anni 90: ovvero, la gente comune non telefonava più e non rispondeva più a domande impossibili, ma portava SE STESSA, ovvero SCRIVEVA LEI il copione delle proprie esibizioni.
Ma soprattutto debuttava uno dei simboli supremi del decennio, cioè NON E’ LA RAI. All’inizio in sordina, poi, dall’anno successivo, divenne fenomeno incontrollabile e devastante.
Contemporaneamente, su Rai Tre, il gruppo di splendide autrici e attrici de La Tv delle Ragazze, capitanate da Serena Dandini e Valentina Amurri, assieme ad altri giovanissimi attori/autori. diede vita al più geniale programma di satira della storia della TV: AVANZI. L’inizio fu di ultra nicchia. Poi, per ragioni soprattutto storico/politiche, iniziò a spopolare nel 1992.
Per entrambi – Non è la Rai e Avanzi – si rimanda infatti alla puntata successiva.

Ma, come già detto, gli anni 90 furono il decennio che inaugurò il fenomeno delle SERIE TV (che ancora nemmeno si chiamavano così, ma si catalogavano genericamente come TELEFILM; oppure, i più grandicelli, ripescavano il vecchio nome di SCENEGGIATO).
Proprio nel marzo del 1991 debuttò I RAGAZZI DEL MURETTO, primo prodotto in assoluto realizzato in Italia a potersi fregiare dell’appellativo “Serie TV”. Con tanti limiti e tanti difetti. Il primo, il più clamoroso e il più invalidante, la solita, annosa – e tuttora irrisolta – miseria “tecnica” dei prodotti seriali nostrani. Ovvero, qualità della recitazione molto (ma molto) bassa, piattume nella regia e sciatteria a tratti imbarazzante nella confezione del prodotto. Ma anche con un paio di pregi mica da ridere: uno, non cercò in alcun modo di scimmiottare gli americani (e infatti, con tutti i suoi limiti, è uno dei pochissimi prodotti italiani del genere e del tempo ad avere una sua personalità molto forte); due, parlava di cose “vere”, al punto che fu il primo prodotto televisivo in cui noi ragazzi dei primi anni 90, riuscimmo a riconoscerci.
Totalmente fallimentari gli altri tentativi, a partire da quel VICINI DI CASA che cercava di replicare le sit-com USA con risultati, nonostante la bravura di certi interpreti (Silvio Orlando su tutti) a dir poco disarmanti.

Spostandoci oltreoceano, fu soprattutto l’anno in cui, dopo tre anni dal debutto negli States, sbarcò anche in Italia una serie cartoon destinata a fare, LETTERALMENTE, la storia della TV: I SIMPSON, la caustica, irriverente, corrosiva e irresistibile saga della famiglia di Springfield partorita dal genio di Matt Groening.
Un pazzesco punto di incontro e di equilibrio tra il proponibile e l’improponibile, tra tradizione e sperimentalismo, risulta la più compiuta ed efficace satira a 360 gradi della cultura americana (e occidentale in genere).
Giustamente pluricelebrata, pluripremiata ed emulata senza mai riuscirci, è tutt’oggi in produzione, record assoluto di longevità per una serie, probabilmente insuperabile.

Eppure, per quanto sprizzi genialità da ogni poro possibile, lo scettro di più grande prodotto trasmesso dalla TV italiana nel 1991 non va ai Simpson, ma altrove.
Precisamente a I SEGRETI DI TWIN PEAKS, ovvero a quella pura leggenda, ben oltre il capolavoro, partorita dai geni di David Lynch e Mark Frost e che dal gennaio del 1991 entrò nei nostri schermi. E nei nostri incubi.
Twin Peaks non fu una serie, ma INVENTO’ le serie, il concetto di serie e serialità, l’idea di sviluppo orizzontale della trama in più stagioni, l’intreccio di trame e sottotrame, la crescita o il ridimensionamento dei personaggi. Un geniale, pazzesco, mai visto prima (e nemmeno dopo) insieme di cinema d’autore, brutalità, soap opera, cinismo, comicità, giallo, horror, teen drama e fantascienza. Ovvero, in una sola, unica, meravigliosa, irripetibile serie, tutti gli ingredienti che, spacchettati e frammentati in più prodotti, avremmo ritrovato in tutte le serie più fortunate del decennio (e non solo).
Atmosfere da brivido, dialoghi superlativi, regia anche oltre il cinema. Fenomeno di costume nazionalpopolare e prodotto di nicchia al tempo stesso.
In sintesi, il più grande capolavoro della storia della televisione mondiale.

Al punto che siamo ancora qui, a scoprire quel maledetto corpo avvolto nella plastica e a non poter far altro che chiederci:
Chi ha ucciso Laura Palmer?

#jukebox
#anni90
#gliAnniNovantaInTv

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