Cose che mi fanno perdere la testa (e tempo prezioso)

1.Tipo al telegiornale quando c’è un servizio dall’estero… che il/la giornalista in studio dice:
“e ora ci colleghiamo con il nostro inviato DA Parigi Pinco Pallino”

Ecco… è quel DA che mi manda fuori di testa.

Perché se tu lo hai INVIATO non puoi dire DA (moto da luogo) ma A (moto a luogo)….
Ma la cosa che mi fa impazzire ancora di più è che non è un errore di grammatica… ma un problema di PAUSE E INTONAZIONI…
Cioè loro, dallo studio, starebbero dicendo: “e ora ci colleghiamo con il nostro inviato” PAUSA, PUNTO O QUANTO MENO UNA VIRGOLA e poi “DA Parigi Pinco Pallino”.
Nel senso che PRIMA ci colleghiamo con il nostro inviato. POI lui parlerà – appunto – DA Parigi.

Solo che i tempi dei telegiornali sono sempre strettissimi e i giornalisti in studio DEVONO CORRERE, NON HANNO TEMPO e quindi, nell’intonazione, QUELLA STRAMALEDETTA VIRGOLA NON CE LA METTONO… e lo dicono tutt’attaccato: “e-ora-ci-colleghiamo-con-il-nostro-inviato-DA-Parigi-Pinco-Pallino”

E quell’ancor più stramaledetto DA mi fa perdere la testa.
E ci penso per ore.
E mi torturo.
E la giornata va a puttane.
Aiutatemi…

2.Il fatto che nei film o telefilm o serie americani a sfondo legale/processuale c’è sempre una scena in cui il colpevole, o presunto tale, che viene interrogato, e poi l’agente dice “riaccompagnatelo in cella”. E a quel punto arriva una poliziotta che non dice mai niente, ma si limita a riaccompagnare il detenuto in cella e ci fanno vedere tutta la sequenza muta di loro che percorrono il corridoio.

Ora… perché è quasi sempre una poliziotta e mai un poliziotto? E perché la poliziotta è SEMPRE di chiare origini asiatiche (tipo coreana o giapponese)? E perché non le danno mai una battuta? E perché ci fanno vedere tutta sta sequenza praticamente inutile?

Io veramente non ci dormo la notte…

3.Nelle piccole stazioni, che sono quasi tutte chiuse (nel senso che non c’è più biglietteria e non ci sono più ferrovieri), quando fai il biglietto alla macchina automatica… e appena la tocchi parte la voce registrata che dice SE TI SERVONO INFORMAZIONI RIVOLGITI ESCLUSIVAMENTE AL PERSONALE IN DIVISA TRENITALIA…

Ma se in quella stazione non ci sono più ferrovieri da vent’anni, io come cazzo faccio a rivolgermi al personale in divisa Trenitalia?

4.In treno, ogni volta che vedo il martello rosso che servirebbe a rompere i vetri dei finestrini in caso di emergenza.

Siccome questo martello sta dentro una teca di vetro, come lo prendo in caso di emergenza? Ovvero: dov’è il martello per rompere la teca di vetro e prendere il martello per rompere il vetro dei finestrini?

5. Il fatto che certa biancheria sexy femminile abbia prezzi sconsiderati. Che poi non è mica per una critica al mercato o per l’ostentazione del lusso… no, chissenefrega in definitiva.
Io faccio un semplice calcolo pratico, non qualità/prezzo ma prezzo/tempo d’uso e consumo.
Ovvero. Mettiamo che 9 volte su 10 tale biancheria venga comprata specificatamente e appositamente per occasioni speciali.
E siccome il maschio (da quello Alfa a quello Omega), in dette occasioni speciali, appena ha davanti lo spettacolo di tale biancheria passa, nello spazio di tre decimi di secondo, dalla lentezza serafica di Homer Simpson alla rapidità compulsiva e imprendibile del picchio norvegese, 9 volte e mezzo su dieci (da cui probabilmente nasce il film “9 settimane e mezzo”) la biancheria di cui sopra ha vita breve, brevissima. Molto più breve di quella di una farfalla.
Tra il vederla e il toglierla, di solito goffamente e in maniera così sgraziata e con l’irruenza di un cinghiale maremmano da romperla e renderla inutilizzabile almeno 6 volte su 10, dopo un decimo di secondo in cui il maschio capisce cosa provarono i pastorelli cui apparve la madonna, trascorre circa un secondo e mezzo.
Sommando tempo di reazione, tempo di visione mistica e tempo di distruzione della biancheria, non arriviamo a due secondi.
Di contro, quella biancheria per arrivare al momento fatidico ha preteso tempi mediamente lunghi, se non lunghissimi: selezione, scelta, prove e riprove, acquisto, risparmi, sacrifici, vestizione.
Il tutto per meno di due secondi.
Quindi mi chiedo, di continuo: ma ne vale la pena? Cioè, a meno che non serva per uso quotidiano, a meno che non sia mai mostrata a individui di sesso maschile, a meno che prima di mostrarla non trascorra almeno un anno, ne vale la pena?

6.Studi scientifici dimostrano come almeno il 90% dell’umanità sostenga – alle poste, in banca, al supermercato, praticamente ovunque – di finire sempre nella fila più lunga. Altri studi ci dicono invece che, sempre il 90%, ritenga di trovarsi sempre, nei marciapiedi affollati, in direzione contraria rispetto alla massa.
Quindi: quelli che beccano le file veloci o vanno nel verso giusto, chi diavolo sono? Alieni? Androidi con microchip intuitivi sotto pelle e che presto conquisteranno il mondo?
Qualcuno mi spieghi, per favore.

7.chiedere e chiedermi di continuo, e soprattutto senza aver mai avuto risposte soddisfacenti, che fine abbiano fatto, nell’ordine: Marina Rei, Gerardina Trovato e Silvia Salemi.

8.non darmi pace per la vita assurda e incredibile di Mauro Repetto (il biondo che fondò gli 883 con Pezzali, quello che ballava soltanto e poi sparì nel nulla)

9.passare notti insonni per colpa della storia del paracetamolo… nel senso, basta, voglio la verità. Perché ogni volta che stai maluccio e chiedi se puoi prendere tachipirina e robe simili tutti ti dicono “ma certo, è paracetamolo”, col tono di chi ti dice “non fa male, non ha controindicazioni, è praticamente acqua, ci potresti condire la pasta o allungarci il vino”. E poi lo prendi e non è che sia propriamente acqua, visto che tempo tre minuti inizi a sudare come una mucca. E perché quando stai molto male e provi a prendere paracetamolo e ti lamenti che stai sempre male, tutti ti dicono “per forza non ti ha fatto nulla, è solo paracetamolo”. Insomma sono stanco: mi dite che cazzo è veramente sto paracetamolo? Voglio la verità…

10.quei padri che a scuola arrivano ai colloqui e tendendoti la mano dicono “salve, sono il padre di Bernardi”.
Cioè… se è il padre di Bernardi è Bernardi a sua volta. Perché non dice “salve, sono Bernardi”?
Sono anni che mi ci tormento…

… che se poi qualcuno si è chiesto – spesso o a volte – perché nella vita io non abbia combinato granché, questo post può essere una valida risposta…

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