Antonello Venditti – “Notte prima degli esami”

Perché l’abbiamo ascoltata e cantata tutti, quella notte lì.
Tutti abbiamo combattuto o alimentato quell’insonnia paranoica e frenetica di panico e singulto con birre fredde e calzoni, giovani attori e coppe dei campioni, segretarie con gli occhiali che chissà come si fanno sposare dagli avvocati e bombe delle sei che non fanno male, perché è solo il giorno che muore.
E lacrime e preghiere e la maledetta matematica che non sarà mai il mio mestiere. Anche perché, almeno stanotte, dove sta scritto che per forza dovrò avere un mestiere? Nonne alla finestra e mamme e papà col biberon in mano sembrano più che sufficienti.

Perché magari no, non è una bella canzone. Ma di sicuro su una cosa Venditti aveva e ha tragicamente e indiscutibilmente ragione: quella è l’ultima notte ancora nostra, veramente nostra, soltanto nostra. Poi, passata quella, il tempo ci verrà strappato via da sotto i piedi durante corse grottesche e affatto eroiche o memorabili. E quel poco di nostro che resta lo dovremo sudare e soprattutto pagare a peso d’oro. Un conto salatissimo di quattrini, sconfitte, abbandoni, disincanti e delusioni.
E se c’è uno straccio di poesia in tutto questo è proprio nella sublime inconsapevolezza, nel vivere quella notte senza sapere che sarà l’ultima ancora nostra.
E allora Claudia – che non ti chiamavi Claudia ma che importa? avevi comunque cosce tese e chiuse come le chiese – non tremare, non ti posso far male.
Se l’amore è amore, comunque e tuttavia.

#jukebox
#gliAnniOttantaInMusica

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