“Sardine” e strumentalizzazioni

Tutta questa attenzione che media e politica stanno dando al movimento delle SARDINE è – da qualunque parte la si guardi – totalmente insincera, superficiale e strumentale.
Ovvero, nessuno di quelli che contestano le SARDINE, che li attaccano e le irridono, è minimamente interessato a cosa pensino, ai contenuti del loro programma.
Che questi contenuti esistano o meno, che sia un movimento strutturato o privo di direzione, concreto o velleitario, ai detrattori delle sardine – checché ne dicano i detrattori stessi – non importa nulla.
Le SARDINE vengono attaccate in quanto tali.
Salvini, la Lega e tutta quanta la destra italiana, non contestano le SARDINE perché è un movimento di sinistra, perché pensa e dice cose contrarie alla destra e nemmeno perché li reputa figli di papà annoiati che non hanno capito nulla di quali sono i reali problemi del mondo.
Le contestano semplicemente perché ESISTONO.
Ma non è un problema o un atteggiamento della destra.
C’è una sinistra intellettuale che da qualche settimana sta versando fiumi di inchiostro per spiegare – prima ancora che abbiano potuto realmente agire, spesso prima ancora che abbiano potuto parlare – perché le Sardine siano destinate al fallimento, perché sia un movimento da poco.
Anche in questo caso, l’attenzione ai contenuti è scarsa, o inesistente: è un paternalismo che contesta questo movimento non per i contenuti, ma semplicemente perché esiste.
Infine, l’ansia spasmodica – e grottesca – con cui i partiti di sinistra e centrosinistra si affrettano a sostenerli e a benedirli, è un appoggio solo apparente. Nasconde (conosco i miei polli, purtroppo) la voglia di metterci un cappello sopra per oscurarli e seppellirli. Anche in questo caso, senza chiedersi realmente quali sono i loro contenuti. E anche in questo caso, è la loro esistenza a dare fastidio.
Perché in un paese dove il paternalismo è così forte da ritenere “giovane” un quarantenne o un cinquantenne, un movimento nato spontaneamente, fuori da ogni schema o riferimento politico-elettorale classico, soprattutto coordinato da ragazzi di venti-ventidue anni, è un affronto a prescindere, intollerabile a priori. Che – senza chiedersi mai realmente cosa pensino, cosa facciano e perché lo facciano, con la spocchia di chi ritiene che i giovani non meritino altro che superficialità e sufficienza perché “noi siamo diversi e ai nostri tempi mica era così e quando ero giovane io sì che lottavamo per cose giuste” – dà fastidio a tutti, da destra a sinistra.

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