Fenomenologia dell’uomo qualunque

Questa storia che il politico è “un uomo come tutti” – e quindi il fatto che balli la lap dance, si sbronzi, sbagli i congiuntivi, parli un italiano drammaticamente misero e usi il parlamento per fare proposte di matrimonio, non solo è visto come normale ma è anche motivo di attrazione e consenso perché vuol dire che “non ha la puzza sotto il naso”, “è come noi” ed “è uno di noi”, è in realtà la più desolante delle miserie, il più subdolo degli inganni.
In primo luogo perché la sbandierano come una estrema vicinanza della politica verso i cittadini (mica come quei professoroni altezzosi!), come la politica che finalmente coincide con la gente comune, mentre in realtà è il singolo politico che usa (e abusa) il suo potere per mettere in primo piano il proprio bisogno, la propria intima pulsione. Il proprio interesse.
E mentre abilmente, nella più strisciante delle maniere, ci illudono che questo “essere come noi” sia la strada verso l’uguaglianza e la fine del privilegio della casta, in realtà stanno svuotando di significato le istituzioni e, soprattutto, il nostro diritto a essere rappresentati. Eludono abilmente anche il solo affrontare la questione dell’unica uguaglianza da perseguire e di cui avremmo bisogno, ovvero quella pubblica, dei diritti, presentandoci come uguaglianza quella che in realtà è la più becera delle omologazioni. Dicendo banalmente che “siamo tutti uguali” distruggono la nostra unicità di individui e ci trasformano in massa non pensante, pronta a perdere ogni suo diritto pubblico e a credere che la libertà coincida con il poter inseguire i più trascurabili palletici privati e condividere con il mondo la propria intimità.

E quando il confine tra pubblico e privato non esiste più, quando tra bene pubblico e bisogno privato non c’è più alcuna differenza, e furbescamente si parla della cosa come il trionfo di una politica finalmente “a misura d’uomo”, in realtà siamo alla distruzione della politica, all’impoverimento senza scampo dell’umanità e allo sgretolamento del concetto stesso di società.
E quando provi a farlo notare, quando provi a incazzarti, ti rispondono “fossero questi i problemi”.
Il metodo più viscido – ma tragicamente efficace – per non parlarne e non affrontarli mai, i problemi.
E continuare a trascinarci, senza scampo, nell’inferno del nulla.

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