Addio Elisabetta…

Elisabetta cara e amatissima, ma dimmi tu se uno deve aprire internet di domenica e leggere che non ci sei più.
Capisci – sì, lo so che capisci – che oltre ad avere poco senso, non ci credo? Proprio no, perché morire a 44 anni è assurdo quasi come nascere a 97… come fai a dargli un senso? Che tu di senso, adorata mia bimba bella, te ne intendevi. Tu, proprio tu, acido/acida, tra i pochi esseri umani ad aver fatto in modo che noi quattro squinternati ci potessimo chiamare generazione.
Perciò se tu te ne vai, senza retorica mi amor, ce ne andiamo un po’ tutti. Almeno tutti noi che a qualcosa abbiamo creduto, tra le sudate e le facciate sfiatate e stante dei nostri maledetti e bianchissimi anni 90.
Adesso me li vedo tutti dalla finestra, attimo per attimo, che si sciolgono in dissolvenza tra le gocce di pioggia.
E prima che scivoli via tutto e non rimanga più nulla, volevo dirti, bellezza, ma ti ricordi quella volta che Tommy mi portò a Pordenone e poi andammo a Udine e io feci la scommessa della capriola?
È stato davvero grandioso, essere stati giovani e belli.
Grazie.
Addio.

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