Le recensioni del venerdì: “Ecce Bombo”

Oggi, per LE RECENSIONI DEL VENERDÌ, altro appuntamento speciale. Parliamo infatti di ECCE BOMBO di NANNI MORETTI, un film che sicuramente non ha bisogno di essere recensito.
Però, visto che in questi giorni ricorre il quarantennale dalla sua leggendaria prima uscita nelle sale (anzi, nellA salA, visto che uscì, in tutta Italia, in un solo cinema romano), lo recensiamo lo stesso, anche se non è né opera nuova né da riscoprire (al contrario, parliamo di un cult assoluto che è rimasto tale nel corso di tutti questi anni).
Il sistema delle recensioni lo conoscete già, ma lo ripetiamo lo stesso (visto mai che ci sia qualche neofita?): giudizio generale espresso in asterischi (da un minimo di * a un massimo di *****) e voti alle singole caratteristiche da 1 a 10.

ECCE BOMBO, di Nanni Moretti, con Nanni Moretti, Fabio Traversa, Glauco Mauri, Lina Sastri (Filmalpha, 1978) *****
Uno straordinario apologo – torrenziale, caustico, travolgente, tragicamente ironico – sulla solitudine e il vuoto ideologico della gioventù post sessantottina. Anche se fortemente contestualizzato nel suo tempo (siamo sullo sfondo terrificante del periodo più buio degli anni di piombo, una settimana dopo l’uscita della pellicola sarà rapito Aldo Moro) ha resistito intatto al passare del tempo e, per nulla datato, conserva una forza che lo rende ancora oggi attuale.
Una pagina indimenticabile di storia del cinema italiano scritta da un Nanni Moretti appena venticinquenne. Capolavoro.

Sceneggiatura: scritta con la tecnica delle slapstick, in un accumulo e una giustapposizione di situazioni dove si ripresentano gli stessi personaggi, costruisce una non-storia che dà l’impressione di comporsi nel suo stesso farsi, quasi in contemporanea con le riprese. Un saggio magistrale di narrazione epica che andrebbe studiata nei corsi di scrittura creativa, se servissero a qualcosa. Un concentrato raro e insuperabile di battute e scene leggendarie, dal tormentone “faccio cose, vedo gente” all’indimenticabile “te lo meriti Alberto Sordi”, dal poeta “contemporaneo vivente” Alvaro Rissa che si materializza agli esami di maturità alla paranoia del “mi si nota di più”. Fino a momenti magari meno famosi ma ugualmente superbi: “ma quando i miei non mi mantengono più, io che cazzo faccio?”, o “sono per una sensualità espansa e sudaticcia”, o ancora “ciao senti, volevo sapere se ci si poteva innamorare di me”.
Voto: 10

Regia: girato in 16mm e con un budget praticamente inesistente, una regia magistrale riesce a rovesciare questi limiti fino a farne un autentico punto di forza. Con movimenti di macchina quasi inesistenti e sequenze intere racchiuse in singole inquadrature, Moretti se pur esordiente mostra una bravura mostruosa attualizzando e interpretando in modo originalissimo (e tuttora inimitabile) quella grande lezione di un certo cinema italiano che da Rossellini arriva a Pasolini. Già allora famoso per la sua antipatia e superbia, diceva Moretti a quei tempi: “Troisi è il più simpatico, io invece sono il più bravo”. E ancora, sempre a proposito della nuova generazione di registi italiani: “io non sono stato il primo, io sono l’unico”.
Superbia o meno, il punto è che aveva ragione.
Voto: 10

Interpreti: in totale controtendenza con un cinema che già alla fine dei ’70 si piegava ai divi della televisione e alle macchiette delle commedie boccaccesche, Moretti in “Ecce Bombo” (e in tutto il suo cinema futuro) punta alla recitazione più grande e autentica. Di nuovo con un occhio al neorealismo, mescola attori “non attori” presi dalla strada e nomi giganteschi della scena teatrale. In questo caso l’immenso Glauco Mauri, la grande Lina Sastri e la musa di Carmelo Bene Susanna Javicoli. La regia dittatoriale di Moretti li segue ossessivamente, ottenendo il massimo dalle potenzialità di tutti quanti, dai protagonisti ai comprimari.
Voto: 9

Fotografia: discorso molto simile a quello già fatto per la regia. Senza budget, il film punta tutto sulla luce naturale degli esterni e su quella stinta, quasi sfinita, degli interni, dove dominano le penombre. Il risultato è una compattezza e una coerenza incredibili con la storia narrata.
Voto: 9

Produzione: un film molto più che indipendente, girato senza soldi e senza furbizie ammiccanti di sorta, uscito in un’unica sala romana in tutta Italia. Poi, grazie al passaparola, arrivato addirittura a Cannes.
C’era una volta il grande cinema indipendente…
Voto: 10

#recensioniRiccardoLestini

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