Gianni Togni – “Luna”

Era, mi pare, l’estate del 1983. C’erano i nostri sette o otto anni, c’era S., c’era G., c’era A., c’erano E. e C., c’era F. e c’ero anch’io. C’erano le strade sbrecciate in collina, la polvere, il pallone bianco e nero, i parcheggi con le 126, i colori pastello, le facciate stinte di palazzi sfiniti e i mangiadischi arancioni che inghiottivano i 45 giri. E poi c’era lei, L., la mitica, bella, bellissima, procace, impossibile L., che la mattina tra una partita di pallone e morsi di pizza bianca si affacciava alla finestra in vestaglia e col volume dello stereo altissimo accennava una danza muovendo quei fianchi morbidi come tramonti che non avremmo visto mai.
E ci girava la testa e ci batteva il cuore e non capivamo perché.
E la canzone su cui ballava era sempre quella del tizio che guarda il mondo da un oblò e si annoia un po’.
E la vita era splendidamente bella e splendidamente eroica e splendidamente tragica, quell’estate lì…
E dove siete finiti tutti quanti?

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