Le recensioni del venerdì: i film sul caso Moro

Oggi, in occasione del 40esimo anniversario della strage di via Fani, per LE RECENSIONI DEL VENERDI, ci occupiamo dei principali film (solo di fiction, e non documentari) che nel corso degli anni hanno affrontato la tragica vicenda di Aldo Moro. In ordine cronologico abbiamo scelto: “Il caso Moro” di Giuseppe Ferrara, “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio, “Piazza delle Cinque Lune” di Renzo Martinelli e il film per la tv in due puntate “Aldo Moro il presidente” di Gianluca Maria Tavarelli. Come sempre, voto generale espresso in asterischi (da un minimo di * a un massimo di *****) e voti ai singoli aspetti delle opere da 1 a 10.
Buona lettura.

IL CASO MORO, di Giuseppe Ferrara, con Gian Maria Volonté, Sergio Rubini (Yarno cinematografica, 1986) **** ½
Riuscitissima prima trasposizione cinematografica del rapimento e del sequestro di Aldo Moro per un film coraggioso, di denuncia e di riflessione.

Sceneggiatura: la scrittura di questo film, tratto da “I giorni dell’ira. Il caso Moro senza censure”, uno scomodo libro di Robert Katz,è lucida e chirurgica, senza alcun cedimento al benché minimo patetismo. Neutrale come impone la tradizioni delle grandi opere civili e d’inchiesta, costruisce un impianto che turba e indigna senza compiacimenti, col grande coraggio di ricostruire l’intero rapimento e sequestro quando ancora la maggior parte dei dettagli erano sconosciuti.
Voto: 8,5

Regia: lo stile epico e il rigore formale di Ferrara raggiungono qui il loro apice. Una regia ieratica che racconta senza spiegare, che mostra senza essere didascalico. L’illusione documentaristica che il film si faccia da solo obbliga lo spettatore a riflettere e a partecipare attivamente alla creazione.
Un autentico capolavoro.
Voto: 9

Interpreti: immenso Gian Maria Volonté nel ruolo di Moro, in piena lezione brechtiana pone il suo personaggio come un problema senza mai scivolare nel macchiettismo. Bravissimi tutti gli altri.
Voto: 9

Fotografia: una calcolata freddezza documentaristica, in linea con regia e sceneggiatura, ci restituisce l’angoscia opprimente di quei giorni.
Voto: 8,5

Produzione: coraggiosissima nel far uscire un film che mette in risalto le mille zone d’ombra dei giorni più cupi della democrazia italiana.
Quando il cinema non aveva paura.
Voto: 9

BUONGIORNO, NOTTE, di Marco Bellocchio, con Roberto Herlitzka, Luigi Lo Cascio, Maya Sansa (Filmalbatros, Rai Cinema, Cinema Sky, 2003) **** ½
I 55 giorni del sequestro Moro dal punto di vista dell’unica donna tra i quattro carcerieri di via Montalcini. E, soprattutto, dal punto di vista di Bellocchio, che regala una perla onirica e straniante.

Sceneggiatura: liberamente ispirata a “Il prigioniero”, libro autobiografico dell’ex terrorista Anna Laura Braghetti, la scrittura del film rinuncia da subito a qualsiasi volontà filologica di inchiesta, concentrandosi sulle dinamiche psicologiche e interiori dei protagonisti. In particolare della protagonista femminile. Moro diventa così quasi un riflesso dei tormenti della donna, scissa tra le ragioni dell’ideologia e quelle dell’anima. Il risultato è un film cupo e inquietante, privo di pacificazione, dove benché manchino del tutto gli interrogativi materiali sui mille misteri della vicenda, pone interrogativi cruciali e decisivi.
Voto: 9

Regia: la macchina da presa che pur costretta per l’intero film a muoversi tra gli spazi angusti di un unico interno, libera tutta la potenza visionaria e immaginifica del regista. Il risultato è una sorta di “realismo magico” straniato e straniante, che ci entra dentro con potenza prendendo a schiaffi il rimosso collettivo di un’intera nazione.
Voto: 10

Interpreti: inquietante la maschera fissa, straordinariamente somigliante, di Herlitzka, straordinaria Maya Sansa. Perfetti tutti gli altri.
Voto: 9

Fotografia: giocando sugli scuri e sul freddo, costruisce un credibilissimo incubo claustrofobico.
Voto: 9

Produzione: essere riusciti a promuovere in maniera assolutamente commerciale l’estrema autorialità di Bellocchio sottolinea un lavoro straordinario in ogni suo aspetto. Scandalosa la mancata assegnazione del Leone d’Oro a Venezia.
Voto: 9

PIAZZA DELLE CINQUE LUNE, di Renzo Martinelli, con Donald Sutherland, Giancarlo Giannini, Stefania Rocca (2003) ** ½
Ambiziosissimo film sui grandi misteri che da decenni aleggiano sulla strage di via Fani, coraggioso ma riuscito a metà.

Sceneggiatura: lasciando stare qualsiasi ricostruzione d’epoca, la storia si snoda attorno a una immaginaria riapertura delle indagini ai giorni nostri, basata su un misterioso filmato in super 8 che mostra la presenza di un colonnello del SISMI sul luogo del rapimento (fatto effettivamente reale e non frutto della fantasia degli autori). Spunti grandiosi che tuttavia la scrittura non riesce a mettere a frutto, smarrendosi ben presto in un labirinto di dati e informazioni che fanno perdere di incisività e concretezza alla denuncia che sottende tutta la storia. Un’architettura irrisolta che vanifica tutte le ambizioni di partenza.
Voto: 5

Regia: indecisa tra il thriller e il film inchiesta, la regia, nonostante l’indiscusso talento dell’autore, resta incompiuta, con l’aggravante di qualche saggio di bravura totalmente autoreferenziale.
Voto: 5,5

Interpreti: straordinari Sutherland e Giannini, bravissima Stefania Rocca.
Voto: 8

Fotografia: esattamente come la regia, sospesa tra la freddezza del documentario e l’angoscia del giallo.
Voto: 5,5

Produzione: uno dei tanti film “importanti” lasciato annegare in una distribuzione suicida. Pochi giorni in sala e nessuna visibilità. Pur se riuscito a metà, meritava di certo miglior sorte.
Voto: 5

ALDO MORO, IL PRESIDENTE, di Gianluca Maria Tavarelli, con Michele Placido, Marco Foschi, Donatella Finocchiaro, Ninni Bruschetta (Taodue, 2008) * ½
Miniserie in due puntate che cerca di restituire l’intera vicenda da ogni punto di vista: quello dei brigatisti, quello di Moro e della sua famiglia, quello della scorta e quello della Democrazia Cristiana. Con risultati assai modesti.

Sceneggiatura: la pretesa di ricostruire quei giorni in toto, passo dopo passo, annacqua in un eccesso di filologia e in mille ingenuità tipiche delle fiction più dozzinale. Quello che doveva essere un film verità e corale finisce a più riprese per trasformarsi in saga familiare. Didascalica e verbosa.
Voto: 4,5

Regia: scolastica, quasi impalpabile, completamente inadeguata alle pretese del racconto.
Voto: 4

Interpreti: tolto un generosissimo Michele Placido, tutti gli altri nello sforzo di voler a tutti i costi riprodurre fedelmente gli originali, finiscono per scimmiottarli e farne mille macchiette.
Voto: 5

Fotografia: televisiva nel senso più deleterio del termine, non restituisce un frammento di anni ’70.
Voto: 4

Produzione: tanto rumore per nulla. Un progetto presentato in pompa magna e con squilli di trombe e che, a conti fatti, si è rivelato senza alcuna qualità.
Voto: 4

#recensioniRiccardoLestini

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