Semplicemente ciao

Oggi sarebbe andata così: ti avrei telefonato e tu sicuramente non avresti risposto. Perché tu al telefono, porca troia, non rispondevi mai.
Mai.
Infatti un attimo prima di andare in classe avrei riprovato. Ovviamente di nuovo a vuoto. E avrei iniziato a lavorare col giramento di palle a manetta, che non è possibile, porca puttana, che cazzo lo tieni a fare il telefono?
Ti avrei mandato un messaggio, anche quello al vento. Così all’incirca nel primo pomeriggio ti avrei definitivamente mandato affanculo.
Più o meno per la milionesima volta nella vita.
Il capolavoro assoluto sarebbe stato che verso il tardo pomeriggio mi avresti chiamato tu alla fine. Lamentandoti pure, che era il tuo compleanno e io, fratello degenere, non ti avevo fatto gli auguri.
Cazzo dici, è da stamattina che ti chiamo.
Avresti dovuto provare più volte, se ti interessava.
E io avrei concluso, come sempre, pensando o dicendo a qualcuno mia sorella è pazza.
Aggiungendo anche mia sorella mi ha rotto i coglioni.
Poi sarei venuto a portarti il regalo, ma non subito, il fine settimana. E tu dopo avermelo fatto pesare come fosse una novità il fatto che io viva a Firenze, ti saresti fatta trovare alla decima telefonata.
E di nuovo: auguri, ma hai rotto i coglioni.
Grazie, vaffanculo.

Ecco, il fatto che tutto questo oggi non accadrà non mi rende triste. Mi fa proprio incazzare. Perché oggi avresti cinquant’anni, mia adorata rompicoglioni. Cinquanta, capito stronzetta? Cinquanta, non novanta. E il fatto che tu te ne sia andata prima di compierli, è uno scherzo che proprio non riesco a perdonarti.

E non sai quanto mi manca, quel tuo cazzo di telefono che squilla a vuoto.
E perciò auguri e come sempre vaffanculo Roby, sorellina mia…

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