Lestini a Sanremo (edizione 2019)

QUEL DEBUTTO UN PO’ COSI’ (i voti della prima sera)

Signore e signori, pronti via!! Rieccoci immancabilmente a Sanremo, a consumare la più perversa e incomprensibile delle manie del sottoscritto: la febbre da Festival.
Pensate solo che questa è l’edizione 2019, e che la prima volta che ho messo i voti alla kermesse è stato nell’89, per il giornalino delle medie. Trent’anni tondi. E ancora nessuno mi ha internato. Misteri.
Comunque, edizione numero 69, seconda dell’era Baglioni. E lo diciamo subito: dopo l’eccellente (e sorprendente) prova dell’anno scorso, le aspettative erano alte, altissime.
Aspettative che però, a conferma che – come cantava Caparezza – “il secondo album è sempre più difficile” , sono state in buona parte disattese.
È stata infatti una partenza un po’ così, molto al di sotto delle attese, freno a mano tirato e a tratti assolutamente noiosa e ingolfata.
Niente a che vedere con il museo degli orrori dell’era Conti, per carità, ma comunque poca roba, lontana anni luce dagli splendori di un anno fa.
Eppure l’incipit ci aveva illusi: la versione scatenata di “Via” con la performance dei ballerini è stato, senza dubbio, il più bel l’inizio degli ultimi vent’anni.
Poi però la macchina si è ingolfata e annacquata. Poco brillanti i conduttori, rovinosamente eccessiva la scaletta, show nel complesso ripetitivo e noioso, qualità delle canzoni – almeno questa la prima impressione – assolutamente più bassa dello scorso anno.
E, per di più, alcuni evidenti problemi tecnici – audio pessimo, poco ascolto sul palco, orchestra slegata dagli interpreti, stonature a ripetizioni – hanno funestato tutta la prima parte.
Nulla da dire invece sulla regia (un 9 pieno), asciutta e tutta incentrata sulla musica, e sulla scenografia (un 7,5 meritatissimo).
Zero assoluto invece per quei cazzo di avatar senza occhi mandati in sovraimpressione prima di ogni esibizione: ma che vi siete impazziti??
In definitiva, macchina decisamente da rivedere. Per ora, nel complesso è un 5,5 che diventa 5 pieno per la delusione (generalmente ho dato voti più cattivi del solito proprio per la delusione). Anche lo scorso anno la prima sera fu la più debole, ma era una debolezza che lasciava intravedere grandi potenzialità. Quella di ieri invece, non lascia presagire nulla di buono.
E andiamo con i voti…

I CONDUTTORI

CLAUDIO BAGLIONI – totalmente autoreferenziale, ma questo lo sapevamo già. Anzi, la sua forza è proprio nella continua, disinvolta e divertita citazione di se stesso. Però non è un presentatore, e se i compagni di viaggi non si accendono, finisce per spegnersi pure lui. Tanta, tantissima classe, ma zero ritmo.
Come direttore artistico, ci avevano già convinto le nuove regole (soprattutto l’abolizione di quel minchia di Sanremo giovani), mentre non ci ha convinto la scaletta (Bocelli e Giorgia entrambi nella sera dove cantano 24 cantanti è francamente troppo) e non ci è proprio piaciuta la selezione dei brani. Giustamente Baglioni ha cercato di stare al passo con i tempi, ma l’invasione di rap/trap è eccessiva, stucchevole, deleteria.
E si finisce per esultare quando sul palco arriva il più insostenibile dei classiconi sanremesi più melensi di un quintale di zucchero.
Voto: 5 (con ampi margini di miglioramento)

CLAUDIO BISIO – ci aspettavamo grandi cose da lui. Forse ci aspettavamo troppo. Che sia stata l’ansia da debutto o la scaletta asfissiante, il buon Bisio ha annaspato per ora cercando, senza riuscirci, di essere divertente. Troppo spesso fuori posto e fuori tempo, ha steccato anche il monologo, vale a dire il suo pane quotidiano.
Deludente. Voto: 5

VIRGINIA RAFFAELE – idem come Bisio. In pillole, e con le sue geniali imitazioni, su questo palco negli anni passati è stata micidiale. Ingessata e a disagio invece ieri sera. I social l’hanno ingiustamente massacrata per aver cambiato solo una volta l’abito. Ma a parte questo le altre critiche ci stavano tutte.
Pesce fuor d’acqua. Voto: 5

GLI OSPITI
6 a Bocelli (la gag con il figlio ce la potevano risparmiare), 9 a Giorgia (è talmente “troppo” la sua voce, che dopo la sua esibizione la gara perde ogni senso e ogni interesse), 9 a Favino (fenomeno… oh quanto lo rimpiangiamo, oh quanto lo rimpiangeremo… ) e 7,5 a Santamaria (l’impressione è che invitarlo sia stato un autogol… in trenta secondi dimostra di presentare meglio lui di Bisio e della Raffaele messi insieme).

LA GARA

FRANCESCO RENGA – che ci piaccia o no l’artista, una cosa è certa: Renga non stona mai e le sue esecuzioni sono sempre tecnicamente impeccabili. Ieri sera invece, delirio di imprecisioni a go-go, segno che sul palco molte cose non andavano.
A parte questo – che non è colpa di Renga – canzone scialba e inutile. Da dimenticare in fretta.
Voto: 5

NINO D’ANGELO/LIVIO CORI – le ironie su Nino D’Angelo, fin troppo facili (e spesso incomprensibili). Ad ogni modo questo brano sembra intenso e interessante.
“Sembra”… perché durante il pezzo i problemi tecnici raggiungono l’apice della serata. D’Angelo non becca una nota: se sia anche colpa sua è difficile dirlo, visto che pure l’orchestra è in palese difficoltà.
Voto: per ora 5… Ma totalmente da risentire.

NEK – il testo di questa canzone merita cinque anni di reclusione senza possibilità di convertire la pena in servizi socialmente utili. Però l’arrangiamento è davvero tanta roba. E l’interpretazione, soliti problemi tecnici a parte, molto convincente.
Voto: 6 (peccato quel cazzo di testo… via Nek, possibile che non trovi uno che sa scrivere in maniera anche solo decente??)

ZEN CIRCUS – a parte il look rovinosamente anni ’90 (un mix mortale tra Rokko Smitherson regista “de paura” e Rocco della prima stagione di Beautiful), questa Band è la vera sorpresa della serata. Gran bel testo, rock asciutto e potente, interpretazione notevole. Da seguire assolutamente.
Voto: 7,5

IL VOLO – sono indignato, come cittadino. Come padre invece mi sento in colpa per aver dato a mia figlia un mondo che contempla l’esistenza de Il Volo.
Inascoltabili. E inguardabili.
Voto: 1

LOREDANA BERTÉ – chiunque, presentandosi sul palco a quell’età, coi capelli turchini e una minigonna pirandelliana a livelli onfalici, sarebbe stata ridicola e deprimente. Chiunque tranne lei, Sua Maestà Loredana, che per fortuna non è ancora una signora.
La più autentica e sanguigna rockstar della musica italiana. La canzone? Boh, chissenefrega… c’è lei e questo basta.
Indispensabile.
Voto: 7

DANIELE SILVESTRI – altra storia, altra categoria. Talmente superiore a tutto quello che abbiamo ascoltato ieri da essere quasi imbarazzante.
Testo attuale, importante e potentissimo. Interpretazione intensa, da applausi. Una certezza. Chapeau.
Voto: 8,5 (gli avrei dato 9, ma devo ancora capire se l’intervento rap di Rancore è una ruffianata alla moda del tempo o un valore aggiunto)

FEDERICA CARTA/SHADE – signore e signori, ecco servito il più finto, inutile e trito prodotto da laboratorio. Una spruzzatina di talent, 3/4 di giovanilismo spinto, 1/4 di idiozia spensierata, musichetta arrangiata coi piedi (le basi del karaoke a volte sono migliori) ma orecchiabile in maniera devastante. Una fabbrica del tritume che produce sti due sfilziti che paiono usciti da uno spot della Virgosol.
Decisamente poca roba, quella musica fasulla che fa male alla salute.
Voto: 3,5

ULTIMO – nelle sue intenzioni – e soprattutto in quelle di chi lo sostiene – rappresenterebbe il nuovo pop, commerciale ma comunque importante, lontano anni luce dalla bolgia indistinta rap/trap.
Era ovvio aspettarsi qualcosa di più, che osasse qualcosa di più. Si limita invece al compitino, a una robettina sanremesissima già vista e sentita decine di volte. Attenzione però: una di quelle cose che da queste parti tra i primi tre ci arrivano a occhi chiusi.
Scontato.
Voto: 5

PAOLA TURCI – tutti, o almeno chi mi segue da tempo, sa che lei è la mia fidanzata segreta, che la amo perdutamente da oltre vent’anni. Eppure, nonostante questo… bellezza, classe e mestiere sono senz’altro a livelli altissimi (e, in questo palco, merce rarissima), ma la canzone pare davvero bruttina. E per nulla nelle sue corde.
Non basta l’amore per la sufficienza.
Voto: 5,5

MOTTA – ecco il figlio di Moro ed Ermal Meta (diamo a Cesare quel che è di Cesare: la battuta, geniale, è della mia amica Chiara Minciaroni). Emozionatissimo, a tratti impacciato. Ma la canzone è coraggiosa, e anche se non di impatto immediato sembra una delle migliori in gara.
Voto: 6 (per ora, vista l’interpretazione sotto tono, ma migliorerà in settimana… speriamo)

BOOMBADASH – eh???? una selva di prugne caramellate di brillantini per una canzone brutta, scritta coi piedi, cantata male e suonata peggio.
Perché sono qui?
Voto: 4

PATTY PRAVO/BRIGA – un po’ indignato dall’esibizione dei Boombadash, abbandono un attimo la postazione. Quando torno mi prende un colpo. Chi ha cambiato canale? Perché c’è Pennywhise, il clown di IT??? Ah no… è Patty Pravo.
Viso talmente di plastica che rischia di spaccarsi ogni volta che apre bocca. Imbarazzante lei e inutile il Toy Boy che la assiste.
Patty io ti adoro, ma così conciata, così fiacca e con una canzone così molle, non posso premiarti solo per la tua grande carriera.
Mezzo punto in più perché con loro i problemi tecnici raggiungono l’apice e perché la Patty se la cava con una battuta da antologia.
Voto: 5

SIMONE CRISTICCHI – un testo sullo stile di Jovanotti, ma che di Lorenzo non ha la sublime leggerezza. Interpretazione alla Fossati, ma senza un’unghia della poesia e dell’intensità del cantautore genovese. Pezzo alla fine interessante, ma pretenzioso in maniera decisamente fastiosa.
Voto: 5,5

ACHILLE LAURO – ecco, io già lo denuncerei per il nome d’arte che si è scelto e già gli darei 20 anni di carcere per come è conciato.
Detto questo: pezzo inconcepibile sotto ogni punto di vista. Non è semplicemente strano che sia a Sanremo, è sbalorditivo che qualcuno lo ritenga musica.
Inqualificabile
Voto: 0

ARISA – lei che canta a mezzanotte ha lo stesso effetto della carezza di un muratore di Quarto Oggiaro: può ucciderti. Canzone strampalata con pretese operistiche, dove la nostra starnazza e sbrocca per tre minuti con la veemenza di una nonna pazza che vuole ingozzare a forza il malcapitato nipote.
Gesù…
Voto: 4

NEGRITA – stordito da Arisa, quando arrivano i Negrita ho qualche problema a concentrarmi. A occhio, mi pare niente di speciale.
Bel sound, discreto arrangiamento, interpretazione standard.
Vista la serata tanta roba, ma dai Negrita ci si aspetta di più.
In ogni caso da riascoltare.
Voto: 6

GHEMON – questo strano “rap cantautorale” è senza dubbio diverso e interessante. Solo che lui ha la stessa potenza espressiva di un moscerino annegato nel vino bianco delle tavolate delle sagre estive.
Animo ragazzo, animo…
Voto: 5

EINAR – Ghemon mi ha stordito, ma Einar infierisce proponendo – e a che ora!!! – la più pallosa in assoluto tra le canzoni in gara. Un frutto e rifritto “melenso/pop” di una banalità sconcertante. E che per tragica ironia della sorte si chiama “Parole Nuove”.
Voto: 4,5

EX OTAGO – definitivo colpo di grazia. Questa Band mai sentita prima, che per ragioni a me oscure (e che a sto punto manco voglio sapere) sta a Sanremo tra i “big”, sciorina il più ovvio dei pop, oltre tutto suonato e arrangiato in maniera raccapricciante.
Pietà, pietà…
Voto: 4

ANNA TATANGELO – sugli ExOtago ovviamente mi addormento. Mi risveglio al verso “è più ti guardo e più vedo la parte migliore di noi”. Penso di avere 8 anni e di essere nel pieno degli anni ’80. Invece no, è il 2019, di anni ne ho 42 e sul palco c’è Anna Tatangelo che canta la più trita e vergognosamente riciclata canzonetta d’amore possibile. Che la voce sta ragazza ce l’avrebbe anche… ma uno, non le danno mai un testo decente… due, ha l’intensità espressiva di una cabina telefonica.
Deprimente.
Voto: 4,5

IRAMA – prima di tutto, ho saputo che questo esotico nome d’arte non è altro che l’anagramma duMaria. Ma non voglio infierire, perché basta la canzone, tragicamente brutta, un pop rap né pop né rap (e poi, ma perché sti giovani non riescono a fare a meno di rappare??), una “Mary” del nuovo millennio pretenziosa e inutile, con tanto di coro gospel ingiustificato e surreale.
Voto: 4

ENRICO NIGIOTTI – ecco il pupillo della Maionchi, che per carità, bravino è bravino… e la canzone, nostalgica e non banale, è piena di spunti interessanti. Ma c’è un eccesso di pretenziosità che lo rende stucchevole e a tratti ridicolo… perché mentre si atteggia a grande cantautore, scivola sulla calata livornese, e più che De Gregori al folkstudio sembra Paolo Ruffini in un cinepanettone.
Voto: 5

MAHMOOD – quando arriva questo tizio – per me sconosciuto – sul palco, è l’una, sono stanco, annebbiato e deluso da una serata sotto tono. Come dire, non sono ben disposto. Lui però ci mette il carico da 11 proponendo una trap (ancora no, basta, pietà!!!) decisamente inascoltabile.
Voto: 4 (magari ascoltata alle 10 di sera è un 4,5, ma la sostanza non cambia… )

E con questo amici cari è tutto.
A risentirci domani con i voti della seconda serata (dove, dai, sono solo 12 a esibirsi!!!)

#lestiniasanremo


QUEL CHE PASSA IL CONVENTO (i voti della seconda serata)

Tanto per cominciare, le classiche due notizie, una buona e una cattiva.
Quella buona è che hanno risolto i problemi tecnici che hanno funestato buona parte delle esibizioni della prima sera. Quella cattiva è che, nonostante la messa a punto della fonica, il secondo ascolto conferma la prima impressione. Ovvero, il livello delle canzoni in gara è decisamente basso. Il che, per Sanremo, non è una novità, ma se paragonato con l’eccellenza della scorsa edizione il tonfo ha del clamoroso.
Sicuramente le ragioni di tutto questo sono – e possono essere – molteplici. Senza voler entrare nello specifico della disamina, la sensazione – desolante – è che fondamentalmente non sia colpa di nessuno. Cioè che questo è quel che passa il convento, e pure un direttore artistico bravo e capace come Baglioni deve arrabattarsi.
Del resto finché quasi tutti i cavalli di razza della musica nostrana, come Mengoni (che personalmente non amo, ma ha una voce della madonna e quando ieri ha duettato Battisti con Baglioni è giustamente venuto giù l’Ariston – voto, 8 ) e la Mannoia (stupendo l’inedito, da brivido la riproposizione di “Quello che le donne non dicono”, una gigantessa senza altro da dire – voto, 9) invece di stare in gara figurano come super ospiti, sarà difficile cambi qualcosa.

Detto questo, in generale le cose sono andate meglio del debutto.
Più sciolto e scorrevole lo show (complice anche una scaletta “umana”), e molte magagne messe a posto. Ma niente di clamoroso, un “quasi bene” che non decolla, un generale 5,5 opaco e incolore.
Dispiace tantissimo, perché sono due personaggi che amo alla follia, ma ancora, al momento, le zavorre di questa macchina che stenta a prendere i giri, sono Bisio e la Raffaele, appena appena un pochino più sciolti, ma 5 era e 5 rimane.
Più a suo agio Baglioni (gli diamo un 6,5). Talmente a suo agio che, a differenza del solito, è continuamente presente sul palco.
Segno inequivocabile che lui funziona, gli altri due no.

E andiamo con i voti ai cantanti.
Come sempre, in rigoroso ordine di apparizione.

ACHILLE LAURO – molto peggio di un pessimo artista, molto peggio di una canzone orrenda.
Probabilmente si tratta della peggior canzone in assoluto mai presentata nella storia di Sanremo. Ma non solo. Ha lo strano potere, ascoltandola, di scatenare gli istinti più violenti e brutali.
Del tipo: ma sai dove te la devi mettere sta cazzo di Rolls Royce???
Voto: 0 (ma la tentazione di inaugurare i numeri negativi è tanta… ).

EINAR – dopo Achille Lauro, anche il figlio sbronzo della tua vicina di casa che sputacchiando si esibisce in “Si può dare di più” al karaoke in Riviera, sembrerebbe un grande artista.
E infatti Einar, canzone più stantia dei chewing-gum dei distributori automatici, interpretazione intensa come una marmotta in letargo, all’inizio non dispiace.
All’inizio. Poi ti scuoti e il brano si svela per quel che realmente è: una palla insostenibile.
Voto: 5-

IL VOLO – se fossero la parodia dei tre tenori potrebbero pure essere divertenti. Non come Aldo, Giovanni e Giacomo, ma avrebbero comunque il loro perché.
Il problema è che fanno sul serio.
E che sono uno dei punti più bassi e incomprensibili della storia della musica italiana.
Voto: 1

ARISA – brano psicotico e strampalato, senza capo né coda, scritto male e cantato peggio. Ad aggravare il tutto, Arisa si presenta fasciata di una busta nera in simil pelle. Devastanti gli effetti.
Ad ogni modo mezzo voto in più perché a un certo punto si scorda un verso e si inceppa. E quando succedono ste cose disgraziate (che possono succedere a tutti) gli artisti vanno sempre incoraggiati e applauditi.
Voto: 4,5

NEK – eliminati i problemi tecnici, confermiamo quanto già detto: testo sciaguratamente orrendo, ma Nek è in forma strepitosa e sfodera una grande performance (la migliore della serata). E l’arrangiamento è decisamente da applausi.
Voto: 6,5

DANIELE SILVESTRI – questo brano, intenso, poetico, vibrante, duro e arrabbiato, è palesemente su un altro pianeta rispetto a tutto ciò che si muove su questo palco.
Capolavoro. E premio della critica già scritto.
Voto: 9

EX OTAGO – che si tratta di una canzonetta trita e misera con arrangiamenti agghiaccianti, lo avevamo già detto. In aggiunta: qualcuno spieghi a questa Band la differenza tra cantare e biascicare.
Voto: 3,5

GHEMON – al debutto aveva sfoggiato un look mistico alla Osho, ieri si è presentato vestito da ispettore Gadget. In entrambe le versioni, il risultato è stato lo stesso: idea musicale interessante, ma lui – e il brano – annoiano più di una maratona di Marzullo.
Soporifero.
Voto: 5

LOREDANA BERTÉ – la canzone, scritta da Curreri, ovvero una garanzia del rock de noaltri, non è male. Ma come già detto, la qualità della canzone in questo caso è relativa. La grandezza della Berté è tale e tanta che col suo divorare il palco con presenza e personalità da antologia fa scivolare tutto in secondo piano, brano compreso.
E allora godiamocela, questa splendida matrona felliniana feroce ed elegiaca, questo mascherone barocco di dolore e potenza, questa fata turchina horror dolcissima e vertiginosa.
Una regina senza altro da dire. Immensa.
Voto: 8

PAOLA TURCI – look e sensualità ben oltre il 10 e lode. L’interpretazione è decisamente migliore della sera del debutto, ma nonostante questo e nonostante io ami perdutamente questa donna, la canzone proprio non c’è.
Sprecata.
Voto: 5,5

NEGRITA – ascoltata a un’ora decente e con ancora tutte le funzioni cerebrali attive, è decisamente un buon rock animato dal sound robusto e deciso che è da sempre il marchio di fabbrica della Band.
Eppure, a questo pezzo manca qualcosa. Ma non ho ancora capito cosa.
Voto: 6,5

FEDERICA CARTA/SHADE – un terrificante e insulso jingle pubblicitario spacciato per irresistibile tormentone. Arrangiamenti inesistenti venduti come freschezza giovanile. Interpreti penosi e incapaci presentati come il nuovo che avanza.
La peggio gioventù.
Voto: 3

E con questo amici cari è tutto.
A risentirci domani con i voti della terza serata!!

#lestiniasanremo


MA LA GARA DOV’E’? VENDITTI E ALTRE STORIE… (i voti della terza serata)

Come niente, a riprova che la vita fugge via veloce come la pipì di una farfalla, eccoci arrivati al giro di boa, meno due giorni alla fine e una situazione pronostici che già comincia a delinearsi nettamente.

Ma prima di parlare della gara, lo show. Questo Festival ha qualcosa che non va e non funziona. Non è brutto e squallido come già accaduto in tante edizioni, ma c’è qualcosa che non lo fa mai decollare. Un piattume, una noia, una stanchezza di fondo. Buchi di scaletta e qualche personaggio fuori posto.
La direzione artistica lo sa e sta provando letteralmente di tutto, con continui aggiustamenti e modifiche last minute. La puntata di ieri ne è la riprova: un saliscendi, una continua montagna russa tra trashate e momenti sublimi, battute imbarazzanti e grande spettacolo.
La sensazione finale, a puntata conclusa, è lo smarrimento e la confusione del non capire esattamente cosa si è visto.
Uno show senza direzione e privo di un chiaro marchio di riconoscimento. Il voto era 5,5 e 5,5 rimane.
Nonostante questo Baglioni non delude, anzi migliora sera dopo sera, sempre più a suo agio e sempre più rassicurante (nel senso che quando arriva lui, specie se al pianoforte, si ha la certezza che le cose funzioneranno). Voto: 7.
Bisio e la Raffaele invece, peggiorano. Alla terza sera, ci hanno ormai stancati e sono a un passo dall’essere insopportabili. Una coppia senza feeling, che non funziona, assemblata malissimo e generatrice di momenti imbarazzanti a go go. Il voto scende a un 4 pieno, perché la sensazione è che singolarmente migliorino (poco Bisio, tantissimo la Raffaele) e si zavorrino a vicenda. Forse centellinare le apparizioni in coppia potrebbe essere una soluzione.

Per quanto riguarda gli ospiti, piatto ricchissimo. Forse TROPPO ricco.
Nel senso che nella smania di risollevare un aereo che vola ad altezza struzzo, sono stati buttati nella mischia così tanti grandi della musica italiana che alla fine è stato legittimo chiedersi: ma la gara qual è? E in gara chi c’è?
Ad esempio Serena Rossi, l’ultima ad esibirsi. Cioè, perché è tra gli ospiti? sfodera una interpretazione da brivido di “Almeno tu nell’universo”, con una voce miracolosa (voto:8 ). Ma un posto in gara per lei non c’era?
Pessima invece Alessandra Amoroso (anche lei, che minchia ci fa tra i super ospiti?). Le lacrime e la dedica a mamma e babbo peggiorano la qualità già pessima delle canzoni. E fanno venir voglia di ucciderla. Voto: 3.
A compensare il 3, il 10 e lode (e peccato non poter dare un voto ancora più alto) di Sua Maestà Ornella Vanoni, a oggi il momento più alto del Festival. Sublime, divina, immensa. Da antologia il duetto con la Raffaele.
Assurdo, e quindi bello per forza, il trio Rovazzi-Baglioni-Leali (voto 7), mentre Raf e Umberto Tozzi fanno esplodere l’Ariston: dieci minuti di delirio che manco in discoteca, un gigantesco, pacchiano ma a suo mondo irresistibile karaoke.
E il voto non saprei… perché quel che era mancato finora all’era Baglioni (ed era un bene) era proprio il momento karaoke. Che sì, manda in delirio il pubblico, fa cantare tutti, ma sa tanto di show barocco del sabato sera dove tutti fanno tutto perché nessuno sa fare un cazzo.
E l’apoteosi karaoke arriva quando sul palco si materializza sor Antonello Venditti. Ora appena arriva pensi che ci sia qualcosa che non va alla tua televisione e provi a regolare il colore. Poi capisci che no, è proprio così, strafatto di lampade fino a scoppiare, un mix tra Spartaco er macellaio der Tufello e un boss della Magliana appena uscito da Regina Coeli.
Poi canta ed è un gran cantare. Poi duetta con Baglioni ed è uno spettacolo… karaoke a parte, s’intende. Voto: 8,5 a lui e 2 al karaoke.
Infine: come non bastassero la scarsa forma di Bisio e la Raffaele utilizzata malamente, Paolo Cevoli sfodera un monologo da incubo (voto: 3). Pio e Amedeo, che ieri ho ingiustamente dimenticato, erano stati tutta un’altra storia (voto 7).

LA GARA

MAHMOOD – ascoltato all’una di notte, non avevo capito nulla e mi aveva più o meno indignato. Per farmi un favore la Rai lo mette in primissima serata: alle nove non mi indigna, ma continuo a non capire cosa abbia di interessante questa canzone, cosa abbia di bello questo testo e cosa abbia di potente questa interpretazione.
No perché la stampa lo sta lodando e incensando. Ma lodano e incensano pure Achille Lauro, quindi…
Misteri.
Voto: 4,5

ENRICO NIGIOTTI – con quel look indeciso tra un tronista tamarro e un Grignani 3.0, il Nigiotti mi sta simpatico, la canzone non male e il testo a tratti emozionante. Ma l’interpretazione fa acqua. Decisamente troppa acqua…
Voto: 5

ANNA TATANGELO – non solo il brano è il più stantio dei tritumi sanremesi anni 80 (del tipo che sembra una hit di Marcella Bella), ma lei si presenta in un minidress verde preso da una collezione autunno inverno del 1985. Un mio amico dice “comunque è bbbona”. Innegabile. Ma il problema della Tatangelo, canzone a parte, è sempre quello: il lavandino del mio bagno è più espressivo.
Voto: 4,5

ULTIMO – interpretazione pulita e dignitosa, attento a non strafare e a svolgere il compitino. Canzone senz’arte né parte, né bella né brutta, sanremese al 100% eseguita con una voce (e soprattutto un volto) percepita come il nuovo che avanza. Quella poca roba che a Sanremo colpisce sempre nel segno.
Cronaca di una vittoria annunciata.
Voto: 5

FRANCESCO RENGA – tolti i problemi tecnici del debutto, Renga torna il metronomo di sempre, impeccabile nell’esecuzione, tanta classe e tanto mestiere.
Peccato che la canzone, nonostante Bungaro ai testi, faccia decisamente cagare.
Voto: 5

IRAMA – leggi Irama e ti aspetti un indie pop fricchettone, vagamente misticheggiante con echi reggae e folk, collane, catenine e piedi scalzi. Invece arriva sto pischello qua, il ragazzo per bene del primo banco, lo scout del Rotary, che canta una canzone pretestuosa e presuntuosa, uno pseudo impegnato incapace di arrivare al dunque.
Un mistero il perché anche lui sia così pompato da parte della stampa.
Voto: 5

PATTY PRAVO/BRIGA – l’interpretazione fiacca del debutto ieri sera si è smaterializzata definitivamente. Quella voce suadente e sensuale capace di farci sognare per anni, non esiste più. Inutile la presenza di Briga. Quanto al look, Patty Pravo sembra David Bowie appena uscito dal manicomio.
Deprimente.
Voto: 4,5

SIMONE CRISTICCHI – il mio giudizio, all’esordio, è stato senz’altro troppo severo. Ieri, interpretazione meno spocchiosa e più asciutta. Continua a non convincermi fino in fondo e a suonarmi come già sentito, ma è un brano decisamente in crescita. E che paragonato al resto, giganteggia.
Probabile il podio.
Voto: 7

BOONDABASH – al debutto, avevo sbagliato a scrivere il nome di questa Band (li avevo trasformati in Boombadash), ma risolto il refuso il risultato non cambia: un’irritante canzonetta campionata, eseguita da un gruppo di pischelli travestiti da sposi tamarri.
Voto: 3

MOTTA – l’emozione al debutto lo aveva fatto vacillare paurosamente. Ieri, più tranquillo, ha dimostrato di avere tra le mani un brano decisamente interessante, importante e attuale. E di essere l’unico “giovane” veramente degno di nota.
Voto: 6,5

ZEN CIRCUS – i migliori di ieri sera e, con Silvestri, i migliori in assoluto. Autentico pop rock travolgente, suonato benissimo ed eseguito in maniera impeccabile. Divertenti e necessari. E arrangiamenti spettacolari.
Voto: 8,5

NINO D’ANGELO/LIVIO CORI – il brano ci era parso da subito interessante, ma la fonica impazzita – e l’emozione di Nino – lo avevano funestato. Ieri l’impressione è stata confermata: brano delicato e intenso. Può crescere ancora.
Voto: 6,5

E con questo è tutto. Appuntamento a domani per i voti della quarta serata!!

#lestiniasanremo


LE REGOLE DEL DUETTO PERFETTO (i voti della quarta serata)

Ecco venerdì, ovvero – per tradizione – la sera che non ti aspetta, quella che per motivi vari riesce a dare una certa verve e una luce diversa anche alle edizioni più insostenibili.
Per un po’ ci sono state le cover (la baraccona serata karaoke, come l’avevo ribattezzata), poi Baglioni – vivaddio – ha reintrodotto i duetti inventati illo tempore da Sua Maestà Pippo Baudo Un modo per dare altro smalto alle canzoni, nuova spinta, nuova vitalità e scoprirne le qualità nascoste.
In sostanza, di venerdì tutto sembra migliore.
Ieri non ha fatto eccezione.
Questo Festival un po’ così, garbato ma piatto, decente ma noioso, ieri aveva oggettivamente una marcia in più. Non solo per i duetti. Finalmente hanno capito che Bisio/Raffaele è una delle coppie più scoppiate della storia, e li hanno gettati nella mischia quasi sempre separati. Ed entrambi hanno funzionato meglio. Bella e divertente la Raffaele (voto 7), grande Bisio nel monologo tratto dal suo toccante spettacolo “Father and son” (voto 7 alla serata, 9 al monologo). Bella anche la chiusura con il rapper cantautore Anastasio (7 anche per lui).
E già che ci siamo, 7 pure a Baglioni.
Parlando di ospiti, tutta l’attenzione ovviamente fagocitata da Ligabue: a parte la oerformance imbarazzante con scettro, trono e super chitarra, sentire “Urlando contro il cielo” su quel palco è qualcosa di sublime. Non posso che dargli un 9 pieno. L’omaggio a Guccini non è riuscitissimo (nel senso, la versione di “Dio è morto” di Ligabue e Baglioni, è poca roba), ma è l’idea in sé a essere importante. Finalmente Sanremo si inchina al Maestro. Voto: non importa.
9 alla splendida Anna Foglietta, catapultata dal dopofestival al palco centrale. Un’idea per l’anno prossimo? Speriamo, sarebbe perfetta.
E ora basta, che abbiamo 24 duetti da commentare… pronti via!!!

I DUETTI

FEDERICA CARTA/SHADE con CRISTINA D’AVENA – uno dei brani più brutti e insostenibili in gara, un duo spento e inutile, un jingle buono al massimo per lo spot ella Girella, estrae dal cilindro la genialata di presentarsi con Cristina D’Avena. L’amico che ieri aveva commentato la Tatangelo (vedi post di ieri.. domani rivelerò il suo nome e cognome) dice che la Cristina nazionale “è sempre più bbbona”. Bbbona o no, non salva la musica, ma rende almeno godibile una performance da incubo.
Voto: 5 (miracoli di Santa Cristina)

MOTTA con NADA- dicevamo questo brano cresce a ogni ascolto. Nada lo riveste di una rabbia necessaria, un’asciuttezza che rende finalmente piena e corposa la denuncia che lo anima.
Voto: 7,5

IRAMA con NOEMI – il brano non ci piace e nemmeno l’interprete. Noemi tuttavia è azzeccatissima e riesce dare forza a una canzone pretenziosetta e fiacca.
Voto:. 5,5

PATTY PRAVO/BRIGA con GIOVANNI CACCAMO – nemmeno Freddie Mercury dall’oltretomba poteva non dico salvare, ma anche solo migliorare questo disastro assoluto. Figuriamoci Caccamo, una delle tante versioni maschili della Tatangelo (ovvero: espressivo ed intenso come una pompa di benzina). Inoltre, Patty Pravo continua sempre più a sembrare David Bowie scappato dal manicomio.
Voto: 4

NEGRITA con ENRICO RUGGERI e ROY PACI – Ruggeri, quando si tratta rock classico, è una garanzia. La classe di Roy Paci dà al pezzo un arrangiamento inusuale, inatteso e azzeccatissimo. Fossi i Negrita, ci penserei per la versione ufficiale.
Voto: 7

IL VOLO con ALESSANDRO QUARTA – Quarta è tanta, tantissima roba. Ma Il Volo ha il potere di trasformare Leopardi in un libro di ricette della sora Lella.
Nuocciono gravemente alla salute.
Voto: 1

ARISA con TONY HADLEY – la scelta dell’ex frontman degli Spandau Ballet, va detto, è geniale. Il brano resta uno psicodramma sconclusionato, ma il Mostro Sacro è tanta roba. E Arisa, va detto anche questo, stavolta regge il confronto alla grande.
Voto: 6,5

MAHMOOD con GUE’ PEQUENO – anche oggi ho letto qualcosa come cinque lodi entusiaste di questa canzone. Chiedo scusa… chiedo davvero scusa per essere così limitato: a me, da solo o in duetto, continua a sembrarmi il niente assoluto.
Voto: 4,5

GHEMON con DIODATO e CALIBRO 35 – mi ripeto: quella di Ghemon è una musica interessante, ma la canzone nello specifico e in generale la sua presenza scenica è di una noia mortale, qualcosa di molto simile a “I fratelli Karamazov” recitato in versione integrale da Gigi Marzullo. E si va a scegliere Diodato… bravo, ma lento come un bradipo alimentato da energia solare.
Voto: 5

FRANCESCO RENGA con BUNGARO – classe a iosa, tanto in Renga quanto in Bungaro. Ma sta canzone proprio no, non sa assolutamente di niente.
Voto: 5

ULTIMO con FABRIZIO MORO – questa canzone sanrenesissima travestita da nuovo, fabbricata apposta per vincere (e probabilmente vincerà), chiama ovviamente a duettare Fabrizio Moro, una specie di studiatissimo passaggio di testimone. Ad ogni modo, è innegabile: con Moro questo brano fa un autentico balzo in avanti. In credibilità e potenza.
Voto: 6,5

NEK con NERI MARCORE’ – una delle scelte più azzardate e azzeccate della serata. Sublime la voce recitante di Marcoré che recita Borges. E Nek, come già detto e ridetto, è in forma strepitosa.
Voto: 8

BOONDABASH con ROCCO HUNT – a dimostrazione che al peggio non c’è mai fine, ecco Rocco Hunt, che riesce nel capolavoro impossibile di rovinare un brano orrendo e di essere più grottesco della più tristemente assurda delle band in gara.
Voto: 3

ZEN CIRCUS con BRUNORI SAS – abbiamo presentato questo pezzo come la più bella ed esplosiva sorpresa del festival. La classe di Brunori Sas lo fa impennare ulteriormente.
Bello e irresistibile.
Sarebbe sacrosanto il premio al miglior arrangiamento.
Voto: 8,5

PAOLA TURCI con GIUSEPPE FIORELLO – il look della mia amata Paola stasera è, letteralmente, da tempesta ormonale. Come Nek anche lei si porta un attore: ma la canzone è molto più debole. E soprattutto Beppe Fiorello non è Marcoré.
Voto: 5,5

ANNA TATANGELO con SYRIA – la bella Syria, praticamente a petto ignudo, un po’ Pochaontas, un po’ Mahala (la fidanzata di Mowgli ne “Il secondo libro della giungla”), non aggiunge nulla alla canzone. Vale a dire che resta una triste e stanca riproposizione del vecchio che più vecchio non si può.
Per di più, ovviamente, interpretato con l’intensità di un binario dismesso.
Voto: 4,5

EX OTAGO con JACK SAVORETTI – il buon Savoretti ce la mette davvero tutta. Ma questa canzone è talmente stitica che manco dieci chili di Dolce Euchessina la smuoverebbe.
Deleteria. E deleteri.
Voto: 3

ENRICO NIGIOTTI con PAOLO JANNACCI e MASSIMO OTTONI – il piano di Jannacci è una carezza dolce e delicata che contiene l’esuberanza spesso fuori luogo del Nigiotti. Che finalmente, stasera, interpreta un pezzo discreto come dio comanda.
Voto: 6,5

LOREDANA BERTE’ con IRENE GRANDI – la monumentale Loredana (la sua minigonna onfalica è ormai leggenda), si porta sul palco Irene Grandi: rabbiosa, spontanea, sanguigna, caparbiamente pecoreccia.
Azzeccatissima.
Vogliamo Loredana sul podio.
Voto: 8,5

DANIELE SILVESTRI con MANUEL AGNELLI – a sorpresa, questo brano che traeva la sua forza da un tono intimo e raccolto, ieri sera è esploso nell’urlo brutalmente rock di Agnelli. E ha funzionato a meraviglia, segno che è veramente un capolavoro. E come tutti i capolavori può essere smontata e rimontata in ogni salsa e non perdere un briciolo della sua potenza.
Voto: 9

EINAR con BIONDO e SERGIO SYLVESTRE – tre gggiovani e un brano intitolato “Parole nuove” per dirci che è tutto gggiovane, gggiovane la musica, gggiovane il testo, gggiovane la performance.
Una bufala. Il peggior antico travestito di novità. Che ricorda tragicamente certa politica.
Voto: 3,5

SIMONE CRISTICCHI con ERMAL META – un ovvio, ma azzeccatissimo e necessario “scambio di favori” (lo scorso anno fu Cristicchi ospite di Meta). Nessuna novità e nessun rischio: il brano è perfettamente nelle corde di Meta, che infatti la esegue in maniera pressoché identica all’interprete originale. Più contenuto per natura, Meta evita anche a Cristicchi di scivolare in certi gigioneggiamenti cui, purtroppo, ci ha abituati ultimamente.
Brano bello ed efficace, ma che per ragioni ancora da chiarire, mi sa troppo di già sentito. E non riesce proprio a convincermi.
Voto: 7

NINO D’ANGELO/LIVIO CORI con SOTTOTONO – il brano è pervaso di una certa magia che ammanta e culla. Interessante sia il testo sia la musica. Ma la scelta di Sottotono, nome in questo caso tristemente profetico, non è del tutto azzeccata (perché ancora il rap, perché????????). Canzone palesemente fuori dalle sue corde.
Voto: 6

ACHILLE LAURO con MORGAN – con Morgan la clinica psichiatrica si materializza definitivamente sul palco. Una cagata pazzesca, direbbe Fantozzi. Ed essere ancora svegli all’una meno venti per vedere questi due psicotici inspiegabilmente a piede libero, fa incazzare.
Voto: 0

Per concludere, rapidamente, i pronostici.
Sul podio vediamo ovviamente Ultimo, poi Loredana Berté (noi tifiamo per lei) e Cristicchi. Occhio però ad Arisa in ascesa irresistibile. E occhio – purtroppo – a Il Volo. Outsider possibili Motta e Mahmood.
Per l’arrangiamento speriamo Zen Circus. Il miglior testo potrebbe andare a Cristicchi. Il premio della critica non c’è storia: qualsiasi altra scelta che non sia Silvestri, sarebbe uno scandalo.

E con questo amici cari è veramente tutto.
A domani per l’attesissimo atto finale!

#lestiniasanremo

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ALLA FACCIA DEI PRONOSTICI (i voti della finale)
E alla fine è venuto giù l’Ariston. No, non per chissà quale standing ovation, ma per una raffi\ca di polemiche sulla classifica che a un certo punto ha decisamente messo in difficoltà i conduttori.
Si chiama “fattore 2010”, ovvero l’anno in cui – addirittura – in segno di protesta verso i verdetti, gli orchestrali gettarono a terra leggii e spartiti. O fattore “Renato”, visto che nel 1993, quando Baudo lesse il quinto posto di Renato Zero (che quindi era fuori dal podio), si scatenò una vera e propria sommossa.
In generale, succede tutte le volte che il 90% dei pronostici finisce per essere stracciato, e viene fuori una classifica non tanto sorprendente, quanto discutibile se non addirittura incomprensibile. Eppure, si finisce come nella politica: fischia e contesta, ma qualcuno quei tre lì sul podio dovrà pure averli votati. E allora, semmai, cerchiamo di rivedere il sistema del televoto, o quanto meno questo peso spropositato che assume in finale (50%).
Così questo festival strambo, fatto di saliscendi, piattumi inattesi e lunghissimi, tonfi clamorosi e luci splendenti, al colpo di coda regala l’impensabile. Prima però di entrare nel merito della gara, lo show: una prima serata da dimenticare, due serate così così e due appuntamenti finali di discreto livello. Anche ieri sera infatti la macchina ha funzionato, salvo incepparsi clamorosamente nel finale, quando in tre non sono riusciti a gestire una situazione certo complicata, ma che era loro dovere governare (per dire, sua Maestà Pippo, nel citato 93, zittì tutti da solo), finendo per fare della premiazione un caos inconcepibile e mai visto prima. Alla fine, è un 6 meno meno complessivo, un 7 scarso a Baglioni, un 4 alla coppia Bisio/Raffaele e un 6 a Bisio da solo e un 6,5 alla Raffaele in solitudine.
La direzione artistica ha imboccato una strada decisa e definita, ovvero il mettere al centro la musica (e condividiamo in pieno) e rappresentare tutti i generi e le tendenze del momento. Condividiamo anche questo, ma il problema è che di qualsiasi genere si tratti restano fuori i cavalli di razza. Nel senso, anche quest’anno i migliori si sono esibiti come ospiti, e non in gara. Ieri non ha fatto eccezione, con le performances di Ramazzotti (7,5) ed Elisa (9). Un problema che, prima o dopo, andrà affrontato. E risolto.
E per il futuro? Che resti o meno Baglioni al timone (sinceramente mi auguro di sì), la speranza è che si prosegua su questa strada e non si torni alle baracconate da show del sabato sera sullo stile Carlo Conti. Per la conduzione futura, sparo due nomi così, senza aggiungere altro: Alessandro Cattelan e Anna Foglietta.
E ora via con la gara, dal 24 al 1 posto!

24.NINO D’ANGELO/LIVIO CORI – nella sera del televoto pagano uno scarso appeal televisivo, sia di immagine sia di genere musicale. Peccato, perché la canzone, specie negli arrangiamenti, era veramente interessante. Immeritato.
Voto: 6,5

23.EINAR – il giovane che giovane non è giustamente in fondo alla classifica. Nessuno ha abboccato al titolo (“Parole Nuove”) più farlocco della storia. Trascurabile.
Voto: 4

22.ANNA TATANGELO – una bella voce sprecata in una canzone inutile e in una interpretazione coinvolgente come un panda in letargo. Insapore.
Voto: 4,5

21.PATTY PRAVO/BRIGA – anche troppo, il ventunesimo posto, per un disastro apocalittico. E per un look che continua a ricordare David Bowie evaso dal manicomio. Deprimente.
Voto: 4

20.NEGRITA – hanno fatto, fanno e faranno di meglio. Ma a confronto più della metà dei brani in gara, il loro pezzo era di una superiorità imbarazzante, specie musicalmente. Anche loro, pagano lo scarso appeal con il televoto. Peccato.
Voto: 6

19.NEK – testo misero, certo, ma uno dei migliori arrangiamenti in assoluto e una delle interpretazioni più convincenti di tutta la settimana. E lui l’appeal ce l’ha eccome… un diciannovesimo posto che lascia sbalorditi. Inspiegabile.
Voto: 6,5

18.FEDERICA CARTA/SHADE – quando l’idiozia diventa musica (musica???) e l’inconsistenza si fa spettacolo (spettacolo???). Giustamente nella parte bassa della classifica, ma il fatto è che sti due all’Ariston manco dovevano arrivarci. Orridi.
Voto: 3

17.ZEN CIRCUS – se la posizione di Nek è incomprensibile, quella degli Zen Circus è uno scandalo. I veri portatori di nuovo e freschezza, la vera band come dio comanda, inconcepibilmente sbattuta in fondo alla classifica. E senza nemmeno il premio per l’arrangiamento. Incompresi.
Voto: 8

16.PAOLA TURCI – più o meno come i Negrita… canzone debolissima e fuori dalle sue corde, ma se paragonata al resto giganteggia a man bassa. Se poi parliamo di personalità, presenza e bellezza, be’… sì, dai, lasciamo perdere. Fata dark.
Voto: 5,5

15.FRANCESCO RENGA – una delle voci più potenti e una delle esecuzioni più “perfette” della gara. Ma la canzone era veramente poca roba. Un quindicesimo posto forse eccessivo, ma che può senz’altro starci. Sprecato.
Voto: 5

14.MOTTA – con gli Zen Circus il giovane più interessante, con un testo davvero bello (e importante). Avrei scommesso di vederlo nella parte alta della classifica, ma evidentemente tra me e il pubblico del televoto c’è una distanza siderale. Ingiustamente trascurato.
Voto: 6,5

13.EX OTAGO – un altro nulla sfinito, l’ennesima canzonetta fritta e rifritta presentata come nuova solo perché chi la suona (tra l’altro malissimo, con arrangiamenti da saggio di prima elementare) ha una faccia pulita, garbata e mai vista. Le assurde regole dell’immagine. Deleteri.
Voto: 3,5

12.GHEMON – apre la parte “alta” della classifica l’uomo che ha battuto il più incredibile dei record: essere più soporifero di Gigi Marzullo. Se andasse a un corso sulla presenza scenica forse la sua musica, che ha senz’altro del potenziale, la vedremmo in maniera diversa, e non come alternativa al Tavor per curare l’insonnia. Aiutiamolo.
Voto: 5

11.BOOMDABASH – tra le cose peggiori viste in settimana. Un look sospeso tra il gggiovane figo e l’orchestra della sagra d’estate, un sound molto peggiore dell’orchestra delle sagre d’estate, arrangiamenti da incubo (con la pianola giocattolo, ci sono bambini che fanno di meglio) e un testo da denuncia per eccesso di bruttezza. Un esercito di prugne caramellate. Indigesti.
Voto: 2

10.ENRICO NIGIOTTI – una canzone che è via via cresciuta (senza però riuscire mai a decollare veramente), fino all’interpretazione di ieri, finalmente asciutta e incisiva, a tratti toccante. L’impressione è che se il ragazzo riuscisse ad evitare la tentazione di strafare (tanto nel canto quanto nella scrittura), potrebbe diventare un grande. Potenziale a iosa.
Voto: 6,5

9.ACHILLE LAURO – cosa ci faccia questo squallore trasformato in musica (musica???) al nono posto (nono!!!!!), si aggiunge ai tanti misteri italiani. Per il resto nient’altro da dire: così come davanti a troppa bellezza, anche davanti a una bruttezza troppo enorme per essere vera, il linguaggio si scopre limitato. E mancano le parole. Madre mia…
Voto: 0

8.ARISA – proprio quando mi stavo convincendo di vederla tra i primi cinque, eccola inaspettatamente in posizione numero otto. Un brano caotico, strampalato, sostanzialmente uno sbrocco che potrebbe venir fuori da una nonna incarognita con il nipote che fa casino sulla spiaggia. Nota positiva, ieri (come venerdì) la voce di Arisa era comunque al top.
Voto: 5

7.IRAMA – lo avevo dato sul podio. Finisce settimo, ma è già tanta, tantissima roba per una canzonetta che vorrebbe ma non può, limitata nella scrittura e nell’esecuzione. E già vista e già sentita. Pretenzioso.
Voto: 4,5

6.DANIELE SILVESTRI – la migliore canzone in gara, per la quale mi ripeto volentieri: talmente superiore per scrittura, esecuzione e intensità, da essere imbarazzante qualsiasi confronto con gli altri concorrenti. Sesto posto prevedibile. Ma fa giustamente il pieno di premi tecnici, compreso quello della critica. Che se non lo avesse vinto sì, sarebbe stato un autentico scandalo. Mostruoso.
Voto: 9

5.SIMONE CRISTICCHI – un altro papabile da podio, si ferma sulla soglia. Che questa canzone, per quanto valida, non sia riuscita né a prendermi né a convincermi, l’ho detto e ridetto. Visto come è andata a finire, la sua presenza sul podio sarebbe stata una manna dal cielo. Prevedibilmente, dopo Silvestri, il più premiato dalla critica.
Voto: 7

4.LOREDANA BERTE’ – aveva conquistato il mondo – o quanto meno l’Ariston – e inevitabilmente, a non vederla sul podio, il mondo si è ribellato. Sommosse a parte, il podio sarebbe stato sacrosanto e meritato: la sua interpretazione è stata, per tutta la settimana, una autentica lezione di grande spettacolo. Una regina eterna e immortale. Peccato.
Voto: 8,5

3.IL VOLO – l’inconsistenza al potere (che tragica metafora… ). I danni irreparabili del suffragio universale. Inconcepibili.
Voto: 0

2.ULTIMO – canzonetta senza sangue né spessore, ma di quelle arrivate in fondo era comunque la migliore. Sul rush finale abbiamo tifato per lui, ma non è servito. Quelle vittorie annunciate trasformate in un bruciante sorpasso al fotofinish.
Voto: 5

1.MAHMOOD – per la prima volta, non ho nemmeno una sufficienza sul podio. Come e soprattutto perché abbia vinto questo ragazzo, è un autentico mistero. Testo a mio avviso oggettivamente brutto, o quanto meno misero, arrangiamenti banali e campionati. Non riesco a capire, ma stavolta alzo le mani. Probabilmente, anzi sicuramente, sono io che sto invecchiando.
Voto: 4,5

e con questo amici è veramente tutto.
Entro ufficialmente a riposo, sotto flebo, e ringraziandovi per avermi seguito anche quest’anno così numerosi, vi do appuntamento al prossimo anno!!

#lestiniasanremo

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