Nudi, censure e algoritmi

Stamattina ho trovato una notifica di Facebook dove mi si informava che un mio post pubblicato due anni fa, era stato rimosso in quanto violava i nuovi standard del social in materia di nudi e contenuti sessuali.

Niente di grave o di irreparabile, per carità.
Il post in questione era un breve racconto d’amore presente altrove e la foto che lo accompagnava (ovvero il motivo della censura, due corpi abbracciati -lui che la cinge dalla schiena – sopra le lenzuola) non mia, presa da internet e per nulla inscindibile dal racconto.

Soprattutto, sono il primo a essere convinto della necessità di certe regole per rendere i social minimamente vivibili.
È tuttavia la logica di queste regole a sfuggirmi.
Ovvero, a parte il fatto che quel racconto non aveva nulla di sessuale o di erotico (e già su questa totale decontestualizzazione del contenuto si dovrebbe riflettere), perché mai la foto di due corpi teneramente abbracciati dovrebbe essere censurata?
Non è il nudo, ma il fatto che il sedere di lui sia perfettamente visibile a far scattare l’algoritmo e a oscurare il post. Per assurdo, se io avessi applicato una stellina o un effetto sfocatura alle natiche, il post sarebbe ancora lì.
L’illogicità del tutto fa sì che contemporaneamente un nudo frontale di donna fotografata nell’atto di leccare una banana, con un seno scoperto ma “criptato” con una stellina sul capezzolo, mentre sotto c’è lo slogan di una marca di gioielli, sia perfettamente lecita.

Mi chiedo quale delle due immagini, e dei due contenuti a esse connessi, sia effettivamente volgare e offensiva.
Soprattutto mi chiedo quanto senso abbia affidare il controllo del buon senso etico dei post e delle immagini di un social all’ottusità informatica (e inevitabilmente manichea) di un algoritmo.

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