Generazione di fenomeni

Appena una manciata di giorni e di Sfera Ebbasta, delle polemiche attorno ai suoi testi e al suo personaggio, già non resta più traccia.
Il che mi pare abbastanza indicativo, per non dire esemplare.
Nel senso, riassumendo le puntate precedenti: prendendo a pretesto una tragedia di cui non era in alcun modo responsabile, il cantante è stato additato e crocefisso come simbolo e come responsabile del vuoto cosmico dei nostri tempi, dell’assenza totale di valori in cui annegano giovani e giovanissimi e via dicendo, di questa logica del tutto e subito dove ogni cosa è liquida e niente resta. Il che, pur seguendo uno schema di scontro musical-generazionale trito e ritrito che si più o meno si ripete identico a sé stesso dai tempi di Beatles (parentesi per lettori distratti: non sto mettendo sullo stesso piano la musica dei Beatles a quella di Sfera Ebbasta, sto solo parlando di una modalità di polemica), nel rispetto di ogni punto di vista, poteva essere pure legittimo pensarlo e sostenerlo.
Ma è andata a finire che gli accusatori hanno sparato, bruciato, consumato e infine dimenticato la polemica lanciata da loro stessi con la stessa rapidità e superficialità di quel vuoto contemporaneo di cui hanno accusato il trapper di essere portavoce e diffusore.
È finita cioè con una parabola che dimostra non solo come non sia stata la trap a far crollare quel maledetto ballatoio nella discoteca di Corinaldo, ma come non sia certo Sfera Ebbasta il responsabile di ogni degenerazione contemporanea. Di questi nostri tempi, che di certo sono tempi di merda, Sfera Ebbasta è uno dei figli, non uno dei padri. E in quanto figlio, li vive e li interpreta, ma per quanto lo faccia in maniera mediocre, deleteria, volgare e squallida, del tutto resta sempre effetto e non causa.
Chi, del cosiddetto “mondo adulto”, è sempre pronto ad alzare l’indice dell’accusa, prima di scagliare anatemi dovrebbe forse farsi alcune domande. Interrogarsi prima di tutto sulla propria sistematica indisponibilità a comprendere i giovani e l’universo, prima di tutto accettando che in quell’universo vi sia un linguaggio e un sistema di valori totalmente diverso dal proprio (e non necessariamente peggiore, anzi). In secondo luogo chiedersi perché, se si ha la convinzione che un una canzone o una serie tv possano influenzare e traviare un’intera generazione, non si faccia mai nulla per insegnare ai propri ragazzi a scindere tra realtà e finzione. E, infine e soprattutto, capire che se quelle stesse crociate lanciate con così tanta veemenza e convinzione si spengono e si dimenticano nella più assoluta indifferenza, gli accusatori non sono poi così diversi dagli accusati. E che gli adulti, al pari dei ragazzi, sono partecipi di questo grande vuoto, di questo tempo liquido così tanto contestato. E di certo più colpevoli dei ragazzi. Perché siamo noi, noi adulti, ad avergli lasciato in eredità questo mondo, non loro ad avercelo imposto.

#resistenzeRiccardoLestini

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