O Burberi… ma che cazzo hai scritto? (“Il Folletto Burbero”, di Marco Burberi)

Vi ricordate il leggendario videoclip di “Servi della gleba” degli Elio e le Storie Tese?
Ecco, a leggere l’esordio letterario del mio amico Marco Burberi – “Il Folletto Burbero, un viaggio inaspettato a Burberilandia”, edito da Jolly Roger giusto un mesetto fa – si provano le stesse sensazioni del tizio che sta seduto sul cesso a leggersi la storia dei “servi della gleba” che si mettono “una scopa in culo” per ramazzare la stanza della tipa che li respinge: ridi, ti scompisci, ti sganasci ma al continuo salire di paradossi, sfighe, parossismi, amplessi bruciati e parolacce ruttate dici “ma che cazzo è sta roba qua? Buffa ma è completamente fuori dalla realtà”. Salvo poi alzarti e ritrovarti anche tu con la tua bella (e gigantesca) scopa piantata nel culo.
Personalmente, più o meno ogni quindici pagine, mi è venuto da dire “o Burberi… ma che cazzo hai scritto?”. E più o meno ogni venti, mi alzavo dalla sedia con la mia bella scopa in culo. Perché la storia dell’indecente e improponibile Folletto Burbero (che approda in un libro dopo anni da star di youtube) è un viaggio impossibile, a tratti indecoroso, tra tanto puzzo e poca gloria, ma che proprio nella sua assurdità sfacciatamente esibita vibra del più acceso e doloroso dei realismi. Per questo indigna e intenerisce, corrode e commuove.
Lo hanno definito – almeno così ho letto da qualche parte – un “fantasy pulp”. La definizione può starci, ma non amando troppo gli ingabbiamenti nei generi, preferisco definirlo un romanzo di contrari armonizzati a suon di schiaffi, dove il lettore – catapultato in una sorta di escursione filosofica, una dissertazione di etica burberesca che in duecento pagine abbraccia ogni aspetto dell’esistenza – viene continuamente preso a testate e calci in culo, costretto a vedere un’umanità bestiale e mostruosa e a riconoscere che, alla fine, nessuno è più “normale” dell’assurdo protagonista.
Quando, secoli fa, una tragica avventura comune mi costringeva a frequentare il Burberi più di una volta la settimana, mi parlava spesso dei suoi progetti. E ricordo come spaziasse da opere pregne di lirismo (una in particolare che voleva intitolare “Una piuma pesante”) ad altre infarcite della più atroce brutalità (mi colpì un racconto di cui non ricordo il titolo esatto, ma c’era di mezzo una “damigiana di merda”).
Ecco, “Il Folletto Burbero” è il punto di incontro esatto tra la piuma pesante e la damigiana di merda.
Non vi resta che leggerlo. Io l’ho ordinato su Amazon, ma lo trovate in tutti gli store on line. E, a ordinarlo, anche in tutte le librerie.
Che aspettate?

#librichemipiacciono
#consigliRiccardoLestini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *