Da grande farò IL scrittore – dieci domande stronze a cui non saprai mai rispondere

Magari hai scritto un libro e vorresti pubblicarlo. Oppure, squilli di trombe e rulli di tamburi, lo hai appena pubblicato o hai giusto giusto firmato un contratto editoriale e stai per darlo alle stampe.
Ovviamente hai voglia di festeggiare. E, santiddio, hai tutti i sacrosanti motivi per farlo. Ma siccome questa qua è una rubrichetta abbastanza stronza e assai cattivella, per non rovinarti la festa il consiglio spassionato è quello di fare baldoria, darsi alla pazza gioia e leggere questo post solo dopo aver smaltito i centosedici brindisi alla salute del giovin scrittore.
Perché qui si parla di menate, beghe, problemi, insofferenze e frustrazioni.
Quindi vai, fai serata, consacra il tuo capolavoro al prosecco, legittima la tua fatica letteraria nel mojito e poi, dopo esserti ripreso a botte di Nurofen e centrifugati di carota, leggi.

Oggi, nello specifico, inauguriamo questo strano viaggio nelle follie del mondo libresco parlando di domande stronze.
Perché, caro giovin scrittore, una volta smaltita la sbornia dell’entusiasmo, non solo verrà il giorno in cui vagherai come uno zombie per le librerie alla ricerca del tuo libro e novantanove volte su cento non lo troverai in bella vista ma lo vedrai nascosto e agonizzante in quegli anfratti dove non batte mai il sole (per non parlare di quando NON LO TROVERAI AFFATTO), non solo dovrai prendere consapevolezza del fatto che più o meno TUTTO IL MONDO HA SCRITTO UN LIBRO e, purtroppo, nella tua impresa di unico c’è ben poco, non solo pensavi che chissà cosa ti sarebbe successo e invece dovrai prendere atto che non succede proprio un cazzo di niente, ma oltre tutto questo (e molto altro ancora) sappi che ti riempiranno di DOMANDE STRONZE.
Stronze non nel senso di cattive, ma proprio stronze, ovvero assurde, impossibili, deprimenti, a loro modo sconvolgenti e incredibili. Domande che ti lasceranno attonito, braccia e palle molto più che a terra.
Orbene, sappi prima di tutto che alle domande stronze non c’è rimedio: che tu abbia scritto un saggio sulla vita sessuale dello scarabeo stercorario o una silloge di poesie futuriste, un romanzo storico ambientato nell’antica Persia o un instant book sui disastri idrogeologici, una raccolta di racconti punk o un ricettario vegano, ogni qualvolta e in ogni contesto verrà fuori che tu hai scritto e/o pubblicato un libro ci sarà qualcuno (un amico insospettabile, un conoscente, uno sconosciuto) che ti inchioderà al muro con la sua dose di domande stronze.
E siccome non c’è scampo, l’unica cosa che possiamo fare per aiutarti è prepararti al peggio, renderti consapevole fornendoti un prontuario con le DIECI DOMANDE STRONZE IN ASSOLUTO PIU’ FREQUENTI (ricordatelo, di queste dieci almeno sei te le faranno senz’altro e più di una volta, e quando e se pubblicherai un secondo libro te le rifaranno e al terzo te le faranno ancora, e così via, ad libitum). Soprattutto, fornendoti DIECI POSSIBILI RISPOSTE, che sicuramente non risolvono il problema, ma possono fartelo affrontare meglio.
Sei pronto? Procediamo…

MA IL LIBRO LO VENDI TU?
Io lo so, mio novello scrittore, che a una simile domanda vorresti rispondere stizzito, che dal profondo del cuore ti uscirebbe spontanea un’involontaria pedanteria del tipo: No. Uno scrittore il libro lo scrive soltanto (scrittore=colui che scrive, e non colui che vende). Ti sembrerà bizzarro, ma esistono da un bel po’ di tempo degli esercizi commerciali chiamati “librerie”. Il nome, converrai anche tu, parla da solo. Cioè, se in “pizzeria” si vendono pizze, forse puoi facilmente capire come in “libreria” si vendano, appunto, libri. E’ pure facile riconoscerle: 9 su 10 sono a rischio chiusura, 1 su 10 è già chiusa ed è stata sostituita da un Apple Store.
Ecco, non farlo. Ti rovini la salute e basta. Al contrario, limitati a dire, con voce calda e suadente, che no, non lo vendi tu. E col dito, dolcemente, indica la direzione della libreria più vicina. Poi saluta e ringrazia il questuante almeno tre volte. Quando è sparito dal tuo raggio visivo, ma solo allora, puoi bestemmiare.

QUANTO CI GUADAGNI?
Di nuovo, so che la stizza si impossesserà del tuo corpo e che vorrebbe vomitar fuori robe tipo “pochi, pochissimi, praticamente un cazzo”, oppure “guarda che non siamo al cinema pezzo di cretino”. O peggio ancora ti verrebbe di spiegare la situazione nei dettagli, tenere all’intercolutore avventato una lezione sul mercato editoriale e le sue leggi.
Non devi fare niente di tutto questo, non cedere. E non rispondere nemmeno un imbarazzato “è difficile quantificare”, perché in questo caso lui finirà per pensare che sei miliardario. E ti chiederà un prestito entro una settimana. Taglia corto, cambia discorso brutalmente con qualcosa di veramente interessante (quotazioni del fantacalcio, pettegolezzi sulla figlia del tabaccaio, Salvini mollato dalla Isoardi), oppure fatti accompagnare allo sportello bancomat più vicino e regalagli il tuo estratto conto.

LO POSSO FOTOCOPIARE?
Ecco sì… so cosa stai pensando, e per motivi di censura non posso riportarlo. Il problema è che non è che puoi incazzarti e urlargli addosso tutta la storia dei diritti d’autore, del culo che ti sei fatto tu, del culo che si è fatto l’editor eccetera eccetera eccetera… non puoi proprio (ma poi scusa, a uno che ti fa sta domanda, cosa pretendi di spiegare?).
Quindi sorridi, respira profondamente e non dire niente.

QUANTE PAGINE HA? (nel senso: E’ LUNGO?)
Chiaro, ti capisco giovin scrittore. Tu vorresti puntargli i tuoi occhi addosso e dirgli con voce tonante: Se in libreria, a differenza delle macellerie, non ci sono bilance, ci sarà un motivo, e il motivo è che se tra una fiorentina di 600 grammi e una di 1 chilo e 200 c’è differenza, tra un libro di 90 pagine e uno di 450 no; o meglio, c’è, ci potrebbe essere, ma non sta nel peso specifico…
Frenati, non farlo, non ne vale la pena. Ti assicuro che alla fine della tua arringa lui tornerà a chiederti il numero di pagine, se è lungo e se quindi sarà in grado di leggerlo.
Perciò cosa puoi fare? Niente, tranne respirare profondamente e scandire il numero esatto delle pagine. E ovviamente sorridere.

SECONDO TE MI PIACE?
Fidati amico scrittore, lascia perdere.
Di di sì, non farti altre storie e goditi la vita.

COSA DEVO DIRE A QUELLI DELLA LIBRERIA?
Non trasecolare, non avvilirti, non mandarlo affanculo.
Respira, prendi coraggio e spiega pazientemente: funziona come al supermercato. Prima di uscire di casa ti fai la lista della spesa, ma invece di scrivere “1 litro di latte, 2 barattoli di pelati”, ti scrivi NOME E COGNOME DELL’AUTORE, TITOLO DEL LIBRO e CASA EDITRICE. Anzi, è talmente facile che bastano pure due informazioni su tre. Poi entri nella fantomatica “libreria”, vai da uno dei tizi con appeso un cartellino al collo e gli dici che stai cercando quello che hai scritto nella tua lista della spesa. L’importante è non sbagliare lista, perché chiedere “scusi, dov’è il reparto surgelati” in libreria non produce grandi risultati. Lui ti prende il libro, poi tu vai alla cassa, paghi e il gioco è fatto! Solo che non ci sono i punti da accumulare come alla Coop…
Lo so che ti sembra assurdo, ma vorrai mica bruciarti la possibilità di vendere qualche copia?

LO TROVO ALLA COOP?
Sì, capisco, ti verrebbe di dire, affranto e sconfortato, che praticamente quasi mai un esordiente finisce negli scaffali libreschi della Coop (e degli autogrill e dei centri commerciali e via dicendo). Ma torniamo ai punti precedenti. Ne vale la pena? No, ergo: respira profondamente, e scandisci il nome della libreria più vicina. Se puoi, manda uno wahtsapp con le indicazioni stradali per raggiungerla.

LO POSSO SCARICARE DA INTERNET?
Vedi domanda sulle fotocopie.
Tale e quale.

E’ UNA STORIA VERA?
Non hai alternativa.
Prendi fiato, e senza tradire alcuna emozione rispondi chiaramente un gigantesco NO.
Ricordati: negare, negare sempre…

MA IL LIBRO L’HAI FATTO CON WORD? (ovvero: PER SCRIVERE UN LIBRO SERVE WORD?)
La tentazione di dire che i libri esistono da molto prima dell’invenzione dei programmi di videoscrittura è forte, lo capisco.
Ma tu lascia perdere e procedi come segue: se è una bella giornata di sole, rispondi di sì senza battere ciglio e senza aggiungere altro. Se piove, inventati lì per lì il nome di un programma di videoscrittura assurdo e inesistente, lascia l’interlocutore a bocca aperta. Sei uno scrittore in fondo. Stupire è il tuo mestiere. O sbaglio?

#dagrandefaròILscrittore
#universiRiccardoLestini

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