Lavorare stanca

Oggi vi offro un caffè ma non lo bevo insieme a voi.
È uno di quei caffè che vanno preparati e presi da soli. I caffè dell’alba e del silenzio, quando tutto tace, quando ogni cosa è silenzio, quando la casa è una penombra e ogni minimo movimento pare un rimbombo, un gorgheggio venuto da mondi lontani. Quando hai l’illusione di essere l’unica persona sveglia al mondo e senti di avere scampoli di tempo di vantaggio sull’universo.
Quando sei tu senza troppo da aggiungere e quel caffè bevuto per scaraventarti nel mondo ti ricorda la tua esistenza.
Quel caffè forse cattivo, forse venuto male, ma che è una delle cose più tue che possano esistere.
Quel caffè che è l’unico possibile per leggere, sentire e vivere questa poesia di Cesare Pavese, che scriveva nel silenzio e che, scrivendo, sapeva materializzarlo, il silenzio, imprigionarlo tra le pagine, costruire un respiro di spazi bianchi e parole spalancato sull’universo.
Il silenzio di chi sa cosa sia la solitudine, il grido del ragazzo affamato di vita che continua ad abitarti, il vortice di una piazza vuota da attraversare.
Buona domenica, buon caffè, buona lettura.

LAVORARE STANCA

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.
Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale d’inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.
Non è certo attendendo nella piazza deserta
che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade
si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,
anche andando per strada, la casa sarebbe
dove c’è quella donna e varrebbe la pena.
Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest’uomo, che passa, non vede le case
tra le inutili luci, non leva più gli occhi:
sente solo il selciato, che han fatto altri uomini
dalle mani indurite, come sono le sue.
Non è giusto restare sulla piazza deserta.
Ci sarà certamente quella donna per strada
che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.

#uncaffèconpessoa
#storieRiccardoLestini

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