Vendetta, tremenda vendetta

La progettavo e la preparavo da almeno sei mesi, e oggi finalmente ce l’ho fatta.
Sulla linea ferroviaria Firenze-Foligno, c’è spesso un controllore donna dall’occhio satanico e di natura carnefice. una psicopatica implacabile.
Distribuisce cazziatoni e multe senza alcuna soluzione di continuità, soprattutto senza il minimo buon senso. L’ho vista mille volte fare multe sconsiderate per le motivazioni più assurde: a gente che aveva PALESEMENTE sbagliato treno in maniera del tutto incolpevole, a TURISTI STRANIERI che non avendo capito le informazioni non erano scesi alla stazione giusta rimanendo sul treno, ad ANZIANI col cervello già in pensione che non avevano obliterato il biglietto, a gente che distrattamente aveva appoggiato il piede sul sedile. E via dicendo.
Una pazza furiosa, insomma. Inutile dire che ogni volta che qualcuno le chiede informazioni, risponde facendo cazziatoni.
“Scusi ma questo vagone è declassato?”, le chiesi una volta, visto che a inizio vagone c’era scritto seconda classe e in fondo prima classe. Lei mi rispose “sa leggere? e allora guardi i cartelli”. “Appunto”, dissi io cercando a fatica di non sbroccare, “un cartello dice una cosa e il cartello dopo ne dice un’altra”. A quel punto mi urlò addosso “io sto lavorando, lei lo sa cosa vuol dire lavorare? La smetta di farmi perdere tempo”, e andando via aggiunse lapidaria “e si ricordi che la legge non ammette ignoranza”.
Annichilito, sono stato totalmente incapace di reagire.
Anzi, terrorizzato, ho cercato un altro vagone in cui le indicazioni fossero chiare.
Ma, nel silenzio, le giurai vendetta. Tremenda vendetta.
E dopo mesi di attesa in cui non l’avevo più incontrata, finalmente, salendo in treno, binario 14 di Santa Maria Novella, oggi la vedo di nuovo. Lei, proprio lei, la mia peggior nemica.
Mi siedo, infilo il biglietto appena obliterato nella tasca interna della giacca e inizio ad aspettare.
Aspetto.
Aspetto.
E ancora aspetto.
Fino a che, dopo un’ora di viaggio, viene da me.
Mi chiede il biglietto. Io prendo il portafogli, lo apro e non trovo il biglietto.
Mi frugo nelle tasche e non lo trovo.
Fingo apprensione, ansia… prendo la borsa, inizio a frugarci dentro con foga… fingo preoccupazione crescente… apro e chiudo l’agenda, sventolo i libri nella speranza che esca fuori il mio biglietto.
Nel frattempo l’assassina ha già detto tre o quattro volte: allora?
Io rispondo fingendo terrore, balbetto ‘eppure l’ho fatto.. giuro che l’ho fatto… dove cavolo l’ho messo… ‘.
Al sesto allora?, lei decide di porre fine al mio disperato frugare.
“Dobbiamo fare una multa… “, dice tirando fuori il blocchetto, con quella sua inconfondibile gioia sadica. “Ha un documento?”
“No aspetti…”, dico io con tono sempre più disperato e implorante, “io il biglietto l’ho fatto, lo faccio sempre… ”
“Non mi interessa, se non può dimostrarlo… mi dà il documento per favore?”
Io abbasso la testa, in segno di sconfitta. Riapro il portafogli e le consegno il documento, sempre più imbarazzato e sconsolato.
Lei è al settimo cielo. Apre il documento e con le mani che le tremano di felicità inizia a scrivere sul blocchetto.
Ed è in quel momento, quando lei ha già scritto RICCARDO LESTINI sul blocchetto delle multe, che si consuma la mia vendetta.
In quel preciso istante, come deciso e calcolato da sei mesi, metto in atto il colpo di scena: infilo la mano nella giacca e con voce altissima, esultante e vittoriosa grido: “ECCOLO, L’HO TROVATO!!!”, e quasi piroettando tiro fuori il mio biglietto e glie lo spiattello davanti agli occhi.
E succede quel che immaginavo e sognavo da mesi: la stronza s’incazza, sparisce dal suo volto la gioia e diventa verde di rabbia. Completamente verde.
Ma non può dire niente. Può solo stracciare il foglietto della multa con furore hitleriano e forare il mio biglietto con la forza dell’incazzatura più nera.
Il biglietto dopo quasi me lo tira. E se ne va, sempre più incazzata e sconfitta….
Sono pazzo, lo so… ma quanto ho goduto…

#leStraordinarieAvventureDelLesto
#universiRiccardoLestini

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