Perché a teatro si dice “merda merda merda”?

Perché a teatro prima di uno spettacolo si dice “merda merda merda”?

Per l’origine di questo particolare rito scaramantico in uso tra gli attori e in generale nel mondo dello spettacolo (ma comunissimo e conosciuto da tutti), esistono principalmente due versioni.

La prima – probabilmente la più attendibile – vuole che la singolare maniera di augurarsi la buona riuscita dello spettacolo nasca tra il Sette e l’Ottocento, quando cioè, nel passaggio tra il cosiddetto “ancien régime” e l’età contemporanea, il “grande teatro”, quello dei grandi nomi noti a livello nazionale e internazionale, smise di essere passatempo popolare per eccellenza per rivolgersi quasi esclusivamente a un pubblico alto e medio borghese.
Una classe sociale che era solita recarsi alle “prime” in carrozza. Se quindi nel parcheggio del teatro si accumulava “tanta merda”, significava che c’erano tanti cavalli e tante carrozze. E quindi tanto pubblico e tanti guadagni.
Dire “merda” equivaleva quindi ad augurarsi che si riempisse il teatro, per poi diventare un generico augurio di riuscita della recita.

La seconda versione è più stravagante ma decisamente più divertente.
L’inventore della celeberrima maschera di Arlecchino fu un attore mantovano di nome Tristano Martinelli, attivo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.
Tra i primi casi di “divo” della storia dello spettacolo (nonché tra i primi attori in assoluto ad accumulare un ingente patrimonio con la propria professione), Martinelli oltre che a recitare nelle più importanti e rinomate compagnie viaggianti del tempo (e, non di rado, a dirigerle), si esibiva spesso “in solitario”, uno “One man show” che, riprendendo i modi dei giullari del Medioevo, andava in scena per un ristretto pubblico di cortigiani e regnanti che pagavano queste sue performances singole a peso d’oro.
In una di queste occasioni, Martinelli si esibì per il re di Francia Enrico IV di Borbone e per la sua strettissima cerchia di fedelissimi. Entrato in scena nei panni di Arlecchino con in mano un vaso da notte, diede le spalle al pubblico, si sbottonò i pantaloni e chinatosi sul vaso da notte fece finta di defecare. Ma le sue abilità recitative erano tali che l’intera corte francese si chiese se facesse finta o stesse davvero facendo i suoi bisogni.
Quel diavolo di Martinelli aveva riempito il vaso di pezzi di castagnaccio fumante, che a prima vista sembravano proprio caccia. E, terminato il bisogno, si mise a tirare quei pezzi contro il pubblico.
Le dame di corte, terrorizzate e convinte si trattasse di cacca vera, iniziarono a scappare. Pezzi di castagnaccio addirittura finirono in faccia al Re e alla Regina.
Visti i tempi, avrebbero potuto ucciderlo per uno scherzo del genere.
Ma Enrico IV, che era uomo di spirito, appena si accorse che si trattava di castagnaccio, rise fino alle lacrime. E non solo non punì Martinelli, ma per il meraviglioso spettacolo offerto lo ricoprì d’oro.
E siccome mentre tirava il castagnaccio Martinelli gridava “Merda, merda per tutti!! Prendete!!! Porta fortuna!!!”, da allora dire “merda” a un attore è il più grande augurio che gli si possa fare.

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