“Io sono Matteo Salvini”

Il libro IO SONO MATTEO SALVINI non è un libro “su” Salvini, ma “di” Salvini.
Ovvero, si tratta di una lunga intervista al vicepremier (120 domande per l’esattezza) fatta dalla giornalista Chiara Giannini, che del volume è anche la curatrice.
Ergo, sulle polemiche in merito alla casa editrice (Alta Forte edizioni, dal catalogo sovranista, sostenitrice di Casa Pound e il cui rappresentante Francesco Polacchi si dichiara “fascista nell’unico senso possibile”), Salvini non può dire di non conoscerla né tanto meno di non essersene preoccupato.
È semplicemente impossibile. Ripetiamo: non è una biografia, che come tale pur se autorizzata potrebbe sempre essere, in ogni sua parte, attribuibile alla visione dell’autore. È un libro-intervista, parole inedite pronunciate direttamente da Salvini. Parole che dal suo staff sono state viste e riviste, pesate e soppesate, editate e rieditate prima del via libera per la stampa. Così come è stata soppesata al millesimo la scelta della casa editrice, che ovviamente rientra in una precisa strategia comunicativa. Vale a dire il poter strizzare l’occhio all’estrema destra neofascista e, al tempo stesso, non sporcarsi le mani e rimanerne fuori, in quell’eterno equilibrismo che confonde l’opinione pubblica e legittima il suo protagonista anche (e soprattutto) quando non fa alcuna azione politicamente concreta.

Rimanendo nel merito della questione editoriale, prima che qualche fanatico della testuggine mi salti virtualmente al collo: certo che una casa editrice che stampa testi sovranisti e di estrema destra può esistere, ci mancherebbe (e, tanto per, può esistere proprio grazie a quella tanto disprezzata democrazia).
Ma non è questo il punto: visto che può esistere e non è la sua esistenza a essere in discussione, visto che chi la sostiene è così orgoglioso che esista, perché nessuno si chiede come mai non un “sinistro buonista” ma uno dei suoi autori (e non un autore qualunque, ma l’uomo votato da molti dei lettori) ne prende pubblicamente le distanze?

Nel mio piccolo, da scrittore, posso dire che la mia casa editrice (Edizioni fogliodivia) progetta e sostiene progetti e iniziative dedicati alle marginalità, ai senza fissa dimora in primis, ai migranti, agli “ultimi”. E parte dei proventi dei libri vanno proprio a finanziare questi progetti. E se e quando qualcuno me lo chiede, io mica prendo le distanze, ma anzi rivendico tale politica editoriale. E aggiungo che non è certo un caso che il pubblichi proprio con loro.
Così come non è (quasi) mai un caso che un determinato autore pubblichi con una determinata casa editrice.
Di sicuro, non è un caso quello di Salvini.

Buona lettura a tutti!

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