Lestini ai mondiali – Russia 2018 (semifinali e finale)

LE MAGNIFICHE QUATTRO (Lestini ai mondiali – giornata 26)

Francia, Belgio, Inghilterra e Croazia.
Sono loro le magnifiche quattro, le squadre arrivate in fondo a questo mondiale pazzesco, bellissimo, stupendamente imprevedibile e incerto come non mai. Loro che si giocheranno la coppa del mondo in un’ultima, intensissima settimana di poche partite (appena quattro), tantissima emozione e tensione a quintali.
Quattro europee su quattro. È successo altre quattro volte: nel 1934 in Italia, nel 1966 in Inghilterra, nel 1982 in Spagna e nel 2006 in Germania (curioso che, in tre di questi precedenti, sia sempre stata l’Italia a laurearsi poi campione del mondo… e purtroppo questa volta non capiterà).
Qualunque sia la finalissima, sarà un inedito assoluto. Oltre tutto, ben due delle quattro semifinaliste (Belgio e Croazia), non hanno mai vinto la coppa del mondo. L’ultima volta è successo in Sud Africa nel 2010: in quella circostanza la finale fu proprio tra le due “debuttanti” (Spagna e Olanda).
In generale, tra tutte le quattro superstiti, troviamo appena due titoli mondiali (uno dell’Inghilterra e uno della Francia). Non capitava dal 1966. E anche il numero complessivo di semifinali disputate (dieci) è uno dei più bassi di sempre.
Infine, troviamo un altro dato assai singolare: due delle quattro squadre (Inghilterra e Belgio) provengono dallo stesso girone. È capitato solo altre due volte: nel 1970 in Messico, con Italia e Uruguay, e nel 1982 in Spagna, con Italia e Polonia (in questo caso addirittura le due squadre si ritrovarono a sfidarsi in semifinale dopo essersi incontrate nei gironi del primo turno). Non è mai successo invece che due squadre dello stesso girone si ritrovassero in finale: se la finale dovesse essere Belgio – Inghilterra, sarebbe quindi la prima volta in assoluto.
E andiamo a conoscerle nel dettaglio, queste magnifiche quattro.

FRANCIA
La più titolata e la più accreditata tra le quattro finaliste (e, bene ricordarlo, il ruolo di favorita in questo mondiale è qualcosa di molto simile a una iattura, perciò i francesi sono autorizzati a fare tutti gli scongiuri del caso).
Arriva in semifinale con quattro vittorie (2-1 all’Australia e 1-0 al Perù al turno, 4-3 all’Argentina agli ottavi e 2-0 all’Uruguay ai quarti) e un pareggio (0-0, unico di tutto il torneo, con la Danimarca al primo turno), nove gol fatti e quattro subiti.
Infarcita di giovanissimi talenti (Mbappé e Griezmann finora i più decisivi e impressionanti), accanto a qualche giocatore più esperto (Pogba su tutti), è anche la squadra con l’età media più bassa del torneo. Micidiale in velocità e nelle accelerazioni, completa in ogni settore del campo (forse la più completa delle quattro), ha il suo punto debole – emerso in più di un’occasione – di eccessiva frenesia e scarsa capacità di gestione del risultato.
Partecipazioni ai mondiali: 15 (1930, 1934, 1938, 1954, 1958, 1966, 1978, 1982, 1986, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014, 2018).
Titoli vinti: 1 (1998)
Secondo posto: 1 (2006)
Terzo posto: 2 (1958, 1986)
Quarto posto: 1 (1982)
Eliminazioni ai quarti di finale: 2 (1938, 2014)
Eliminazioni agli ottavi di finale/secondo turno: 1 (1934)
Eliminazioni al primo turno: 6 (1930, 1954, 1966, 1978, 2002, 2010)
Semifinali disputate: Francia – Brasile 2-5 (1958); Francia – Germania 7-8 rigori (1982); Francia – Germania 0-2 (1986); Francia – Croazia 2-1 (1998); Francia – Portogallo 1-0 (2006)

BELGIO
L’approdo in semifinale è il coronamento di anni in cui l’esplosione di una generazione d’oro di grandi talenti (Hazard, Mertens, Lukaku, tanto per citarne alcuni) ha portato il Belgio ai vertici del calcio mondiale. Un potenziale immenso che però fino a oggi era rimasto tale, e che finalmente questa semifinale suggella in pieno.
Arriva in semifinale con cinque vittorie su cinque (3-0 a Panama, 5-2 alla Tunisia e 1-0 all’Inghilterra al primo turno, 3-2 al Giappone agli ottavi e 2-1 al Brasile ai quarti), quattordici gol fatti (il miglior attacco del torneo) e cinque subiti. Mix perfetto di spettacolo e concretezza, ha il suo punto di forza nella rapidità e nello strapotere fisico. Punto debole, alcune amnesie difensive che in qualche occasione hanno rischiato di compromettere un cammino quasi perfetto.
Partecipazioni ai mondiali: 13 (1930, 1934, 1938, 1954, 1970, 1982, 1986, 1990, 1994, 1998, 2002, 2014, 2018).
Titoli vinti: –
Secondo posto: –
Terzo posto: –
Quarto posto: 1 (1986)
Eliminazioni ai quarti di finale: 1 (2014)
Eliminazioni agli ottavi di finale/secondo turno: 6 (1934, 1938, 1982, 1990, 1994, 2002)
Eliminazioni al primo turno: 4 (1930, 1954, 1970, 1998)
Semifinali disputate: Belgio – Argentina 0-2 (1986)

INGHILTERRA
Gli inventori del calcio che però hanno una bacheca di titoli quasi vuota, ritrovano la semifinale dopo 28 anni. Ci arrivano dopo tre vittorie (2-1 alla Tunisia e 6-1 a Panama al primo turno e 2-0 alla Svezia ai quarti), un pareggio (1-1 con la Colombia agli ottavi, poi vinta ai rigori) e una sconfitta (0-1 contro il Belgio, al primo turno), undici gol fatti e quattro subiti.
Mescolando un gioco che trae ispirazione da quello delle più quotate formazioni della Premier Legue e il più classico calcio all’inglese (ma ottenendo i migliori frutti con quest’ultimo), l’Inghilterra ha convinto e impressionato soprattutto per compattezza, ordine e solidità, con in aggiunta la ciliegina sulla torta di Harry Kane, implacabile cecchino dell’area di rigore (non a caso, autore di sei reti, più della metà di quelli della sua squadra e al momento leader della classifica cannonieri). Punto debole, la discontinuità: a prestazioni davvero convincenti, la squadra di Southgate ha infatti alternato alcuni preoccupanti passaggi a vuoto (la partita contro il Belgio, comunque ininfluente per il passaggio del turno, e almeno metà dell’ottavo contro la Colombia).
Partecipazioni ai mondiali: 15 (1950, 1954, 1958, 1962, 1966, 1970, 1982, 1986, 1990, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014, 2018).
Titoli vinti: 1 (1966)
Secondo posto: –
Terzo posto: –
Quarto posto: 1 (1990)
Eliminazioni ai quarti di finale: 6 (1954, 1962, 1970, 1986, 2002, 2006)
Eliminazioni agli ottavi di finale/secondo turno: 3 (1982, 1998, 2010)
Eliminazioni al primo turno: 3 (1950, 1958, 2014)
Semifinali disputate: Inghilterra – Portogallo 2-1 (1966); Inghilterra – Germania 4-5 rigori (1990)

CROAZIA
Arriva in semifinale dopo la sofferenza di ben due lotterie dei calci di rigori, ma anche dopo aver mostrato – nel primo turno – il miglior calcio del torneo.
Ruolino composto da tre vittorie (2-0 alla Nigeria, 3-0 all’Argentina e 2-1 all’Islanda nel primo turno) e due pareggi (1-1 con la Danimarca agli ottavi e 2-2 con la Russia ai quarti, entrambe poi vinte ai rigori), dieci gol fatti e quattro subiti.
Squadra dall’altissimo tasso tecnico e piena di campioni dal talento indiscusso, la Croazia è stata devastante nel primo turno: rapidità, palleggio, ripartenze micidiali, inserimenti dei centrocampisti imprevedibili e letali. Nei due scontri a eliminazione diretta è apparsa decisamente meno brillante, mostrando il suo punto più debole: la discontinuità e, soprattutto, un certo atteggiamento sufficiente e superficiale che più volte ha rischiato di mandare all’aria i suoi sogni di gloria.
In assoluto, la squadra più imprevedibile del torneo.
Partecipazioni ai mondiali: 5 (1998, 2002, 2006, 2014, 2018).
Titoli vinti: –
Secondo posto: –
Terzo posto: 1 (1998)
Quarto posto: –
Eliminazioni ai quarti di finale: –
Eliminazioni agli ottavi di finale/secondo turno: –
Eliminazioni al primo turno: 3 (2002, 2006, 2014)
Semifinali disputate: Croazia – Francia 1-2 (1998)

Manco a dirlo, abbiamo vergognosamente sforato lo spazio a disposizione. Oggi come non mai.
Ancor più vergognosamente ce ne freghiamo e invece di chiuderla qui lanciamo pure un nuovo sondaggione, di quelli della serie “nostalgia canaglia” e “facciamoci del male”.
Come per i quarti di finale, vi rifacciamo la solita domanda: a quale tra queste semifinali disputate dall’Italia, per qualsiasi motivo, vi sentite più affezionati (e, se potete, specificate il motivo)?
Italia – Germania 4-3 (Messico ’70, pura mitologia del calcio, ma questa la può votare – obbligatoriamente – solo chi l’ha vista in diretta);
Italia – Polonia 2-0 (Spagna ’82, la doppietta di Pablito che spianò definitivamente la strada alla conquista del terzo titolo mondiale);
Italia – Argentina 4-5 ai rigori (Italia ’90, la maledizione del San Paolo – e di Maradona – in una partita clamorosa e incredibile);
Italia – Bulgaria 2-1 (Usa ’94, ovvero come Roberto Baggio e Demetrio Albertini schiantarono i bulgari in un quarto d’ora);
Italia – Germania 2-0 (Germania 2006, altra mitologia pallonara, mio dio Fabio Grosso e tutto il resto).

Votate e fate votare!
A domani amici, che domani le semifinali cominciano davvero!

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LA NOTTE DI SAN PIETROBURGO (Lestini ai mondiali – giornata 27)

La magia inquieta di questa città dove il sole non tramonta mai, dove Dostoevskij fece palpitare l’amore impossibile di Nasten’ka e di un sognatore, dove la Prospettiva Nevskij (sì, proprio quella dove Battiato per caso v’incontrò Igor Stravinskij) fu resa immortale da Gogol e dove i poeti della rivoluzione – Blok, Majakovskij e via via tutti gli altri – vagarono alla ricerca del senso, stasera sarà, molto più prosaicamente ma non per questo meno emozionante, lo splendido teatro di Francia – Belgio, prima semifinale di questo incredibile campionato del mondo.
La semifinale di un mondiale è sempre una vertigine, il crocevia, il limbo tra l’apoteosi dell’ultimo atto e il dramma della caduta a un passo dal gradino più alto. Un fascino per certe ragioni addirittura superiore a quello della finalissima, al punto che a volte sono proprio le semifinali a entrare nella storia e nella leggenda, a diventare il simbolo di un intero mondiale e la colonna sonora del film di una nazionale. A noi italiani non c’è nemmeno bisogno di dirlo: l’epopea dei mondiali del 2006 è tutta lì, nella semifinale contro la Germania, nei tempi supplementari, in mio dio Fabio Grosso, andiamo a Berlino Beppe e tutto il resto. Per non parlare di quel 4 a 3, sempre contro la Germania, a Messico ’70. E non c’è bisogno di dirlo nemmeno ai tedeschi, visto che quel 7 a 1 rifilato al Brasile ai mondiali scorsi resterà impresso nella memoria collettiva ben più della finale vinta contro l’Argentina di Messi.
Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo volentieri: arrivare in semifinale è già un trionfo, già il certificato di un mondiale da incorniciare. Ma è ovvio che a questo punto nessuno possa accontentarsi, che se all’inizio dei giochi un terzo o un quarto posto è visto come un miraggio, adesso conti solo vincere.
E di certo non si accontenteranno Belgio e Francia, artefici fin qui di un campionato esaltante di cui la finale sarebbe il grande coronamento.
Inutile fare pronostici. Tradizione ed esperienza internazionale direbbero Francia, ma la Francia è anche la squadra più giovane del torneo e il Belgio è infarcito di campioni abituati a giocare a livelli altissimi.
Di semifinali mondiali la Francia nella sua storia gloriosa ne ha giocate cinque, ma ne ha vinte solo due. La prima, nel remoto 1958, la perse con un Brasile troppo forte, reduce da una sequela infinita di delusioni (il “maracanazo” del 1950 pesava ancora come un macigno) e affamato di vittoria. Finì con una tripletta di un incontenibile Pelè nemmeno diciottenne e un devastante 5 a 2 per i verdeoro.
La seconda è pura mitologia pallonara. Mundial spagnolo del 1982, i bleus della generazione d’oro di Platini, Tigana, Giresse, Rocheteau, si trovarono davanti la Germania di Rumenigge, Briegel, Stielike e dell’eterno Breitner, fortissima ma incerottata, giunta in semifinale attraverso un cammino tortuoso dove aveva rischiato continuamente l’eliminazione. Tutti i favori della vigilia pendevano da parte francese ma, si sa, i tedeschi sono tedeschi. I 90′ terminarono 1 a 1. E ai supplementari si scatenò l’inferno, con i francesi autori di un micidiale uno-due che alla fine dei primi quindici minuti li portò sul 3 a 1 (e, soprattutto, ad avere la finale già in tasca). Ma visto che, come detto, i tedeschi sono tedeschi, la Germania riuscì prima ad accorciare le distanze e poi, a una manciata di minuti dal termine, ad acciuffare un pareggio impossibile con una spettacolare rovesciata. Fu la prima partita della storia dei mondiali a terminare ai calci di rigori. Anche qui, l’incredibile: Francia avanti per l’errore di Stielike, di nuovo a un passo dalla finale ma subito raggiunta dal successivo errore di Six (è rimasta nella storia la tv spagnola che per indugiare sulle lacrime di Stielike si perde completamente l’errore di Six). E, a oltranza, clamorosa vittoria tedesca.
Le due nazionali si ritrovarono di fronte quattro anni dopo, sempre in semifinale, e vinse di nuovo la Germania, stavolta con un secco 2 a 0 che fu anche l’epilogo della gloriosa generazione di Platini e compagni, cui seguì un lungo periodo di buio. Da cui la Francia risorse dodici anni dopo, quando, nel 1998 in casa propria, andò a vincere la prima semifinale della sua storia, contro l’emergente e sorprendente Croazia di Suker e Prosinecki. Fu tutt’altro che una passeggiata: i croati all’inizio del secondo tempo passarono clamorosamente in vantaggio, ma i bleus prima pareggiarono e poi andarono in vantaggio, con una incredibile (e indimenticabile) doppietta di Thuram, che fino a quella sera non aveva mai segnato in nazionale. Vinsero anche la loro quinta (e fino a oggi ultima) semifinale: 1 a 0 contro il Portogallo nei mondiali del 2006 con rigore di Zidane, che si sarebbe ripetuto in finale ma, come sappiamo bene, con esito ben diverso.
Il Belgio di semifinali ne conta invece solo una, nel 1986, quando fu sconfitto 2 a 0 dall’Argentina, con la doppietta di un Maradona allora troppo forte per chiunque, figuriamoci per un Belgio che, all’epoca, era qualcosa di molto simile a un’assoluta debuttante.
In quegli stessi mondiali del 1986 troviamo uno dei due soli precedenti tra Francia e Belgio nella storia dei mondiali. Fu nella finale per il terzo e quarto posto, e vinsero i francesi 4 a 2 ai tempi supplementari. Per l’altro precedente occorre risalire al 1938, ottavi di finale, con la Francia di nuovo vincitrice per 3 a 1.
Questa la storia. A cui tutti penseranno fino alle 20 in punto. Poi, dal fischio d’inizio in avanti, conterà solo il presente. Un presente che mai come oggi ci appare incerto e imprevedibile.

Per chiudere, vi ricordiamo del “sondaggione” lanciato dal blog giusto ieri, in cui vi si chiede – in pieno clima da “nostalgia canaglia” – di dire a quale delle semifinali giocate dall’Italia ai mondiali siete più affezionati. E, se potete, di esprimere pure il motivo.
Io, personalmente, ho detto Italia – Bulgaria 2-1 di Usa ’94. I motivi sono davvero tantissimi, ma questi i principali: 1) è stato indiscutibilmente il mondiale della mia generazione; 2) Roby Baggio in maglia azzurra mi commuove come poche cose al mondo; 3) quella sera l’asse Albertini-Baggio era qualcosa di molto simile alla beatitudine celeste; 4) in generale l’Italia di Sacchi, da cui ci si aspettava grande spettacolo, fin lì non aveva brillato particolarmente, vincendo soprattutto a suon di tenacia e sofferenza… ma quella sera giocarono, specie nel primo tempo, una partita straordinaria e devastante, al punto che ancora oggi mi ricordo Pizzul in totale apnea, quasi ubriaco ed esaltatissimo, che dopo l’ennesima azione di prima degli azzurri prende un attimo fiato, rallenta e poi dice col suo timbro inconfondibile: “Stiamo giocando bene”; 5) avevo 17 anni, e quella sera… cristosanto, quella sera fu una delle sere più belle e assurde della mia giovinezza, e Italia-Bulgaria fu la sua colonna sonora indelebile. Sì dai, un giorno la racconterò, la storia di quella sera e di quell’estate…

Infine, anche quando non ci sono partite, “Meraviglie Mediaset” non ci abbandona mai.
La giornalista del Tg5, in un impeto di orgoglio nazionale, leggendo i titoli dice: “La Croazia batte la Russia ai calci di rigori. Le quattro semifinaliste sono tutte squadre ITALIANE”.

A domani!

#lestiniaimondiali


I DIFENSORI CENTRALI E L’ARTE DI PORTARE LA FRANCIA IN FINALE (Lestini ai mondiali – giornata 28)

Esattamente vent’anni fa fu una doppietta di Lilian Thuram, all’epoca in forza al Parma, a regalare alla Francia la prima finale della sua storia. Ieri è toccato a Samuel Umtiti e al suo colpo di testa vincente portare i transalpini all’ultimo atto del mondiale. Evidentemente, per i bleus, è un passaggio imprescindibile che sia un difensore centrale a spalancare le porte della finalissima.
Non è stata, la partita di ieri sera, la battaglia epica drammatica che aspettavamo (e, più che altro, che speravamo). Certo intensa e carica, carichissima di tensione (soprattutto sugli spalti, dove per i primi venti minuti i tifosi erano pressoché ammutoliti in una atmosfera ai limiti dell’irreale), accesa a ondate e fiammate ma che non è mai esplosa nel più tipico psicodramma sportivo del grandissimo evento. E questo forse perché, al di là del risultato stringato, le squadre non si sono mai realmente equivalse, e la Francia è stata e si è dimostrata semplicemente più forte, di sicuro più pronta a palcoscenici così importanti e vertiginosi.
Basta riguardare rapidamente il film della partita per capirlo. Il Belgio prima di tutto ha faticato non poco a entrare in partita, per venti minuti è apparso smarrito se non proprio impaurito, come se non riuscisse a metabolizzare l’importanza storica dell’appuntamento. Poi ha ripreso in mano la situazione e per un quarto d’ora ha messo alle corde la Francia, mettendo in luce per l’ennesima volta il suo immenso potenziale offensivo (Hazard su tutti, anche ieri sera mostruoso) e creando due o tre occasioni molto pericolose (ma Lloris, ieri sera, era un muro davvero invalicabile). Ma tutta la pericolosità del Belgio si è spenta lì, in quel quarto d’ora di fuoco, dove la Francia non si è comunque scomposta né è sembrata mai sull’orlo del tracollo. Il gol di Umtiti a inizio ripresa (ennesimo gol francese nato sugli sviluppi di un calcio piazzata) ha spezzato la partita e, in un certo senso, ha immediatamente scritto la parola fine. Il Belgio ha prodotto mole di gioco e tanto possesso palla. Ma era un girare a vuoto senza frutti. Occasioni da gol praticamente assenti e Francia, benché con un baricentro bassissimo, mai sembrata in difficoltà. Così come non è mai sembrato possibile un gol del pareggio. Anzi, alla fine, sono proprio i francesi a sfiorare più volte il raddoppio.
Così in finale ci va la squadra al tempo stesso più forte e che ha meritato di più. Il modo autoritario di stare in campo visto questa sera, la spaventosa crescita psicologica dei singoli e del collettivo maturata in nemmeno un mese di torneo, il mix micidiale del talento dei singoli (Mbappé e Griezmann lì davanti sono spine nel fianco continue, Pogba è sempre più un gigante… ), ne fanno a questo punto la favorita assoluta per il titolo.
Il Belgio di Martinez (a proposito, ma che storia incredibile questo allenatore: lo sapevate che praticamente è arrivato sulla panchina della nazionale belga inviando un curriculum?) non ne esce ridimensionato. Anzi. Ha mostrato un calcio splendido e spettacolare per tutto il torneo e ieri sera non ha deluso, ha solo incontrato l’unica squadra che gli è nettamente superiore e non ha avuto la “garra” necessaria per bilanciare il divario.
Ad ogni modo, applausi e standing ovation a tutti i “diavoli rossi”.

Per sapere chi dovrà sfidare la Francia in finale, basta aspettare stasera.
Alle ore 20, a Mosca, in scena Inghilterra – Croazia, altra battaglia annunciata, altra sfida ben più che affascinante, altre due squadre che sin qui ci hanno deliziato con grandi cose, altra partita – manco a dirlo – dall’esito incerto e dal pronostico impossibile.
La posta in palio è ovviamente altissima, ma per le due nazionali in campo stasera c’è in ballo anche qualcosa di più dell’accesso in finale. Per l’Inghilterra, che vanta e rivendica da oltre un secolo i più alti titoli nobiliari della storia del calcio ma che nei tornei più importanti ha raccolto solo poche briciole e quintali di delusioni, è l’occasione per riallineare tradizione e palmarès. Per la Croazia, il delirio nazionalista di essere la prima, unica e sola nazionale dell’ex Jugoslavia ad andarsi a giocare la coppa del mondo nella partita decisiva.
Terza semifinale della storia per gli inglesi. L’ultima ventotto anni fa, a Italia ’90, una grandiosa battaglia contro la Germania passata in vantaggio con un calcio di punizione di Brehme e Inghilterra che agguanta il pareggio a dieci minuti dal termine con una fantastica giocata dell’immenso Gary Lineker. Che era forte, quell’Inghilterra lì: oltre a Lineker aveva talenti del calibro di Platt, Waddle, in porta l’eterno Shilton e, soprattutto, davanti, il talento di Paul Gascoigne, che proprio in quella semifinale mostrò tutti i suoi pregi dispensando giocate geniali a iosa, e tutti i suoi limiti, facendosi ammonire nella più stupida delle maniere. Anche se l’Inghilterra avesse vinto, per squalifica non avrebbe giocato la finalissima. In ogni caso, l’Inghilterra non vinse: fatali, ai calci di rigore, gli errori di Pearce e Waddle, e gli inglesi andarono a Bari a giocarsi la “finalina” con l’Italia.
Per trovare l’Inghilterra vincente in semifinale (e poi pure in finale) occorre andare molto indietro nel tempo, a quella notte di Wembley del 1966, quando i futuri campioni del mondo sconfissero per 2 a 1 il Portogallo del grande Eusebio, con una doppietta di Bobby Charlton.
Quanto alla Croazia, ha centrato la semifinale una sola volta, al suo debutto assoluto ai campionati del mondo, nel 1998. Con un cammino straordinario e sorprendente, coronato da un roboante 3 a 0 rifilato alla Germania ai quarti di finale, i croati si presentarono in semifinale contro i padroni di casa. E che spavento fecero prendere ai bleus: all’inizio del secondo tempo il cecchino Suker trafisse Barthez portando la Croazia in vantaggio. Poi, come abbiamo detto all’inizio, l’incredibile doppietta di Thuram ribaltò il risultato. E i croati andarono a giocarsi il terzo e quarto posto con l’Olanda.
Precedenti tra le due squadre, nella storia dei mondiali, non ce ne sono. Un inedito assoluto che in ogni caso andrà a scrivere una pagina storica. Per la Croazia, in caso di vittoria, sarebbe la prima finale. Ma anche per l’Inghilterra, in un certo senso, sarebbe la prima: non sono poi molti gli inglesi che ricordano la finale di Wembley contro la Germania di cinquantadue anni fa…

In chiusura, oltre a ricordarvi del sondaggione (quello in cui vi si chiede di votare la semifinale giocata dall’Italia cui siete più affezionati), per cui potete votare fino a mezzanotte, nota social-televisiva.
Oggi durante la non stop Mediaset, con problemi sempre più evidenti per riempire tutto il palinsesto (gli inutili servizi sui tifosi non solo sono esauriti, ma con solo quattro tifoserie superstiti è complicatissimo inventarsi qualcosa), ha tenuto banco per ore l’analisi filologica dell’esultanza di Griezmann. Oltre alla versione ufficiale sull’origine di quella buffa e strana danza (ispirata al videogioco Fortnite), sono state tirate in ballo un’infinità di altre ipotesi. Il problema è che da Canale 5 la discussione si è immediatamente rovesciata su Twitter dove, e che ve lo dico a fare, le ipotesi si sono ingigantite fino alle storie più incredibili (per capirci: dal satanismo al veganesimo). Fino a quando un genio ha troncato la discussione twittando:
“per me si tocca semplicemente i coglioni”.

A domani!

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E ALL’IMPROVVISO ARRIVA PERISIC (Lestini ai mondiali – giornata 29)

Pazzesco, semplicemente pazzesco.
L’Inghilterra non solo aveva trovato il gol del vantaggio nei primi minuti (fantastica punizione di Tripper), non solo si era clamorosamente mangiata il punto del ko con un errore sottoporta ai limiti del possibile di Kane (proprio lui, il cecchino), ma più o meno per 70′ aveva tranquillamente controllato la partita, dando l’impressione di potersi guadagnare senza affanni la finale contro una Croazia fino a quel punto quasi del tutto depotenziata del suo talento. Al punto che quasi sicuramente in qualche pub old england dei sobborghi londinesi, c’era un qualche vecchio ubriacone di nome Tom (c’è sempre, nei romanzi vittoriani, un vecchio Tom che beve come una spugna) che aveva attaccato a raccontare ai giovani eccitati a un passo dal traguardo di quel che era successo cinquantadue anni fa, prima e ultima volta in cui l’Inghilterra è uscita vincitrice da una semifinale.
Niente da fare. Il vecchio Tom ha dovuto interrompere bruscamente il racconto, perché a quel punto, all’improvviso, è arrivato Perisic. In ombra, quasi inesistente fino a quel momento, ha trovato il pareggio a venti minuti dal termine con una splendida spaccata alla Ibrahimovic. Dopo di che, anche senza Piccinini in telecronaca, “si è scatenato” diventando un autentico incubo per la difesa inglese. Dai suoi piedi, dalle sue giocate accese di colpo (dribbling, doppi passi, fughe sulla fascia, assist a iosa e un palo clamoroso che ancora non ha smesso di tremare), è partita la riscossa della Croazia, che ha ritrovato tutta la sua immensità tecnica. In nemmeno due minuti partita letteralmente capovolta: Croazia incontenibile e Inghilterra alle corde. Uno sbandamento pauroso, quello inglese, ed è stato solo un miracolo se la partita non è finita al novantesimo.
All’inizio dei supplementari tuttavia, il vento sembrava nuovamente cambiato. L’Inghilterra, pur senza pungere, pareva aver ripreso il controllo della situazione – o quanto meno di sé stessa – e la Croazia sembrava ripiombata nel sonno. Niente di più falso. Di nuovo una fiammata, assist di Perisic, colpo letale di Mandzukic e Inghilterra al tappeto. Stavolta in maniera definitiva.
Per gli inglesi è l’ennesima delusione. Ma l’impressione, a caldo, è che questa brucerà ancora a lungo e in maniera del tutto particolare, molto più dell’altra semifinale perduta contro la Germania a Italia ’90.
Ma per un’Inghilterra in pieno psicodramma, c’è una Croazia in estasi assoluta. Questa nazionale con poco più di vent’anni di storia, arrivata ai mondiali attraverso i play off, senza clamori e senza i pronostici della vigilia, dopo aver incantato nel primo turno, aver saputo soffrire a ottavi e quarti e aver vinto una semifinale leggendaria, guadagna la sua prima, storica finale.
Se la vedrà contro la Francia, in una partita in cui ovviamente parte di nuovo sfavorita. Ma per quello che ha fatto vedere, per carattere, talento, tasso tecnico e condizione (non dimentichiamolo: questi erano al terzo supplementare consecutivo e al 120′ correvano come al primo minuto della partita d’esordio), io non darei davvero niente di scontato.

Finite le semifinali, diamo i risultati del nostro “sondaggione”. Vi avevamo chiesto a quale delle semifinali disputate dagli azzurri siete più affezionati. E come era ampiamente prevedibile, ha stravinto l’impresa di Dortmund, ovvero Italia – Germania 2-0 del 2006, con gli indimenticabili gol di Grosso e Del Piero. Quella partita ha ottenuto ben il 69% dei voti. Molto distanziata segue la leggendaria Italia – Germania 4-3 di Messico ’70, con i mitologici tempi supplementari e il gol di Rivera a sei minuti dalla fine, che ha preso il 13% dei voti. Poco dietro Italia – Bulgaria 2-1 di Usa ’94, doppietta di Roby Baggio (partita per cui ho votato anche io e per i motivi che ho ampiamente spiegato qualche giorno fa), con l’11% dei voti. Al 7% si è fermata Italia – Polonia 2-0, Spagna ’82, doppietta di Pablito Rossi. Nemmeno un voto (e immaginiamo perché) ha preso Italia – Argentina 4-5, a Italia ’90, con gli stramaledetti calci di rigore.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato al gioco e preparatevi. Visto il successo, ne lanceremo uno identico per la finale.
Ma per oggi ci fermiamo qui.
Poi, da domani, inizieremo la cavalcata verso l’ultimo atto.
Verso Francia – Croazia.

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MA COSA VUOI CHE SIA UNA FINALE (Lestini ai mondiali – giornata 30)

Tutto cominciò il 30 luglio del lontano 1930, allo stadio del Centenario, a Montevideo, in Uruguay, davanti a 68mila spettatori e agli ordini dell’arbitro belga John Langenus. Di fronte i padroni casa e l’Argentina, in una partita di cui esistono pochissimi documenti (una manciata di foto e poco più) e una valanga di leggende. Di sicuro, il tutto si svolse in condizioni meteo a dir poco impensabili per una finale mondiale: in pieno inverno australe, si giocò in un campo innevato e ammantato dalla nebbia. E altrettanto di sicuro fu l’unica finale della storia a essere disputata tra due squadre sudamericane (quella del 1950, tra Uruguay e Brasile, ufficialmente non è una finale). Così come è certo che l’Uruguay, dopo aver finito il primo tempo sotto 1-2, travolse l’Argentina nella ripresa imponendosi per 4 a 2. Il resto, è pura mitologia, come la storia del pallone, che secondo gli uruguaiani portava male, e allora si imputarono per cambiarlo alla fine del primo tempo. E pare siano stati in molti, all’epoca, a credere che la netta superiorità dell’Uruguay del secondo tempo, fosse merito di un qualche sortilegio praticato al pallone.
Se la prima finale si giocò sotto la neve, la seconda – nel ’34 a Roma, tra Italia e Cecoslovacchia – andò in scena con 40 gradi. A quanto ci raccontano (in confronto al 1930 di documenti ne abbiamo a bizzeffe, ma pur sempre poca cosa per i parametri odierni) fu una partita dura e tiratissima, con i cecoslovacchi in vantaggio e l’Italia che vince partita e coppa in rimonta, prima acciuffando il pareggio a una manciata di minuti dal termine, e poi sferrando il gol del ko ai supplementari. Netto e senza storie fu invece il bis degli azzurri, a Parigi quattro anni più tardi, contro una forte Ungheria che però fu addomesticata con un 4 a 2 e una partita in cui il risultato non fu mai in discussione.
Dopo la guerra, si cominciò subito col celeberrimo “maracanazo”, ovvero con il più grande dramma sportivo della storia brasiliana e, forse, con la finale dal risultato più sorprendente e inatteso della storia dei mondiali. Che poi non fu nemmeno una finale, perché l’edizione del ’50 aveva una formula astrusa che prevedeva un girone all’italiana conclusivo tra le migliori piazzate del primo turno, ma destino volle che l’ultima partita fu tra la prima e la seconda, ovvero Brasile e Uruguay, con i primi che potevano pure accontentarsi del pareggio per prendersi la coppa. Così non fu: il Brasile, in vantaggio, anziché gestire il risultato, si buttò in avanti alla ricerca della goleada, e fu clamorosamente punito da due contropiedi chirurgici e spietati degli uruguaiani. Una non finale che ha pure il record di spettatori, ovvero ben 199mila paganti stipati al Maracanà.
Assolutamente a sorpresa fu anche l’epilogo della finale del ’54, a Berna in Svizzera, che vide di fronte l’invincibile Ungheria e la ben più modesta Germania Ovest. Per la prima volta i tedeschi dimostrarono di essere tedeschi e, benché sotto di due gol dopo appena otto (otto!!) minuti, finirono per vincere 3 a 2. Non a caso, la partita è passata alla storia come “il miracolo di Berna”.
Poi venne il tempo di Pelè e del grande Brasile, che vinse ben tre delle quattro edizioni successive: nel 1958 con un roboante 5 a 2 ai padroni di casa della Svezia (che pure erano passati in vantaggio), nel 1962 in Cile con un altrettanto netto 3 a 1 alla Cecoslovacchia (e anche qui, a passare in vantaggio era stata la Cecoslovacchia) e nel 1970 con quel secco 4 a 1 contro un’Italia fisicamente distrutta dopo i leggendari tempi supplementari con la Germania. A interrompere il filotto brasiliano, l’Inghilterra, in casa propria, con un’epica battaglia contro la Germania: tedeschi in vantaggio, poi gli inglesi ribaltano il risultato ma all’ultimo secondo pareggio della Germania che trascina la finale ai supplementari. Dove vince l’Inghilterra per 4 a 2, anche se il gol del 3 a 2 è la celebre “rete fantasma” di Hurst. I tedeschi si presero la rivincita nel 1974, contro l’Olanda delle meraviglie (e di Crujff): gli orange erano passati in vantaggio dopo appena sessanta secondi, e senza che i tedeschi avessero ancora toccato palla. Vana illusione: la granitica Germania, davanti al pubblico di casa, prima pareggiò e poi andò a vincere per 2 a 1. L’Olanda bissò la grande delusione quattro anni dopo, nel mondiale forse più triste della storia e non per ragioni calcistiche. Fu quello infatti organizzato dalla dittatura militare argentina, con i padroni di casa che si imposero sugli olandesi (privi di Crujff, che proprio in protesta contro il regime militare si rifiutò di partecipare) per 3 a 1 ai supplementari.
Della finale del 1982 c’è poco da dire: semplicemente leggenda, quella notte al Bernabeu dove Pertini fu il dodicesimo uomo in campo e lo sponsor immortale di quell’indimenticabile Italia – Germania 3 a 1. Seguì l’epopea di Maradona a Messico ’86, con l’ultima finale (Argentina – Germania 3 a 2) conclusa con una pioggia di gol. Poi infatti venne il tempo delle “finali brutte”, con pochi gol e tatticismi esasperati: l’1 a 0 della Germania (con rigore inesistente) sull’Argentina a Italia ’90, addirittura lo 0 a 0 di Italia – Brasile del ’94, conclusosi, ahinoi, ai calci di rigore e con Baggio che spara tra i cieli di Pasadena ogni nostro sogno, il 3 a 0 della Francia in casa propria nel ’98, contro un Brasile shoccato dal collasso di Ronaldo (che giocò lo stesso, in una storia ancora non del tutto chiarita e che resta uno degli episodi più torbidi della storia dei mondiali), la rivincita dello stesso Ronaldo con la doppietta del 2002 contro la Germania, l’1 a 1 tra Italia e Francia dirottato nuovamente ai rigori nella notte di Berlino (stavolta, per giustizia divina, con vittoria azzurra), e i due striminziti 1 a 0 delle ultime edizioni, entrambi ai supplementari, il primo della Spagna contro l’Olanda e il secondo della Germania contro l’Argentina.
Fino al 1986 non è esistita mai finale con meno di 3 gol, dal 1990 in poi solo una volta se ne sono segnati più di due. La speranza è che, vista la pioggia di reti cui abbiamo assistito finora, questa finale segni un nuovo cambio di rotta.
Come sappiamo, la Francia arriva in finale per la terza volta, mentre per la Croazia è la prima assoluta. In generale, la Croazia è la tredicesima squadra della storia a tagliare questo traguardo.
In testa troviamo la Germania con ben otto finali (e quattro titoli), segue il Brasile con sette (cinque vittorie), l’Italia con sei (quattro vittorie), l’Argentina con cinque (due titoli), Francia (una vittoria) e Olanda (sempre sconfitta) con tre, Uruguay (due vittorie), Cecoslovacchia (sempre sconfitta e che nel frattempo ha cessato di esistere) e Ungheria (sempre sconfitta) con due, Inghilterra (una vittoria), Spagna (una vittoria), Svezia (una sconfitta) e da oggi Croazia con una.
La finale in cui si è segnato di più è quella del ’58 (Brasile – Svezia 5 a 2), quella con meno reti – record che si può solo eguagliare – è del 1994 (Italia – Brasile 0 a 0).
I risultati più frequenti sono stati il 2-1, il 4-2, il 3-1 e l’1-0 (3 volte a testa), per due volte la finale è terminata 3-2, una volta è finita 1-1, una volta 0-0, una volta 5-2, una volta 4-1, una volta 3-0 e una volta 2-0.
Per cinque volte la finale è finita ai tempi supplementari, due volte ai rigori, mentre in tredici occasioni si è conclusa nei tempi regolamentari. Per otto volte la nazionale padrona di casa è finita in finale (l’ultima volta nel 1998), e in sei di queste occasioni ha vinto il torneo (uniche sconfitte quella del Brasile nel 1950 e della Svezia nel 1958).
Per nove volte la vittoria è avvenuta in rimonta. In una di queste, i gol rimontati sono stati addirittura due.

Dati i numeri, non ci resta che lanciare l’ultimo SONDAGGIONE di questi campionati del mondo.
E rimaniamo in tema “nostalgia canaglia” (o, se preferite, “quanto ci rode non essere andati in Russia”). Ditemi quindi: a quale finale disputata dagli azzurri in tempi recenti, per i motivi più disparati, vi sentite più affezionati?
Le opzioni: Italia – Germania 3-1 (Madrid, 11 luglio 1982 – Rossi, Tardelli e Altobelli per l’Italia, Breitner per la Germania);
Italia – Brasile 2-3 ai calci di rigore, tempi regolamentari 0-0 (Pasadena, 17 luglio 1994);
Italia – Francia 6-4 ai calci di rigore, tempi regolamentari 1-1 (Berlino, 9 luglio 2006 – Zidane su rigore per la Francia, Materazzi per l’Italia).
Un premio a chi indovina per chi voterà il sottoscritto.

In chiusura: leggo che la FIFA dopo le semifinali ha imposto alle regie televisive il divieto di indugiare sulle “sexy tifose”, in quanto atto di sessismo.
Ora, io non voglio entrare troppo nel merito, ma visto che si parla di condannare il sessismo, mi chiedo: ma quelli della FIFA li hanno mai visti dieci minuti di “Balalaika”??

A domani!

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DI RIMPIANTI E DI DELUSIONI (Lestini ai mondiali – giornata 31)

Ufficialmente si chiama “finale per il terzo e il quarto posto”, ma comunemente è detta “finale di consolazione”, “finalina” o altre robe simili. E siccome spesso e volentieri non è nelle etichette ufficiali ma nel detto comune che si trova la realtà delle cose, il rito che si consumerà stasera tra Inghilterra e Belgio è qualcosa di molto simile alla sfilata dei rimpianti e delle delusioni.
Non essendo le olimpiadi, ma un campionato del mondo, e quindi non avendo (quasi) alcun valore il medagliere, oggi si gioca sostanzialmente per lenire le ferite. Poi certo che nessuno la vuole perdere questa partita, ma è molto più certo che andare fuori in semifinale brucia a chiunque. E di brutto. E se si mettono delusioni e rimpianti di entrambi sul piatto, scommettiamo che la bilancia finisca per pendere da parte inglese. Perché gli inglesi la finale ce l’avevano davvero a portata di mano. Almeno fino a venti minuti dalla fine. Mentre il Belgio, da par suo, nell’incontro con la Francia, di fatto non l’ha nemmeno mai vista. Vero anche, sempre in tema di consolazioni, che all’Inghilterra probabilmente andrà la (magra) consolazione di prendersi il titolo di capocannoniere. Ma anche in questo caso chiediamoci: basterà a Kane il titolo di re del gol dei mondiali per scrollarsi di dosso il peso di essersi mangiato in modo incredibile la rete che avrebbe portato la sua nazionale in finale e spedito i croati all’inferno?
Comunque sia, Belgio e Inghilterra si ritrovano nella “finalina” dopo essersi già incontrati al primo turno. È, in assoluto, la seconda volta che succede nella storia dei mondiali (la prima fu nel 1982, quando Italia e Polonia si incontrarono nella partita d’esordio, che finì 0 a 0, e in semifinale, dove l’Italia trionfò con un secco 2 a 0), ma in questo caso, strano destino, in entrambe le occasioni di fatto la posta in palio è quasi inesistente: al primo turno giocarono quando già entrambe si erano qualificate, oggi si sfideranno quando sono già tutte e due eliminate.
A parte questo precedente ravvicinato (come ricorderete, vittoria del Belgio per 1 a 0), nella storia dei mondiali Belgio e Inghilterra si sono incontrate altre due volte: nel lontano 1954, al primo turno, dove finì con un rocambolesco 4 a 4, e agli ottavi di finali del 1990, quando vinsero gli inglesi 1 a 0 con uno spettacolare gol di David Platt all’ultimo secondo.
Entrambe giocano la “finalina” per la seconda volta nella loro storia ed entrambe, nel loro rispettivo unico precedente, l’hanno persa: 2-4 ai supplementari il Belgio contro la Francia nel 1986, e 1-2 l’Inghilterra contro l’Italia nel 1990.

A proposito della “finalina” c’è una storia molto interessante che vorrei raccontarvi.
Una storia di fantasmi che riguarda il primo campionato del mondo, quello del 1930. In tutto e per tutto una storia di fantasmi, con tanto di gente che ci crede e gente che non ci crede, persone che hanno visto e persone che non hanno visto, testimoni di dubbia attendibilità e strani cantori di leggende e dicerie non più verificabili.
Nelle semifinali di quel mondiale Uruguay e Argentina avevano battuto rispettivamente la Iugoslavia e gli Stati Uniti con l’identico punteggio di 6-1. Quindi Iugoslavia e Stati Uniti avrebbero dovuto giocarsi la finale per il terzo e quarto posto. Condizionale d’obbligo, visto che il problema è che non si sa se, ai mondiali del 1930, la finale per il terzo e il quarto posto ci sia stata o no. Qualcuno dice di sì e qualcun altro dice di no. Qualcuno l’ha vista e qualcun altro no. Fantasmi, appunto.
Alcune storie, raccontate da carri di gitani korakhané in perenne nomadismo tra Zagabria e Sarajevo e riportate pure in qualche pamphlet di controstoria uruguayana pubblicato dai Tupamaros ai tempi della lotta armata, narravano – e narrano – di una finale effettivamente disputata, e vinta dalla Iugoslavia per 3-1. La partita si sarebbe disputata il 29 luglio, il giorno prima della finalissima, ovviamente a Montevideo, ma in quale dei quattro stadi non è mai stato specificato. In alcune versioni della storia, si dice pure che sarebbero stati gli Stati Uniti a passare in vantaggio, con un gol in mischia segnato nei primi minuti sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Un gol assolutamente inatteso e clamoroso, visto che gli yankees erano scesi in campo in sette, visto che nella semifinale gli argentini avevano picchiato così duro da mettere fuori uso ben tre giocatori, in particolare il fortissimo centrocampista Raphael Tracy. Altri giocatori, benché in condizione di giocare, traumatizzati dalle botte prese contro l’Argentina, avevano fatto perdere le loro tracce, imbarcandosi nottetempo per far ritorno in patria e non giocare quell’ultima, inutile, partita. I superstiti, eroici, sarebbero scesi lo stesso in campo per onorare fino in fondo il torneo: dopo quella rete iniziale però, gli iugoslavi presero facilmente in mano le redini dell’incontro regolando i decimati Stati Uniti con tre gol facili facili.
Altre storie però, sempre narrate per lo più oralmente da aedi pallonari novecenteschi, raccontano che la finale per il terzo e il quarto posto non si giocò. O meglio, era in programma, ma non fu disputata. Il motivo fu che gli iugoslavi, in protesta per l’arbitraggio della semifinale, a loro dire scandalosamente a favore dell’Uruguay, si rifiutarono di scendere in campo. Gli Stati Uniti, e i pochi spettatori presenti, avrebbero aspettato la formazione iugoslava per quasi due ore, per poi essere informati della protesta e della rinuncia a giocare. Nonostante questo, gli organizzatori avrebbero comunque assegnato – in virtù di una regola mai scritta, e soprattutto mai applicata negli anni a venire in nessun torneo calcistico, dai Mondiali fino a quelli organizzati dalla parrocchia – il terzo posto alla Iugoslavia, in quanto sconfitta in semifinale dall’Uruguay, vale a dire la squadra che si sarebbe laureata campione del mondo.
Ad ogni modo, in virtù di tutte queste storie, per decenni si è vociferato, e scritto, di una classifica finale con la Iugoslavia al terzo posto e gli Stati Uniti al quarto. Ma i fantasmi, si sa, non lasciano referti né alcuna traccia concreta: così, di quella finale finita 3-1 o di quella finale programmata ma non disputata, non vi sono cronache, fotografie, riscontri oggettivamente verificabili.
Allora ai tempi dei mondiali in Messico, 1986, dovendo compilare una storia definitiva e ufficiale delle statistiche delle squadre di tutte le edizioni della Coppa del Mondo, la FIFA affidò a un gruppo selezionatissimo di esorcisti, medium ed esperti di paranormale, il compito di risolvere il problema esoterico della finale terzo/quarto posto del 1930.
Con grande e generale stupore, l’equipe di spiritisti ribaltò la sentenza delle vulgate popolari, dichiarando l’inesistenza storica di quella finale e assegnando il terzo posto agli Stati Uniti, che nelle partite disputate avevano segnato lo stesso numero di gol della Iugoslavia, ma ne avevano subito uno in meno. Gli iugoslavi protestarono, e non poco, per quel terzo posto assegnato con cinquantasei anni di ritardo e per differenza reti, ma non ci fu nulla da fare. Provarono a riaprire il caso, ma di lì a poco la Iugoslavia avrebbe cessato di esistere, e non se ne parlò più. Fino a quattro anni fa, quando d’improvviso, a pochi giorni dall’inizio dei Mondiali in Sudafrica, il figlio di Kosta Hadzi, nel 1930 vicepresidente della Federazione Calcio Iugoslava, dichiarò che la Iugoslavia all’epoca venne premiata con una medaglia di bronzo, tuttora conservata in casa sua.
Ma quella medaglia, a tutt’oggi, non è ancora stata mostrata in pubblico. I fantasmi, si sa, non lasciano nemmeno medaglie. E se le lasciano, non le fanno certo vedere.

Ultima manciata di righe per dirvi: 1) ricordatevi di votare al SONDAGGIONE (a quale finale disputata dall’Italia siete più affezionati?); 2) tenete d’occhio le riprese oggi pomeriggio… vediamo se la regia russa rispetterà il monito della FIFA di non indugiare più in primi piani su tifose particolarmente discinte…

A domani!!

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MONDIALI ULTIMO ATTO (Lestini ai mondiali – giornata 32)

Signore e signori, su il sipario, va in scena la finalissima.
Dopo un mese di sudore e passioni, sessantatré partite e trenta eliminazioni, restano soltanto due squadre a giocarsi l’epilogo della ventunesima edizione della coppa del mondo, la più imprevedibile e spettacolare degli ultimi due decenni.
Di fronte Francia e Croazia, la tradizione contro la sorpresa, les enfants terribles a sfidare le vecchie volpi, la super favorita contro l’outsider per eccellenza.
La banda di Deschamps (se oggi i suoi dovessero vincere sarebbe il terzo della storia, dopo Beckembauer e Zagallo, ad alzare la coppa sia come calciatore che come allenatore) arriva alla finale dopo un cammino lineare ed esaltante (cinque vittorie e un pareggio, dieci gol fatti e quattro subiti), mostrando una crescita poderosa e impressionante partita dopo partita. Nel primo turno a dire il vero non aveva entusiasmato: vittoria sofferta contro l’Australia, vittoria molto più che fortuita contro il modesto Perù e scialbo pareggio contro la Danimarca. Poi però, quando il gioco si è fatto duro, ovvero dagli ottavi in poi, la Francia è sbocciata in tutto il suo splendore, battendo prima l’Argentina con una gara a dir poco spettacolare dove ha dato sfoggio di tutti i suoi colpi e i suoi campioni più pregiati, e poi, con due prestazioni quadrate e autoritarie, Uruguay e Belgio. Un cammino quindi tutt’altro che semplice e spianato, dove i francesi, al di là delle doti che conoscevamo già (velocità, ripartenze micidiali, verticalizzazioni da standing ovation), hanno dimostrato la rarissima qualità di saper cogliere il punto di forza dell’avversario e impostare la partita su quello, colpendo mortalmente dopo averlo neutralizzato. Come già detto, sulla bandiera di Francia soffiano tutti i venti dei pronostici, ma proprio in virtù di quanto appena detto la Croazia, in assoluto la squadra più imprevedibile del mondiale, con un gioco rapsodico e improvviso, a strappi e accelerazioni, è senza dubbio il cliente più scomodo che potesse capitare.
La Croazia (dodici gol fatti, cinque subiti, quattro vittorie e due pareggi) arriva in finale con un cammino per certi versi diametralmente opposto a quello transalpino: devastante nel primo turno (2-0 alla Nigeria, 3-0 all’Argentina, 2-1 all’Islanda), il meccanismo si è di colpo inceppato dagli ottavi in poi, dove ha sempre sofferto, sempre dovuto rimontare e per due volte è finita ai calci di rigore (agli ottavi con la Danimarca e ai quarti con la Russia) e una volta ai tempi supplementari (in semifinale contro l’Inghilterra). A conti fatti, è come se avesse giocato una partita in più rispetto alla Francia. Dicevamo dell’imprevedibilità della Croazia: è il suo maggior pregio e il suo peggior difetto. Pregio perché scatena tutto il suo potenziale sempre quando l’avversario meno se l’aspetta, lo mette alle corde nel giro di pochissimi minuti e non offre il benché minimo punto di riferimento. Difetto perché così come si accende, allo stesso modo vive improvvisi momenti di buio, che in più di un’occasione hanno rischiato di estrometterla dal mondiale (il gol con cui si è fatta riacciuffare in extremis dalla Russia ai quarti di finale è senza dubbio l’esempio massimo). Si pensi soltanto alla partita giocata in semifinale, dove la Croazia per oltre sessanta minuti non è esistita. Se questo dovesse capitare anche oggi contro la Francia, squadra ben più forte (e più cinica) dell’Inghilterra, qualsiasi ritorno di fiamma non servirebbe a nulla.
Mick Jagger, che da otto anni è il gufo per eccellenza dei mondiali (cioè, puntualmente si è avverato il contrario di quanto il cantante degli Stones ha pronosticato), ha detto Francia. E pare che da Parigi a Marsiglia sia una parata dei peggiori scongiuri.
Poi queste, inutile dirlo, sono chiacchiere e nulla più. Una finale è una finale, e i ventidue giocatori saranno lì a sputare sangue sapendo di giocarsi la partita più importante della vita. Perciò la peggiore banalità possibile, ovvero tutto può succedere, finisce per essere l’unica verità accettabile a poche ore da una finale della coppa del mondo.
Noi speriamo solo che sia una partita esaltante, possibilmente con tanti gol. E ce lo meriteremmo, visto che è dal 1998 (guarda caso, c’era sempre la Francia di mezzo, che sempre guarda caso aveva appena eliminato la Croazia) che in finale non si segnano più di due gol. Per trovare una finale con più di tre gol invece, bisogna tornare indietro fino al 1986. Mentre è dal 2002 che una finale non si risolve entro i novanta minuti.
Per la Francia è la terza finale. La prima fu la già citata indimenticabile notte di Parigi in cui schiantò un Brasile inesistente, sotto shock per il “caso Ronaldo”, con un roboante 3 a 0, doppietta (di testa) di Zidane nel primo tempo e gol allo scadere, in contropiede, di Petit. La seconda noi ce la ricordiamo benissimo, visto che parliamo di Berlino 2006, cucchiaio di Zidane, risposta di Materazzi, supplementari con testata e poi lotteria dei rigori: errore fatale di Trezeguet, rigore decisivo di Grosso e il cielo è azzurro sopra Berlino.
Per la Croazia invece, come sappiamo, è la prima assoluta.
Nella storia dei mondiali, è la seconda volta che le due nazionali si incontrano. Leggendario l’unico precedente: semifinali dei mondiali del 1998, prima volta in semifinale per la Croazia e prima volta che la Francia ha guadagnato l’accesso alla finale. Primo tempo a reti inviolate e poi, a inizio ripresa, il gol velenoso del grande Suker che gela lo stadio Saint Denis. Poi l’incredibile doppietta di Thuram che regala la finale ai bleus.
Ma storia, precedenti e blasone si azzereranno di colpo oggi pomeriggio, quando le squadre entreranno in campo formando due ali parallele e sfiorando la coppa del mondo. E scommettiamo che nessuno dei protagonisti avrà il coraggio di guardarla. A quel punto conterà solo il presente. E soprattutto, conterà solo vincerla, quella coppa.

Nel frattempo, ieri si è giocata la finale del terzo e quarto posto, che ha visto trionfare nettamente il Belgio per 2 a 0 sull’Inghilterra. Per i diavoli rossi non solo un mondiale esaltante (sei vittorie e una sola sconfitta, anche se fatale, sedici gol fatti – miglior attacco del mondiale – e sei subiti), ma è anche, a pieno merito, il miglior piazzamento della storia (prima di oggi, troneggiava il quarto posto di Messico ’86). Un Belgio che per l’ennesima volta si è mostrato squadra sontuosa e potentissima, che solo la Francia è riuscita a imbrigliare (tra l’altro, ennesima prestazione mostruosa di Hazard). E c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se fosse capitato nella più agevole “parte bassa” del tabellone.
A tanto Belgio ha fatto da contraltare poca, pochissima Inghilterra. Forse la sconfitta con la Croazia è, per come è maturata, molto più difficile del previsto da digerire. Ma resta il fatto che quello dell’Inghilterra, pur concluso con un quarto posto (eguaglia quello di Italia ’90 ed è il secondo miglior piazzamento di sempre per la nazionale dei tre leoni), è stato un cammino tutt’altro che irresistibile: tre vittorie, un pareggio e ben tre sconfitte, con dodici gol fatti e otto subiti. E anche il titolo di cannoniere di Kane, arriva sì con un invidiabile bottino di sei reti, ma cinque di queste sono state segnate contro Panama e Tunisia, non proprio difese irresistibili e non proprio gol decisivi. In maniera contraria, occorre quindi chiedersi, visto anche il gioco involuto di ieri, cosa ne sarebbe stato dell’Inghilterra nella ben più ostica “parte alta” del tabellone.
In definitiva, se per il Belgio il futuro appare radioso, per l’Inghilterra è tutto da rivedere.

In chiusura, diamo i risultati dell’ultimo “sondaggione mondiale”. Vi avevamo chiesto a quale delle finali disputate in tempi relativamente recenti dall’Italia vi sentivate più affezionati. Ha vinto nettamente Italia – Germania 3-1 del 1982 (54% dei voti), segno che la doppia pipa di Bearzot e di Pertini fa ancora breccia nel cuore di tutti, e che nel nostro immaginario resta l’impresa spagnola il mondiale per eccellenza. Al secondo posto si piazza la disfatta di Usa ’94, ovvero la sconfitta ai rigori contro il Brasile (29%), con lo storico errore del grande Roby Baggio. Segno questo, invece, che il culto eroico della tragedia è nel nostro dna nazionale. A sorpresa, la finale di Berlino del 2006 contro la Francia, arriva all’ultimo posto, con il 17% dei voti (forse perché, di quel mondiale, l’immagine è indiscutibilmente la semifinale contro la Germania).

Ma ora basta. È tempo di spegnere i computer e chiudere i giornali, accendere la TV e godersi questo splendido ultimo atto dei campionati del mondo.
Buona finale a tutti e che sia battaglia vera.
A domani!

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SUL TETTO DEL MONDO (Lestini ai mondiali – giornata 33)

4 a 2 alla Croazia e la Francia è campione del mondo.
E indiscutibilmente ha vinto la squadra più forte, quella che nel corso del torneo ha giocato il calcio migliore, quella che è apparsa tanto più autorevole quanto più autoritaria, quella tecnicamente più superiore. Certo che se poi dai discorsi generali scendiamo al particolare della finale e ci chiediamo chi effettivamente tra le due contendenti, ieri, abbia meritato di più, da discutere ci sarebbe, e parecchio. Nel senso che nel primo tempo la Francia è stata poco bella e molto, ma molto fortunata. Di contro, Croazia aggressiva, asfissiante e con il pallino del gioco sempre in mano. Ha messo i bleus alle corde senza troppi complimenti e si è ritrovata in svantaggio per puro caso, con un’autorete maturata sugli sviluppi del solito calcio piazzato da cui, si sa, i francesi non perdonano. Ma nonostante il vantaggio, la Francia ha continuato a sbandare e i croati hanno trovato il più meritato dei pareggi con uno splendido gol di Perisic. A quel punto è sembrato cominciasse una nuova partita, ma proprio quando l’impossibile pareva essere sul punto di materializzarsi, la Francia ha trovato il più fortuito (e comunque ineccepibile) dei rigori. Il gol di Griezmann dal dischetto ha spezzato definitivamente la partita: la Croazia, dopo aver dominato in lungo e in largo, è andata al riposo assurdamente sotto per 1 a 2 e, colpita nel suo momento migliore, di fatto non è più riuscita a ritrovarsi. Nel secondo tempo Modric e compagni hanno ricominciato ad aggredire, ma con meno efficacia. E al primo affondo, la Francia ha trovato il 3 a 1 con una gran botta di Pogba. Per la Croazia, psicologicamente è stato il colpo del ko. E se la testa ha smesso in quel momento di giocare la partita, le gambe, fiaccate e stremate da tre supplementari consecutivi, hanno cessato di correre. La Francia si è ritrovata così da sola in campo, Mbappè si è ritagliato il suo momento di gloria e solo una follia di Lloris (non riesco a smettere di pensare se quella papera – così gigantesca da far impallidire quella di Caballero – l’avesse fatta sul 2 a 1 o anche solo sul 3 a 1) ha tenuto accesa una piccola fiammella di interesse sulla partita fino alla fine.
Ma negli ultimi venti minuti non è più successo niente di rilevante, tranne il fischio finale, che ha messo ufficialmente la Francia sul tetto del mondo per la seconda volta nella sua storia.
Un mix di bel gioco, grandissimi campioni, altissimo tasso tecnico, cinismo e fortuna. Ma i campionati del mondo si vincono (sempre) anche con la fortuna, che tra l’altro, di solito, sta sempre dalla parte dei più forti. Perciò, grandioso, epico e indimenticabile il mondiale della Croazia, un cammino che la storia (e la letteratura) pallonara non potrà dimenticare, da standing ovation la prestazione di ieri, ma non penso si possa mettere in discussione la legittimità del trionfo francese.
Tra l’altro, i bleus hanno giocato tre delle ultime sei finali della coppa del mondo (nessuno ha fatto meglio), e non può essere un caso, ma al contrario significa che oltralpe c’è una scuola, una cultura e una politica sportiva che va ben al di là dei casi generazionali e che dà frutti importanti a getto continuo. E a proposito di generazioni, tanto di cappello, anzi chapeau, a Didier Deschamps, da ieri nell’esclusivissimo club dei pochissimi che hanno alzato la coppa del mondo sia dal calciatori sia da allenatori (prima di lui, solo Zagallo e Beckembauer). Così come chapeau a Mbappè, novello Pelè che manco a 19 anni si laurea campione del mondo e soprattutto chapeau a Griezmann, autore ieri di una partita mostruosa, anche (e soprattutto) nei momenti di più grande difficoltà dei suoi.

E adesso, titoli di coda.
Cala il sipario su un mondiale su cui, lo dico senza problemi, non avrei scommesso un centesimo e che invece si è rivelato il più bello degli ultimi vent’anni (almeno). Oltre il grandissimo equilibrio tra le squadre, che ha dato vita a partite sempre in bilico e a dir poco mozzafiato, finalmente abbiamo avuto gol come se piovessero (un solo 0 a 0 su 64 partite!), dopo decenni di ultra tattica e segnature col contagocce. Anche per la finale, avevo sperato in una pioggia di gol e sono stato accontentato. Tra l’altro, con la partita di ieri, il 4 a 2 è diventato il risultato in assoluto più ricorrente nelle finali mondiali: 4 volte su 21.
Perciò, cosa e chi ci è piaciuto:
delle squadre senz’altro ci è piaciuto tantissimo il Belgio, la Francia ovviamente e altrettanto ovviamente la Croazia, anche se non vogliamo dimenticare l’Uruguay;
dei calciatori ci hanno impressionato Mbappè e Griezmann, ma sempre della Francia non dimentichiamo Giroud, Perisic (più di Modric) è stato il vero uomo in più della Croazia, Hazard del Belgio per me il migliore in assoluto del mondiale, mentre almeno una citazione la meritano Cavani e Cuadrado;
delle partite, Francia – Argentina 4-3, Belgio-Brasile 2-1 e Croazia-Inghilterra 2-1;
e ci è piaciuta – e qui veramente ci siamo dovuti ricredere totalmente – l’organizzazione.
Ah, dimenticavo: premio speciale “cose che ci sono piaciute” alla festa di Panama per il primo gol della nazionale a un’edizione dei mondiali.
Cosa non ci è piaciuto:
soprattutto l’Argentina, per quanto riguarda le squadre, mentre per i giocatori a pari merito Cristiano Ronaldo e Messi, anche se il premio assoluto a nostro avviso va a Neymar, che non è stato semplicemente deludente, ma con tutti quei “cascamenti” è andato molto, ma molto oltre il ridicolo.
E poi Mediaset… dunque, io in questo mese, su queste pagine, mi sono divertito a non passargliene nemmeno mezza, ma fa parte del gioco, lo avrei fatto pure con la Rai o con Sky. In definitiva, per tutto l’aspetto prettamente sportivo (telecronache e via dicendo), tutto ok e tutto nella norma. Ovvio che le non stop abbiano avuto spesso problemi di come riempire gli spazi finendo più volte per sfiorare il ridicolo, ma anche qui Sky e la Rai avrebbero fatto lo stesso. Ciò che sinceramente è da bocciare in toto riguarda gli “approfondimenti” del dopo partita, in primis “Balalaika”. Perché io capisco l’uscire dagli schemi, la necessità di sdrammatizzare, la voglia di fare un po’ di show e tutto il resto… ma che bisogno c’era di costruire una trasmissione praticamente identica a qualsiasi altro varietà, con tanto di tette, culi, ospiti che di professione fanno gli ospiti, maghi, sketch e, soprattutto, con il calcio che va molto più che in secondo piano. Insomma, che cavolo, tra i mondiali e il Bagaglino qualche differenza ci dovrà pur essere… o no?

E con questo, abbiamo davvero finito. È stata un’avventura faticosa ma bellissima, e non so davvero come ringraziarvi per avermi seguito così numerosi tra sito internet, pagina facebook e twitter, per aver partecipato in così tanti a ben tre “sondaggioni” e per aver commentato, apprezzato, condiviso.
Spero davvero che vi siate divertiti almeno la metà di quanto io mi sia divertito a scrivere.
Perché la scrittura è così o almeno è così che io la intendo: che io parli di politica, di letteratura o di calcio, che scriva un romanzo o una poesia, poco importa, purché sia una pura gioia dell’anima.
E il calcio, per il sottoscritto, così come le altre cose che ho ricordato sopra, continua a essere questo: pura gioia dell’anima.
Vi do quindi appuntamento a Euro 2020 (ovvio che di pallone e rettangoli verdi scriverò anche prima e in tante altre occasioni, ma quello sarà l’evento che come questo seguirò giorno per giorno), dove spero con tutto il cuore di ritrovarvi tutti quanti.

Grazie ancora e buone vacanze a tutti voi!

#lestiniaimondiali

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