Brandelli d’Italia

Primo bollettino di dicembre e, come da antica tradizione (ovvero perché i tempi sono brutti e voi – e soprattutto noi – non siete (e non siamo) da meno), partiamo dalla politica.
Dove a ulteriore conferma di quanto le cose importanti siano sempre in cima alla lista dei pensieri tanto della maggioranza quanto dell’opposizione, tra disoccupazione, crescita zero, aumento del debito e chi più ne ha più ne metta, hanno pensato bene di incentrare la settimana sulle faccende di casa Di Maio (e, di default, di casa Renzi, casa Boschi e via dicendo con tutte le possibili sit-com dei politici più di ribalta degli ultimi anni).
In un parlamento trasformato in remake del Costanzo Show dei tempi d’oro, con quella filosofia d’accatto e dozzinale che era il vero quid dello spettacolo del Teatro Parioli, la politica si è per giorni arrovellata sulla questione “ma le colpe dei padri ricadono sui figli?”.
Domanda che nell’antica Grecia era di grandezza immane e profondità gigantesca.
Trasportata da Agamennone a Di Maio, da Clitennestra alla Boschi, molto – ma molto – meno.

Comunque consoliamoci, è quasi Natale, perciò il mondo politico abbandonerà presto queste quisquilie per dedicarsi a cose veramente importanti. Tipo l’immancabile polemica attorno ai presepi nelle scuole. Ora, in attesa che la polemica esploda definitivamente (di solito ciò accade tra il 9 e il 16 dicembre), ci limitiamo a segnalare i geni di quel partito un tempo secessionista e oggi sovranista-nazionalista che hanno chiesto di mettere nel presepe “esclusivamente riferimenti italiani”. Qualcuno, vi prego, spieghi loro che se togliamo riferimenti arabi, semiti o palestinesi, nel presepe restano soltanto le pecore.

Rimbalzando dalla politica al versante squisitamente economico, mentre si discute di presepi e saghe familiari, lo spread sale. Il governo minimizza. L’opposizione drammatizza.
Dove stia la verità ci interessa relativamente. L’unica cosa certa (certa più o meno come il fatto che due più due faccia quattro) è che l’innalzamento dello spread porterà all’aumento degli interessi e che, nei prossimi due anni, ne pagheremo sei miliardi in più. Che da qualche parte andranno tolti.
Dove? Come al solito dalla scuola e dalla sanità?
Magari sarebbe interessante saperlo…

Per la pagina spettacolo, seguitano i lutti. Non solo Bertolucci, ma anche Ennio Fantastichini. Nome senz’altro meno altisonante, meno da caratteri cubitali nella storia del cinema. Ma senz’altro un attore straordinario, intenso, vero. Che ci mancherà, e parecchio. Così come ci mancherà un certo cinema garbato e profondo, impegnato e sincero, di cui lui è stato uno degli interpreti più forti e identificativi.
Per omaggiarlo, niente di meglio che riguardarsi almeno venti volte di fila la schermaglia da antologia con Silvio Orlando in “Ferie d’agosto” di Virzì.
Quel film è datato 1995, ma quel meraviglioso “perché voi intellettuali v’atteggiate tanto, ma la verità è che non ce state a capì più un cazzo, ma da mo’!!!” detto proprio da Fantastichini è spudoratamente attuale.
Purtroppo.

Ciao Ennio. E grazie.

#ilBollettinoDelLunedì
#laSettimanaResistente
#resistenzeRiccardoLestini

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