Chi muore al lavoro

Si muore al lavoro, non come sempre, ma sempre di più.
La tragedia dei quattro operai di padova, travolti dalla colata di acciaio, è solo l’ultima tragedia di un fenomeno che nell’ultimo anno è cresciuto dell’11% su tutto il territorio nazionale. Con picchi locali allucinanti: +40% di morti sul lavoro nel nordovest, +22% nel nordest, +22% al centro. Solo al sud e nelle isole si registra un calo sensibile, ma non perché la situazione sia migliore. Semplicemente, lì si muore meno perché c’è sempre meno lavoro.
Un’ecatombe, una vera e propria guerra dove i caduti sul campo sono sempre coloro costretti a lavorare senza le minime tutele, senza le più elementari misure di sicurezza.
La cosa più sconvolgente è che in politica il termine “sicurezza” compare solo in relazione alla legittima difesa. E non una parola, MAI, sulla sicurezza sul lavoro. Fermare questa strage continua di lavoratori innocenti non è tra le priorità di nessuno, nemmeno un accenno, in nessun partito, in nessun programma, in nessun contratto di governo.
Ed è la cosa che più mi inquieta e più mi fa esplodere di rabbia.

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