Memoria corta

Ecco una cosa che mi fa molto ridere (si fa per dire… ).
Voi ve le ricordate le primarie del 2012? Non quelle del PD, ma quelle per decidere il candidato premier del centrosinistra alle politiche 2013, quelle che videro in campo Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato, che si risolsero in un testa a testa tra Bersani e Renzi e che alla fine decretarono vincitore Bersani.
Ecco, quelle.
Personalmente me le ricordo molto bene, visto che le seguii molto da vicino.
Qualcun altro evidentemente, a differenza mia, ha la memoria corta. Molto corta.
In particolare mi ricordo cosa si diceva di Renzi e come, in generale, veniva trattato il “fenomeno Renzi” che, tranne per noi fiorentini, era all’epoca una novità assoluta nel panoramica politico nazionale.
Soprattutto ricordo cosa ne dicevano, in maniera diretta e per niente allusiva, molti (e sottolineo più volte “molti”) militanti ed esponenti di centrodestra. I quotidiani di quell’area politica (“il Giornale” in testa, che il giorno dopo la vittoria di Bersani titolò con rammarico “Sono ancora comunisti”) lo incensavano un giorno sì e l’altro pure (andate in una qualsiasi biblioteca, consultate i numeri di quei giorni, leggete per credere), militanti ed esponenti ne cantavano pubblicamente le lodi, e non erano rari i casi in cui si arrivava a sfiorare il vero e proprio fanatismo.
Non veniva visto soltanto come l’uomo della definitiva de-comunistizzazione del centrosinistra o come la speranza di un centrosinistra totalmente rinnovato e aperto a prospettive liberali, ma anche (io direi soprattutto), nel periodo del primo grande declino berlusconiano, come una speranza per l’Italia intera, un rifugio, un’opportunità dopo l’imminente caduta del cavaliere.
Ma, cosa più importante, ricordo come alle lodi astratte seguirono i fatti concreti. Ovvero, ricordo come una quantità inimmaginabile di militanti (ripeto, non elettori o simpatizzanti, ma militanti), si recarono in massa alle urne delle primarie, trascinando con loro o in loro vece manipoli di parenti e amici, versando pure quell’obolo di sottoscrizione dagli stessi tanto criticato e irriso, per votare Matteo Renzi e sostenere in prima persona la sua corsa.
E ricordo – titoli indimenticabili de “il Giornale” a parte – la delusione e lo sconforto di tutti loro davanti ai risultati che incoronarono Bersani.

Ecco, da persona tutt’altro che renziana (chi mi conosce e mi legge sa bene cosa penso e del personaggio e della sua linea politica), quel che mi fa ridere è vedere, in questi giorni e in queste settimane, quelle stesse persone non tanto fare campagna elettorale contro il PD (il che, essendo loro di destra o centrodestra, è assolutamente ovvio e normale), quanto specificatamente e ferocemente contro Renzi, trasformato di colpo, ai loro occhi, da astro nascente a incarnazione del demonio, da grande speranza a male assoluto.
E mi fa ridere non perché non si possa cambiare idea, giudizio, prospettiva (ci mancherebbe altro), ma perché quell’infatuazione folle targata 2012, non fu un astratto “amor di popolo” per la novità ma, al contrario, un sostegno calcolato e interessato da parte di persone che di politica ne masticano ogni ora e che dell’impegno politico hanno fatto la loro professione. Un sostegno non sulla base di ciò che Renzi rappresentava o poteva essere, ma proprio su ciò che diceva e sosteneva (job act, 80 euro e via dicendo – di nuovo controllare per credere – pur se in embrione erano già presenti nel suo programma di allora).
Allora sì, allora mi fa molto ridere (di un riso desolato e desolante) ascoltare dichiarazioni feroci e leggere post infuocati contro “il male assoluto” per quelle stesse ragioni, per cui, cinque anni fa, era l’uomo della speranza.
Quella memoria corta che consente alla faccia tosta (chiamiamola così) e alla totale assenza di decenza di uscire sempre vincitrici.

#resistenzeRiccardoLestini

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