Lestini ai mondiali – Russia 2018 (primo turno)

LESTINI AI MONDIALI (giornata 1)

Pronti via. Ancora qualche ora e avrà inizio la ventunesima edizione della Coppa del Mondo, in assoluto il torneo più ambito e affascinante dell’universo calcio.
Che, come ben sappiamo, per la prima volta dal 1958 andrà in scena senza Italia. Per smaltire non tanto la delusione e l’incazzatura, quanto il vero e proprio shock, sinceramente ce la stiamo mettendo tutta.
Ma non è facile e di certo non aiuta il fatto che la partita inaugurale sia Russia – Arabia Saudita, non propriamente un match imperdibile e non esattamente una parata di stelle.
Non una partita che ti fa innamorare del calcio, ecco. Tipo che se uno ti chiede “che fai oggi pomeriggio” e tu gli rispondi “guardo Russia-Arabia Saudita”, quello può legittimamente considerarti un serial killer. Che uno legge le formazioni e il pensiero inevitabilmente gli va al fatto che in mezzo a tanta miseria pure la barca rotta e sconnessa dell’Italia ci sarebbe potuta stare. E torna a salire l’incazzatura. Ma tant’è.
Comunque, a parte la storia del derby del gas, o del “gasico” come lo ha ribattezzato il Financial Times, motivi per interessarsi a questa partitaccia ce ne sono davvero pochi. Da una parte quell’Arabia che ai mondiali ci ha abituati a imprese memorabili (tipo lo 0-8 contro la Germania nel 2002, tanto per dire), dall’altra quella Russia che nella sua storia ha cambiato più nomi del PCI post muro di Berlino (Russia, URSS, CSI, di nuovo Russia), ma ai mondiali non ha mai combinato una minchia.
E si rischia seriamente di battere il record del 2010, quando ad aprire la kermesse fu “l’imperdibile” Sud Africa – Messico. Ma almeno lì c’era Shakira con “Waka Waka”. Che poi a volerla dire tutta, da quando esiste il rito della partita inaugurale con tanto di cerimonia (era l’anno dei mondiali quelli del ’66, la regina d’Inghilterra era Pelé), di incontri mosci e deludenti è piena la storia. Basti pensare che dal ’66 al ’78 tutti i match d’esordio sono finiti 0-0. Oppure come dimenticare quel Germania-Bolivia (1-0, gol di Klinsmann) del ’94, dove se non fosse stato per l’epico gesto atletico di Diana Ross nel prepartita saremmo tutti morti di sonno? O quel Brasile-Croazia degli scorsi mondiali dove i verdeoro hanno vinto grazie a una clamorosa tripletta dell’arbitro?
Partite d’esordio epocali, si contano davvero sulle dita di una mano monca. Tra le tante, scelgo senz’altro Argentina – Camerun del 1990, a San Siro, dove i campioni del mondo guidati da Maradona e Caniggia steccarono clamorosamente la prima perdendo 1-0 grazie a uno stacco di testa di Oman-Biyik che manco Pelé nel ’70. Certo il portiere Pumpido ci mise parecchio del suo, ma resta il fatto che i leoni d’Africa difesero l’1-0 in nove (nove!!!) per le espulsioni di Kana-Biyik e Massing.
Poesia pura.
Quella poesia sparita da tempo dalle strade del pallone. Il sottoscritto continua a cercarla ma la trova sempre più raramente. Perciò, in questa rubrichetta, di simili operazioni nostalgia del tipo “tuffiamoci un po’ nei ricordi”, aspettatevene parecchie.
Intanto, tornando al presente, i mondiali oggi cominciano sul serio.
Nei pronostici, a gennaio, ho detto Argentina (ma ancora pensavo che alla fine Icardi venisse convocato).
Chissà. Chi vivrà vedrà e che il grande circo abbia inizio.
A domani!

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LO ZAR PUTIN BATTE LO SCEICCO 5-0 (Lestini ai mondiali – giornata 2)

Il primo mondiale senza Italia dopo sessant’anni esatti, più che nel giorno della cocente eliminazione ai play off si è materializzato, sentito e percepito ieri in tutta la sua stinta malinconia. In Tv poca roba, servizi dei Tg relegati in coda, pochi maxischermi nei locali all’aperto e, soprattutto, una glaciale e diffusa indifferenza.
Comunque, Italia o non Italia, il grande carrozzone è partito con una cerimonia da brividi. Non quei brividi che ti fanno emozionare fino alla commozione, ma quelli che inquietano. E parecchio.
A inquietare ovviamente era lui, Sua Maestà Zar di Tutte le Russie Vladimir Putin, dominus et deus della kermesse inaugurale. In posa da sovrano assoluto, distante e glaciale, era il punto di fuga e il termine ultimo dell’intera scenografia, come se ogni singolo elemento e ogni occhio dovesse inevitabilmente terminare sulla sua potenza. Tono solenne e severo, sovietico verrebbe da dire (e in effetti le differenze tra Putin, il Soviet che fu e lo Zar che fu ancora prima, sfuggono decisamente), che ricordava certi tremolanti filmati in bianco e nero di oceaniche manifestazioni sportive organizzate sotto l’ombrello cupo dei più feroci totalitarismi.
Dopo, già che c’erano, hanno pure giocato a pallone. Ed è finita in goleada, col derby del gas terminato con un impietoso 5 a 0 a favore dei padroni di casa, risultato fino a oggi mai visto negli esordi mondiali. E la Russia, cui finora nessuno aveva dato credito, per certi versi ha piacevolmente sorpreso, in particolare qualche giocatore: certamente Cherysew, che ha segnato una doppietta, ma soprattutto Golovin, un gol e due assist. Però, per favore, con le esaltazioni andiamoci piano. Davanti c’era l’Arabia Saudita, ovvero qualcosa di molto simile a uno sparring partner. Soprattutto c’era la difesa dell’Arabia Saudita, probabilmente peggiore di quelle del torneo di beach soccer tra i residence di Torrette di Fano, dove le partite finiscono 13 a 11.
Il programma di oggi prevede finalmente qualcosa di succulento: alle 14 il cazzuto Uruguay contro l’Egitto dell’immenso Salah (stesso gruppo della Russia, quindi partita in un certo senso già decisiva in ottica qualificazione), e soprattutto alle 20 il super derby Spagna-Portogallo, con Cristiano Ronaldo che vuole sfogare la sua frustrazione perché lo pagano troppo poco e le furie rosse in stato di shock per l’improvviso esonero dell’allenatore. Tutta la nostra comprensione al neo coach Hierro: debuttare a un mondiale con il derby contro il Portogallo è qualcosa di molto simile a un film di Dario Argento.
In mezzo, alle 17, “l’imperdibile” Marocco-Iran.
In chiusura, per la sezione “nostalgia” ieri sera Mentana ci ha dato la mazzata definitiva rimandando in prima serata tutta Italia-Francia del 2006. A vedere Pirlo, Cannavaro, Grosso (mio dio Fabio Grosso), Totti, Del Piero e chi più ne ha più ne metta, mi è preso sconforto e tristezza. Irrimediabili e inconsolabili.
Una cosa però non la ricordavo: ma che Domenech non faceva giocare Trezeguet perché l’attaccante aveva un cattivo oroscopo voi ve la ricordavate? Molto oltre l’assurdo, anche se… sì, insomma, Trezeguet è entrato e ha sbagliato il rigore. E vagli un po’ a dare torto, a Domenech…
E con questo è tutto e a risentirci domani (con i pronostici in offerta speciale).

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MAMMA CHE ROBA!!! (Lestini ai mondiali – giornata 3)

Insomma, io ieri mi lamentavo per un mondiale triste e malinconico, senza fuochi d’artificio.
Mi devono aver sentito e, prontamente, accontentato.
Nel senso che ieri sera è andata in scena una partita letteralmente pazzesca, a tratti d’altri tempi, con schemi e tattiche completamente saltati a favore della tecnica pura e della altrettanto pura follia.
Il 3-3 finale è lo specchio numerico di novanta minuti di spettacolo senza sosta.
Tanta roba in generale, ma gran parte di questa roba che ci ha riempito gli occhi è soprattutto merito suo, ovvero di Sua Maestà Cristiano Ronaldo. Che il campione avesse un talento fuorilegge, che sia uno dei più grandi di tutti i tempi, lo sappiamo da tempo. Ma ieri ci ha lo stesso lasciati a bocca aperta. Letteralmente. Una tripletta, certo. Ma, oltre i gol, tantissimo altro. Sbaldorditivo, impossibile, immarcabile, potente fisicamente, tecnicamente insuperabile… ieri ha giocato di forza, d’astuzia, di fino, di genio, di ragionamento, di testa, di destro, di sinistro, in velocità, in lentezza.
Ieri Neymar ha dichiarato “io sono il miglior giocatore del mondo… e poi ci sono Ronaldo e Messi che sono di un altro mondo”.
In attesa di vedere Messi, come dargli torto?
Alla fine dei giochi il pareggio sta bene a entrambi, ma leggermente meglio al Portogallo, visto che lo ha acciuffato a una manciata di secondi dalla fine.
Per quanto riguarda la Spagna, abbiamo capito una cosa: che il neo ct Hierro chiamato in fretta e furia alla vigilia del match, è lì per puro dovere istituzionale (almeno nominalmente, un ct è obbligatorio), ma in realtà sono i giocatori ad autogestirsi. Di solito, nella storia del calcio, le autogestioni dei giocatori sono sempre finite malissimo. Ieri, hanno retto l’urto atomico di CR. Da domani, vedremo come andrà a finire.
In testa al girone inaspettatamente troviamo l’Iran, che a sorpresa ha battuto uno spento e opaco Marocco.
Nel girone dei padroni di casa invece, vittoria all’ultimo secondo dell’Uruguay contro l’Egitto. L’Uruguay non delude mai (che fa pure rima), confermandosi come sempre squadra cazzutissima, che non molla mai. Incontrarla e batterla non sarà facile per nessuno. Quanto all’Egitto, delude il mancato debutto dell’attesissimo Salah, probabilmente ancora in shock per la sventurata finale di Champions.

Oggi piatto ricchissimo con ben quattro partite.
Scende in campo la Francia, ore 12 (tanto per ricordarci, qualora ce ne fosse motivo, che il calcio non ha più orari) contro l’Australia. Nel tardo pomeriggio, stesso girone, toccherà a Perù e Danimarca.
Ma la partita del giorno è Argentina – Islanda, ore 15. Da un lato una squadra tra le favorite (il mio pronostico, da gennaio, è proprio per l’albiceleste), infarcita di campioni (e di altrettanti non convocati) e con un Leo Messi con la responsabilità di essere finalmente decisivo pure in nazionale (e di rispondere allo show di Ronaldo). Dall’altro, i meravigliosi, splendidi e indiscussi eroi degli europei del 2016.
Io a tifare contro l’Argentina non ce la faccio fisiologicamente, ma tifare contro l’Islanda è qualcosa di molto oltre l’incostituzionale.
La guarderò in uno stato di totale schizofrenia.
Per lo stesso girone, stasera, abbiamo Croazia-Nigeria.
E a proposito della Nigeria: ma per quale strano motivo OGNI MONDIALE Argentina e Nigeria finiscono per incrociarsi???

Chiudiamo con l’angolo dei pronostici.
Il mio l’ho già detto: da gennaio dico Argentina e, nella sostanza, ancora alla cieca, confermo.
Il grande mago di Careggi e profeta della Guerrina, ovvero Tommaso Tucci, che nel 2014 beccò con un mese d’anticipo le due finaliste e la vincitrice, quest’anno dalla sfera di cristallo dice:
Argentina, Brasile, Francia e Germania semifinaliste.
Brasile vincitore.
E voi, cosa dite? Qual è il vostro pronostico?

Buon mondiale e a risentirci domani, dove finalmente diremo la nostra sulla gestione Mediaset del mondiale.

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POCA ROBA (Lestini ai mondiali – giornata 4)

Poca roba, ovvero il riassunto ideale della giornata mondial-pallonara di ieri.
Poca roba, ovviamente, è stata l’Argentina. Squadra attesissima, data da tutti o quasi (sottoscritto compreso) tra le favorite della vigilia, ha steccato la prima impattando contro la meravigliosa Islanda.
Nella poca roba albiceleste ha tenuto, tiene e terrà banco soprattutto lo psicodramma di Leo Messi, che perde impietosamente il duello a distanza con Cristiano Ronaldo, continua a sbagliare rigori e a non essere mai realmente decisivo per la sua nazionale. Tuttavia, a mio modesto parere, con tutta questa storia infinita della maledizione di Messi stiamo un po’ esagerando. Nel senso che forse tutti quanti, argentini e non, ci dovremmo mettere l’animo in pace e accettare una volta per tutte il fatto che questo ragazzo è sì un marziano del pallone, ma non è un trascinatore, che l’Argentina non è il Barcellona e lui, mentalmente e caratterialmente, non ha la forza di caricarsela sulle spalle. Quanto ai rigori poi, ai mondiali li hanno sbagliati tutti: Zico, Baggio, Maradona… Ecco appunto, Maradona: continuare a chiedere a Messi di essere Maradona non lo aiuta di certo, anzi…
Quindi la poca roba dell’Argentina non è tanto, o almeno non solo, la prova opaca di Messi, ma una squadra con un gioco confuso e involuto, nervosa e per niente lucida. Poca roba è l’allenatore Sampaoli, che non solo lascia a casa fior di campioni, ma tiene col culo inchiodato sulla panchina Dybala (mica dico avrebbe risolto la partita, però magari in una situazione così imbrigliata poteva essere utile, no?) e concede appena sei minuti a Higuaìn (il suo fisico, in mezzo ai colossi islandesi, poteva essere utile, no?).
E poca roba anche perché, tutta questa frenesia di campioni veri o presunti, ha trovato dall’altra parte una squadra semplice e ordinata, quadrata e cazzuta, fatta di orgogliosa semiprofessionisti che da due anni si divertono da matti a rompere le uova nel paniere ai grandi campioni.
Sinceramente, ci stiamo divertendo anche noi. Ergo, come diciamo da due anni, forza Islanda!
Nello stesso girone la Croazia (infarcita di campioni – Modric, Perisic, Mandzukic… insomma occhio a questi qua – e con una grinta feroce e temibile) demolisce senza problemi una Nigeria impalpabile portandosi in testa al girone. Attenzione quindi: per l’Argentina potrebbero essere cazzi…
Poca roba però anche la Francia, per la quale si ripete quanto detto per l’Argentina: gioco lento, confuso, opaco. Con la differenza che davanti i francesi trovano un’Australia meno attenta dell’Islanda e, soprattutto, hanno più culo. E letteralmente a culo vanno a vincere una partita che si era messa molto male, e che l’Australia avrebbe meritato di pareggiare.
Poca roba non è invece Danimarca – Perù, di sicuro la partita più divertente della giornata. Bello e sfortunato il Perù, che cede il passo alla solita solida e imprevedibile Danimarca.
Oggi nel primo pomeriggio Costa Rica – Serbia. Poi, toccherà ad altre due grandi favorite, ovvero i campioni del mondo della Germania, di scena contro il Messico, e i brasiliani, che in serata se la vedranno con la Svizzera.

In chiusura, due parole sui mondiali di Mediaset: poca roba anche loro. Ora per carità, pure la Rai sarebbe stata poca roba. Probabilmente sarebbe stata anche peggio, molto peggio. Però ecco c’è… come dire… quella sensazione “innaturale”, che tu vedi i mondiali, sai che sono i mondiali, ma c’è qualcosa che non torna, e quel qualcosa è che non sono in Rai, ci sono voci, luci in studio e inquadrature che non sono geneticamente da mondiali. E insomma guardi i mondiali ma ti sembra di vedere l’allenamento del Milan commentato da Pellegatti.
E poi, delle frasi ricorrenti delle telecronache ne vogliamo parlare? Ieri mi sono segnato queste, sentite almeno tre volte a partita:
“lo prende da dietro”, “attenti alla penetrazione”, “tutti dentro”, “ecco l’ammucchiata”.
Siamo ai mondiali o alla retrospettiva di Rocco Siffredi?

A domani!

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MESSICO E NUVOLE (Lestini ai mondiali – giornata 5)

Signore e signori, il mondiale che non ti aspetti è servito.
Se i vicecampioni del mondo argentini steccano, i campioni in carica tedeschi affondano direttamente, infilzati da un contropiede (pardon, ripartenza… ) velenoso orchestrato alla perfezione e concluso da Lozano. La clamorosa sconfitta non è però figlia di un episodio: il Messico, con un gioco veloce, vivace e divertente, ha messo all’angolo la Germania, con un primo tempo letteralmente da incubo per la difesa tedesca. E che se fosse terminato 3 a 0, nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Anche perché la squadra di Loew, dell’armata perfetta e spietata di quattro anni fa non è nemmeno lontana parente: fiacca, annebbiata, imbolsita e senza idee, a parte le mischie disperate dei minuti finali incapace di produrre preoccupazioni degne di nota alla difesa messicana.
Messicani che vincono anche la sfida del tifo: colorati e incontenibili sugli spalti, ballano e si sgolano ininterrottamente per novanta minuti: splendidi, una autentica gioia per occhi e cuore.
Così, per il secondo mondiale consecutivo, i campioni in carica escono sconfitti al debutto: nel 2014 la Spagna crollò 1-5 contro l’Olanda, finendo poi per uscire al primo turno. Stesso destino che toccò all’Italia nel 2010 (la prima la pareggiò, ma uscì lo stesso ai gironi) e alla Francia nel 2002 (sconfitta 0-1 contro il Senegal e poi fuori al primo turno). In sostanza, negli ultimi quattro mondiali per ben tre volte i detentori del titolo hanno salutato il torneo immediatamente. Per la Germania rimettersi in carreggiata e superare il turno non pare impresa impossibile (il Messico era l’avversario più ostico, le altre sono le ben più modeste Corea del Sud e Svezia), ma a questo punto altri passi falsi sono tassativamente vietati.
Sempre per smania statistica, bene ricordare che per trovare i tedeschi battuti alla prima uscita bisogna tornare al mundial spagnolo del 1982, quando persero clamorosamente 1-2 contro l’Algeria. Come ben sappiamo, in quell’occasione nonostante la sconfitta arrivarono lo stesso in finale. Più in generale, per vedere la Germania fuori al primo turno è necessario andare addirittura al 1938, quando i tedeschi freschi di Anschluss furono eliminati dalla Svizzera. Quella fu la prima e unica volta, anche se in quel mondiale il primo turno era a eliminazione diretta: quindi di fatto questi qua ai gironi non sono mai usciti.
Non va bene nemmeno al pulriquotato Brasile, che impatta 1-1 contro una Svizzera discreta ma non irresistibile. Opaca e sottotono la prova di Neymar, che oltre ai capelli inguardabili ha sfoggiato una prestazione pretenziosa e a tratti irritante. Ma in generale, tutto il Brasile è apparso sterile e bloccato. Ansia da debutto o squadra sopravvalutata?
In quel girone ad ogni modo vola in testa la Serbia, che la spunta 1-0 su una buona Costa Rica, grazie a una punizione chirurgica del solito Kolarov.

E in definitiva non so a voi, ma a me sti mondiali qua cominciano a piacermi sul serio, soprattutto dopo le partite di ieri. Mica perché mi stiano particolarmente sul culo Germania e Brasile (chioma di Neymar a parte, s’intende) e goda nel vederli stentare. Ma perché mi piacerebbe davvero che per una volta, una volta soltanto, la coppa andasse finalmente a una totale outsider, una che non solo non ha mai vinto, ma che è totalmente fuori dal gotha del calcio.
Sì, sarebbe proprio bello scrivere, che so, “Messico campione del mondo” o “Croazia campione del mondo”. Speranza di certo impossibile, ma siamo alla giornata 5, e sognare è ancora lecito e non costa davvero nulla.

Oggi si completa il girone della Germania con Svezia – Corea del Sud, su cui tiene banco la genialata del ct coreano che ha cambiato i numeri di maglia dei suoi giocatori per confondere le idee alle “spie” svedesi. Poi sarà di scena il gruppo G con Belgio – Panama e Inghilterra – Tunisia.

In chiusura, torniamo su Mediaset. Ieri scrivevo delle porno telecronache (i continui “lo prende da dietro”, “occhio all’ammucchiata” e via dicendo). Guardando Brasile – Svizzera ho notato che Piccinini ripete continuamente il verbo “scatenare” nelle più svariate declinazioni: “prova a scatenarsi”, “si scatena”, “non riesce a scatenarsi”, “letteralmente scatenato”.
Ieri distrattamente e senza criterio ho contato una decina di scatenamenti. La prossima volta che Piccinini sarà al microfono, giuro che userò il pallottoliere.

A domani!

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L’URAGANO HARRY KANE (Lestini ai mondiali – giornata 6)

Si scrive Harry Kane e si pronuncia “hurricane”, ovvero e per l’appunto “uragano”.
È lui – che costa complessivamente qualcosa come duecento milioni ed è già il sogno proibito di tante big europee – con la sua doppietta a regalare tre punti (e tanti sospiri di sollievo) all’Inghilterra, in una partita che si era fatta complicata come poche. Perché telecronisti e commentatori possono stare ore e ore (come effettivamente hanno fatto ieri) a raccontarci che questa Inghilterra disegnata dal ct Southgate è lontana anni luce dal secolare calcio all’inglese (ovvero niente fronzoli, palla lunga e pedalare, pochi tocchi e tante spallate, niente giochetti e tanti muscoli), ma poi alla fine a togliere le castagne dal fuoco è il più classico dei centravanti, il “mulo” di centro area, quasi fermo e quasi estraneo al gioco, che ha per compito la più elementare delle missioni: buttarla dentro. E pensando a come si sono imbrigliate le altre grandi, viene da pensare che quel che gli è mancato sia proprio un attaccante puro, uno di quelli che quasi non senti mai nominare per ottantanove minuti, ma poi nella mischia furibonda è sempre a lui che sbatte addosso il pallone decisivo.
Era partita forte, fortissimo, l’Inghilterra. Una prima mezzora a dir poco impressionante, mole di gioco incredibile e occasioni a iosa. Poi però, a riprova che il calcio è quanto di più strano e imprevedibile iddio abbia messo in terra, la Tunisia ha pareggiato alla prima scampagnata in area inglese, su rigore, grazie alla più assurda delle ingenuità difensive. E a quel punto la partita è cambiata, con l’Inghilterra sempre col pallino del gioco in mano, ma che via via è andata perdendo smalto e brillantezza. E quando l’1-1, e l’ennesima stecca di una big, sembrava cosa assodata, dal nulla è sbucato l’Uragano. Doppietta e tre punti. E tanti saluti a casa.
Appaiato con l’Inghilterra in testa al girone c’è il Belgio, infarcito di talenti e sbarcato in Russia con il compito di uscire dal ruolo di eterna outsider e imporsi definitivamente come protagonista. Il 3 a 0 rifilato ai debuttanti assoluti di Panama sembrerebbe dirci che almeno la missione debutto è stata compiuta. Ma attenzione, perché il risultato rotondo non fotografa al meglio la realtà delle cose. Nel senso che il gioco del Belgio è stato tutt’altro che entusiasmante, per un’ora ingabbiato e messo in costante affanno da una squadra molto modesta ma generosissima. Poi Mertens ha tirato fuori la classica magia dal cilindro: un gol splendido che ha sbloccato il Belgio e fiaccato i panamensi.
Belgio quindi da rivedere. Quanto a Panama, unica esordiente della manifestazione, il ct aveva dichiarato che in caso di passaggio del turno si sarebbe scolato due bottiglie di vodka. Che Panama possa andare gli ottavi pare francamente impossibile, ma io, se fossi il ct, le due bottiglie di vodka me le scolerei lo stesso: è già stata un’impresa impensabile qualificarsi ai mondiali, e per di più ieri dalla partita proibitiva contro il quotatissimo Belgio è uscita molto più che a testa alta.
Come si suol dire in questi casi, chapeau.
Infine, sempre per le partite di ieri, la Svezia ha battuto 1 a 0 (l’ennesimo concesso, in un mondiale dove stiamo viaggiando quasi alla media di uno a partita) la Corea del Sud. Partita ruvida e bruttina, tra due squadre con tanta fisicità e poca tecnica. I tre punti conquistati dalla Svezia mettono nei guai la Germania che, a questo punto, per non fare le valigie, è già condannata a vincere a tutti i costi.

A testimonianza di come la vita sia breve come la pipì di una farfalla, oggi già si chiude il programma della prima giornata, con le due partite del gruppo H, il più strambo e misterioso, l’unico privo di una big di grido: Colombia – Giappone e Polonia – Senegal.
In serata via alla seconda giornata con il ritorno in campo, nella splendida San Pietroburgo, dei padroni di casa della Russia, chiamati a dare conferme dopo la goleada rifilata all’inesistente Arabia. Dall’altra parte l’Egitto, per il quale è già tempo di dentro-fuori. Se non dovesse vincere, quasi certa l’eliminazione.
Domandone: vista l’importanza assoluta del match, giocherà finalmente Salah?

In conclusione solito spazio dedicato a Mediaset.
Ieri sera, durante Inghilterra – Tunisia: “l’Inghilterra non è tra le favorite ai mondiali perché non ha un portiere di esperienza internazionale”.
Lo chiamano “commento tecnico”.
Mah…

A domani!

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MISSIONE COMPIUTA (Lestini ai mondiali – giornata 7)

Dopo la cinquina all’Arabia Saudita, tre sberle all’Egitto. Qualificazione agli ottavi virtualmente acquisita e missione compiuta.
Per la squadra di casa superare il primo turno è il minimo sindacale (solo il Sud Africa, nel 2010, non centrò l’obiettivo), ma considerando che la Russia non ci riesce dal 1986 (quando ancora si chiamava Unione Sovietica, vale a dire un’era geologica fa), il risultato di ieri ha già il sapore dell’impresa.
Oltretutto si conferma l’impressione del debutto, ovvero che questa Russia è bella, convincente e infarcita di talenti. Chiaro che, anche se non inesistente come l’Arabia, pure l’Egitto è parso davvero poca roba, perciò per capire il reale potenziale dei padroni di casa occorrerà attendere di vederli all’opera in ben altre battaglie. Ma lo stesso attenzione: ai mondiali conta anche (soprattutto?) l’aspetto psicologico, e trovarsi a punteggio pieno con due risultati così rotondi (8 gol fatti, 1 solo subito, tra l’altro su rigore), unito alla spinta gigantesca del pubblico di casa, sono iniezioni di fiducia che fanno davvero la differenza. Ergo, batterli e abbatterli, sarà un problema per tutti.
Viceversa e di contro, già virtualmente a casa l’Egitto (per qualificarsi dovrebbero allinearsi una serie di situazioni a dir poco impossibili, in sostanza è più facile che il Sassuolo compri Cristiano Ronaldo), sbarcato in Russia con ben altre ambizioni. L’attesissimo Salah fa quel che può, ma oltre a predicare quasi sempre nel deserto, non è nemmeno al meglio della condizione, e il miracolo non riesce. Magari averlo rischiato anche solo uno scampolo di partita contro l’Uruguay avrebbe dato agli egiziani qualche chance in più, ma uno con i “se” e i “ma” non si fa la storia, due Hector Cuper – gli interisti lo sanno bene – è un allenatore che si permetteva di non far giocare Ronaldo, figuriamoci un Salah non al 100%.

Fuochi d’artificio e mondo rovesciato nel gruppo H. Nel senso: aspettavamo Colombia e Polonia, sono arrivati Giappone e Senegal.
Per l’ennesima volta i colombiani arrivano al mondiale accreditati come la più temibile delle outsider e per l’ennesima volta si trovano a fare i conti con un brutto risveglio. A spegnerle i sogni di gloria, oltre a un’espulsione (giustissima) dopo appena tre minuti, stavolta è il Giappone, che (purtroppo) non ha né Oliver Hutton né Benjamin Price (anche se tutti noi ex bambini degli anni ’80, quando giocano quelli del Sol Levante ci speriamo sempre di vedere almeno una catapulta infernale), ma si dimostra squadra ordinata e veloce, che con pieno merito porta a casa tre punti d’oro.
Sull’altro campo, riecco il Senegal, assente dal 2002: allora, al debutto, fece lo sgambetto addirittura ai campioni in carica della Francia, stavolta manda al tappeto la meno quotata – ma pur sempre favorita – Polonia, apparsa bloccata e incartata su sé stessa, risvegliata solo nei minuti finali quando inevitabilmente è calato lo strapotere fisico africano. In ogni caso, per il Senegal tre punti (i primi del torneo per una squadra africana) e testa del girone in comproprietà con il Giappone.

Il menù di oggi prevede il ritorno dell’extraterrestre Cristiano Ronaldo in Portogallo – Marocco, mentre per lo stesso girone la Spagna autarchica incrocia la capolista Iran. In mezzo, l’altra partita del girone della Russia, ovvero Uruguay – Arabia Saudita. Se i sudamericani, come probabile, dovessero vincere, discorso qualificazione chiuso e spareggio Uruguay – Russia per il primo posto.

In coda, rifacciamo un piccolo tuffo nella sezione Amarcord&Nostalgia, che manca da qualche giorno. Con una domanda: ma capita anche a voi, ogni volta che vedete in campo la Colombia, di non poter fare a meno di pensare alla squadra leggendaria di Valderrama e del “loco” Higuita?
Per la rubrica “MeraviglieMediaset”, altra domanda: ma perché, nonostante i mondiali siano in Russia, si ostinato a mandare musichette di sottofondo brasilianeggianti?

A domani!

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RONALDO L’EXTRATERRESTRE (Lestini ai mondiali – giornata 8 )

Giornata inaspettatamente faticosa, quella di ieri, per Spagna e Portogallo. Le due big del girone B guadagnano appaiate la testa della classifica, ma vincendo di misura e con tanto sudore.
Contro il Marocco il Portogallo sblocca subito il risultato: zuccata – e come ti sbagli – di Cristiano Ronaldo e una partita che pareva una passeggiata. Manco per sogno: il Marocco non perde la testa, si riorganizza, resiste e punge, sfiorando il pareggio in più di un’occasione e tenendo in bilico il risultato fino alla fine.
I lusitani, qualora ce ne fosse bisogno, smaltita la trance agonistica del derby contro la Spagna, si rivelano squadra di medio livello e nulla più. Se non fosse che quell’extraterrestre lì davanti, sua Maestà Ronaldo, sposta paurosamente gli equilibri. Quattro gol su quattro centri della squadra (testa, destro, sinistro, su calcio piazzato e in movimento), da solo porta a spasso difese intere, scatena il panico ogni volta che prende palla dalla tre quarti in giù. Decisivo e indispensabile come pochi (forse come nessuno, almeno in questo torneo), su di lui poggia il peso di tutta la squadra, di tutto il mondiale.
Ieri commentatori e urlatori del grande schermo hanno riempito i vuoti con la più inutile delle domande: cosa sarebbe il Portogallo senza Ronaldo? Come chiedersi cosa sarebbe Pisa senza la torre.
Più lecita e sensata l’altra questione. Ovvero, può arrivare in fondo una squadra che si regge interamente su un solo giocatore? Sì, se questo giocatore è un extraterrestre. A Mexico 86 Maradona portò in trionfo un’Argentina senza troppa qualità (e a Italia 90 sfiorò il clamoroso bis con una squadra a pezzi). Quindi chissà.
Intanto, dopo Egitto e Arabia Saudita, a fare anticipatamente le valigie è proprio il Marocco. Per ora, pessimo mondiale per le africane.
Ancora più fatica fa la Spagna, che piega l’Iran grazie a un rimpallo molto più che fortuito. E l’Iran, che comunque era capolista e ancora la qualificazione se la può giocare, dopo il gollonzo subito ci prova e quasi ci riesce (gol dell’1-1 annullato dal var). Il pareggio lo avrebbe pienamente meritato.
Detto questo, a parte l’innegabile culo ispanico, una profonda riflessione: ma quanto è palloso il tiki taka? Quanto ha sinceramente e prosaicamente rotto i coglioni questo “rivoluzionario” sistema di gioco?
Se nel girone B la questione qualificazione resta ancora in bilico, tutto già scritto nel girone A. La vittoria di misura dell’Uruguay con gol di Suarez (che, ci assicurano le fonti più accreditate, non morde più), qualifica agli ottavi la “celeste” e, di default, pure la Russia. Uruguaiani e padroni di casa se la vedranno nei prossimi giorni per il primo posto, mentre Arabia ed Egitto si incontreranno per pura gloria e puro onore.

Succulento piuttosto e anzicheno il menù di oggi.
Torna di scena la Francia, che dopo la stentata e fortunata vittoria al debutto, è chiamata a un esame doppio: ovviamente vincere, ma soprattutto, dopo la prestazione incolore contro l’Australia, convincere. Non sarà facile, visto che davanti si troverà lo scomodo Perù, che dopo lo sfortunato esordio ha addosso quintali di voglia di riscatto.
Per lo stesso girone, subito in campo alle 14 Australia e Danimarca.
Ma il vero piatto forte è il big match delle 20 Argentina-Croazia. Sfida da brivido, soprattutto per gli argentini: non dovessero vincere la situazione si farebbe molto più che complicata. Impresa tutt’altro che semplice e scontata, visto che davanti avranno una Croazia che non solo, forte dei tre punti messi in cassaforte all’esordio, giocherà senza troppe pressioni e libera mentalmente, ma che soprattutto si è dimostrata squadra cazzutissima, nonché infarcita di talenti (Modric, Perisic, Mandzukic, mica pizza e fichi… ).
Ecco, i talenti appunto: la Croazia quelli che ha li butta tutti nella mischia. L’Argentina anche stasera Higuaìn e Dybala li terrà in panchina.
Mah…

In chiusura, una domanda.
Ieri Carlo, che ha otto anni e vive sopra casa mia, mi ha chiesto: “ma perché l’Italia non fa i mondiali?”.
Già, perché?
Avete una risposta sul genere “i disastri spiegati ai bambini”?

Pensateci. E a risentirci domani.

#lestiniaimondiali


DON’T CRY FOR ME ARGENTINA (Lestini ai mondiali – giornata 9)

Negli annali del calcio resterà soprattutto l’harakiri di Caballero, e per anni si racconterà di come una mossa goffa e suicida del portiere argentino abbia sancito il clamoroso crack dell’albiceleste ai mondiali russi. In realtà la papera atroce di Caballero non è né l’inizio né la causa del tracollo, ma la sintesi. Sintesi di un gioco mai pervenuto, di una squadra caotica e priva di idee, surclassata e asfaltata in ogni zona del campo. In definitiva, di un’Argentina troppo brutta per essere vera.
Se esiste una grammatica del corpo (ed esiste, diamine se esiste), la catastrofe era già lì prima ancora del fischio d’inizio, nel volto di Messi smarrito e nascosto tra le mani durante l’inno nazionale, nel balletto nevrotico e terrorizzato di Sampaoli a bordo campo. Un leader dovrebbe suonare la carica, un ct trasmettere calma e fiducia. Tutta roba di cui non si è vista nemmeno l’ombra. Crocifiggere Messi ha davvero poco senso: senz’altro uno dei peggiori in campo, irriconoscibile, impalpabile e assente come mai prima d’ora, ma le ragioni di una debacle così eclatante vanno cercate altrove, in un progetto nato male e finito peggio, in una squadra abulica, presuntuosa e senza identità.
La matematica ancora non la condanna, ma ciò che tiene ancora in vita l’Argentina è qualcosa di infinitamente più piccolo di un lumicino di speranza, un gioco di incastri e combinazioni ai limiti del possibile. E se oggi l’Islanda dovesse addirittura vincere…
Se però l’Argentina è troppo brutta, dall’altra parte, di contro, c’è una Croazia davvero troppo bella. Guardinga nel primo tempo, dilaga nella ripresa, passeggiando allegramente sui corpi incartapecoriti degli increduli sudamericani. A voler trovare il pelo nell’uovo, i croati hanno peccato di quella che gli antichi greci chiamavano hybris, la tracotanza. Nel senso che sull’1 a 0, per puro egoismo e manifesta superficialità, hanno allegramente mandato a puttane due o tre occasioni facili facili per chiudere subito la partita. Quindi occhio: a parte che gli dei, sempre secondo gli antichi greci, la hybris la puniscono nelle maniere più terribili, questo vizio potrebbe diventare un problema non da poco dagli ottavi in poi, quando il gioco si farà ancora più serio della partita di ieri.
Ad ogni modo, per ora, tutto alla grande: cinque gol fatti, zero subiti, punteggio pieno e ottavi già in tasca. Incontrare questi qua, c’è da scommetterci, saranno cazzi per tutti.

Agli ottavi ci va pure la Francia, che batte col minimo scarto (1-0) un Perù nervoso e sottotono, costretto già a salutare il mondiale e i velleitari sogni di gloria. Rispetto al complicato esordio, nella Francia si sono visti discreti passi avanti, nel gioco e nell’atteggiamento. Niente di trascendentale, ben inteso, ma quanto basta ad assicurarsi l’obiettivo minimo con un turno d’anticipo e pensare con calma a come aggiustare grane e magagne.
Nello stesso girone, 1-1 tra una generosissima Australia e una piccola e bruttina Danimarca. Bellezza, crudeltà e stranezza del calcio: la Danimarca ha vinto col Perù che meritava almeno il pareggio e ha pareggiato con l’Australia che meritava la vittoria, l’Australia ha perso con la Francia meritando il pareggio e ha pareggiato con la Danimarca meritando la vittoria.
Il risultato è che adesso l’Australia è già con un piede sull’aereo, mentre alla Danimarca per andare agli ottavi basta un pareggio contro la Francia già qualificata. Con tutto che i danesi, nella loro storia calcistica, qualche “biscotto” nell’armadio mi pare proprio ce l’abbiano. E noi dovremmo saperlo molto bene. O no?

Oggi in campo la meravigliosa Islanda contro la Nigeria (come già detto, partita cruciale anche per l’Argentina, che la guarderà col fiato sospeso), mentre per il gruppo E torna in scena, contro la Costa Rica, il superfavorito Brasile, chiamato a scacciare i fantasmi del brutto esordio (e soprattutto quelli della sciagurata semifinale di quattro anni fa che ancora pesano come macigni) e a vincere a tutti i costi per evitare di ritrovarsi nella stessa situazione degli odiati cugini argentini. Chiude il quadro, sempre per il gruppo E, la capolista Serbia contro l’arrembante Svizzera.

Per concludere, consueto spazio alla rubrica “Mediaset&Meraviglie”.
Nell’ordine:
Piccinini ha commentato Francia – Perù. Come promesso giorni fa, ho pazientemente contato gli “scatenamenti”, ovvero le volte che la storica voce Mediaset ha usato in ogni declinazione possibile il verbo “scatenare” (si scatena, prova a scatenarsi, è scatenato e via dicendo… ). Prestazione deludente: lo ha usato soltanto undici volte. Può fare molto di meglio, e noi lo attendiamo fiduciosi alla prossima telecronaca.
Per la serie “ipse dixit”, l’Australia comincia a giocare bene (e a pareggiare e a sfiorare più volte il vantaggio), esattamente quaranta secondi dopo che dai microfoni Mediaset si è udita la seguente frase: “così l’Australia non va da nessuna parte, è il tipico possesso palla sterile che non può produrre niente”.
Durante Argentina – Croazia, subito dopo che l’arbitro fischia un evidente fuorigioco croato, il telecronista commenta: “Perisic si ingolosisce della posizione e tira lo stesso nonostante il fuorigioco”. Si ingolosisce della posizione… che dire, squarci di impareggiabile poesia…

A domani!


ALLEGRO MA NON TROPPO (Lestini ai mondiali – giornata 10)

Alla fine è “toda joia toda beleza”, ma fino al novantesimo (e oltre) il rischio di un “toda noia toda tristeza” è stato molto più che concreto. Il Brasile ha giocato una partita arrembante e a testa bassa, continuamente rovesciato nella metà campo avversaria, ma è andato sistematicamente a sbattere contro il muro di una Costa Rica ruvida, onesta e ordinata. E quando a dieci minuti dalla fine un rigore per un inesistente fallo su Neymar è stato prima concesso e poi negato dal Var, l’incubo verdeoro è parso diventare definitivamente realtà. Ma in pieno recupero, quando era già pronto il processo al fallimento in mondovisione, Coutinho (ancora e sempre lui) ha inventato l’insperato vantaggio. Un gol che, oltre che per i tre punti, è valso soprattutto come balsamo e ossigeno. I brasiliani, nella manciata di minuti rimanenti, si sono sbloccati mentalmente mostrando finalmente frammenti di quel bel gioco per cui tutti li conosciamo e che però, finora, era stato solo un pallido ricordo. E pure Neymar, tra tutti il più bisognoso di quintali di iniezioni di fiducia, ha trovato la gloria personale siglando il raddoppio al sesto minuto di recupero.
Le lacrime e i singhiozzi del numero dieci brasiliano a fine partita la dicono lunga sulla pressione pazzesca che accompagna ogni passo di questa squadra. E forse è il caso di chiedersi quanto sia giusto e sano caricare sulle spalle di un ragazzo di venticinque anni le aspettative (non solo calcistiche, bene sottolinearlo) di un paese intero. E va bene che è strapagato fino all’eccesso, ma è pur sempre di una partita di pallone che stiamo parlando.
Ad ogni modo, alla fine dei giochi la baracca brasilera resta in piedi e tutti contenti, anche se non c’è molto da festeggiare. In primis perché, cinque minuti finali a parte, il gioco del Brasile è parso tutt’altro che rassicurante, ma soprattutto perché la questione qualificazione è tutt’altro che archiviata. L’ultima partita contro la Serbia, inaspettatamente battuta dalla Svizzera, sarà una sorta di spareggio. I brasiliani dalla loro potranno contare su due risultati utili su tre, ma Kolarov e compagni, gente che sa buttarla in rissa e caciara come pochi e che come pochi sa far perdere la testa ai giocolieri più raffinati, sono senz’altro il cliente più scomodo che il Brasile potesse trovare in un momento così delicato.
Compito facile, almeno sulla carta, per la Svizzera, al momento tra le più belle rivelazioni del torneo. Galvanizzati da uno splendido secondo tempo, dove hanno sfoderato il miglior calcio del girone, agli elvetici basterà un pari contro la già eliminata Costa Rica (ma in realtà, qualora il Brasile vincesse, potrebbero pure concedersi il lusso di perdere).
Il gol partita per la Svizzera lo segna Shaquiri al termine di uno splendido contropiede. E quindi Coutinho, Shaquiri… insomma, per l’ennesimo mondiale consecutivo con i giocatori scaricati malamente dall’Inter non dico che si fa il top 11 del mondiale, ma quasi. Ad Appiano Gentile, quando la impareranno la lezione?
Sorpresissima nel gruppo D, ovvero la Nigeria, impalpabile e quasi imbarazzante nel match d’esordio, cambia pelle e si impone con autorità e autorevolezza con un perentorio 2 a 0 sull’amatissima Islanda, ponendo fine ai sogni e alle velleità di questi splendidi isolani che da due anni fanno sognare il mondo. Un risultato che rimescola inaspettatamente le carte e rimette in gioco proprio l’Argentina, e fa dell’ultima partita proprio contro la Nigeria il più thriller degli spareggi. Che quando Argentina e Nigeria si incontrano (ed è capitato spesso, negli ultimi vent’anni), è quasi sempre questione di vita o di morte. E martedì prossimo, lo sarà in maniera particolare.

Oggi alle 14 per il gruppo G torna in campo il Belgio, chiamato all’ennesima dimostrazione di essere finalmente diventato grande, contro la Tunisia. Ma, manco a dirlo, il piatto forte è il gruppo F, con il lanciatissimo Messico a caccia di conferme contro la Corea del Sud e, soprattutto, in serata, con la Germania in un drammatico dentro/fuori contro la capolista Svezia.

A proposito di Svezia. Durante Serbia – Svizzera ho messaggiato compulsivamente con i miei due più cari amici di sempre, anche loro, come il sottoscritto, calciofili ossessivi e impenitenti (un terzetto da incubo composto da uno juventino, un milanista e un interista, che davvero non si capisce come cazzo sia possibile che siamo così amici dall’infanzia). Sono giorni che ci scriviamo e ci diciamo quanto sia bello questo mondiale, nessuno 0 a 0, sorprese, rovesciamenti continui, partite in bilico fino alla fine.
Sì ok, ma allora cos’è che manca? Cos’è quella sensazione di vuoto e malinconia che ci prende tutti i giorni accedendo la televisione per vedere l’ennesima partita?
Risposta: non è l’assenza dell’Italia. O meglio non è proprio e non solo quello. È l’assenza dell’adunata davanti alla partita, la pasta molto più che al dente scolata in tutta fretta mentre suonano gli inni nazionali, l’essere lì tutti insieme più che per tifare per il solo gusto di esserci.
Quel senso di insieme e di comunità in cui risiede gran parte della magia di un mondiale.

A domani!

#lestiniaimondiali

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SONO ANCORA TEDESCHI (Lestini ai mondiali – giornata 11)

Se questi qua, escludendo quella in corso, su venti edizioni hanno partecipato diciotto volte (e le due volte che non c’erano non è che non si sono qualificati, ma una volta, 1930, si sono rifiutati di andare, un’altra, 1950, non li hanno fatti partecipare per sanzioni postbelliche), e in queste diciotto, nell’ordine: otto volte (dico otto, roba che nemmeno il Brasile) sono arrivati in finale (quattro vinte e quattro perse), cinque volte sono arrivati in semifinale (quattro volte terzi, una quarti), quattro volte ai quarti, una sola volta (1938) sono andati fuori agli ottavi e non sono MAI stati eliminati al primo turno, un motivo ci sarà.
Se questi qua contro la Svezia giocano male più o meno come l’Italia e l’Olanda, ma a differenza di Italia e Olanda gli svedesi li battono (tra l’altro, in 10 contro 11), idem come sopra: un motivo ci sarà.
E il motivo è semplice, elementare e disarmante: sono tedeschi. Ovvero, hanno quella freddezza teutonica che in campo si traduce in una calma olimpica che non gli fa perdere mai la testa, nemmeno nelle situazioni più complicate e disperate. E quella di ieri, santamadonna, era molto, ma molto più che disperata: stanchi, acciaccati, in inferiorità numerica e di fatto fuori dal mondiale fino a dieci secondi dal termine. Poi, ecco il colpo del ko all’ultimo assalto, che non è il guizzo del fuoriclasse brasiliano, non è la rapina in mischia all’italiana. È il frutto di un cervello prussiano scuola Bismarck che non smette mai di crederci.
Un gol, quello di Kroos, che scrive tutta un’altra storia e rimescola completamente le carte del girone. Fino al 94′ il Messico era già agli ottavi, la Svezia pregustava il passaggio del turno con un comodo biscotto e la Germania si apprestava a fare clamorosamente le valigie. Adesso il Messico, se pur a punteggio pieno, non ha ancora in tasca la qualificazione, la Svezia è costretta a vincere proprio contro i centroamericani e la Germania può guadagnarsi gli ottavi con una vittoria sulla carta facile facile contro la già eliminata Corea del Sud.
Oltre i gol, le parate: Neuer è al tempo stesso il portiere più forte e antiestetico del mondo. Su dieci interventi nove non si possono guardare per quanto sono (apparetemente) scomposti. Ma sono efficaci.. santamadonna se lo sono: se allo scadere del primo tempo non avesse fatto quel miracolo d’altri tempi, chissà adesso che storia saremmo qui a raccontare…
Ora però in tutta questa adrenalina da Germania – Svezia, non dimentichiamoci del Belgio, che nel primo pomeriggio ha letteralmente asfaltato la Tunisia con un roboante 5 a 2. E d’accordo che davanti non aveva una big, ma specie nella prima mezzora i belgi hanno davvero impressionato con un gioco rapido e spettacolare e con un atteggiamento psicologico famelico e spregiudicato. L’attacco, assieme a quello della Russia, al momento è il migliore del torneo, mentre la difesa, troppo spesso allegra e svagata (e finché giochi contro la Tunisia ci può stare, contro una big molto meno), da rivedere e sistemare. Ma l’esame di maturità che gli si chiedeva può dirsi ampiamente superato, e il Belgio si impone a pieno titolo come una delle squadre migliori e più temibili della manifestazione.

Oggi si chiude la seconda giornata dei gironi. Per il gruppo G subito in campo l’Inghilterra, che contro Panama cercherà di agganciare il Belgio in vetta alla classifica (magari segnando più gol possibili per la differenza reti) e poi giocarsi giovedì lo spareggio per il primo posto. Per il gruppo H invece, alle 17 sfida tra le due inattese capolista Senegal e Giappone (lo confessiamo, è davvero la partita che aspettiamo con più smania), e alle 20 partita da dentro/fuori tra le due grandi deluse della prima giornata, ovvero Polonia e Colombia.

Ci resta il tempo (e lo spazio) per alcune rapide considerazioni.
In questo mondiale dove fioccano i gol (ancora nessuno 0 a 0, quasi un record assoluto) e i rigori (sarà merito del Var?), abbondano anche gli isterismi da spogliatoio.
Non solo Kalinic rispedito (giustamente) a casa dal ct della Croazia per essersi rifiutato di scendere in campo, ma tante altre scintille. In primis quelle brasiliane, dove Thiago Silva e Neymar sono quasi arrivati alle mani a fine partita: pare che a pochi minuti dal termine, con il risultato ancora sullo 0 a 0, Neymar abbia insultato Thiago per un gesto di fair play. E ci chiediamo: ma siamo sicuri, visto come è evidente un certo caos in casa verdeoro, che la scelta democratica del ct Tite di dare la fascia di capitano “a rotazione”, e quindi di non stabilire alcuna gerarchia, sia un bene?
Dello spogliatoio argentino non c’è nemmeno da parlarne: un’autentica polveriera, dove a farla da padrone è un furibondo tutti contro tutti che nemmeno le rinnovate speranze di qualificazione ha accennato a placare. Ma stando ai rumors, nemmeno in casa francese se la passano benissimo, con Pogba che lamenta più di un mal di pancia per le scelte di mister Deschamps.
Aggiungiamoci infine la baraonda spagnola, scossa e spaccata dall’esonero del ct alla vigilia del debutto, e il quadro è completo.
In conclusione, tutte le big sull’orlo di una crisi di nervi.
Tutte, tranne la Germania. Che, benché virtualmente eliminata fino a dieci secondi dalla fine, non ha dato il minimo cenno di isteria. Ma loro, si sa, sono tedeschi.
Ancora e sempre tedeschi.

A domani!

#lestiniaimondiali


PANAMA CAMPIONE DEL MONDO (Lestini ai mondiali – giornata 12)

No, non è né un paradosso né una provocazione. I panamensi, dai giocatori ai tifosi, sono veramente i primi di questo mondiale a potersi dire campioni. Perché una squadra che sotto 0 a 6 (e molto più che fuori dal torneo) con il più inutile gol della bandiera è capace di scatenare, in campo e (soprattutto) sugli spalti, una festa del genere, vale come una coppa. Forse, per certi versi, anche di più.
Sono belle storie e belle immagini che fanno bene al calcio e a un certo concetto di sport che i più troppo spesso tendono a dimenticare.
Ritornando sul pianeta terra, quello dei punti e dei risultati, Inghilterra travolgente (tripletta di super Kane che scavalca Cristiano Ronaldo e Lukaku nella classifica marcatori) che si prende qualificazione e primato del girone: stessi punti, stessi gol fatti e subiti del Belgio, ma nello spareggio per il primo posto agli inglesi basterà il pari, visto che hanno un ammonito in meno (dopo i gol, si tiene conto appunto del fair play).
Oltre che per stabilire primo e secondo posto, Inghilterra – Belgio sarà una partita importante per testare il valore reale di queste due squadre: finora, sono state tra le più belle e convincenti, ma Panama e Tunisia sono francamente troppo poco per emettere sentenze definitive. Ad ogni modo, comunque andrà il match, Inghilterra e Belgio già agli ottavi con un turno d’anticipo, così come Russia, Uruguay, Francia e Croazia. Gli altri dieci posti saranno assegnati all’ultima giornata.
Nel gruppo H una bellissima (a tratti sinceramente splendida) Colombia ha demolito 3 a 0 una Polonia in affanno sin dal primo minuto, arrivata qui al mondiale con ambizioni altissime (Boniek alla vigilia aveva dichiarato che la Polonia aveva le carte in regola per arrivare in finale) ma già costretta a fare le valigie. Nell’esaltante prestazione della Colombia, assolutamente da incorniciare il gol del 3 a 0: assist meraviglioso di James Rodriguez per un mostruoso Cuadrado (ha corso novanta minuti, ha seminato classe e panico in ogni zona del campo… cristosanto che partita, santamadonna che giocatore!!) che in corsa aggancia il pallone e va in rete. Tutti in piedi.
E adesso questa Colombia letteralmente trasformata rispetto all’esordio, andrà a giocarsi la qualificazione contro il Senegal, che nel pomeriggio ha pareggiato 2 a 2 (due volte in vantaggio e altrettante rimontato) contro il Giappone, in una delle partite in assoluto più divertenti e spumeggianti del mondiale. Sì perché ste due squadre qua, Giappone e Senegal (ancora in testa al girone, appaiate a 4 punti), magari avranno pochissima esperienza e una tecnica ancora lacunosa, ma in quanto a corsa e frenesia agonistica non sono davvero seconde a nessuno. Come andrà a finire non lo sappiamo, ma di sicuro, quando una delle due è in campo, c’è sicuramente da divertirsi.
Non c’è invece niente di divertente, ma proprio niente, nelle minacce di morte piovute via web su Carlos Sanchez, il difensore colombiano espulso dopo quattro minuti durante Colombia – Giappone. A Usa ’94, con sul piatto analoghe minacce di morte per un altro difensore della Colombia, Andrés Escobar, “reo” di aver fatto un autogol nella sconfitta colombiana 1 a 2 contro gli Stati Uniti (costata l’eliminazione della squadra), finì malissimo. Finì con Escobar, appena ventiseienne, impallinato dai sicari dei narcos al suo rientro in patria.
E ripeto quanto scritto, per ben altri motivi, giorni fa: non esiste motivo valido che possa giustificare l’uso di un’arma da fuoco contro un altro essere umano. Ma se la causa è il calcio, siamo davvero molto oltre la follia e l’assurdo. Sono solo partite di pallone, ed è bene che cominciamo a educare i nostri figli facendogli rivedere all’infinito le esultanze dei tifosi di Panama.

Oggi menù ricchissimo con ben quattro incontri.
Si parte alle 16 con le ultime sfide del girone A: in contemporanea Russia – Uruguay, dove si gioca per il primo posto (ai padroni di casa basta il pari per la miglior differenza reti), e Arabia Saudita – Egitto, dove si gioca esclusivamente per la gloria.
Alle 20 invece si archivia il gruppo B: Spagna e Portogallo, entrambe a 4 punti, incontrano rispettivamente il Marocco (già eliminato) e l’Iran (3 punti). Sulla carta, imprese molto più che a portata di mano sia per iberici che per lusitani (quindi occhio alla differenza reti per stabilire primo e secondo posto), ma il calcio non finisce mai di stupirci, perciò attenzione a sorprese clamorose.

Abbiamo ancora un po’ di spazio e perciò, a grande richiesta, ritorniamo alla rubrica “Meraviglie Mediaset”, latitante da qualche giorno.
Orbene, nell’ordine:
Colombia – Polonia era affidata al commento di Sandro Piccinini. Quindi (che ve lo dico a fare) il sottoscritto ha ovviamente contato gli “scatenamenti”, cioè tutte le volte che la storica voce Mediaset usa in ogni declinazione possibile il verbo “scatenare” (scatenato, prova a scatenarsi, si scatena… ). Il nostro Sandro ieri era in forma strepitosa e abbiamo contato 19 (19!!) scatenamenti. Si sono scatenati un po’ tutti, dai giocatori ai tifosi. Ma più di tutti (7 volte) si è scatenato Cuadrado. E vista la prestazione pazzesca del giocatore, caro Piccinini, come darti torto?
A “Tiki Taka”, “imperdibile” programma dei dopo partita, Ciccio Graziani batte tutti con un galattico commento tecnico sull’allenatore del Marocco: “Renard è bello tosto, ha una faccia da muratore mancato”.
In molti si stanno chiedendo: ma perché, in queste interminabili non stop dal primo mattino a notte inoltrata dedicate ai mondiali, un tempo assurdo, esagerato, infinito, è riservato ai servizi sui tifosi? Fateci caso: a ogni ora del giorno, prima e dopo le partite, si mandano questi servizi di cinque-sei minuti (un’eternità televisiva) in cui si indugia su particolari inutili, vestiti, trombette usate allo stadio, zaini e borse, ovviamente tette e culi, dei tifosi delle varie nazionali. In particolare, da giorni, la redazione sportiva di Mediaset in Russia è letteralmente impazzita con la storia di Samuele, giovane siciliano che ai primi di ottobre (convinto che l’Italia avrebbe tranquillamente passeggiato sul cadavere della Svezia) ha trovato un biglietto a prezzo stracciatissimo per Mosca. Poi l’Italia non si è squalificata e lui, Samuele, si è ritrovato in Russia solo e senza nazionale. Hanno così tanto rotto i coglioni con questo “fondamentale dramma” (ogni giorno ore di Samuele che vaga per Mosca) che un gruppo di amici miei, a Firenze, sta pensando di fare una colletta, pagare il viaggio di ritorno a Samuele, riportarlo a casa e levarselo di torno.
Ad ogni modo quelli di Mediaset vanno capiti. Sono vent’anni che cercano di strappare i mondiali alla Rai, finalmente ci riescono e ovviamente si comprano tutto: esclusive sull’Italia, il ritiro, l’allenamento, le interviste a giocatori e ct, le curiosità, le anticipazioni. Poi però, sfiga cosmica, l’Italia non si qualifica. E i buchi di palinsesto in qualche modo vanno riempiti. Perciò, prepariamoci ad altri venti giorni di Samuele…

A domani!

#lestiniaimondiali


GLI IMPERATORI DELL’URUGUAY E I PAREGGI CHE NON TI ASPETTI (Lestini ai mondiali – giornata 13)

Hanno vinto due mondiali, come l’Argentina e più di Spagna, Francia e Inghilterra.
E poco importa se questi mondiali li hanno vinti quando ancora non c’era la televisione e se oggi come oggi davvero in pochi possono dire “io c’ero, io mi ricordo”. Anzi, è proprio questo il punto. Perché gli inglesi possono menarcela quanto vogliono con la storia che il calcio lo hanno inventato loro (verissimo e nessuno vuole negarla), ma appena il pallone ha smesso di essere gingillo per aristocratici annoiati e si è fatto affare di popolo e sport planetario i primi imperatori sono stati loro, gli uruguayani. Da quando il calcio ottenne a fatica lo status di disciplina olimpica (1924) e per i trent’anni successivi, due volte campioni del mondo, due ori olimpici e sei (sei!) coppe America.
Loro i primi a impartire autentiche lezioni di calcio al mondo. Loro, per l’appunto, i primi imperatori del pallone.
Ed è col piglio degli imperatori che ieri sera, senza troppi complimenti e con una partita perfetta, Suarez, Cavani e compagni hanno letteralmente smontato pezzo dopo pezzo i padroni di casa annientandoli con un 3 a 0 senza appello. Si dirà che la Russia ha pagato l’uomo in meno, ma ricordiamoci che quando è rimasta in dieci era già sotto di due gol.
Certo non sono più (e da tanto tempo) quella squadra capace di dominare chiunque e far tremare il mondo intero, ma restano, come ripetiamo dal primo giorno di mondiale, una squadra forte e temibilissima, molto sottovalutata ma che rappresenterà di certo un problema non da poco per chiunque, con quell’inconfondibile mix (quello invece sì, immutato da cento anni) di estro sudamericano e ferocia europea.
La banda di Tabarez così, oltre a ridimensionare (e non poco) la pluricelebrata Russia, chiude il gruppo al primo posto e a punteggio pieno, cosa che nella sua gloriosa storia è successa altre tre volte: in due occasioni, 1930 e 1950, hanno finito per vincere il mondiale, nell’altra, 1954, sono arrivati quarti. E quarti sono arrivati pure nel 2010, l’altra volta che, pur non chiudendo a punteggio pieno, si sono piazzati in testa al loro girone.
Nell’altra (inutile) partita del gruppo A, l’Arabia Saudita chiude il suo mondiale con onore, rimontando lo svantaggio iniziale e vincendo nei minuti di recupero contro un Egitto piccolo piccolo, che torna a casa a testa bassa e con zero punti. Un Salah non fa primavera.
Unica consolazione per l’Egitto, l’eroico portiere El-Hadary, 45 anni (record assoluto di anzianità per un mondiale, roba che a confronto il camerunense Milla, gloria di Italia ’90 e Usa ’94, era un ragazzino), capace di parare un rigore al saudita Al-Muwallad.

Paura e delirio nel gruppo B. Sulla carta, tanto per la Spagna quanto per il Portogallo, il compito era facile facile, ma lo scrivevamo giusto ieri: occhio a dare qualcosa per scontato, in questo mondiale le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
Come volevasi dimostrare. La Spagna, finora mai convincente, sempre più caotica e anarchica e con Hierro sempre più spaesato ed evidentemente privo della più elementare autorità, va sotto due volte contro il generosissimo (e già eliminato) Marocco, acciuffando il 2 a 2 in maniera rocambolesca, in pieno recupero (e grazie al Var, visto che in origine il gol di Iago Aspas era stato annullato per fuorigioco). Ma nonostante la serata da incubo, le notizie che arrivavano da Portogallo – Iran, hanno fatto sì che la qualificazione spagnola non fosse mai realmente in pericolo.
Molto più brutta se la vede il Portogallo. A testimonianza di come se Ronaldo non gira a mille (e stasera il marziano lusitano ha girato a meno di cinquecento) è di media fascia o poco più, la squadra portoghese stenta e soffre dal primo minuto. La trivela di Quaresma (che non si vedeva da anni) illude soltanto, il rigore sbagliato da Ronaldo (a riprova che i rigori li sbagliano tutti, ma proprio tutti) è il segno di un’apprensione costante. L’Iran, specie nel secondo tempo, cresce minuto dopo minuto, dimostrandosi tutt’altro che la squadra materasso che tutti ci aspettavamo, fino ad agganciare un meritatissimo pareggio al novantesimo e andando, in pieno recupero, pure a sfiorare quella vittoria che avrebbe rimandato a casa i lusitani.
La disperazione degli iraniani a fine partita è più che comprensibile: non solo ieri sera, diciamola tutta, avrebbero meritato i tre punti, ma ripensando a come hanno perso contro la Spagna, il passaggio del turno lo avrebbero meritato loro più di chiunque altro. E invece, tutto secondo copione: Spagna prima per differenza reti e Portogallo secondo, a 5 punti, a casa Iran (4 punti) e Marocco (1 punto).
Agli ottavi sarà così Uruguay-Portogallo e Spagna-Russia, due splendide partite che non vediamo l’ora di vedere. E di commentare.

Giornata densa e ricchissima anche oggi.
Nel pomeriggio per il gruppo C di scena la Francia già qualificata (le basta un punto per conservare il primo posto) contro la Danimarca (attualmente seconda a 4 punti, con una vittoria va in testa, con un pareggio resta seconda ma ha la certezza della qualificazione). L’Australia, ferma a un punto, per qualificarsi può soltanto vincere contro il Perù (già eliminato) e contemporaneamente sperare nella sconfitta danese.
Ma, manco a dirlo, il piatto forte che tutti attendono con smania frenetica sarà servito in serata, con quel gruppo D, dove l’Argentina (1 punto) si gioca il tutto per tutto contro la Nigeria (3 punti): l’albiceleste passa il turno se vince e contemporaneamente l’Islanda (anche lei a 1 punto) non vince contro la Croazia (già qualificata e praticamente certa del primo posto). Se vincessero sia Islanda sia Argentina, Messi e compagni si qualificherebbero soltanto se la vittoria avvenisse con un gol di scarto in più rispetto a quella Islandese, ma non nel caso di un 2-0 argentino e un 2-1 dell’Islanda. In quella circostanza, sarebbe parità assoluta e conterebbe il fair play, dove al momento è favorita l’Islanda.
Ad ogni modo, calcoli cervellotici a parte, la cosa più importante per l’Argentina è anzitutto fare pace con il cervello. Viste le autentiche bombe a mano che filtrano a ogni ora da uno spogliatoio sempre più simile a una polveriera (è stato di fatto ammesso che Sampaoli non conta più una minchia e che le decisioni di fatto le prende Mascherano), sarebbe proprio – al di là del risultato – la vera impresa leggendaria.

Avremmo altre cose da dire, su Mediaset (ricordate il “dramma” del tifoso Samuele da solo a Mosca di cui parlavamo ieri? Ecco, abbiamo novità succulente… ), sui ricordi che ci evoca una partita come Argentina – Nigeria (uno però non posso fare a meno di dirlo: questa partita mi fa incazzare come poche, visto che la prima volta che le due nazionali si sono incontrate – Usa ’94 – è stata l’ultima volta a un mondiale per il dio del pallone Diego Armando Maradona, e non perché poi l’Argentina è stata eliminata, ma perché è stato eliminato Maradona con una manovra così scandalosa e sporca che ancora oggi non mi do pace), ma abbiamo già ampiamente sforato lo spazio a disposizione.
Perciò, non mi rimane che salutarvi e rimandare queste chiacchiere a domani.

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E VAI COL TANGO!! (Lestini ai mondiali – giornata 14)

C’era una volta Argentina – Nigeria, ovvero la sfida infinita.
Con quella di ieri sera, fanno otto volte in ventiquattro anni: cinque sfide ai mondiali, due alle olimpiadi (entrambe in finale) e una in Confederations Cup. All’inizio, per gli argentini, un’autentica maledizione. La prima volta fu a Usa ’94. Allora i nigeriani erano debuttanti assoluti, ma col calcio africano in ascesa irresistibile si presentavano come una delle squadre più temibili: non la formazione modesta di oggi, ma lo squadrone di Yekini e Amokachi. Di contro, l’Argentina di Basile, ovvero qualcosa di molto simile alla poesia pura, una delle più forti di tutti i tempi, che con una sfrontatezza irresistibile schierava come nulla fosse quattro punte. E mica quattro punte qualsiasi: Batistuta, Balbo, Caniggia, Maradona, roba così… Vinse l’Argentina in rimonta, con una memorabile doppietta di Caniggia. Ma fu lo stesso una partita maledetta: a fine incontro Diego fu trovato positivo all’efedrina (sostanza contenuta in una bibita regolarmente in commercio) e squalificato. Per sempre. L’ultima del divino Maradona fu, oltre che uno degli scandali più vergognosi del calcio dei nostri tempi, uno shock da cui quella grandiosa e spumeggiante Argentina non si riprese più. Passò il turno, ma finì malamente asfaltata agli ottavi da una modesta Romania. Poi ci fu la finale delle olimpiadi, ad Atlanta nel ’96, con la Nigeria che si prese a sorpresa la medaglia d’oro con un gol di Amunike in pieno recupero. E pure in pieno fuorigioco, al punto che ancora oggi il nome di Collina, arbitro di quella finale, scatena negli argentini i peggiori istinti omicidi. Le due squadre si ritrovarono ai mondiali del 2002, ancora al primo turno e come quattro anni prima vinse l’Argentina di misura, con una zuccata imperiosa di Batistuta. Ma fu la più classica delle vittorie di Pirro, visto che l’Argentina, nonostante quei tre punti, fu eliminata lo stesso al primo turno. Dopo venne il tempo delle vendette: di nuovo in finale alle olimpiadi nel 2008 (ma stavolta con l’Argentina sul gradino più alto del podio grazie a un gol di Di Maria) e ancora ai mondiali, quelli in Sud Africa, dove Maradona, nelle vesti di ct, si prese la sua personale rivincita battendo i nigeriani per 1 a 0 con un gol di Heinze, e gli ultimi del 2014, con una nuova vittoria di misura dell’albiceleste (3 a 2, doppietta di Messi).
Ma la vittoria più importante resta senza dubbio quella di ieri sera, con cui l’Argentina non solo si scaccia di dosso ancora una volta la maledizione Nigeria, ma soprattutto esce dall’incubo eliminazione in cui era precipitata ottenendo la qualificazione e provando a scrivere una storia completamente diversa in questo mondiale iniziato nella più catastrofica delle maniere.
Sugli spalti è stata una bolgia incredibile, con Maradona nelle vesti di splendido capo ultrà (sulle sue reazioni durante la partita potrei scrivere altre quattordici pagine, ma mi fermo qui, perché quando parlo di Sua Santità Dieguito, lo sapete, perdo lucidità, buonsenso, obiettività, pudore… ), una festa manco avessero vinto i mondiali. E alla fine giusto così, specie per i tifosi, visto come si erano messe le cose. Però, recuperando un minimo di razionalità, andiamoci molto, ma molto cauti. Vero che dall’essere a un passo dal baratro e poi, nella maniera più insperata e rocambolesca (e anche, diciamolo, un po’ a culo) trovare il guizzo che ti fa andare avanti, ai mondiali spesso e volentieri significa svolta (ve lo ricordate il gol di Baggio, guarda caso sempre contro la Nigeria, che a Usa ’94 tirò giù l’intera nazionale dall’aereo e poi fece iniziare una storia incredibile che ci portò in finale?), ma l’Argentina ieri sera, nonostante un buon primo tempo, ha fatto una fatica bestiale a piegare una squadra decisamente modesta. Il gioco continua a essere confuso – e spesso a non esserci proprio, la condizione fisica è palesemente scarsa (Di Maria, dopo manco un’ora, era totalmente senza fiato), Sampaoli – qualora ci fosse bisogno di ulteriori conferme – è sistematicamente ignorato dai suoi giocatori.
Ma dagli ottavi in poi a un mondiale può veramente succedere di tutto, e non sarebbe la prima volta che una squadra data per morta, con un gioco per niente entusiasmante, finisce per arrivare in fondo. Anche perché, tra l’altro, si è sbloccato Messi. Non è stata una prestazione disumana delle sue, ma il gol, quello sì, era assolutamente “alla Messi”. E il pensiero corre inevitabilmente a Cristiano Ronaldo, ai destini di questi due extraterrestri, costretti a rincorrersi e a intrecciarsi per l’eternità, fatalmente uguali e contrari. Il portoghese parte fortissimo, tanto decisivo e incontenibile quanto l’argentino è impalpabile e inesistente. Uno quasi dentro e l’altro quasi fuori. Fino a che, nell’ultima giornata, l’assurdo fato gli inverte clamorosamente i ruoli, e mentre l’argentino ritrova il tocco magico e la sua squadra centra una qualificazione già data per impossibile, il portoghese si scopre di colpo umano e troppo umano, sbagliando un rigore, rischiando l’espulsione e sfiorando un’eliminazione che sarebbe stata molto più che assurda.
Pazzesco, quasi tragico e di certo bellissimo. Così come bellissimo è che questi due campioni siano ancora nel torneo.
E nel torneo è di certo pure la Croazia, la bellissima Croazia che chiude il girone a punteggio pieno (mai successo nella sua storia), non concedendo nulla all’Islanda, che per sperare negli ottavi avrebbe dovuto per forza vincere. Ora che l’Islanda se ne vada subito a casa, che non si ripeta la favola degli europei di due anni fa, ovviamente dispiace al mondo intero. Ma non c’è nessun sogno interrotto e nessuna favola svanita. Che questo paese con meno abitanti di Firenze, dove la carriera di calciatore la intraprendono poco più di cento persone (e molti nemmeno a tempo pieno), in quattro anni abbia centrato la qualificazione sia agli europei sia ai mondiali, è un risultato già molto più che incredibile, molto più che da incorniciare.
Perciò, ancora e sempre, forza Islanda!

Poche emozioni, anzi zero emozioni, nel gruppo C. Francia – Danimarca, primo 0 a 0 del torneo (prima o poi doveva pur succedere), giocano col freno a mano, palesemente a non farsi male. Le notizie che arrivano dall’altro campo (il Perù già eliminato che fa polpette dell’Australia), rendono la partita ancora più scialba e noiosa. E alla fine, è tutto secondo copione: Francia prima a 7 punti e Danimarca seconda a 5.
Così agli ottavi avremo Croazia – Danimarca e, soprattutto, un’epica Francia – Argentina. Praticamente, una finale anticipata. E ci sarà da divertirsi.

Oggi, nel pomeriggio, tocca al gruppo F, dove ancora niente è stato scritto. Al Messico basta un pari contro la Svezia, sia per la matematica qualificazione, sia per il primo posto. Anche alla Germania basterebbe vincere con la Corea del Sud per passare il turno (sulla carta, e sottolineiamo tre volte sulla carta, visto che in questo mondiale sta succedendo di tutto, compitino molto facile), anche se c’è un’ipotesi (remota) che la eliminerebbe pur in caso di vittoria. Ovvero, vittoria con un solo gol di scarto e la Svezia vince facendo un gol in più dei tedeschi. Anche la Svezia, con una vittoria, avrebbe la certezza della qualificazione. Ma attenzione, c’è anche un’ipotesi fantascientifica: ovvero che la Corea del Sud batta la Germania con molti gol di scarto, la Svezia crolli contro il Messico e che alla fine dei giochi, per differenza reti, passino i coreani.
In serata si chiude invece il gruppo E, dove sia al Brasile che alla Svizzera (entrambe 4 punti) basta un pareggio per passare il turno, rispettivamente contro Serbia (3 punti) e Costa Rica (0 punti e già eliminata). La Serbia, per avere la certezza della qualificazione, può invece soltanto battere il Brasile.

E anche oggi, come ieri, ho clamorosamente sforato lo spazio a disposizione.
E allora giusto una manciata di righe per il consueto appuntamento “Meraviglie Mediaset”.
Ieri a commentare Argentina – Nigeria c’era Sandro Piccinini. E ormai lo sapete, quando tocca a lui io conto gli scatenamenti (cioè tutte le volte che usa il verbo scatenare). In maniera del tutto inaspettata, rispetto alle altre volte, ieri il mitologico cronista è stato molto avaro di scatenamenti, appena 7 e quasi tutti dei tifosi sugli spalti. Ma quella di ieri doveva essere una serata molto particolare anche per lui. In evidente confusione più e più volte, per circa due minuti è stato convinto che il gol decisivo dell’Argentina lo avesse segnato Meza anziché Rocho, mentre a metà ripresa ha annunciato con evidente apprensione “attenzione, Mascherano ha una ferita al volto”… ecco, sanguinava da almeno un quarto d’ora. Quando si dice il tempismo della notizia…
Infine. Vi ricordate di Samuele? Il giovane tifoso di Catania che a ottobre ha prenotato un low cost per Mosca convinto della qualificazione dell’Italia e che ora si ritrova solo e triste sulla Prospettiva Nevskij? Quello sui cui spostamenti Mediaset riempie ogni vuoto di palinsesto da ben quattordici giorni? Ecco, oltre al nostro modesto blog, ha segnalato la cosa niente di meno che Antonio Dipollina, guru delle assurdità del piccolo schermo, su “Repubblica”. E ha fatto notare a tutta la redazione sportiva Mediaset che il “caso clamoroso” di Samuele è quanto è successo a circa altri 600 italiani. Ché sono in molti a prenotare i biglietti aerei per i mondiali mesi e mesi prima.
Ora, il problema non è la verità lapalissiana svelata da Dipollina. E’ che magari a Mediaset non ci avevano proprio pensato, e adesso rischiamo, per i prossimi quattordici giorni, di trovarci servizi di ore e ore sugli altri 599…

A domani!

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… E ANCHE LA GERMANIA TROVÒ LA SUA COREA (Lestini ai mondiali – giornata 15)

Clamoroso al Cibali: i tedeschi, proprio loro, escono al primo turno. Che poi ai mondiali capita puntualmente a ogni edizione (e continuerà a capitare) che una grande squadra, data da tutti nel lotto delle favorite, venga rispedita immediatamente a casa. Solo che alla Germania non era mai successo. Tanto per dire, questi qua è dal 1954 (capito? 1954, mica ieri… ) che arrivano interrottamente tra le prime otto. Si dirà, giustamente, che c’è sempre una prima volta, ma fa impressione lo stesso.
Così da oggi anche la Germania avrà la sua Corea, simbolo e fantasma di ogni fallimento pallonaro. Proprio come l’Italia. Per noi fu la Corea del Nord che ci trafisse clamorosamente in Inghilterra con il gol del dentista Pak Doo-Ik (che poi dentista non era, ma così ha tramandato e così vuole la leggenda), per loro quella Corea del Sud (praticamente già eliminata) che ieri li ha brutalmente schiaffeggiati con due reti nei minuti di recupero.
Germania e Italia, quattro titoli mondiali a testa, un destino intrecciato fatto di accesa rivalità e sfide leggendarie, epiche battaglie con in palio sempre poste altissime che hanno scritto alcune tra le pagine più belle della storia del calcio. Percorsi paralleli di vittorie e trionfi, più accidentato quello dell’Italia (per dire, in diciotto partecipazioni ai mondiali l’Italia è uscita al primo turno ben sette volte e due volte ha mancato la qualificazione) e più lineare e costante quello tedesco. Da oggi, ad accomunare le due nazionali, oltre il posto d’onore nella storia del calcio, ci sarà anche l’incubo coreano. E il fatto che le fasi decisive di questi mondiali, entrambe le vedranno in televisione.
Con l’eliminazione della Germania, continua la maledizione dei campioni del mondo: la Francia nel 2002, l’Italia nel 2010 e la Spagna nel 2014. Tutte fuori al primo turno.
Per una Germania che va a casa, c’è una Svezia che avanza (anche questo, ennesimo trait d’union italo-tedesco). Non solo avanza, ma con le tre sberle rifilate al Messico (squadra fin qui perfetta, a tratti entusiasmante) si prende pure il primo posto nel girone evitando di incontrare il Brasile.
È da ottobre che ci raccontano come questa Svezia sia una delle squadre più scarse e modeste del pianeta. Resta il fatto che questi qua, dopo aver lasciato a casa olandesi e italiani, sono sbarcati in Russia, hanno vinto il loro girone e buttato fuori i tedeschi. O gli scandinavi hanno un culo della madonna oppure in parecchi, nel giudicarli, hanno decisamente preso un abbaglio.
Visto il clamoroso crack tedesco, il Messico, nonostante le tre pappine incassate, passa lo stesso il turno. Come già detto, i messicani fino a ieri avevano espresso un bellissimo calcio e ci avevano decisamente impressionato. Ieri ci sono apparsi la classica squadra molto talentuosa ma totalmente priva di carattere, che alla prima difficoltà si scioglie come neve al sole, arrivando a rischiare di compromettere una qualificazione praticamente già acquisita.
Per giocarsela contro il Brasile, agli ottavi, urge un repentino cambio di pelle. E di mentalità.

Tutto infinitamente più tranquillo nel gruppo E, dove un Brasile più pratico che bello (e in ogni caso in lenta ma costante crescita) regola l’ambiziosa Serbia col più classico dei 2 a 0, prendendosi qualificazione e testa del girone. Senza fuochi d’artificio e senza calcio spettacolo, i verdeoro a dispetto della loro tradizione hanno giocato razionalmente badando al sodo, sapendo soffrire e respingendo con ordine il ritorno della Serbia a inizio ripresa, per poi colpirla mortalmente nel suo momento migliore. Un Brasile molto lontano da quello tutto champagne e fantasia di Zico e Socrates, annata 1982, e vicinissimo a quello quadrato e concreto di Dunga e Romario, annata 1994. Visto come è andata a finire nelle rispettive occasioni, per i brasiliani probabilmente è molto meglio così.
Assieme al Brasile passa la Svizzera, che smaltita la trance agonistica (e soprattutto quella antiserba di Xhaka e Shaqiri) del match precedente, gioca al risparmio e opta per uno sbiadito pareggio contro la già eliminata Costa Rica, prendendosi gli ottavi col minimo sforzo.
Così agli ottavi sarà Brasile – Messico e Svezia – Svizzera.
Aspettiamo stasera per la composizione definitiva del tabellone, ma è già molto chiaro come se nella cosiddetta “parte alta” ci sia un pazzesco ingorgo di big, quella “bassa” sembra al contrario il festival delle outsider. Qualcosa di interessante – e di totalmente inedito – verrà fuori per forza.

La giornata d’addio dei gironi eliminatori oggi prevede le ultime partite dei gruppi G e H.
Nel primo, niente di particolarmente interessante, con Belgio e Inghilterra a sfidarsi unicamente per decidere primo e secondo posto e Panama e Tunisia in campo esclusivamente per la gloria.
Intricata e appassionante è invece la situazione del gruppo H. Al Giappone, 4 punti, basta un pari contro la già eliminata Polonia per accedere agli ottavi, mentre con una vittoria probabilmente si accaparrerebbe anche il primo posto. In caso di sconfitta, si potrebbe qualificare lo stesso (qualora perdesse la Colombia, oppure per migliore differenza reti). Anche al Senegal, unica squadra africana rimasta in corsa, basterebbe il pari. Ma dall’altra parte troverà un’agguerrita e ritrovata Colombia, che ha assolutamente bisogno di vincere per andare agli ottavi. Sicuramente a casa in caso di sconfitta, con un pareggio dovrebbe sperare in un tracollo giapponese.

E chiudiamo parlando di portieri.
Ruolo più assurdo e solitario dell’universo pallonaro, si dice che per fare il portiere occorra prima di tutto una buona dose di follia. Magari non una verità assoluta, ma spesso confermata dai fatti. Romanticamente e tragicamente solo, il portiere non può né nascondersi né dividere responsabilità con nessuno, passando potenzialmente dal ruolo di eroe a quello di pirla nel giro di un nanosecondo. Ma anche quando è oggettivamente e indiscutibilmente l’artefice del trionfo, il portiere si tende a dimenticarlo. E in trionfo vengono portati gli attaccanti.
Viste le premesse, quasi scontato che per scegliere di fare il portieri sia obbligatorio essere un po’ sciroccati.
La storia dei mondiali, fatta di drammatici scontri a eliminazione diretta e calci di rigore a iosa, è anche storia di portieri: folli e assurdi, improponibili e stravaganti, leggendari ed eterni, meteore e indimenticabili. Dalla palla inchiodata da Dino Zoff sulla linea di porta al 91′ di Italia Brasile 3 a 2 al mundial spagnolo all’uscita sciagurata di Walter Zenga in Italia Argentina a Italia ’90, dalla “saponetta” di Pagliuca miracolosamente finita sul palo nella finale di Usa ’94 al mostruoso Gigi Buffon contro la Germania nel 2006. Oppure, uscendo dai confini nostrani, chi si ricorda del portiere tedesco Schumacher, che era pazzo per davvero, e della sua uscita da ergastolo contro Battiston nella semifinale del 1982? O dell’argentino Goicoechea, che non era titolare e non aveva nemmeno una squadra di club, ma a Italia ’90 entrò nella seconda partita per sostituire l’infortunato Pumpido e portò l’Argentina in finale parando praticamente di tutto (sei palle gol al Brasile, due rigori alla Jugoslavia e due all’Italia)? Oppure della leggenda di René Higuita, il portiere colombiano che tirava rigori e punizioni, che si spingeva avanti sui calci d’angolo ed era il “loco” per eccellenza del calcio mondiale? Talmente “loco” che a Italia ’90 una sua giocata sciagurata a centrocampo costò il mondiale alla sua Colombia?
E anche questo mondiale ci ha regalato due storie incredibili di gente che di mestiere se ne sta tra i pali. La prima è quella del portiere egiziano El Hadardy, che non solo è sceso in campo a 45 anni e 161 giorni (record assoluto per un campionato del mondo), ma che ha pure parato un rigore nella partita contro l’Arabia Saudita.
L’altra è quella del portiere iraniano Alireza Beiranvad. Nato da una famiglia di pastori nomadi, scappato di casa per inseguire il sogno del calcio contro il volere del padre, è stato per anni senzatetto, poi ha lavorato come spazzino, lavavetri e pizzaiolo. È andata a finire che ha parato un rigore a Cristiano Ronaldo.
E se non è una favola questa…

A domani!

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PARTITE A PERDERE (Lestini ai mondiali – giornata 16)

Ieri si sfidavano Inghilterra e Belgio, due belle squadre, che avevano mostrato un ottimo calcio e diversi talenti, ma con avversari di livello decisamente inferiore. Vederle una contro l’altra, oltre che godersi una bella partita, doveva essere soprattutto un modo per capire le reali potenzialità di ognuna. E invece, non abbiamo capito un bel niente. Le due nazionali hanno palesemente giocato a nascondino, scendendo in campo con formazioni rimaneggiate e prive di quasi tutti i pezzi più pregiati (Mertens, Lukaku, Kane… tutti in panchina) e giocando col freno a mano più che tirato.
Il primo tempo è stato quasi imbarazzante, più un allenamento che una partita di un mondiale. Come se, nonostante ci fosse in palio il primo posto del girone, non importasse niente a nessuno.
E togliamo pure il “se”, perché è stato fin troppo chiaro come, tanto per l’Inghilterra quanto per il Belgio, primo o secondo posto fosse totalmente indifferente. In fondo, ogni piazzamento aveva il suo pro e il suo contro: chi arrivava primo si beccava agli ottavi il comodo Giappone anziché l’ostica Colombia, ma si ritrovava nell’incubo della parte alta del tabellone, assieme a Brasile, Portogallo, Uruguay, Francia e Argentina.
Secondo tempo appena più decente, con la partita sbloccata nell’unico modo possibile: la magia estemporanea di un singolo, nella fattispecie di Januzaj, che con un gol fantastico regala tre punti e testa del girone al Belgio. Tanto per dire: è stata una partita così fiacca che Piccinini non ha messo sul piatto nemmeno uno “scatenamento” (a quanto ne so, è record assoluto). In compenso, stravolto di noia, ha abbondato di porno telecronaca: non so quanti “sono entrati da dietro” né quante “penetrazioni” sono state segnalate dall’audace cronista. Ma questa è un’altra storia.
Magia del talentuoso belga a parte, resta una partita scialba che nessuno voleva vincere. Una partita a perdere, per l’appunto, di quelle che si vedono spesso – ma fino a ieri non in questo mondiale – nelle ultime giornate dei gironi eliminatori.
Nell’altra partita del gruppo G, utile solo per la gloria personale e per le statistiche, Panama e Tunisia, già eliminate, si sono affrontate a viso aperto e senza troppi pensieri. È andata a finire con la vittoria della Tunisia 2 a 1, in rimonta, dopo che il vantaggio panamense aveva illuso un popolo intero sulla possibilità di tornare a casa con la prima storica vittoria.
Ma ad ogni modo Panama torna a casa molto più che a testa alta: le sue feste, in campo e sugli spalti, sono state uno spot meraviglioso per il calcio. E forse valgono almeno quanto una coppa del mondo.

Una partita a perdere è andata in scena anche nel gruppo H, nel pomeriggio. Nel senso che il Giappone, che incontrava la già eliminata Polonia, è sceso in campo con il deliberato e ovvio intento di non giocare. Primo tempo soporifero dove i nipponici, cui bastava il pareggio, hanno cercato di perdere più tempo possibile, prodigandosi in una melina infinita e irritante. Quando poi la Polonia, punta nell’orgoglio, si è svegliata e ha trovato il gol del vantaggio, i giapponesi si sono messi a giocare. Ma solo per dieci minuti: quando dall’altro campo è arrivata la notizia del gol della Colombia che rendeva la loro sconfitta ininfluente, hanno ricominciato con la melina. E alla fine si sono presi gli ottavi.
Ottavi che si è presa pure la Colombia, che chiude in testa al girone con una prestazione meno brillante della precedente, ma comunque tenace e grintosa. Una fatica bestiale, per Cuadrado e compagni, piegare la resistenza del generosissimo Senegal, che non riesce a bissare l’impresa del 2002 e esce dal mondiale per la nuova regola del fair play. Ovvero: a pari punti, e con lo stesso identico numero di gol fatti e subiti del Giappone, torna a casa per aver collezionato due cartellini gialli in più.
Con i miei soliti due amici d’infanzia, abbiamo smessaggiato a lungo su quanto sia opportuna o meno questa regola (sì, esatto, non abbiamo proprio un cazzo da fare). E ho irrevocabilmente deciso che a breve (domani o oggi stesso) lancerò un sondaggio in proposito.
Ad ogni modo, con l’uscita di scena del Senegal, l’intero continente africano resta a bocca asciutta, senza nemmeno una squadra agli ottavi (per trovare un secondo turno senza Africa, bisogna risalire al 1982). E questo sì, ci dispiace davvero molto.

Si completa così il tabellone degli ottavi. Abbiamo 16 squadre ancora in gioco: 10 europee, 4 sudamericane, 1 del centro e nord America e 1 asiatica. Distribuzione geografica totalmente diversa rispetto a quattro anni fa, dove solo 6 erano le europee, 5 le sudamericane, ben 3 le rappresentative del centro e nord America e 2 africane (segno che giocare nel vecchio continente o altrove, fa la differenza).
Di queste 16, solo 3 arrivano a punteggio pieno (Uruguay, Croazia e Belgio) e 6 imbattute (Portogallo, Francia, Brasile, Spagna, Danimarca e Svizzera). Questo giusto per ricordare che solo in due occasioni, l’Argentina nel 1978 e la Spagna nel 2010, la squadra campione del mondo aveva subito una sconfitta nei gironi eliminatori.
Tra le quadre ancora in gioco, 6 hanno già vinto almeno una volta la coppa del mondo (Brasile, Argentina, Uruguay, Inghilterra, Francia e Spagna), ma delle restanti 10 solo 1 è arrivata almeno una volta in finale (la Svezia, nel remoto 1958, guarda caso l’anno dell’altra qualificazione mancata dell’Italia).
Come già detto, nella parte alta parata di stelle, nella parte bassa festival delle outsider. E gli statistici più maniacali già ci informano che su 64 combinazioni possibili, in 63 casi avremo una finale completamente inedita.
Ma per commenti, pronostici e statistiche, ci sarà tempo nei prossimi giorni. Oggi il mondiale si prende una giornata di pausa e quindi per oggi può bastare così.
Da domani poi, si farà davvero sul serio.

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