I tesori nascosti di piazza Pitti

Piazza Pitti è tappa obbligata di qualsiasi soggiorno fiorentino, breve o lungo che sia.
Il meraviglioso palazzo omonimo (con annesso e connesso lo straordinario giardino di Boboli) che nel 1550 i Medici (per volere di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, che riteneva l’aria di Oltrarno – e come darle torto – più salubre rispetto alla caotica e affollatissima zona di piazza della Signoria) trasformarono nella residenza ufficiale del granducato (e in uno dei simboli eterni e universali del mecenatismo principesco), è uno dei simboli più conosciuti e riconoscibili di Firenze, al pari di Palazzo Vecchio, degli Uffizi, del campanile di Giotto.
Ma se il visibile è un’immensità che non entra in mille sguardi, in piazza Pitti c’è un invisibile altrettanto affascinante e tutto da scoprire, con pazienza e occhio attento e predisposto alle sorprese.
Anzitutto qui, proprio qui, in piazza Pitti, al civico 18, il grande Fedor Dostoevskij portò a termine il suo capolavoro assoluto: “L’idiota”. Per scoprirlo basta rivolgere lo sguardo verso l’alto, oltre gli alti portoni dei palazzi, dove una targa ricorda il miracolo del soggiorno fiorentino dell’immenso scrittore russo.
Andando poi proprio su Palazzo Pitti, ecco che a uno sguardo particolarmente attento può svelarsi di colpo un piccolo grande mistero: le pietre che compongono il palazzo sono assai regolari, di misura diverse ma non sproporzionate. Tutte tranne due. Queste due pietre, ancor più misteriosamente poste una accanto all’altra, possiamo vederle guardando alla sinistra del portone centrale, nella seconda fascia di bugnato rustico. La prima, posta più a sinistra, è molto piccola e misura appena trenta centimetri di lunghezza. La seconda è molto grande e misura ben dieci metri. Non sappiamo con esattezza il perché (né probabilmente lo sapremo mai), ma di sicuro non si tratta di un accostamento casuale. La leggenda più accreditata ci racconta di come fu proprio il committente del palazzo, ovvero Luca Pitti, che dando il via ai lavori di costruzione a metà del ‘400 chiese espressamente l’apposizione delle due pietre. Che avrebbero dovuto simboleggiare la grandezza sua e di tutta la famiglia Pitti e la piccolezza della famiglia rivale, ovvero quella dei Medici.
I Pitti infatti, alla metà del ‘400, erano tra le famiglie più ricche di Firenze, acerrimi nemici dei Medici cui contendevano continuamente il dominio sulla Signoria. Il maestoso palazzo (che pare sia stato progettato da Brunelleschi) sarebbe nato proprio per smania di concorrenza con i Medici, per dimostrare agli odiati rivali la loro superiorità.
Ma l’ambizione smisurata di Luca fu fatale a tutta la famiglia Pitti. Non solo i Medici nel corso del ‘400 guadagnarono un consenso sempre più incontrastato presso il popolo di Firenze (consenso che sarebbe divenuto plebiscitario sotto il governo di Lorenzo), ma i Pitti per la costruzione del palazzo si indebitarono a tal punto da finire in bancarotta. E, una volta caduti in disgrazia, si trovarono nella più totale impossibilità di contendere il potere sulla città ai Medici e sparirono per sempre dalla scena politica fiorentina.
Clamoroso paradosso finale: nel 1550 i Pitti, in cerca di ossigeno per la loro disastrosa situazione economica, furono costretti a vendere (o meglio a svendere, visto il prezzo stracciato cui lo cedettero) il palazzo proprio agli odiati Medici che, come già detto, lo avrebbero trasformato nel simbolo stesso del loro potere e della grandezza del loro granducato.
Appena acquistato il palazzo, Cosimo I fece rimuovere tutti gli stemmi della famiglia Pitti presenti nel palazzo e nella piazza. Tutti tranne uno, che oggi è ancora lì, a secoli e secoli di distanza e non sfugge a uno sguardo in cerca di particolari curiosi. Ma perché Cosimo decise di lasciarne uno? Basta osservarne la posizione per capirlo: lo stemma superstite si trova all’imbocco dello Sdrucciolo Pitti, ovvero esattamente di fronte al palazzo. Come se Cosimo I avesse voluto costringere per l’eternità i Pitti a guardare con malinconia quel loro vecchio sogno divenuto per ironia della sorta il simbolo più sfarzoso del potere mediceo.
Come a dire… il diavolo veste Medici…

#FirenzeMagica
#storieRiccardoLestini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *