Ho scritto un PORNO THRILLER ambientato in LAPPONIA (decalogo dello scrittore consapevole)

Amici carissimi riecco martedì e di conseguenza, puntuali come un mal di denti il giorno dell’esame, rieccoci con la nostra rubrichetta stronza e cattivella dedicata a tutti coloro che da grandi vorrebbero fare IL scrittore.
E se nella scorsa puntata ci siamo concentrati sulla forma, oggi passiamo al contenuto.
Già ti vedo, amico caro che da grande vuoi fare IL scrittore, storcere la bocca, agitarti e sussurrare tra i denti che questa no, proprio non vuoi stare ad ascoltarla. Che il contenuto, santamadonna, è sacro e intoccabile, che almeno quello, ri-santamadonna, sarai libero di deciderlo in santa pace senza che nessuno ci metta bocca.
Vero, mio buon amico, ma solo in parte o almeno solo fino a un certo punto. Perché certo, ovvio, chiaro come il sole che sei libero di scrivere ciò che ti pare – e ci mancherebbe altro – però, c’è sempre un però, anche sul contenuto, specie se il tuo obiettivo è farti pubblicare, un pizzico di consapevolezza sarebbe cosa buona e giusta averla. E un minimo di limite allo sconfinato universo del possibile, sempre bene metterlo.
Perciò bando alle ciance, che qui si è cianciato fin troppo, e andiamo dritti come le palle da bowling al punto…

Dolce amico che da grande vuoi fare IL scrittore, hai dunque scritto un PORNO-THRILLER ambientato in LAPPONIA?
Ok, se era quello che volevi, se ne hai sentito l’esigenza, hai fatto benissimo. Però prima di procedere con l’invio simultaneo del file del tuo capolavoro a centonovantasette case editrici, respira e fatti qualche domanda.
Ad esempio:

Perché hai scritto proprio un porno-thriller ambientato in Lapponia?
Nel senso: la Lapponia la conosci? Ci sei stato? E vedi che se ci sei stato tre giorni o una settimana con un viaggio organizzato non vale. Intendo se la conosci veramente, se ci hai vissuto e l’hai vissuta al punto da poterla descrivere ed essere credibile.
Perché vedi, qualsiasi cosa tu decida di scrivere, la base di tutto è la credibilità. Sì, anche se la tua è una storia iper fantastica e ultra fantasiosa. Anche se il tuo protagonista è un highlander che viaggia nel tempo e risolve i casi più intricati mordendo mele color lilla che gli conferiscono poteri medianici e soprannaturali.
È una regola elementare e immutabile, mio buon amico. Ovvero, qualunque genere ruoti attorno all’inconsueto (o all’impossibile o all’irreale), horror, thriller e via dicendo, affinché questo inconsueto regga e raggiunga il suo scopo (terrorizzare, sorprendere, emozionare) DEVE essere circondato e sostenuto da un consueto robusto e CREDIBILE. Tradotto: affinché le mele lilla del tuo highlander vengano prese in considerazione, è INDISPENSABILE che quella Lapponia dove hai deciso di ambientare il tutto sia una Lapponia VERA e IPER REALISTICA (se non ci credi, invece di perdere tempo qui, corri a rileggerti le novelle di Poe, che di ste robe qua qualcosina ne capiva).
Perciò, aspirante scrittore adorato, se la Lapponia NON la conosci e NON possiedi gli strumenti per descriverla a dovere, forse è il caso che prima di inviare il malloppo tu prenda seriamente in considerazione l’idea di cambiare ambientazione.
Mi dirai: e allora Salgari? Sì, è vero, Salgari ha ambientato una quantità imprecisata di storie in luoghi in cui non ci ha mai messo piede, si è permesso di descrivere la Malesia senza muoversi mai da casa sua. Ma: 1) è un caso su un miliardo; 2) la Malesia di Salgari non è la Malesia, ma un luogo simbolico e metaforico… come il Catai di Ariosto, per intenderci.

Einaudi Stile Libero c’entra qualcosa?
Ovvero: nella decisione di ambientare la tua storia in Lapponia, quanto ha influito il fatto che ultimamente Einaudi, nella collana Stile Libero, stia pubblicando un diluvio di thriller ambientati in nord Europa, con spiccata predilezione per la Scandinavia?
Cioè, hai visto che storie del genere stanno andando per la maggiore e hai deciso di provarci pure tu? Guarda, in linea di massima non è che sia una scelta del tutto sbagliata. Nel senso: la letteratura è pure moda, tendenza. Mode e tendenze che spesso finiscono per influenzare a vicenda gli scrittori. Ma al di là di questi ragionamenti, forse ti è sfuggito un dettaglio fondamentale: gli autori di quei thriller ambientati in Scandinavia, SONO SCANDINAVI.
E per seguire la moda del thriller non è indispensabile prendere cittadinanza scandinava.
Carlo Lucarelli i suoi gialli e i suoi thriller li ambienta a Bologna. E guarda caso è bolognese.
Sandrone Dazieri a Milano. E guarda caso è milanese.
Marco Vichi a Firenze. E guarda caso è fiorentino.
La morale di tutta questa storia, qualora non lo avessi capito, è che sarebbe buona norma scrivere solo di ciò che si conosce.
Tra l’altro, non so se ti ricordi la regola d’oro (ne ho straparlato nelle puntate precedenti): il problema è che tantissimi scrivono e pochissimi leggono. Ergo le case editrici sono letteralmente sommerse di proposte, manoscritti su manoscritti. Non hanno molto tempo da perdere. Ti stai chiedendo cosa c’entra questo inciso con tutto il resto? Presto detto: un editore che sulle tue note biografiche ha visto che sei nato e cresciuto a Campi Bisenzio e poi legge che i protagonisti del tuo romanzo si chiamano Jack e Kelly (o Akseli ed Eetu), difficilmente accetterà di andare oltre pagina 4.

Sei sicuro di aver capito?
Ovvero, hai capito che tutto sto papocchio di roba che ho scritto non vale solo per i porno-thriller e per la Lapponia, ma può (deve) essere esteso a tutto.
Cioè, se hai scritto – ad esempio, faccio per dire – un romanzo storico (altro genere che ultimamente sta (ri)andando per la maggiore), ricordati che non basta dire: nel 213 a.c., nel 1267 e via dicendo. Quell’epoca, oltre a piacerti (non mi interessano i motivi, ma se la scegli devi esserne in qualche modo innamorato), la devi CONOSCERE. Intendo NEI DETTAGLI. Che non vuol dire conoscere a menadito gli eventi storici di quel periodo, ma proprio i dettagli di vita quotidiana, usi, costumi, modi di fare e di dire.
Capito? Vale lo stesso discorso della Lapponia. Se non conosci a menadito ciò che stai raccontando, se non sai giocare con dettagli e sfumature della tua materia narrativa, come pretendi di essere credibile?

Tu che fine hai fatto?
Nel senso, in questo porno-thriller ambientato in Lapponia tu, sì, proprio tu amico che da grande vorresti fare IL scrittore, dove sei? Mi spiego meglio: dov’è il tuo vissuto, la tua anima… come faccio a ritrovarli in questa assurda Lapponia che tu pretendi di descrivere senza averla mai visitata? Come faccio a crederti in questa tua pretesa porno se hai avuto una vita sessuale meno movimentata di quella di un panda in letargo?
No, non fraintendermi. Non sto parlando di autobiografia, o almeno non in senso stretto. È che non solo si dovrebbe parlare solo di ciò che si conosce (e pure bene), ma anche (soprattutto) di ciò che TI RIGUARDA da vicino. Cioè sensazioni, emozioni, stati d’animo, conflitti che ti appartengono.
Altrimenti – solito discorso – come faccio a crederti?

Perché sei dappertutto?
Ok, hai ascoltato i miei consigli (grazie) e ne hai fatto tesoro. Però cristo, amico caro, hai esagerato nell’altro verso! Ovvero, preoccupato che la storia non fosse sufficientemente tua l’hai trasformata nella storia della tua vita, papale papale.
Ecco, non va bene. Così come una storia che non ti riguarda non suona credibile, allo stesso modo del diario dei tuoi ricordi trasformato in libro a nessuno importa una ceppa. A meno che tu non sia, che so, Nelson Mandela o Charlie Chaplin. Ma siccome non sei né l’uno né l’altro, come può qualcun altro rivedersi e riconoscersi in una cosa solo tua?
In definitiva: ogni storia DEVE essere in qualche modo autobiografica per essere credibile. Ma al tempo stesso ogni storia NON DEVE essere autobiografica per aspirare a essere universale.
È troppo complicato dici?
Sì, lo è.
Ma che credevi, che fare IL scrittore fosse una passeggiata?

A martedì prossimo!

#dagrandefaròILscrittore
#universiRiccardoLestini

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