La maga e l’inseminatore

Gita a Verona, più o meno dieci anni fa.
Lestini appena trentenne nelle vesti di giovine insegnante, esordiente ma promettente, precario ma speranzoso.
Ragazzi tranquilli, bel pomeriggio di sole tra mostra impressionista, l’immancabile balcone di Giulietta e passeggiata per la Verona medievale.
Dopocena vaghiamo un po’ a caso, senza alcuna idea precisa sul da farsi, in una Verona nebbiosa e deserta.
Alla fine ci infiliamo in un localaccio del centro dove c’è un terrificante e pericolosissimo karaoke (nonché una pericolosissima e terrificante comitiva tedesca).
I professori, cioè il giovane Lestini e altre tre colleghe, vengono ovviamente incitati a esibirsi nel karaoke. Ci provano: i risultati sono osceni e imbarazzanti. Al punto che il giovane Lestini, per sfuggire a ulteriori figure di merda e sottrarsi al karaoke, pensa bene di approfittare di un momento di distrazione generale della combriccola studentesca per sgusciare fuori dal locale e fumarsi (almeno) un paio di sigarette nella nebbia veronese.
Errore tragico e fatale.
Fuori dal localaccio non c’è nessuno, fatta eccezione per una tizia di circa cinquant’anni, ubriaca marcia, che parla e straparla (in francese) con un tipo dallo strano cappello, ubriaco pure lui, che non pare starla molto a sentire. Anzi, il tipo sembra prossimo al collasso, mentre lei imperterrita continua a parlare a macchinetta.
A un certo punto la tizia inizia a fissare il giovane Lestini. Sempre più insistentemente.
E’ inquietante. Talmente inquietante che Lestini spegne la sigaretta prima del tempo e decide di rientrare. Meglio gli studenti che incitano al karaoke piuttosto che una pazza dagli occhi omicidi.
Ma proprio mentre sta per rientrare la tizia lo blocca, puntandogli contro l’indice ed esclamando:
“Tu! Sei un artista, vero?”
Seguono dieci minuti di dialogo surreale, dove il giovane professore cerca di spiegarle che sì, forse è un artista, scrive, e con lei che lo invita, o meglio gli ORDINA di scrivere senza troppi pensieri il libro che ha in testa. Tutti i tentativi di spiegarle che in quel momento non ha in testa alcun libro, falliscono miseramente: lei mentre insiste sulla stesura di questo fantomatico libro, con la bocca fa il rumore dei fogli che escono dalla stampante.
“Sarà un successo”.
Lei non sbaglia mai, dice. Del resto, aggiunge, è una maga. La Maga Jo, puntualizza.

La Maga Jo allora passa a dimostrare alcune sue proprietà mistiche e divinatorie, ciancicando cose confuse sul passato del giovane precario.
Lui, il giovane precario, è così stordito che quasi gli sembra abbia ragione, e non oppone resistenza nemmeno quando lo costringe a segnare il suo numero di telefono sotto il nome di Maga Jo.
Finito di segnare il numero, lei dice: “poi mi chiamerai e mi dirai se ho ragione… sarà maschio…”
“Sarà maschio?”, chiede Lestini sempre più confuso.
“Sì, maschio, gli vedo il PISTOLINO”, dice la maga Jo mimando con le dita un minuscolo pisello.
Ora è chiaro. Gli sta dicendo che avrà un figlio e sarà maschio.
“Conta cinque mesi da oggi”, aggiunge, “e sarà maschio, vedo il pistolino… ”
Conta cinque mesi: aprile, maggio, giugno, luglio… agosto.
Secondo la Maga Jo ad agosto il giovane Lestini saprà di diventare padre.
“Be’ mi piacerebbe”, dice il giovane supplente, “ma mi pare un po’ difficile… per diventare padre ci vuole pure una donna… che so, una compagna… sono single… ”
La Maga Jo a quel punto si alza, con gli occhi colimi di compassione e comprensione.
Lo abbraccia.
Gli batte affettuosamente sulle spalle pacche di incoraggiamento, schiacciandogli la faccia sul suo petto.
“Non ti preoccupare”, dice tenendolo stretto, “TU SEI UN INSEMINATORE”.

E proprio mentre sta dicendo SEI UN INSEMINATORE, ecco che la porta del locale si apre, ed escono gli studenti.
Che vedono il loro giovane professore lì, abbracciato, con la testa incassata tra le tette di una cinquantenne forse francese, sbronza e sedicente maga che lo chiama INSEMINATORE…

E vai così…
Vai… Figure di Merda tutta la vita…

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