L’asse Roma-Berlino

Salvini, in merito al futuro dell’UE, ha scritto che intende lavorare per “rinnovare un nuovo ASSE ROMA-BERLINO”.

Prima che l’esercito dei minimizzatori mi investa di commenti invitandomi a non esagerare e a non drammatizzare questa frase, ricordandomi che “Salvini intendeva dire altro”, rispondo che LO SO DA SOLO.
So perfettamente che Matteo Salvini – e ci mancherebbe altro – non ha in testa una riedizione del patto d’acciaio nazifascista.
Tuttavia, quali che siano le effettive intenzioni e i reali obiettivi, resta il fatto che le parole sono pietre, e che l’espressione ASSE ROMA-BERLINO, dal punto di vista tanto storico quanto politico ha un significato ben preciso.
Talmente preciso e inequivocabile che è impossibile che un ministro degli interni, nonché vicepremier, lo ignori. Impossibile che possa dire “asse Roma-Berlino” senza accorgersene, con leggerezza, sovrapensiero, senza pensare cosa una simile espressione possa richiamare.
Al contrario, sono fermamente convinto che Salvini abbia scritto queste parole CON PIENA COGNIZIONE DI CAUSA.
Sa molto bene, Salvini, come tra i suoi elettori ed estimatori, il gruppo dei “nostalgici” sia numerosissimo. Nostalgici che amano, apprezzano e addirittura si esaltano per certi riferimenti. E non hanno alcuna remora a sbandierare i loro “rimpianti” di fascismo.
Così, come ogni singola parola che esce dalla sua bocca (e dai suoi account), anche queste sono state attentamente studiate e calcolate. Una strizzatina d’occhio natalizia a una certa base per far impennare consensi e simpatie.

Da un certo punto di vista, va bene così. Sempre meglio essere chiari, espliciti.
Soprattutto, sempre meglio sapere, senza ombra di dubbio, con chi si ha a che fare.
E da chi si è governati.

#resistenzeRiccardoLestini

 

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