Falco – “Der Kommissar”

C’era la festa delle medie, negli anni 80.
Che poteva essere di carnevale, di compleanno, di fine scuola… ma più spesso era la festa delle medie e basta, vale a dire un pomeriggio (di solito venerdì o sabato, ma in casi più tragici anche infrasettimanale) in cui un numero di adolescenti variabile tra dieci e trenta si trovava a casa (giardino, garage, mansarda) di qualcuno per passare ore crudelissime in cui pubescenti ipersviluppati (leggi: undicenni barbuti, pelosissimi, più virili di un boscaiolo trentacinquenne della Val di Nola, con voci mutanti che sembrano doppiati da Vincent Price) afferravano per i fianchi e stringevano (e in giorni fortunati pure infilano la lingua in sentieri ferrosi di apparecchi) pubescenti ipersviluppate (leggi: undicenni pocciutissime e con fianchi tipo Jessica Rabbit). Il tutto mentre altri pubescenti per nulla sviluppati (magari molto sviluppati e molto avanti nella sfera cognitiva, ma fisicamente bambini implumi punteggiati di brufoli e bambine occhialute in calzettoni e timidezze) se ne stavano in disparte ruttando Sprite o formavano tristi capannelli sudaticci dove si mettevano dischi, si sarebbe voluto giocare a 1-2-3 stella ma era socialmente sconveniente, e quindi si contava il tempo residuo prima di tornarsene finalmente a casa.
(Parentesi e inciso: il fatto che poi i “boni” e le “bone” delle medie – cioè gli ipersviluppati – 9 volte su 10 fossero destinati a disfacimenti fisici tristemente precoci e che, intorno ai 20, gli sfigati e le sfigate sarebbero saliti alla ribalta, non consola: la rivincita arriva in un momento in cui di certe rivincite proprio non te ne batte una minchia).
Comunque, “Der Kommissar” era una delle canzoni di inizio tortura più gettonate. Con “Enola Gay”, era uno di quei pezzi che serviva a sciogliere imbarazzo e soprattutto a dividere la festa in cool e coglioni. I primi avrebbero ascoltato queste canzoni immobili, muti, mangiando e bevendo con calcolato apparente disinteresse. I secondi avrebbero preso a saltellare sulle note di “Der Kommissar”, esibendosi in pose e facce imbarazzanti e compromettendo anche quel piccolo lumicino di speranza di un qualche riscatto. Manco a dirlo, i primi – aspettando come cobra nell’ombra il momento dei lenti – avrebbero pomiciato. I secondi avrebbero ruttato Sprite. E, durante il pomicio degli altri, avrebbero pure trovato il tempo di rimettere “Der Kommissar”.
Io facevo parte dei secondi.
Facevo parte dei coglioni.
E mettevo “Der Kommissar”.

C’erano le feste delle medie, negli anni 80.
Che poi ci sono pure oggi, le feste delle medie.
Ma le feste delle medie non sono mai state così tanto feste delle medie come negli anni 80…
Oggi, per dire, mica la mettono “Der Kommissar”…

#jukebox
#resistenzeRiccardoLestini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *