Aspettando Lestini a Sanremo (edizione 2020)

SANREMO A STELLE E STRISCE – Un Festival a Sovranità Limitata
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / puntata UNO, edizione 2020
di Lestini&Pasquali (arrivate in fondo… ci sono gli INSTANT POOL sui probabili vincitori del Festival)

Aficionados carinissimi, o meglio amici vicini e lontani, come diceva il grande Nunzio Filogamo, dopo un anno in cui vi siete disperati piangendo e struggendovi contando mesi, settimane, giorni, ore e minuti, eccoci finalmente qui, tornati puntuali come l’addizionale Irpef a tenervi la migliore delle compagnie nella settimana del Festival di Sanremo.
Ergo adorati nostri, benvenuti o meglio bentornati a ASPETTANDO LESTINI A SANREMO, la rubrica che da qui a sabato, a poche ore dalla kermesse, vi offrirà il più originale dei deliri festivalieri mai partoriti nella storia.

Autori del tutto, come sempre, Lestini e Pasquali, due persone apparentemente non solo normali, ma pure stimate (uno è uno scrittore, l’altro un sindaco, uno un insegnante l’altro un segretario politico, per dire… ). Ma che in realtà, come questa cinque giorni dimostrerà ampiamente, sono tragicamente sbroccati. Anche se, in quanto a sbrocco, nonostante vi parrà enorme, su queste colonne i due suddetti si contengono e non poco.
Se sentiste le loro conversazioni telefoniche, probabilmente richiedereste un TSO.

Ordunque, date queste premesse colorite&colorate, andiamo al nocciolo della questione.
A voi che siete lettori&spettatori&osservatori furbi und acuti, non sarà certo sfuggita l’immagine sottostante. O meglio il collage di immagini sottostanti. E vi sarete prosaicamente domandati: che minchia c’entrano Bill Clinton, Luca Barbarossa e Pippo Baudo nel celebre momento in cui trascinano via Cavallo Pazzo?

Procediamo con ordine.
Anzitutto, il tema che abbiamo scelto quest’anno è, avrete letto, SANREMO A STELLE E STRISCE.
Una scelta che ci è parsa praticamente obbligata, visto che in contemporanea con il Festival prende avvio la lunga corsa alla Casa Bianca con le primarie e i caucuses USA. E siccome l’influenza americana nei confronti del nostro paese è da oltre settant’anni molto più che gigantesca, siccome gli USA sono il nostro vero governo da oltre settant’anni, e siccome Sanremo è lo specchio che a volte anticipa e altre volte amplifica i grandi accadimenti della politica e della società italiana…. abbiamo fatto due più due e…
Sì, esatto, avete capito bene: ABBIAMO PRATICAMENTE RILETTO LA GUERRA FREDDA IN CHIAVE SANREMESE.
E quando prima dicevamo del TSO…

Infine, c’è un altro collegamento tra Sanremo e gli Stati Uniti. Gli USA da sempre contraddistinti per le cose talmente in grande da essere autentiche follie… Sanremo che da sempre è così pieno zeppo di follie per le sue (spesso ridicole e grottesche) manie di grandezza…

Insomma, prendete il tutto, mescolate, shakerate, sbattete bene, e il risultato è la puntata odierna, riassunte dal collage di foto qui sotto.
Siamo nel 1992. Pippo Baudo ritorna a Sanremo dopo le fortunate edizioni condotte a metà degli anni 80.
Bello come il sole va a cominciare, quando sul palco irrompe Cavallo Pazzo (e già il nome con gli USA ha una certa assonanza) che grida al mondo “questo festival è truccato, vince Fausto Leali”.
Che poi chiaramente Leali non ha vinto (e proprio Leali a sua volta ripeterà la scenetta con Rovazzi nel 2019, ma questa è un’altra storia). Vincerà invece Barbarossa, in quel febbraio 1992, l’alba di Mani Pulite e Tangentopoli (il “mariuolo” Mario Chiesa era stato colto con le mani nel sacco da Di Pietro appena una settimana prima l’inizio del Festival), e del grande, immenso crepuscolo repubblicano negli USA, dove G.H. Bush perderà contro il sassofonista Clinton, in una elezione tormentata dalla presenza del terzo incomodo il miliardario Ross Perot. È proprio nei giorni di inizio di Sanremo che iniziarono le Primarie negli USA, dove il vecchio leone Clinton si impose su tutti, iniziando la sua irresistibile ascesa.

Una storia piena di simboli, che adesso porteremo alla luce dimostrando in maniera inequivocabile il nesso Sanremo-Storia d’Italia-USA-Storia Internazionale.
Nel 1992 sta scricchiolando tutto. Tangentopoli non è ancora esplosa, ma c’è aria di smobilitazione e il fatto che la prima repubblica abbia le ore contate è palpabile. Questo perché ovviamente è venuto giù il Muro di Berlino, l’URSS si sta dissolvendo smontandosi pezzo per pezzo, i repubblicani USA colano a picco e la Guerra Fredda sta andando in soffitta.
Soffia vento di cambiamento.
Anche a Sanremo.
E infatti la favorita per Sanremo 1992 è la grandissima MIA MARTINI (che presenta la splendida “Gli uomini non cambiano”). Ovvero: la favorita è la grande esclusa, la grande reietta degli anni precedenti… la favorita è l’interprete per eccellenza della canzone d’autore più spinta. La sua vittoria sarebbe un’autentica rivoluzione.
Ma l’establishment non può permettere una vera rivoluzione. Affinché “tutto cambi per non cambiare nulla”, la rivoluzione deve essere soltanto apparente. Ovvero, si deve lavorare per far trionfare la famosa “terza via”, che pare una rivoluzione anche se poi non lo è.
Per questo negli USA non vince un democratico “radicale”, ma vince Clinton, giovane, informale, sassofonista, all’apparenza il nuovo che avanza, ma in realtà prodotto dell’establishment.
E per questo a Sanremo non vince Mia Martini, ma Luca Barbarossa, che non è un classico sanremese, ma non è estremo come Mimì. Che è informale, nuovo, suona la chitarra folk ma presenta comunque una canzone dedicata alla mamma. Ovvero Barbarossa è, come Clinton, la TERZA VIA DELLA CANZONE ITALIANA.

E finiamo con la GRANDE NOVITA’ di quest’anno, ovvero gli INSTANT POOL.
Noi, ovvero sempre i suddetti Lestini&Pasquali, abbiamo arbitrariamente formato DUE GIURIE DEMOSCOPICHE che tra ieri e oggi hanno espresso, ALLA CIECA – cioè senza aver ascoltato i brani – la loro opinione sul possibile vincitore del Festival.
E gli Instant Pool, determinati dal voto di DUE GIURIE DEMOSCOPICHE, formate complessivamente da 39 GIURATI, hanno detto, in ordine di voti presi:

FRANCESCO GABBANI
ELODIE
LEVANTE
ACHILLE LAURO
ENRICO NIGIOTTI
RAPHAEL GUALAZZI

Le giurie demoscopiche, che di qui a sabato si amplieranno, si modificheranno e si moltiplicheranno, saranno chiamati a esprimersi anche stasera a fine prima serata.
Quindi, non resta che augurarvi un buon inizio festival, darvi appuntamento ovviamente a domani con il primo LESTINI A SANREMO (cronaca, commenti e soprattutto VOTI canzone per canzone) e a domani pomeriggio con la seconda puntata di SANREMO A STELLE E STRISCE – un festival a sovranità limitata… ovvero: Aspettando Lestini a Sanremo.

Lestini&Pasquali

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SANREMO A STELLE E STRISCE – Un Festival a Sovranità Limitata
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / puntata DUE, edizione 2020
di Lestini&Pasquali (arrivate in fondo… ci sono gli INSTANT POOL sulle esibizioni di ieri)

Cari amici vicini e lontani (ormai il grande Nunzio Filogamo lo citeremo fino alla fine), sanremisti irriducibili e semplici curiosi,
dopo il grande successo del debutto di ieri, l’edizione 2020 di ASPETTANDO LESTINI A SANREMO – ovvero il più grande delirio “scalda pubblico” che vi tiene compagnia a poche ore dalla gara – va avanti imperterrita nel suo delirio “a stelle strisce” e nella storia di “un festival a sovranità limitata”.

Per chi si fosse connesso solo oggi e volesse giustamente capire il nesso, scoprire la strada tortuosa che ci ha portato a collegare Stati Uniti-Casa Bianca-Guerra Fredda-Storia italiana-Storia mondiale-Sanremo, rimandiamo a cercare su questa stessa pagina la puntata di ieri.
Se non avete voglia, giustamente, di sciropparvi pure la puntata di ieri, fare pure, non ci offendiamo e catapultatevi alla cieca in cotanto delirio. Il risultato potrebbe essere stupefacente.

Oggi, in maniera apparentemente casuale ma in realtà con una logica tutta nostra che forse vi diremo e forse anche no, dal 1992 ci spostiamo a ritroso di quattro anni e andiamo al 1988.

I repubblicani vincono e governano da 8 anni, un’eternità nonostante la brevità degli anni 80. Reagan, l’attore Hollywoodiano che otto anni prima era salito alla Casa Bianca tra scetticismi e sghignazzi, si è rivelato un fine e cinico politico, es è talmente presidente che gli USA, negli 80, paiono una monarchia.
Ma il suo mandato è in scadenza, e proprio mentre parte Sanremo si aprono le primarie per il suo successore. Spunterà fuori il futuro presidente, G.H Bush, dal centro destra al destra destra centro, con cui gli USA prepareranno una serie di interventi militari senza fine.
Al festival, vince – o meglio stravince – “Perdere l’amore” cantata da Massimo Ranieri, mentre il gruppo meteora dei Future vince tra i giovani.
Ma mentre spopola Ranieri, l’America si impossessa ancora una volta del festival, questa volta dal Canada.
Durante la serata finale una autentica follia “americanissima”, giustamente e per fortuna irripetibile: nel palinsesto viene inserita in diretta la discesa dello slalom di Alberto Tomba Nazionale, che avrebbe vinto l’oro alle Olimpiadi invernali.

Dall’ascesa di Bush alla discesa di Tomba insomma. Due cose apparentemente distanti eppure fatalmente intrecciate.
Proviamo a sbrogliare la matassa.
Il muro di Berlino è ancora in piedi. La guerra fredda pure.
Ma c’è aria di smobilitazione, la perestrojka ormai una realtà e la fine del comunismo (e di un mondo intero) un qualcosa che sì dà quasi per già avvenuta.
Per questo i repubblicani si sentono così tanto padroni del mondo, così tanto privi di avversari che possono permettersi di dare la chiave della stanza dei bottoni a un pazzo conclamato come Bush, tra i peggiori guerrafondai della storia. Uno che – e la storia lo confermerà tragicamente – in assenza di nemici, se li inventerà come nessuno mai prima d’ora.

Il problema è che il clima di smobilitazione produce anche incertezza e, soprattutto, apre spazi inimmaginabili per il nuovo e per il cambiamento.
Specie in Italia, il paese a sovranità limitata per eccellenza, schiavo della guerra fredda più di qualunque altro.
Per frenare e arginare le possibili smanie italiche, mamma USA, mamma RAI e pure mamma pentapartito, scendono contemporaneamente in campo, e probabilmente pure all’insaputa l’uno dell’altro.
Un campo ideale che, ovviamente e manco a dirlo, si chiama Sanremo.
Occorre, per frenare il cambiamento, mostrare il bello della tradizione. E cosa rappresenta meglio la bellezza della traduzione se non “Perdere l’amore” e il canto melodico e potente di Ranieri?
Occorre rassicurare come antidoto contro l’incertezza, e cosa c’è di più rassicurante di Toto Cutugno che arriva secondo?
Ma bisogna dare pure l’illusione, di nuovo per cambiare tutto affinché nulla cambi, che questo nuovo esista e sia possibile. Così al terzo posto si piazza la TERZA VIA per eccellenza, ovvero Barbarossa (vedi puntata di ieri), per di più con un tema forte come lo stupro, e in tutte le serate si lascia ampio spazio ai monologhi anarco corrosivi di Grillo.
Il tutto però sapientemente bilanciato dal delirio di Biscardi che conduce il “Processo al Festival”, vera metafora del mondo che verrà, vale a dire un casino senza capo né coda in cui tutti urlano e nessuno sa da che parte stare o andare.
Ma soprattutto, occorre stordire e assopire con colpi geniali di facile – e sterile – amor patrio. Geniale come interrompere la gara per mostrare uno sciatore carabiniere che vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi.

E andiamo alla GRANDE NOVITA’ di quest’anno, ovvero gli INSTANT POOL.
Ieri le nostre due giurie demoscopiche hanno votato “alla cieca” i possibili vincitori. Oggi, si sono espressi sulle performance dei dodici big edibitisi ieri indicando le tre canzoni da podio.
Incrociando i voti dei singoli giurati, i tre artisti più gettonati risultano, in ordine alfabetico:

ACHILLE LAURO, ELODIE, IRENE GRANDI

A seguire (sempre in ordine alfabetico): ANASTASIO, DIODATO, LE VIBRAZIONI

E a questo punto, non resta che augurarvi una buona seconda serata e darvi appuntamento ovviamente a domani mattina con LESTINI A SANREMO (cronaca, commenti e soprattutto VOTI canzone per canzone) e a domani pomeriggio con la terza puntata di SANREMO A STELLE E STRISCE – un festival a sovranità limitata… ovvero: Aspettando Lestini a Sanremo.

Lestini&Pasquali

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SANREMO A STELLE E STRISCE – Un festival a sovranità limitata
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO – Puntata TRE/ Edizione 2020 (arrivate in fondo… ci sono gli INSTANT POOL sui papabili vincitori)
di Lestini&Pasquali

Amici vicini e lontani,
eccoci arrivati alla terza puntata del più folle e delirante intrattenimento sanremese in attesa della gara, l’ormai celeberrimo ASPETTANDO LESTINI A SANREMO della premiata ditta Lestini&Pasquali, quest’anno intitolata SANREMO A STELLE E STRISCE, ovvero alla storia che nessuno vi racconta, ai segreti misteri che uniscono la Guerra Fredda, la politica internazionale, la politica nostrana e il Festival.
Che poi questi legami li vedano solo i suddetti Lestini&Pasquali è un altro discorso. Se siete qui, soprattutto se ci siete tornati dopo aver letto le puntate precedenti, anche voi non siete messi benissimo.
Se invece siete qui per la prima volta, siete ancora in tempo ad andarvene. Se invece avete scelto di rimanere, magari fatevi un giro nelle puntate precedenti dove spieghiamo il delirio che ci ha portati a tutto questo.

Ma basta perdersi in chiacchiere e convenevoli e andiamo al dunque.
E il dunque odierno è l’anno 2001.
Sul versante stelle e strisce, è definitivamente tramontata l’era Clinton, l’ottennio democratico che, nel bene e nel male, pur tra scivoloni e scandali a sfondo soft porno, era stata segnato da una generale speranza di distensione e pace universale dopo gli interminabili decenni di tensione e di Guerra Fredda. Simbolo della fine di tutto questo le elezioni più torbide della storia americana, con una “strana” vittoria di Bush Jr. su Al Gore. Una foschia inquietante e mai del tutto chiarita che inaugura l’era della più feroce globalizzazione neo liberista nel peggiore dei modi, all’insegna della paura fabbricata ad hoc e della guerra permanente.
In Italia, tre mesi dopo queste oscure elezioni, va in scena uno dei peggiori Festival di sempre, che pur avendo in gara cavalli di razza a iosa (Elisa e Giorgia su tutti), è scollacciato, trasandato e poco seguito. Il tutto mentre, tappezzando di manifesti giganteschi le strade, intasando gli spazi pubblicitari e firmando uno storico contratto con gli italiani, Silvio Berlusconi si appresta a riprendere lo scettro del potere con la più clamorosa delle vittorie.

La disgrazia di condurre quel Festival disgraziato tocca a Raffaella Carrà (a qualcuno il cerino in mano doveva pur rimanere), cui però, nonostante la colossale esperienza, la situazione sfugge completamente di mano. In particolare Enrico Papi si abbandona alle più truci e trite volgarità (addirittura la first lady Franca Ciampi lo riprenderà pubblicamente). Ma soprattutto, i super ospiti internazionali, ovvero la band dei Placebo, all’epoca molto più che in voga, arriva sul palco con tutti i componenti, in particolare il front man Brian Molko, visibilmente alterati e strafatti. Proprio Molko, a fine esibizione, sentendosi a Woodstock, sentendosi Jimi Hendrix o forse sentendosi semplicemente un coglione, si mette letteralmente a sfasciare il palco. Lo fermano e lo portano via di peso. Ma l’imbarazzo è tanto e dà il colpo di grazia a quell’edizione sfigata.

Anche in questo caso, le simbologie si sprecano.
I Placebo arrivano dalla Gran Bretagna (il principale alleato di Bush Jr nel suo ottennio di guerra permanente) a distruggere Sanremo proprio nel 2001, all’alba di quel mondo caratterizzato dall’incertezza e dalla liquidità, dove è vero tutto e il contrario di tutto e, viceversa, ogni cosa può essere smentita. Quel mondo, in sostanza, in cui viviamo ancora oggi. E distruggono il Festival della Carrà, cioè il Festival di un’icona fin lì non solo intoccabile, ma sinonimo di sicurezza e pure di ascolti alti. L’abbandono in cui Sanremo viene lasciato quell’anno, l’assenza di sponsor e la sensazione che a nessuno freghi più nulla, è il simbolo che da quel momento tutto può succedere. E infatti da allora Sanremo, come la società e come la politica, italiana e non, sarà un saliscendi convulso e schizofrenico di ritorni al classico e innovazioni fasulle, genialate estemporanee e tonfi clamorosi, ma tutto all’insegno della non continuità e della messa in discussione di tutto e della sua contemporanea glorificazione.
Ma non solo. I Placebo distruggono simboleggiando quel mondo che verrà, capace solo di fabbricare poteri invisibili e, per l’appunto, distruzione: undici settembre, Afganistan, Iraq…

Micheal Moore nei suoi documentari racconterà alla perfezione il lato oscuro di Bush Jr e della globalizzazione, l’invenzione del nemico e il regime di incertezza mondiale.
Chissà se il genio Moore a Sanremo ci ha mai pensato…
Se non ci dovessero volere al Dopofestival noi, ovvero Lestini&Pasquali, l’anno prossimo gli proponiamo un nuovo documentario.

Detto questo, andiamo agli INSTANT POOL.
Le nostre giurie demoscopiche, chiamate a dire i nomi “da podio” tra i dodici big esibitisi ieri, si sono così espresse, votando su tutti (in ordine alfabetico):

FRANCESCO GABBANI
LEVANTE
PINGUINI TATTICI NUCLEARI

E con questo, anche per oggi è tutto.
Vi aspettiamo domani mattina con LESTINI A SANREMO e i voti della terza serata, e ovviamente domani pomeriggio con il penultimo appuntamento di ASPETTANDO LESTINI A SANREMO!

Buon Festival a tutti!!
Lestini&Pasquali

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SANREMO A STELLE E STRISCE – Un Festival a Sovranità Limitata
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / puntata QUATTRO Edizione 2020
di Lestini&Pasquali

Cari amici vicini e lontani,
guardate un po’: un battito di ciglia appena e già siamo giunti al penultimo atto di questa delirante striscia quotidiana di antipasto alla nostra amatodiata kermesse canora.
Consci di aver dato decisamente il massimo (come scrocco senza dubbio, ma di questo parliamo meglio domani alla puntata finale), ricordiamo a neofiti e/o ritardatari che quest’anno ASPETTANDO LESTINI A SANREMO ha come tema le “follie all’americana”, ovvero il legame oscuro tra guerra fredda, USA, storia italiana, storia internazionale e Sanremo.
Un delirio che, per assaporare in pieno, vi consigliamo di leggere dalla prima puntata. Accompagnandolo con mezzo litro di Chianti a stomaco vuoto, s’intende.

Ma bando alle ciance, argomento del giorno è il 1980.
Vanno in pensione gli anni 70 e, con essi, i grandi sogni e le grandi utopie. Tragicamente simbolico che il mitologico decennio del riflusso inizi, il 1 gennaio 1980, con la morte di Nenni, il grande padre nobile del socialismo italiano.
Dall’altra parte dell’oceano, la riscossa dell’individualismo più spinto e feroce inizia con le primarie repubblicane dove parte la devastante ascesa di Ronald Reagan, ex attore hollywoodiano, pioniere non a caso della politica spettacolo che il gennaio successivo si insedierà alla Casa Bianca al grido di meno tasse e meno spesa pubblica. In pratica, chi ha soldi campa e il resto va a farsi fottere.
E nell’anno che si prepara l’avvento del più strong dei repubblicanesimi, guarda caso gli USA boicottano le olimpiadi a Mosca e muore il generale Tito, fondamentale ago della bilancia in ottica guerra fredda.

In Italia, in attesa che l’onda lunga proprio di Reagan inauguri rampantismo e liberismo, la parola d’ordine è sbarazzarsi a tutti i costi degli anni 70.
E il primo Sanremo del decennio, che sarà anche il decennio più “americano” della nostra storia, va proprio in questa direzione: via l’orchestra e spazio alle basi musicali, via la classica scenografia floreale e spazio a un set discotecaro con tanto di strobo.
È il vero Sanremo a stelle e strisce.

Ma ancora gli anni 80 sono vergini e neonati, e l’influenza dei 70, specie in Italia, è molto forte.
Anche a Sanremo perciò, nonostante basi, strobo e campionature, il riflusso fa fatica ad affermarsi.
Ne è la prova la presenza di un esordiente Benigni, che non solo era ancora Benigni, ma all’epoca lo avevano pescato dalle più ruspanti feste de L’Unità. È l’anno in cui grida il celebre “Wojtylaccione!!” al papa e del bacio di oltre 60 secondi con Olimpia Carlisi.
Un doppio scandalo, un doppio grido di libertà corrosiva che voleva impedire al grande sonno della ragione di imporsi.
Niente da fare.
Perché per un Benigni che prova a suonare l’ultima canzone rivoluzionaria, c’è la potenza reazionaria che porta sul podio la musica più classica, innocua e rassicurante.
Vince Cutugno, secondo un ignoto Malefatto e terzo Pupo: quanto di più lontano dall’impegno e dalla piazza.

Triste metafora ancora una volta, Sanremo, di eventi ben più tragici.
Se l’ordine perentorio di ristabilire l’ordine in Italia ha questa piccola ricaduta sul Festival, nel mondo reale si traduce nella sconvolgente tragedia della strage di Bologna.
La più cupa e violenta imposizione di silenzio e di ritorno all’ordine.

Obiettivo raggiunto. L’anno dopo infatti salterà fuori la celebre lista della P2, ma ormai il riflusso ha vinto, i 70 sono finiti, il popolo dorme, Reagan prepara il reaganismo per tutto l’occidente.
E se della P2 non frega più beatamente niente a nessuno, e nell’individualismo più estremo l’unico interesse collettivo è l’apparizione della madonna di Medjugorie, allora a Sanremo può pure trionfare una canzone di rottura come “Per Elisa” della divina Alice.
Tanto, a quel punto, per tutti è solo e soltanto musica.

Sono gli anni 80, bellezza…

E con questo è tutto amici cari.
Appuntamento a domani mattina con LESTINI A SANREMO e tutti i voti della quarta serata. E a domani pomeriggio con l’ultima puntata di SANREMO A STELLE E STRISCE!

Buon Festival a tutti!

Lestini&Pasquali

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SANREMO A STELLE E STRISCE – Un Festival a Sovranità Limitata
ovvero… ASPETTANDO LESTINI A SANREMO / puntata CINQUE Edizione 2020
di Lestini&Pasquali (arrivate in fondo… ci sono gli INSTANT POOL!!

Cari amici vicini e lontani,
eccoci giunti all’ULTIMA PUNTATA di questo folle, sconsiderato e soprattutto VISIONARIO prefestival.
Noi, ovvero Lestini&Pasquali abbiamo cercato, scherzando ma non troppo, di portarvi in un mondo assurdo ma terribilmente reale, giocando con la storia e con il costume.
Una sorta di storiografia creativa in cui abbiamo disseminato paradossi, verità e suggerimenti.
A voi il compito di scovarli e capire quali sono gli uni e quali gli altri.

Oggi, chiudiamo con il botto. E dopo aver girovagato dal 1992 al 1988 e quindi al 2001 e poi al 1980, il nostro viaggio attraverso la storia degli USA, d’Italia e dello scacchiere internazionale attraverso il Festival, approdiamo nell’anno “clou” per eccellenza: il mitologico 1968.

A Sanremo è il primo anno di Sua Maestà Baudo come presentatore, la piazza, anche in Italia, comincia a ribollire e a premere pure sulle porte del Festival. La tragica morte di Tenco è una ferita ancora aperta e per questo, complice l’inarrestabile vento di rivoluzione che soffia in ogni dove nel mondo, il palco di Sanremo è affollato di cantautori che gridano vendetta.

Per quanto riguarda ciò che accade fuori, bastano le cifre e l’anno potrebbe parlare da solo.
Ci piace però ricordare almeno una cosa di quell’anno eroico. Un qualcosa in verità tutt’altro che epico: quasi in contemporanea con Sanremo, il 1 Marzo a Valle Giulia, la presenza di Giuliano Ferrara… tra i contestatori! Che vale davvero il prezzo di un biglietto unico a Sanremo per tutte le edizioni passate ed ancora a venire: dai sassi alla polizia a “l’Italia è il paese che amo”.

E mentre Ferrara, senza scomodare Antoine, è impegnato a tirare pietre e il tempo in cui vorrà andare al Festival a tirare ortaggi a Benigni è ancora lontano anni luce, nel 1968 arriva a Sanremo addirittura Armstrong, autentica divinità del jazz e tra i più grandi di sempre, che è convinto di fare un concerto viene portato via a forza e cacciato in malo modo da Baudo per esigenze di scaletta (regola numero uno di Sanremo: Baudo è Dio, anche se Armstrong sta suonando la tromba).
Una specie di delitto musicale che, metaforicamente, caccia l’America rivoluzionaria di Berkeley, del sogno, della lunga marcia per le uguaglianze, una America orfana di Kennedy ma ancora smaniosa di cambiamento.

E questa volta ad influenzare gli USA, è Sanremo a dettare i tempi. Così, se il 68 italiano deve ancora cominciare, quello americano finisce lì, a Sanremo, con Armstrong spinto via dal palco, come vengono spinti i Democratici dagli USA per lasciare spazio a Nixon, ed è tutto un programma.
La traduzione italiana che caccia via la rivoluzione americana spianando la strada alla reazione è restaurazione a stelle e strisce.

Al Festival Vince Endrigo, la protesta signorile, ma c’è Baudo che presenta: spesso contestazione e restaurazione vanno di pari passo.

E come Ferrara, bisogna saper scegliere in tempo e non arrivarci per contrarietà…

Con questo amici cari, noi abbiamo concluso. Così come hanno concluso il loro lavoro le nostre eroiche giurie demoscopiche, indicando sul podio:
FRANCESCO GABBANI
LE VIBRAZIONI
DIODATO

Non resta che metterci tutti quanti comodi e goderci l’ultimo atto di questo 70esimo Sanremo.
Grazie per averci seguiti così numerosi, grazie alle giurie demoscopiche che ci hanno dato ogni giorno gli INSTANT POOL (vediamo stanotte quanto veritieri) e ci vediamo l’anno prossimo.
Non qui, ma direttamente a Sanremo, perché, con la forza o meno, ci prenderemo il dopofestival!!

Buon Festival a tutti!

Lestini&Pasquali

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