La Storia siete voi… (alla mia 5 C… e ai ragazzi di ieri e di oggi… )

I registi la chiamano “luce a cavallo”.
Ovvero quella luce che sfugge alle classificazioni tecniche di “giorno” e “notte” indicate in sceneggiatura, che impedisce al direttore della fotografia la preparazione di qualsiasi schema standard e preordinato, che manda all’aria ogni regola.
Quella luce che in natura esiste solo per un pugno di minuti al giorno, quando il giorno è già finito ma la sera non è ancora arrivata.
E non è nemmeno – genericamente e banalmente – il tramonto. È qualcosa di più specifico e ineffabile, un frammento di tramonto, diafano e ammantato di azzurro lontananza.
Tecnicamente, quasi imprendibile e quasi impossibile da riprodurre.
In definitiva, quella luce che, al cinema, se riesci ad acchiapparla e restituirla, hai vinto, perché quella luce rende magici i volti, i paesaggi, le cose.

Se, come credo da sempre, è vero che la vita è essenzialmente luce e che ogni sua stagione abbia i suoi colori e la sua illuminazione, allora non c’è dubbio che niente meglio della “luce a cavallo” rappresenti e simboleggi quel momento che va dai 18 ai 20, 22 anni.
Quando l’adolescenza è già finita ma la giovinezza più piena di fatto deve ancora cominciare. Quella stagione appunto diafana, appunto colorata di azzurro lontananza in cui non si è niente eppure si è tutto. Quando, diceva Ungaretti, “si arde di inconsapevolezza”. Quando si è imprendibili, quando si sfugge stupendamente a ogni regola, a ogni classificazione. Quando si è tragici ed eroici nella più pura leggerezza. Quando tutto va stretto e il cuore è un insieme di battiti velocissimi.
Quando si è bellissimi senza altro da aggiungere.

Ecco, in questa stagione così feroce, assurda e indimenticabile, piombano – malgrado tutto e chissà perché – gli esami di maturità.
Una prova a suo modo ridicola eppure fondamentale, in un certo senso il primo marca tempo dell’esistenza, il primo spartiacque, il primo punto e a capo, il primo pretesto per tirare somme sulla propria vita.
Una prova che nessuno ha mai dimenticato né mai nessuno dimenticherà, pure se negli anni a venire ne arriveranno altre, di prove, ben più difficili e molto più decisive.

Il perché la maturità malgrado tutto generi ansie così gigantesche, ricopra così tanta importanza e abbia un posto d’onore nei ricordi di ognuno, se lo chiedono in molti.
E io ho la presunzione di conoscerla, la risposta.
Credo, o meglio sono sicuro, che sia per via di quella luce, la “luce a cavallo”. Quella luce che quando ci siamo dentro, oltre a rendere magica ogni cosa, ci rende VERI come non mai, come non saremo più.
E quando arriva la maturità quella luce è al suo culmine di azzurro e splendore. Per questo, comunque vada e quale che sia la sua reale importanza, lo ricordiamo e lo ricorderemo, perché in quel momento siamo stati spudoratamente noi stessi, totalmente veri. Così veri come non siamo stati né lo saremo più. E lo ricordiamo perché anche se da adulti quella verità la ripudiamo, la rinneghiamo e la sminuiamo prendendoci gioco dei ragazzi, quella luce ci manca. E la sua assenza, anche se ci rifiutiamo di ammetterlo, continua a farci male.

Stasera penso – e come potrebbe essere altrimenti – alla mia 5 C, ai miei ragazzi, che sono nel pieno di quella luce e con quella luce mi hanno illuminato tutto l’anno.
Grazie a loro, alla loro vicinanza e al poter godere senza merito di quella luce, ancora una volta sono riuscito a non farmi imprigionare dalla parte più grigia e sorda dell’essere adulto. E così ancora riesco a capirli.
Soprattutto, so cosa stanno passando in questo momento, il vertiginoso saliscendi di emozioni, la paura, il cuore che scoppia, la frenesia, l’insonnia, la paranoia.
Vorrei rassicurarli, ma so che, almeno adesso, è impossibile.
Vorrei dirgli tante cose, ma so che quasi niente, in questo momento, ha veramente senso.
Allora gli mando una canzone.
Quella stessa canzone che, nell’ormai lontanissimo giugno 1995 una persona molto speciale mandò a me la sera prima della mia maturità.
Quella canzone che, ancora oggi, penso abbia le parole più adatte per un momento come questo.
“La storia”, di De Gregori.
Perché sì, ragazzi, la storia siamo noi, siamo noi queste onde del mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da raccontare…
La storia siamo noi.
Siete voi, ragazzi… perciò coraggio, fate brillare la vostra splendida “luce a cavallo”, non fatevi afferrare, continuate a essere meravigliosamente imprendibili, meravigliosamente azzurri, imperfetti, impauriti, sfrontati, eroici, buffi, innamorati…
Continuate a essere ferocemente voi stessi.
Anche nella più atroce delle tempeste.
In bocca al lupo, ragazzi miei.

Il prof.

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