I temi della maturità (riflessioni a margine)

Senza quinte e con italiano materia interna in quasi tutti gli indirizzi, da quando insegno (tredici anni, non tantissimi ma nemmeno pochi) è la prima volta che aspetto l’uscita delle tracce della prima prova dell’esame di Stato “in differita”, ovvero comodamente seduto sul divano di casa, tra una partita e l’altra dei mondiali.
Così, senza troppi condizionamenti, senza dover pensare né a quanto i miei studenti sarebbero stati in grado di farli (anche se un pensiero ai miei ragazzi di quarta, quinta da settembre, ce l’ho buttato eccome) né che parametri usare per valutarli, me li sono letti con calma e con ancor più calma li ho analizzati.
E mi sono piaciuti davvero molto, alcuni tra le migliori tracce da quando insegno.
Ho apprezzato soprattutto lo splendido brano di Bassani (tratto da “Il giardino dei finzi contini) proposto come analisi del testo, sicuramente più complesso del Caproni dello scorso anno, ma assolutamente meraviglioso. E necessario. Bellissimo il saggio breve di ambito artistico-letterario sulla solitudine, dove finalmente trova il riconoscimento che merita la più grande poetessa italiana del novecento, ovvero Alda Merini. Fattibili senza essere banali, soprattutto ricchi di spunti, gli altri saggi, dove in particolare ho apprezzato la riflessione su creatività e immaginazione e quella sul rapporto tra masse e propaganda. Bello, molto bello, anche il tema di ordine generale (quello che una volta si chiamava “di attualità”), sul principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione.
Nonostante noi adulti stiamo facendo letteralmente di tutto per costruire una società sempre più vuota e superficiale, e soprattutto priva di alcun futuro possibile, i ragazzi, al contrario di quanto pensiamo, continuano a essere autentiche forze della natura, intelligenti e vivi, stracolmi di cose da dire: sono convinto che con temi del genere abbiano potuto esprimere al massimo i loro universi interiori. Che, nostro malgrado, non smettono di brillare.
Come ogni anno piovono puntualmente come colpi di mannaia le critiche sull’analisi del testo: Bassani, chi è costui? Perché si danno autori che non rientrano nei programmi?
E ogni anno mi trovo a fare lo stesso discorso e a dare le stesse risposte. Ovvero che non è un tema di letteratura (che all’esame di Stato non esiste più da vent’anni), ma un’analisi del testo. Vale a dire che i ragazzi non sono chiamati a parlare dell’autore nello specifico, ma esclusivamente di quel brano. E che, soprattutto, il percorso scolastico compiuto deve fornirgli gli strumenti per analizzare un testo indipendentemente da chi ne sia l’autore, indipendentemente dal conoscerlo o meno.
Che poi non si sappia chi è Bassani, è un problema non tanto scolastico, quanto sociale. E che sia del tutto assente dai programmi, idem.
Più che sull’analisi del testo, dibattiti e discussioni li aprirei sulla traccia storica, non a caso l’unica che prima non ho menzionato. A mio avviso era la più bella e interessante, e al tempo stesso la più infattibile. Le percentuali appena pubblicate confermano come sia stata la traccia meno gettonata. Inevitabile: per quanto sia assurdo, Moro e De Gasperi sono davvero un qualcosa di sostanzialmente estraneo ai programmi. La maggior parte degli studenti non li hanno proprio trattati, e chi lo ha fatto li ha svolti superficialmente, in una sorta di “carrellata” conclusiva sul dopoguerra italiano.
Ovvio che sia un problema e ovvio che prima o poi (meglio prima che poi) vada assolutamente risolto. Invece di perdere tempo con troppi discorsi fumosi e inconsistenti su presunte rivoluzioni didattiche, è forse giunto il momento di interrogarci una volta per tutte su questi programmi di storia tragicamente inchiodati alla seconda guerra mondiale. E di trovare una soluzione a una situazione francamente indecente e insostenibile.
Le ore di storia a disposizione, così come gli anni del ciclo di studi, quelli sono e quelli rimarranno. Perciò, se si vuole affrontare Moro e De Gasperi (e con essi un’infinità di altri argomenti) con la stessa cura e lo stesso approfondimento che si dedica alle due guerre mondiale (cosa a mio avviso indispensabile, nella scuola del ventunesimo secolo), occorre rivedere i criteri di selezione degli argomenti dei secoli precedenti. E decidersi a sintetizzare o direttamente eliminare qualcosa.
Mi rendo perfettamente conto della complessità e della delicatezza dell’operazione. Soprattutto, da storico e da insegnante di storia, mi rendo conto come ogni argomento sia fondamentale. Ma in questo percorso non può continuare a essere sacrificato sempre e soltanto il novecento, ovvero quella parte con più attinenza alla realtà materiale degli alunni, e che, giustamente, continua a essere l’oggetto prediletto degli esami di Stato.

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