Hai scritto un libro e lo vuoi pubblicare? È facile, veloce e costa SOLTANTO cinquemila euro!! (in comode rate mensili, s’intende)

Inevitabile – e forse pure ovvio e scontato – che prima o dopo, in questa rubrichetta del martedì dedicata a tutti voi che da grande vorreste fare IL scrittore (ma pure ai semplici curiosi), sarebbe arrivata la puntata dedicata alla cosiddetta “editoria a pagamento” (per amici ed esperti, semplicemente EAP), ovvero quelle case editrici (che poi, come vedremo, case editrici non lo sono nemmeno lontanamente) che per pubblicare chiedono soldi agli autori. E pure parecchi.
Ma andiamo con ordine…
Mio buon amico che da grande vuoi fare IL scrittore, la prima cosa da sapere in questo brutto (e squallido e viscido) affare dell’EAP è che si tratta di una storia collettiva.
Nel senso: con l’EAP, con sedicenti editori che allegati al contratto ti spediscono bollettini già compilati per il versamento e via dicendo, ci abbiamo avuto a che fare PRATICAMENTE TUTTI. I dati che ho a disposizione dicono che il 99% degli scrittori esordienti e alle prime armi ALMENO una volta nella vita ha avuto un incontro ravvicinato con l’EAP.
Perciò, non vergognarti se un editore dopo poco tempo ti risponde riempiendoti di complimenti, dandoti del genio e glorificando la tua opera come assoluto capolavoro universale, e poi, dopo mezzora le lodi, ti ha presentato un conto così salato che ti ha fatto crollare il mondo addosso. Non vergognarti se hai tentennato, se hai avuto la tentazione di dirgli sì, pago, perché l’idea di avere un libro con scritto sopra il tuo nome ti ha offuscato totalmente il cervello.
Non vergognarti, davvero.
Ci siamo passati tutti.
Ovviamente non vergognarti nemmeno se hai ceduto. Ovvero se hai pagato e hai pubblicato con questa modalità. E quindi se subito dopo aver saldato il conto l’editore è di fatto sparito, non ha fatto nessuna promozione e ti ha lasciato solo con centinaia di copie di un libro che nessuna libreria vuole.
Anche questo è successo a molti. A me ad esempio non è successo soltanto perché, a 18 anni, non c’era verso che trovassi tutti quei soldi che mi chiedevano. Quei casi in cui a essere poveri ti va di culo.
Non devi vergognarti perché l’unico modo per farla finita con la EAP è che gli scrittori esordienti raccontino ad altri quanto successo, di modo che tutti propongano le proprie opere e trattino con gli editori in piena consapevolezza.
Perciò, bando a rossori e imbarazzi, e, dati concreti e cifre alla mano, forniamo qui di seguito un prontuario per difenderti (o quanto meno avvisarti) dagli editori a pagamento.

1.Perché esistono?
Ecco, amico caro che da grande vuoi fare IL scrittore, sempre lì torniamo. Ovvero, pura questione matematica. Te la ricordi la regola d’oro detta e ridetta nelle puntate precedenti? Bene, ripetiamola: in TANTISSIMI scrivono e in POCHISSIMI leggono. Ergo, negli ultimi decenni verso le case editrici si è prodotto da parte degli scrittori un surplus di domanda. Surplus che, ovviamente, le case editrici “vere” non possono soddisfare. In primis per questioni numeriche: come può un mercato dove pochissimi leggono investire sulla produzione di – faccio per dire – TREMILA LIBRI L’ANNO quando il pubblico ne richiede al massimo TRECENTO? Seconda questione, la qualità. Di tremila libri proposti, generalmente il 60% sono IMPUBBLICABILI (anche qui si vedano le puntate precedenti), solo che gli scrittori – sempre di norma – hanno autocritica e senso della realtà pressoché inesistenti. Dunque l’EAP nasce per la combinazione di tutti questi fattori: squilibrio tra DOMANDA e OFFERTA, scarso (o nullo) senso critico di molti (troppi) aspiranti scrittori.

2.La loro storia
Il fenomeno dell’EAP ha iniziato a spopolare (in Italia) negli anni ’80 (ovviamente quando il numero di aspiranti scrittori è salito alle stelle) ed ha agito sostanzialmente indisturbato fino all’avvento di Internet, quando la condivisione di esperienze e le informazioni su chi fossero e su come lavorassero si sono diffuse più rapidamente, rendendo gli aspiranti scrittori più consapevoli. Nonostante questo, continua ad esistere e resistere. Il perché è molto semplice: per quanto tu sia informato, cosciente e consapevole, caro amico che da grande vuoi fare IL scrittore, UN TIZIO CHE VIENE A DIRTI CHE SEI UN GENIO E CHE ENTRO UN MESETTO PUBBLICHERA’ IL TUO LIBRO, stuzzicherà la tua vanità, il tuo ego, le tue smanie… e due, tre, quattro, cinquemila euro di colpo non ti sembreranno poi questa gran cifra.

3.Come riconoscerli
Può sembrarti strano mio buon amico, ma è semplicissimo. Per prima cosa, tu pensa che è un fenomeno talmente diffuso che è andata a finire che per STRANI sono passati gli editori VERI, che per correre ai ripari hanno iniziato a esibire nei loro siti internet il bollino NO EAP, con cui specificano che NON SONO editori a pagamento. Quindi, per prima cosa, una casa editrice piccola che NON HA questo bollino, otto volte su dieci è a pagamento. Puoi ulteriormente controllare nei forum specializzati, dove di solito editori EAP e NO EAP sono opportunamente indicizzati. Comunque, bollino a parte, esistono altri sistemi ben più infallibili per riconoscerli. Il primo riguarda i tempi di risposta. Una casa editrice – piccola, grande o media che sia – ha tempi medi di risposta che si aggirano intorno ai SEI MESI (alcune case editrici ci mettono anche due mesi, altre ce ne mettono dodici), ma le EAP di solito rispondono in tempi record che nemmeno Bolt. Tu gli mandi un malloppo di CINQUECENTO PAGINE e loro ti rispondono dopo DUE SETTIMANE, a volte addirittura dopo DUE GIORNI. E mentre le altre case editrici quando ti rispondono non ti dicono mai subito sì, per loro, dopo soli due giorni, è già tutto perfetto, hanno già deciso e pubblicheranno il tuo libro. Perché tu sei un genio e la tua opera è un capolavoro. Ora amico caro che vuoi fare IL scrittore, io sono convinto della tua genialità, ma il fatto che sti qua ti propinino contratto e pubblicazione dopo appena 48 ore dall’invio, NON TI INSOSPETTISCE NEMMENO UN POCHINO? Poi… se un editore vero accetta di pubblicarti, ricorda, il libro NON uscirà dopo due settimane. Anche qui, tempi medi di circa sei mesi (ma si possono allungare fino a un anno e anche di più). C’è da fare l’editing, la revisione, pianificare l’uscita… L’EAP invece, NON FA EDITING e NON PIANIFICA NULLA. Quindi, il libro esce all’istante. Senza revisione, pieno di refusi. Orrendo, a dir poco. Anche i tempi di uscita da centometrista dovrebbero insospettirti. E parecchio…

4.Ma leggono?
Eh… amico mio, magari qualche editore a pagamento legge pure. Qualcuno, addirittura, seleziona e scarta qualcosa. Ma di norma, caro aspirante scrittore, sti qua le cose che gli arrivano NEMMENO LE LEGGONO. O se le leggono lo fanno di sfuggita, alla rinfusa (come farebbero altrimenti a risponderti in 48 ore???). Quando le polemiche anti EAP raggiunsero il picco (parliamo degli anni a cavallo tra i due millenni), qualche buontempone provò a giocare a questi sedicenti editori alcuni scherzetti: qualcuno mandò volumi di poesie dove le singole composizioni erano robe del tipo “oggi/ ho fatto/ la cacca”, “domani/ dormo”); qualcun altro mandò “Il porto sepolto” di Ungaretti PARI PARI, senza cambiare nemmeno una virgola; altri spedirono vaneggiamenti del figlio di quattro anni. Bene, tutte queste “opere” RICEVETTERO UN CONTRATTO DI PUBBLICAZIONE. Del resto, ricordatelo, a loro non interessa ciò che scrivi ma ciò che sborsi.

5.Ma quanto chiedono?
La cifra ovviamente non è standard, ma oscilla tra il tanto e il tantissimo. Questi soggetti, dopo averti rincoglionito per un’ora buona su quanto tu sia un genio e su quanto la tua opera sia il più grande capolavoro che abbiano mai letto, passano alle cifre. Parlano di “piccolo contributo”, ma di norma si va dai 1500 ai 5000 euro. Che ovviamente, visto che loro in te ci credono DAVVERO, puoi pagare in comode rate mensili.
Nel lontano 1995 – avevo 18 anni – la casa editrice LIBROITALIANO (all’epoca vero e proprio colosso della EAP, al punto da comprarsi settimanalmente spazi sui grandi quotidiani nazionali per annunciare la ricerca di nuovi autori) mi chiese – per un libro sì e no di 50 pagine, pieno di poesie ingenue e adolescenziali che io, se fossi editore, mai mi sognerei di pubblicare – la bellezza di TRE MILIONI E SEICENTOMILA LIRE. A Miriam Bendìa, come lei stessa racconta in “Editori a perdere” (libro che chiunque da grande voglia fare IL scrittore dovrebbe leggere obbligatoriamente), l’editore Monduzzi per un romanzo di 140 pagine di milioni ne chiese DODICI.

6.E’ perfettamente legale
Mio buon amico, chiariamoci su una cosa: nessuno va denunciato. L’attività delle EAP è perfettamente legale, c’è un contratto sottoscritto da due parti che prevede tutto questo. Nel momento in cui firmi sai cosa sta succedendo, ovvero che PUBBLICHI PERCHÉ STAI SGANCIANDO DENARO. E nel contratto ci saranno percentuali sui diritti d’autore vertiginose, tipo il 20%, roba che manco Fabio Volo. Ma tu sto 20% non lo vedrai mai, visto che accetti ti sia corrisposto anticipatamente in libri. Tradotto: alla stipula del contratto riceverai 200, 300 copie del tuo capolavoro al posto dei soldi dei diritti d’autore. Copie che poi, ovviamente, dovrai venderti da solo.

7.E dopo che succede?
Nulla, mio buon amico. Succede che ti ritrovi la casa piena di copie di un libro che, otto volte su dieci, non era pubblicabile, e le restanti due ha avuto in sorte un autore incapace di aspettare un VERO editore. Succede che probabilmente quelle copie che girano per casa sono le UNICHE mai stampate. Succede che far arrivare il libro nelle librerie è quasi impossibile, perché questi editori NON promuovono i libri che pubblicano (guadagnano grazie ai bonifici degli autori) e i librai sono (giustamente) MOLTO restii a tenerli a scaffale. E succede che quando andrai a presentare un qualsiasi curriculum vagamente attinente al campo editoriale, ti chiederanno di NON INSERIRE EVENTUALI PUBBLICAZIONI A PAGAMENTO. Perché NON SONO vere pubblicazioni.

8.A te la scelta
A questo punto, amico caro che da grande vorresti fare IL scrittore, la scelta è tutta in mano tua. Ti ricordo che l’EAP è assolutamente legale, ma è bene ricordarti che NON È EDITORIA E NON POSSONO ESSERE CHIAMATI EDITORI.
Un editore vero si prende del tempo per valutare con cura e attenzione la tua proposta. Questi NON LEGGONO NEMMENO.
Un editore vero fa editing e impaginazione. Questi non sanno nemmeno cosa sia un editing.
Un editore vero sceglie copertina, scrive quarta di copertina e studia una promozione. Questi non promuovono, incassano.
Soprattutto, UN EDITORE VERO TI PAGA. Questi, invece, SI FANNO PAGARE!
È abbastanza chiara la morale??
A martedì prossimo…

#dagrandefaròILscrittore
#universiRiccardoLestini

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