Lestini a Sanremo (edizione 2018)

SANREMO ULTIMO ATTO (LESTINI A SANREMO – i voti della finalissima)

E così eccoci giunti al termine di questa lunghissima e intensissima settimana sanremese.
Vincono Moro e Meta (preferisco dirli in quest’ordine, visto che al contrario sembra una maschera ridicola della Commedia dell’Arte), cioè i più accreditati della vigilia, che però ottengono il successo in rimonta, superando al fotofinish Lo Stato Sociale, che in settimana sembrava aver preso il largo. Un testa a testa appassionante in cui, almeno a mio avviso, alla fine vincono i migliori.
Ma di questo parleremo meglio più avanti.
In generale, che Sanremo è stato? In settimana ho espresso via via pareri e giudizi sempre più positivi ed entusiasti, e adesso, a sipario chiuso, posso dirlo senza ombra di dubbio: è stata l’edizione migliore degli ultimi vent’anni e una delle più riuscite di sempre.

Claudio Baglioni come direttore artistico è stato semplicemente perfetto, azzeccando alla grande più o meno tutto, dalla formula alla rosa dei cantanti in gara, dai partner agli ospiti.
A dimostrazione di come al timone di una manifestazione del genere sia indispensabile una persona del settore, che la musica la conosce sulla propria pelle e sulla propria esperienza, Baglioni è riuscito a disegnare un grande show sotto ogni punto di vista, bello, garbato e piacevole, con punte di qualità eccellente. Dopo anni di autentico squallore in cui il Festival era diventato un polpettone insostenibile che mescolava il peggio dei talent e il peggio degli show del sabato sera, ha saputo rimettere musica e cantanti al centro di tutto e restituito livelli che ultimamente, da queste parti, erano diventati impensabili.
In definitiva, in un mix perfetto di tradizione e innovazione, ha dimostrato come sia possibile fare una televisione al tempo stesso nazionalpopolare e di qualità.
Come presentatore, un po’ incerto e ingessato all’inizio, è cresciuto col passare dei giorni. Ha saputo farsi da parte e lasciare gran parte della scena ai suoi compagni di viaggio più esperti e spigliati, ritagliandosi il ruolo di presentatore/cantante, con autorevolezza e autoironia. Il voto è un 8,5 pieno e meritatissimo.

Pierfrancesco Favino, l’ho scritto in tutte le salse, è stato la vera rivelazione del Festival. Mostruosamente bravo, ha portato sul palco quintali e quintali di talento, dando a tutti una lezione di stile, umiltà e leggerezza. Ha presentato, recitato, cantato, suonato il sax, il tutto senza mai strafare o debordare.
Ciliegina sulla torta, ieri sera, verso mezzanotte, si è esibito in un monologo letteralmente pazzesco sul tema dell’immigrazione e dei migranti. Sette minuti di altissimo teatro, una prova d’attore monumentale da brividi, struggente e commovente. Il tutto impreziosito dall’arrivo sul palco di Fiorella Manoia con “Mio fratello che guardi il mondo”.
In assoluto il momento più alto e intenso di tutta la settimana. Indimenticabile.
Il voto, manco a dirlo, è un 10.

E anche Michelle Hunziker, che pure non ci è piaciuta, che spesso e volentieri ci è apparsa eccessiva e fuori luogo, ieri sera è sembrata più brava e contenuta. Anche se no, la sufficienza non glie la diamo. Ma mica può essere tutto perfetto, no?

E per il futuro? Dopo questi risultati e ascolti da paura, ovviamente la Rai farà (anzi sta già facendo) carte false per confermare Baglioni al timone. Lui, per indole, non pare proprio il tipo da bis.
Ma l’importante non è che lui continui in questa avventura o no. L’importante è che questa edizione sia una lezione ben presente a tutti.
Una lezione di stile e qualità su cui costruire le prossime edizioni.

E passiamo a voti e cantanti.

LA GARA (dall’ultimo al primo classificato)

20.ELIO E LE STORIE TESE – inglorioso finale di carriera per una band mostruosa che ha fatto la storia della musica. L’ultimo posto li punisce eccessivamente, ma loro non hanno fatto nulla per evitarlo. Detto e ridetto: il loro brano è stato molto più che deludente, per anni ci hanno abituati al meglio e non era accettabile niente di minimamente al di sotto del sublime. Ma, brano a parte, è stato tutto il contorno a deludere: niente show, niente provocazione, niente travestimenti assurdi (ve li ricordate vestiti da Kiss? Oppure con i testoni? E travestiti da Rocks?). Niente di niente. Nemmeno l’irruzione di Mangoni vestito da Super Giovane dà una scossa.
Per chiudere una storia ci sono mille modi: questo non è stato proprio il migliore.
Ripetiamo: triste solitario y final.
Voto: 5

19.MARIO BIONDI – nonostante l’indiscusso talento, è stato impalpabile per tutta la settimaan. Interpretazione mai convincente per un brano senza troppe qualità.
Voto: 5

18.ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI – semplicemente i peggiori. Inascoltabili (la voce di Fogli non c’è e quella di Facchinetti è troppa), ma soprattutto inguardabili: Facchinetti per cinque giorni è stato convinto di essere nel 1990 e di cantare “Uomini soli”. In questa grottesca convinzione, rischia di rompersi la faccia e di lussarsi la mandibola.
Deprimenti.
Voto: 2

17.NINA ZILLI – allora ragazzi, io ce l’ho messa tutta, ma davvero tutta. Però poi lei è entrata con quel vestito da bambola di casa delle bambole, strettissimo in vita e con quella gonna larghissima lievemente trasparente… e poi insomma, le spalle, la schiena, la bocca, gli occhi, e ancora la bocca, occhi, gambe, spalla, rossetto, Nina ti amo, bocca, schiena, ancora bocca, Nina ti voglio, collo, sempre bocca, Nina scappa con me, spalle, bocca, schiena…
Va be’, la canzone l’ascolterò per radio…
Senza voto causa bufera ormonale.

16.DECIBEL – dopo le prime serate sottotono, la vecchia band del buon Ruggeri riemersa dagli anni ’70 chiude con due performances convinte e convincenti. Il brano non è niente di che, ma applausi alla convinzione e all’energia.
Voto: 6

15.RED CANZIAN – vi prego, tu, Facchinetti e Fogli ritornate tutti quanti insieme come Pooh. Aridatece i Pooh… male che vada, avremo una brutta canzone anziché due.
Quelle divisioni che fanno male all’Italia intera…
Voto: 3,5

14.NOEMI – la vera sorpresa di questa classifica è Noemi scivolata al quattordicesimo posto. A inizio Festival l’avevo data come una papabile per il podio, e i primi riscontri sembravano confermare la previsione. Poi è successo qualcosa. L’interpretazione incerta nel duetto di venerdì non basta a spiegare questa caduta. In ogni caso, la canzone era, nel bene e nel male, sanremesissima, ma lei l’ha eseguita con grinta e convinzione. E no, per noi non merita proprio di stare quaggiù.
Voto: 6,5

13.RENZO RUBINO – un gran talento sprecato in una canzone mediocre, trasparente e già dimenticata.
Peccato.
Voto: 5

12.PEPPE SERVILLO E ENZO AVITABILE – questo pezzo, l’ho già detto, non è assolutamente spendibile in termini sanremesi. Ma è un capolavoro di teatro-canzone, raffinato e intenso, dove la maschera tragica e vertiginosa di Servillo ci guarda mostrandoci l’abisso, e il virtuosismo di Avitabile segna il tempo ossessivo dell’anima in un crescendo irresistibile. Ci aspettavamo di trovarli immeritatamente in fondo. Il dodicesimo posto, ci consola.
Voto: 9

11.LE VIBRAZIONI – ce lo spacciano per rock, quando invece è solo brutta musica. Sarcina non canta, ma biascica come un cavallo sbronzo. Gli altri non suonano, fanno rumore. E gli arrangiamenti sono qualcosa di molto simile a un incubo.
Voto: 4

10.GIOVANNI CACCAMO – c’è più intensità in dodici minuti di primo piano fisso su Luigi Di Maio che in questo cantautore. Così soporifero da stendere quaranta cocainomani posseduti da Satana.
Voto: 4

9.THE KOLORS – la voglia di afferrarli e tagliargli di netto sto ciuffo maledetto è tanta, tantissima. Quasi incontenibile. Detto questo, il livello di questi musicisti è bassino, ma l’energia è tanta. A volte, va detto, pure contagiosa.
Voto: 5 (senza ciuffo probabilmente gli avrei dato 5,5… o anche 6… )

8.ROY PACI E DIODATO – inaspettatamente nella parte alte della classifica, fanno leva sul loro spessore musicale. Che è sicuramente tanta roba, ma la canzone, tolto qualche virtuosismo, non è proprio all’altezza.
Voto: 5,5

7.LUCA BARBAROSSA – uno dei pezzi migliori in gara, un testo che avrebbe meritato almeno un riconoscimento. Commovente, crepuscolare (e spietato) bilancio di un’esistenza di coppia in un intensissimo romanesco interpretato con grande stile.
Voto: 8

6.MAX GAZZE’ – sicuramente, tra le venti in gara, la canzone più “bella” nel senso più pieno e generale del termine. Questa fiaba popolare trasformata in poesia ha un crescendo che pare assecondare e battiti del cuore, un ritornello che entra nell’anima e fa sognare. Vince giustamente il premio come miglior testo, ma avrebbe meritato di più. Il podio senza dubbio. E anche il premio della critica.
Voto: 9

5.ORNELLA VANONI (con BUNGARO E PACIFICO) – impossibile mettere in dubbio la qualità di una gigantessa come Ornella Vanoni. Però la canzone è davvero poca roba. Le avrei dato cinque, ma il siparietto della grande Ornella, che quando le consegnano il premio alla migliore interpretazione chiede pù volte, senza capire, che premio stia ricevendo, le vale la piena sufficienza.
Voto: 6

4.RON – tra i pezzi più pregiati in gara, un bell’inedito di Lucio Dalla che Ron ha saputo interpretare con classe e maestria sempre crescenti. Merita di stare tra i primi e sicuramente è meritato anche il premio della critica. Ma la sensazione è che quel riconoscimento sia più alla memoria di Dalla che alla canzone in sé.
Voto: 7,5

3.ANNALISA – lo dicevo ieri: occhio ad Annalisa. Una canzonetta senza troppo spessore, ma con un ritornello e delle parole così sanremesi che più sanremesi non si può. Quel genere di prodotti che, state tranquilli, da queste parti arrivano sempre in fondo…
Una annotazione importante: per la finale il serial killer che l’ha vestita finora va finalmente in ferie.
Voto: 5

2.LO STATO SOCIALE – pompati e incensati a mille da chiunque durante la settimana, perdono proprio all’ultima curva. E secondo me va bene così. Che le loro performances abbiano portato una necessaria, indispensabile e bella ventata di freschezza, che la ballerina ottantenne sia già leggenda, è fuori da ogni dubbio. Ma che, come successo l’anno scorso con Gabbani, si sia cercato di far passare questo pezzo come chissà quale rottura e contestazione, è proprio fuori da ogni logica. La canzone di protesta è proprio un’altra cosa (Bob Dylan, Joan Baetz, Nina Simone, De André, Claudio Lolli… roba così, capito?).
Voto: 7

1.ERMAL META E FABRIZIO MORO – vincono con pieno merito. Propongono uno tra i brani migliori di tutta la gara, una canzone che, con garbo e potenza, affronta un tema importante e difficile. Arrangiamenti grandiosi. Il punto di incontro tra musica popolare, qualità e impegno, è lo specchio ideale di questa edizione del Festival. I due interpreti, semplicemente bravissimi.
Voto: 8

E così siamo veramente ai titoli di coda.
Chiudo con un momento autocelebrativo. Questo Festival ha definitivamente rivelato le mie doti di mago e indovino, visto che – leggere il post di ieri sui pronostici – ho azzeccato, nell’ordine esatto, tutti i primi tre classificati.
Non solo: la vittoria di Moro e Meta, addirittura l’avevo pronosticata in un post il 15 gennaio (di nuovo, andare a leggere per credere). Da stanotte, amici e non, mi chiamano e mi scrivono per avere indicazioni su Lotto, Enalotto e schedine varie…
Vi rispondo da domani. Adesso, stremato, sfinito e sfiancato da questa settimana, me ne vado meritatamente a dormire tutto il giorno.
Grazie davvero, e mai abbastanza, a tutti per avermi letto e seguito in così tanti e con così tanta passione.
E arrivederci a Sanremo 2019!
Grazie ancora!

#lestiniasanremo

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LESTINI A SANREMO – I PRONOSTICI (prima della finalissima)

A pochissime ore dall’inizio della finalissima, ecco il gioco inevitabile cui proprio non possiamo sottrarci. Ovvero: chi vincerà Sanremo? Quali sono i pronostici?
Diciamo subito che mai come quest’anno azzardare un terzetto di nomi risulta difficile.
Tanti i favoriti e tanti pure gli outsider. E tanti pure i nomi “di rincorsa”, cioè quelli che si sono aggiunti all’ultimo momento.
Di dati oggettivi ce ne sono ben pochi. Le classifiche provvisorie non sono vere e proprie classifiche, ma solo una divisione dei cantanti (che oltretutto ogni sera si basa esclusivamente su una percentuale del totale dei voti) in tre aree di massima. Anche incrociandole, non viene fuori di niente di particolarmente attendibile. Ci sono le radio, ma quanto pesano nelle scalette le case discografiche? È successo, e ben più di una volta, che il voto popolare (da non dimenticare che il televoto stasera peserà per il 50%) abbia ribaltato completamente gli ascolti radiofonici della settimana. I dati dei bookmakers che impazzano in queste ore nei principali siti di scommesse, davvero non si capisce su cosa si basino.
Quindi non ci resta che aspettare. E giocare all’azzardo dei pronostici.
Ci sono Fabrizio Moro ed Ermal Meta (ma quanto influirà “l’incidente” della sfiorata squalifica? Influirà? O, addirittura, li favorirà?), Noemi (ma ieri sera la Giuria di Qualità l’ha sbattuta brutalmente tra gli ultimi) e Max Gazzé (partito in sordina, ma in crescita costante, sia di gradimento di pubblico sia di apprezzamento critico), favoriti della vigilia.
C’è poi Lo Stato Sociale, già vincitori morali, che dalla prima esibizione stanno spopolando praticamente ovunque e, a tutt’oggi, sono universalmente indicati come i favoriti numero uno. Sarà quindi cronaca d una vittoria annunciata? Chissà. Non sarebbe la prima volta che i più amati, incensati e coccolati della settimana, vengano superati al fotofinish.
E ci sono infine gli otusider: Ron (che ha una bellissima canzone in crescita continua di consensi), Annalisa (quel classico sanremesissimo che non tradisce mai), e in queste ore stanno crescendo le quotazioni di Ornella Vanoni.
Detto tutto questo, io su cosa scommetto? Qual è la mia previsione? Presto detto:
1) Fabrizio Moro ed Ermal Meta; 2) Lo Stato Sociale; 3) Annalisa.

E per voi? Qual è la vostra previsione, la vostra scommessa?
Staremo a vedere… a domani con i voti!

#lestiniasanremo


LE REGOLE DEL DUETTO PERFETTO (LESTINI A SANREMO – i voti della quarta serata)

Sanremo, penultimo atto.
Dunque, che questo Festival ci stia piacendo (e parecchio), che sia un’autentica boccata d’ossigeno dopo anni e anni di tristezze spaventose e di nulla assoluto, l’ho scritto e riscritto, detto e ridetto nei giorni passati. Perciò non mi dilungo troppo nelle considerazioni generali (che riservo tutte per la finale) e vado subito al dunque.
La serata dedicata ai duetti era uno dei motivi per cui questa edizione mi piaceva e mi faceva ben sperare prima ancora che cominciasse. Il perché è presto detto: al suo posto, gli anni scorsi, c’era la serata delle cover, che io ho ferocemente ribattezzato “serata karaoke”. Che non solo era un carrozzone insostenibile, ma completamente inutile. Completamente avulsa dalla gara, non contava nulla ai fini della classifica e serviva solo a far piazzare altri singoli alle case discografiche. Ma un Festival è, per sua definizione, una gara in cui ci si deve concentrare sulle canzoni inedite e solo su quello. I duetti – che contano per la classifica – danno modo di vedere altre potenzialità dei brani, altri modi di cantarli. In genere, sono interessantissimi. E, nello specifico ieri sera, hanno riservato sorprese e in molti casi sono riusciti a migliorare e a dare altro slancio alle canzoni in gara.
Andiamo nel dettaglio.

LA FINALE DELLE NUOVE PROPOSTE

Tra gli otto esordienti in gara c’erano, come già detto e ripetuto, brani e interpreti davvero interessanti e notevoli. Il fatto di farli esibire per primi gli ha dato una vetrina e l’importanza che meritavano (metterli in mezzo alla scaletta li avrebbe uccisi). Sulla classifica finale, non siamo per niente d’accordo. Ma non è una novità: non succede praticamente mai che io sia d’accordo con una classifica del Festival.

Fuori dal podio: Luca Madeiro, canzone oggettivamente brutta, interprete impalpabile (voto: 4); Alice Caioli, voce davvero della madonna (per questo vince il premio della Sala Stampa), per una canzone purtroppo banalotta e scontata (voto: 6); Giulia Casieri, splendida, intensissima e un brano davvero bello ingiustamente fuori dal podio e ancora più ingiustamente rimasto senza alcun riconoscimento (voto: 8); Eva, forse l’interprete migliore in gara, paga una canzone non alla sua altezza (voto: 6,5); Lorenzo Baglioni, divertente e originale, la sua canzone resta a sorpresa fuori dal podio (voto: 6,5).

I premiati: terzo posto per Mudimbi, tormentone delle radio ma canzone davvero mediocre interpretata senza grinta (voto: 4,5); al secondo posto Mirko e il cane, che a parte questo nome d’arte da denuncia immediata ha presentato un brano veramente potentissimo, coraggioso e importante, senza dubbio il migliore in gara e giustamente vincitore del Premio della Critica (voto: 8,5); vince questa edizione, e sinceramente ne ignoriamo il motivo, questa canzonaccia di Ultimo che non fa altro che scimmiottare – malamente – Tiziano Ferro, e di cui ne avremmo fatto volentieri a meno. I misteri del televoto (voto: 4,5).

GLI OSPITI

Con una scaletta piena fino a scoppiare (record di 28 cantanti contemporaneamente in gara), resta poco, pochissimo spazio per gli ospiti rispetto alle due serate precedente.
C’è Gianna Nannini, visibilmente sconnessa da sé stessa e dal mondo, ma che comunque, quando canta, è sempre un piacere (voto: 7), e c’è Piero Pelù, che vederlo sul palco dell’Ariston fa lo stesso effetto di incontrare un prete a un festival del porno (voto: 6,5).
Soprattutto, c’è il premio alla carriera per la grandissima Milva. Lei non c’è, ma la figlia regala le parole della madre portando emozione in ogni centimetro di pelle.
Voto: 9

I DUETTI

RENZIO RUBINO con SERENA ROSSI – la canzone è trita e miserina, troppa poca roba per l’indiscusso talento del suo interprete; la versione con una generosa e brava Serena Rossi la rende meno piatta e scontata. Ma no, non riesce a salvarla.
Voto: 5,5

LE VIBRAZIONI con SKIN – Le Vibrazioni non ci piacciono e ancora meno ci piace questa canzone. Poi certo, se porti sul palco Skin è probabile che la faccenda cambi pure se la chitarra la suono io. Ma Skin fa pochino, giusto il minimo sindacale. E gli arrangiamenti di questo pezzo sono un autentico incubo.
Voto: 4,5

NOEMI con PAOLA TURCI – potenzialmente poteva essere un duetto potentissimo, tra i migliori della serata, visto che la grinta e l’intensità di Paola Turci (che risaputamente è la mia fidanzata immaginaria da oltre vent’anni) sembrava calare e sposarsi alla perfezione con questo brano. Ma Noemi è meno in forma (e soprattutto meno convinta) rispetto alle prime due esibizioni, e la Turci è visibilmente in ritardo su un paio di attacchi. La Giuria di Qualità le punisce (forse in maniera eccessiva) relegandole tra le ultime in classifica. Avevo dato Noemi sul podio, ma dopo ieri sera la previsione è tutta da rivedere.
Voto: 5,5

MARIO BIONDI con ANA CAROLINA e con DANIEL JOBIM – tanta, tantissima classe. E tanto, tantissimo talento. Ma questa canzone è proprio fiacca e tutta questa bravura non riesce a farla decollare.
Voto: 5

ANNALISA con MICHELE BRAVI – prima di tutto una domanda: chi è il serial killer che veste Annalisa? Detto questo, lei sceglie di farsi accompagnare da Michele Bravi (che arriva con una giacca opera dello stesso serial killer), che se lo guardi bene scopri che è il fratello segreto di Virginia Raggi. Canzone mediocre e sanremesissima, Bravi non la sposta di una virgola. Poca roba, ma è una di quelle “poche robe” che di solito, da queste parti, arriva fino in fondo. Occhio.
Voto: 5

LO STATO SOCIALE con PAOLO ROSSI e con IL PICCOLO CORO DELL’ANTONIANO – la scelta di irrompere addirittura col coro dello Zecchino d’Oro è folle e quindi a suo modo azzeccatissima. Questa band di ragazzi meravigliosamente sfrontati e irriverenti, dal punto di vista dell’immagine, non sbaglia un colpo, ma il tutto sta prendendo una piega “simil Gabbani” che non mi piace per niente. Ad ogni modo, Paolo Rossi sul palco mi fa dimenticare qualsiasi brutto pensiero.
Voto: 6

MAX GAZZE’ con RITA MARCOTULLI e con ROBERTO GATTO – questa canzone è un’autentica perla, splendida e delicata. Il jazz stupendo e sussurrato di Gatto e della Marcotulli non solo è sublime, ma la ammanta di un’atmosfera ancora più magica. Gazzè, ieri sera, semplicemente perfetto.
Voto: 8,5

DECIBEL con MIDGE URE – attaccano a suonare e, sorpresa, a Ure si sono dimenticati di attaccare la spina della chitarra. Ruggeri stoppa tutto, visibilmente furente. Mentre i tecnici rimediano al guaio, la Hunziker prova a sdrammatizzare (“è il bello della diretta”) sorridendo a più non posso. Ruggeri però è incazzato come una scimmia, al punto che la regia stringe l’inquadratura per toglierlo dal video. Il tutto è comunque una mano santa: la canzone resta poca roba, ma così incazzati i Decibel suonano meglio.
Voto: 6

ORNELLA VANONI (e BUNGARO e PACIFICO) con ALESSANDRO PREZIOSI – scelta suicida (è uno dei celebri sbrocchi della Vanoni) affidare il duetto a Preziosi. Già la canzone è traballante e si regge solo sulla classe indiscussa dell’interprete. Ieri sera, il bell’attore, l’ha colpita e affondata.
Voto: 4,5

DIODATO E ROY PACI con GHEMON – no, Ghemon non è l’amico e compare di Lupin; è un grande, grandissimo musicista che riesce a ridare vita a un pezzo senza troppa qualità e mordente. In due parole: le regole del duetto perfetto.
Voto: 6,5

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI con GIUSY FERRERI – è la peggiore tra le canzoni in gara. La Ferreri ce la mette davvero tutta, ma è un pezzo che col suo stile ho-una-patata-piantata-in-gola-dalla-nascita-quindi-datemi-canzone-melense-ma-un-po’-cupe-se-no-mi-affogo non c’entra niente. Il risultato è molto oltre l’imbarazzante.
Voto: 2

ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO con DABY TOURE’ e con AVION TRAVEL – Peppe Servillo ritrova i suoi compagni degli Avion Travel e impreziosisce il tutto con la raffinatezza di Touré. Il brano, già incredibilmente bello, si ricopre di una sontuosità pazzesca; Avitabile è in una forma strepitosa e regala atmosfere tra l’epico e l’apocalittico. Questa canzone non è da Sanremo e lo sappiamo tutti. Ma è vergognosamente bella, per cui ci risulta incomprensibile la scelta della Giuria di Qualità di piazzarla nella fascia “media” (Allevi, ma tu che ci stai a fare lì in mezzo???).
Voto: 9

FABRIZIO MORO E ERMAL META con SIMONE CRISTICCHI – i due di rischi ne hanno già corsi parecchi, perciò vanno sul sicuro e chiamano Cristicchi, uno che un pezzo del genere ce l’ha nel sangue e nelle corde senza bisogno nemmeno di studiarselo. E si conferma tutto quanto: canzone bellissima, cantata benissimo e giustamente tra le favorite.
Voto: 8

GIUSEPPE CACCAMO con ARISA – caro Caccamo, già la canzone che hai presentato è bruttina bruttina, già tu la canti con un’intensità che farebbe addormentare all’istante un esercito di assassini strafatti di anfetamina, chi mi vai a chiamare? Arisa?? Arisa????? Arisa????
Suicidio.
Voto: 3

RON con ALICE – Tutti in piedi. Assolutamente tutti in piedi. Perché questo è il duetto migliore della serata. Le parole di Lucio Dalla, il talento di Ron, la classe di Alice.
La storia della musica si materializza sul palco e regala brividi, emozioni e lacrime.
Applausi.
Voto: 9

RED CANZIAN con MARCO MASINI – facciamo un’affermazione forte e destinata a far discutere: se questa canzone l’avesse cantata Masini avrebbe funzionato. Peccato solo che in gara c’è Red Canzian.
Voto: 5,5

THE KOLORS con TULLIO DE PISCOPO e con ENRICO NIGIOTTI – che questi sbarbatelli abbiano tanta energia ma valgano poco l’ho già scritto e lo ribadisco. Detto questo, quale sia stato il senso di portare il Nigiotti sul palco è un autentico mistero. Meno male Tullio De Piscopo: basta un suo assolo alle percussioni e l’Ariston si infiamma di colpo.
Voto: 5

LUCA BARBAROSSA con ANNA FOGLIETTA – pezzo bellissimo e teatralissimo, per duettare giustamente Barbarossa si porta sul palco un’attrice. Anzi, una grandissima attrice. Anna Foglietta sfodera tutto il suo talento recitativo e canoro per regalarci una versione da brivido. Tra i migliori.
Voto: 8

NINA ZILLI con SERGIO CAMMARIERE – dai, stavolta ce la faccio, mi concentro e ce la faccio… ecco, c’è Cammariere, madonna mia come suona il piano, madonna che incanto, madonna che classe… e… e… e… e niente, poi arriva lei, la Zilli, a trasformare i miei ormoni in cuccioli di pitbull… e per la terza volta non capisco più un cazzo. Alla finale, bendatemi… altrimenti non saprò mai cosa cazzo dice questa canzone…
Senza voto.

ELIO E LE STORIE TESE con I NERI PER CASO – un piccolo colpo di coda per questo triste e sottotono addio degli Elii. Resuscitare I Neri per Caso è senza dubbio una scelta splendida, ma non basta a riscattare una partecipazione troppo al di sotto delle aspettative.
Voto: 5,5

E con questo è tutto.
A domani per il grande, grandissimo finale!!

#lestiniasanremo

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MA LO SAI CHE NON È DAVVERO NIENTE MALE STO FESTIVAL? (LESTINI A SANREMO – i voti della terza serata)

Terza serata e giro di boa del Festival.
Ermal Meta e Fabrizio Moro, dopo tante discussioni e tanta attesa, vengono riammessi in gara.
Come già anticipato ieri, a mio avviso squalificarli non avrebbe avuto senso. Quindi decisione giusta. E il perché è presto detto. Non siamo davanti a un plagio né a un falso inedito. Siamo di fronte a due strofe – di due canzoni diverse – che si somigliano molto. Ma che un autore – e qui mi permetto di parlare per esperienza diretta, da scrittore – citi spesso, anche involontariamente, sé stesso, è fisiologico e inevitabile. La storia è piena fino a scoppiare di brani nati dalla stessa pena che si somigliano e si sovrappongono.
Quindi, tanto rumore per nulla.
Detto questo, il destino che per ieri e mercoledì ha determinato la divisione (per sorteggio) dei Campioni in due gruppi da dieci e delle Nuove Proposte in due gruppi da quattro, è stato davvero bizzarro (se no che destino sarebbe?). Nel senso che ha concentrato quasi tutti i brani migliori dei Campioni ieri sera. Mentre, viceversa, i Giovani più forti si sono esibiti tutti mercoledì.
Questioni di pura cabala.
Non è invece un caso il fatto che questo Festival ogni sera convinca di più.
Dopo la performance travolgente e gigantesca di Fiorello la sera del debutto, ci si chiedeva: e adesso che Fiorello va via cosa ne sarà di questo Festival? Cadrà miseramente schiantandosi al suolo?
Non solo non è caduto, ma va sempre più su. Mettendo la musica al centro di tutto. Ma soprattutto mettendo il talento al centro di ogni cosa.
E ieri sera quel palco ha letteralmente traboccato di talento.
Quindi: ma lo sai che non è davvero niente male sto Festival?
E andiamo ai voti…

PRESENTATORI

CLAUDIO BAGLIONI – come il “suo” Festival, anche lui ogni sera convince di più. Sicuramente canta più che presentare, ma in uno show che – vivaddio – per una volta esalta le qualità e i talenti, ovvio che faccia ciò che gli riesce meglio, e che lasci la presentazione pura a chi lo sa fare meglio di lui. Anche la parte più ridondante, ovvero il continuo ritornare sul suo repertorio, sta assumendo curve auto ironiche e leggere che ci piacciono molto.
Voto: 7

PIERFRANCESCO FAVINO – semplicemente il migliore. Oltre a saper fare bene praticamente tutto, ogni cosa la fa con leggerezza, senza farlo pesare. Penso ai talent, dove spesso autentici incapaci hanno la boria e la pretesa di essere trattati da star. Guardassero, questi soggetti, cinque minuti di Favino: non solo imparerebbero cos’è un artista, ma capirebbero il valore dell’umiltà.
Voto: 9

MICHELLE HUNZIKER- senza qualcosa di scadente e inadeguato non sarebbe Sanremo. E quel qualcosa quest’anno è la Hunziker. Già detto tutto i giorni scorsi: antipatica e fuori luogo, tronfia e gigiona. Sfodera vestiti elegantissimi, ma li esibisce con la grazia e la finezza di un picchiatore di Quarto Oggiaro.
Voto: 3,5

OSPITI

Il talento si diceva.
Ecco, gli ospiti di ieri sera ne hanno portato a quintali.
Mostruosamente brava (e bella) Virgina Raffaele, stende e travolge tutti, Baglioni compreso, che si presta così tanto al gioco da scoprire un’impensabile anima comica (voto: 9).
Bravi e intensi i Negramaro (voto: 7,5), mentre James Taylor (voto: 10) ci regala immense carezze che solleticano le corde più profonde dell’anima facendole vibrare; nel duetto con una grandiosa Giorgia (10 anche a lei) le vette raggiunte materializzano il sublime.
Discorso a parte per Gino Paoli.
Entra in punta di piedi sulle note de “La canzone dell’amore perduto” di De André, ed è subito una scarica di commozione potente e feroce. E finalmente l’Ariston si inchina al genio di Faber, il più alto e complesso della storia della musica italiana.
Con garbo e autorevolezza unici, il grandissimo Paoli incarna e materializza la storia. Segue un altro commovente omaggio, al grande Umberto Bindi. E chiude con il brivido di “Una lunga storia d’amore”.
Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai…
La scuola genovese è viva e lotta insieme a noi.
Voto: 10 e lode.

I GIOVANI

Come già detto, tocca a esordienti molto più deboli di quelli visti mercoledì.
Nel dettaglio:
Mudimbi: riecco il finto rap furbo e insincero di cui avremmo fatto volentieri a meno; buona l’energia, ma la canzone è proprio poca roba; voto: 5;
Eva: scoperta da Manuel Agnelli a X Factor, è la migliore della serata; grande interprete e talento indiscusso; ma la canzone non è proprio alla sua altezza; voto: 6,5;
Ultimo: cerca di copiare Tiziano Ferro, e ovviamente non ci riesce; canzone misera e pretenziosa; voto: 4,5;
Leonardo Monteiro: brutta canzone per un interprete mediocre; voto: 4

LA GARA

GIOVANNI CACCAMO – che questa canzone sia oggettivamente brutta è il problema minore. La vera tragedia è che Caccamo la interpreta con il piglio e l’intensità di una cabina telefonica a gettoni.
Voto: 4

LO STATO SOCIALE – al secondo ascolto, ci è piaciuta di più. Divertente, sbarazzina e sfrontata. La ballerina ottuagenaria è ormai un cult. Dieci e lode per aver portato sul palco la storia dei cinque metalmeccanici Fiat licenziati e poi reintegrati (ma mai tornati in fabbrica). Però ripeto: è un brano discreto e niente più. Per canzone di protesta ho in testa ben altro.
Voto: 7

LUCA BARBAROSSA – questo brano in uno struggente romanesco sul bilancio dolceamaro di una vita, ci era piaciuto subito. E parecchio. Confermiamo. Peccato che Barbarossa non sembri propriamente in forma e l’interpretazione non renda giustizia a un gran pezzo.
Voto: 7

ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO – la maschera tragica di Servillo è una furia che scuote e inquieta, ossessiva e penetrante come la musica che la sostiene. Un pezzo gigantesco e incredibile di teatro canzone. Sta a Sanremo come io sto al Body Building, ma è comunque un brano davanti cui inchinarsi.
Voto: 9

MAX GAZZÈ – come previsto, il brano migliora con il secondo ascolto. Una fiaba popolare intrisa di incanto e magia. Troppo emozionato al debutto, ieri sera Gazzè ha sfoderato una grande interpretazione.
Voto: 8

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI – semplicemente, i peggiori in gara. Un collage malriuscito delle peggiori canzoni dei Pooh per una interpretazione così esagerata da essere grottesca.
Deprimenti come un banchino del mercato che mescola cover per cellulari e brutti souvenir.
Voto: 2

FABRIZIO MORO E ERMAL META – confermiamo: in ottica vittoria, il brano più convincente. Intenso, per nulla pretenzioso, potente e graffiante. Loro bravissimi. Resta da capire se e quanto la sfiorata squalifica potrà penalizzarli.
Comunque, gran pezzo.
Voto: 8

NOEMI – ieri in un impeto di provocazione, si è presentata con le tette completamente di fuori (10 a Baglioni che commenta “sì, proprio buonasera). Tette a parte, canzone ultra classica, quasi scontata. Ma lei la interpreta in modo magistrale.
Per me sarà sul podio.
Voto: 7

THE KOLORS – la prima sera li abbiamo massacrati. Ieri ci sono sembrati meno terribili, ma restano comunque poca roba. Davvero poca roba.
Voto: 4,5

MARIO BIONDI – niente… il secondo ascolto non cambia la sostanza. Brano senza arte né parte interpretato fiaccamente.
Voto: 5

E con questo è tutto.
Appuntamento a domani… non mancate!!

#resistenzeRiccardoLestini

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BUONA LA SECONDA (LESTINI A SANREMO – i voti della seconda serata)

Carissime e carissimi, rieccoci qua a commentare la seconda serata del Festival di Sanremo.
Per tutta la giornata ha tenuto banco la questione del brano di Ermal Meta e Fabrizio Moro, a rischio squalifica per il ritornello simile, molto simile, a quello di una canzone scartata a Sanremo Giovani dieci anni fa. E scritta dallo stesso autore del pezzo in gara quest’anno. Al momento nessuna squalifica, ma una “sospensione”, nel senso che gli artisti, previsti ieri sera, sono stati preventivamente spostati alla scaletta di oggi, in attesa di una decisione definitiva.
A mio avviso, squalificarla non avrebbe senso. Il perché di questa mia opinione però, lo spiegherò dopo la sentenza, quale che sia.
Adesso, concentriamoci solo e soltanto su quanto accaduto ieri sul palco.
E diciamo subito che se ieri, tra alti e bassi, avevo espresso un giudizio sostanzialmente positivo sul Festival, quest’idea dalla seconda serata esce rafforzata. Non c’è Fiorello, il che, dopo la performance straordinaria del debutto, poteva essere un autentico suicidio artistico. In realtà è un punto di forza: numeri di livello così alto bene centellinarli. Anche i supereroi, se ne abusi, si logorano. E annacquano quanto di buono fatto.
In compenso ci sono grandi ospiti, c’è la musica tornata protagonista assoluta, il livello delle canzoni non è eccelso (ma lo ripeto: siamo a Sanremo) ma comunque accettabile. E ci sono i Giovani, le Nuove Proposte. Che, dopo anni di tristezze, tornano ad offrire i brani più interessanti della kermesse. E il merito, questo sì, è tutto di Baglioni.
Ma andiamo nel dettaglio.

CONDUZIONE

CLAUDIO BAGLIONI – smaltita l’ansia da prima, va meglio. Molto meglio. Meno rigido, più rilassato e più a suo agio. Si prende più spazio e sembra iniziare a divertirsi. Le sue scelte di direttore artistico ci convincono sempre più. Come presentatore, anche se in miglioramento, ci convince un po’ meno. Soprattutto perché, come e più di ieri, continua nella celebrazione di sé stesso ricorrendo di continuo al suo repertorio. Per ora, tuttavia, regge.
Voto: 6,5

PIERFRANCESCO FAVINO – al debutto è stato la grande sorpresa, ieri la meravigliosa conferma. Praticamente perfetto, nessuna sbavatura, non eccede e non va mai in apnea. Non solo canta, ma è pure un ballerino da paura.
La scelta più azzeccata di questa edizione.
Voto: 8

MICHELLE HUNZIKER – appena appena meno insopportabile e più contenuta di ieri. Ma proprio appena appena. Tragico controcanto di Favino, spesso fuori luogo e sempre convinta di essere a Striscia la notizia.
Deleteria e antipatica.
Voto: 3,5

OSPITI

Dopo la penuria della prima sera, l’abbondanza. Un diluvio di ospiti, alcuni strepitosi e altri molto meno. Ma non è questo il punto. A convincere, e non poco, è il criterio con cui sono stati scelti: basta attori hollywoodiani, basta celebrazioni vetero populiste dell’orgoglio italico (dagli astronauti alla famiglia con quindici figli) in stile Conti. Solo musica, musica e ancora musica. Siamo al Festival della canzone del resto, no?
In dettaglio: Biagio Antonacci, bolso e tremolante, finisce letteralmente seppellito da Baglioni e si prende un meritato 4,5; Lord Sting immenso come sempre, nel duetto con Shaggy stupisce e travolge (voto: 8); inaspettatamente simpatica la Leosini (voto: 7); triste e spento il mago Forrest… che in ogni caso a me non ha mai fatto ridere (voto: 4); immenso, sublime e da standing ovation il prof. Vecchioni (voto: 9).
Discorso a parte per Pippo Baudo.
Arriva questo monumento di 81 anni che non ha semplicemente presentato enne volte Sanremo, ma È Sanremo. Baglioni gli lascia giustamente tutta la scena per una lectio magistralis sulla storia del Festival, e lui, lucido ed emozionato, si abbandona a una carrellata di ricordi.
Soporifero? Non lo so. Il fatto è che mentre parla mi accorgo che è proprio quel che voglio dal Festival: che sia uno scrigno di ricordi in bianco e nero, malinconico, che racconti sé stesso andando però sempre avanti, nazionalpopolare e con punte di cattivo gusto.
E nel sermone di Baudo c’è tutto questo.
Voto: 10

NUOVE PROPOSTE

Già detto ma lo ripeto: quattro artisti interessanti e quattro ottime canzoni. Applausi alla direzione artistica.
Nel dettaglio: Lorenzo Baglioni (che non è parente), canzone divertente e originalissima (zero assoluto a chi ha polemizzato per ore sostenendo fosse un attacco a Di Maio): voto 7;
Giulia Casieri: la migliore in assoluto, bellissima canzone, si prende la scena come una regina, voce meravigliosa e interpretazione da paura, voto: 8;
Mirko e il cane: andrebbe denunciato per questo nome d’arte, ma la sua canzone è importante e coraggiosissima; l’arrangiamento non è granché, ma lui sfodera un’interpretazione di potenza e intensità rarirssime; voto: 7,5;
Alice Caioli: la più classica, la più sanremese di tutti, ma voce e presenza sono davvero notevoli; voto: 6,5

LA GARA

LE VIBRAZIONI – il peggior finto rock di inizio millennio con l’aggravante di pretese cantautoriali.
Terribili.
Voto: 3,5

NINA ZILLI – le gambe di Nina Zilli… la schiena di Nina Zilli… gli occhi di Nina Zilli…la bocca, santa madonna la bocca di Nina Zilli!!!!
Basta, non ho più niente da dire.
Come? Ha anche cantato?? Ah, non me ne sono accorto…
Ormoni a palla…
Senza voto.

DIODATO E ROY PACI – la tromba e poco altro. Da artisti di spessore come loro si pretendeva di più. Molto di più.
Deludenti.
Voto: 5

ELIO E LE STORIE TESE – una sofferenza… perché questa non è una brutta canzone, è solo una canzone così così… ma loro sono gli Elii, il meglio del meglio, musicisti della madonna, Olimpo della musica, e da loro non si accetta niente al di sotto del sublime e del sorprendente. Vederli così triti addolora… sono stanchi e svogliati, e si vede pure nella ripetitività dei costumi.
Forse decidere di chiudere così trent’anni di sfolgorante carriera non è stata una grande idea…
Voto: 5

ORNELLA VANONI (con BUNGARO E PACIFICO) – ecco, finalmente ha sbroccato. Non sul palco (ma c’è ancora tempo), ma fuori, dove ha detto che degli abusi sulle donne a lei importa solo delle cassiere (intendendo donne comuni), mentre per quanto riguarda le donne dello spettacolo, testuali parole, “se la danno sono affari loro”. Per quanto riguarda la canzone, niente di che. Ma convince più di ieri. E lei è una regina senza altro da aggiungere.
Voto: 6

RED CANZIAN – appena appena meglio di ieri, ma pur sempre pessimo e letale. Per di più gigioneggia e ammicca come fosse l’animatore tamarro del Villaggio Vacanze “Il Cormorano” di Milano Marittima.
Insostenibile.
Voto: 2,5

RON – come già detto, non è il miglior Lucio Dalla (quello di 4 marzo 43 e Piazza Grande, tanto per capirci). Ma al secondo ascolto piace e convince di più. E Ron la interpreta alla perfezione, con classe, mestiere e intensità.
Voto: 7

RENZO RUBINO – tanto talento sprecato in una canzone vuota e senza qualità.
Voto: 5

ANNALISA- esattamente come al debutto, prova a essere provocante risultando trasgressiva come Nilla Pizzi. La voce ce l’avrebbe anche, ma l’interpretazione non sa nemmeno dove stia di casa.
Voto: 5

DECIBEL – il buon Ruggeri da anni cerca di riciclare sé stesso con risultati pessimi. Farebbe meglio a ricantare all’infinito le splendide canzoni che lo hanno reso grande.
Sto per addormentarmi e i Decibel mi danno il colpo di grazia.
Voto: 5

E con questo è tutto.
A domani!!

#lestiniasanremo

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LESTINI A SANREMO (i voti della prima serata)

Signore e signori, su il sipario e benvenuti. O meglio, bentornati, puntuali come ogni anno (ricordo che la prima volta che ho dato i voti al Festival era il 1989, avevo 13 anni e da lì non ho saltato nemmeno un’edizione) ad assecondarmi in questa ossessione paranoica di seguire e commentare sera per sera tutto (e sottolineo tutto) Sanremo.

Diciamo subito che quest’anno avevamo aspettative non dico alte (sempre di Sanremo parliamo), ma discrete sì. Ed erano molti i motivi che ci facevano ben sperare ed apprezzare questo Festival prima ancora dell’inizio.
Nell’ordine: 1) il fatto che non ci fosse più Carlo Conti; 2) il fatto che la direzione artistica fosse, finalmente, in mano a uno del mestiere, ovvero a Baglioni, che può piacere o no, ma certo di musica ne capisce più di uno showman; 3) il fatto che non ci fossero più eliminazioni (mica siamo a un talent); 4) il fatto che fosse stata soppressa l’insostenibile serata delle cover (o del karaoke, come l’ho sempre definita); 5) il fatto che la prima sera tornassero a esibirsi tutti i cantanti; 6) ma soprattutto il fatto che il cast dei cantanti in gara non fosse più un’accozzaglia di gente pescata qua e là da vari show televisivi, ma che tornasse a essere una squadra di artisti quanto meno dignitosi.
Un ritorno al passato, hanno detto in molti, un’involuzione. Ma Sanremo è passato, è tradizione immutabile. Se lo vuoi rivoluzionare, devi farlo conservando quel passato, quella patina di grigio e pure quel trash che lo contraddistingue da sempre. Il Fazio prima maniera (1999-2000) lo aveva capito e su queste basi aveva costruito due edizioni capolavoro.

Perciò, le aspettative c’erano.
Che venissero soddisfatte o deluse, un mistero che solo ieri si poteva risolvere.
E prima di andare nello specifico, diciamo subito: a confronto del livello musicale disastroso degli ultimi due anni, ieri sera pareva di essere a Woodstock, ma visti i nomi in gara ci si aspettava qualcosa di più. Forse molto di più.
Per quanto riguarda lo show, stesso discorso: a confronto dell’era Conti, un capolavoro. Ma in assoluto alcuni (forse troppi) dubbi restano.
Ma basta chiacchiere e andiamo ai voti.

PRESENTATORI E CAST TECNICO

CLAUDIO BAGLIONI- a sorpresa, il presentatore non presenta. Nel senso che si defila per almeno due terzi di serata lasciando tutto il palco ai suoi compagni di viaggio. Scelta inattesa che un po’ spiazza (ma sarà solo per il debutto o continuerà così fino a sabato?) e un po’ incuriosisce. Ad ogni modo, parte più teso di Enzo Bearzot nei minuti finali di Italia Brasile, per poi sciogliersi (ma appena appena) via via che passano i minuti. Usa un frasario da capogiro, zeppo di piroette simil poetico, barocco, a tratti ridondante, ma che in TV non si sentiva da quarant’anni. E questo è un pregio. Ma va spesso in difficoltà, non ha i tempi della conduzione e troppe volte ricorre al salvagente della celebrazione di se stesso. E questo è un grande difetto. Perché ovvio che quando canta, piaccia o no, è un gran cantare, ma celebrarsi è sempre stucchevole. Molto stucchevole.
In attesa delle prossime serate, il voto di oggi è una media tra il 7 al direttore artistico (per i motivi elencati all’inizio) e il 5 scarso al conduttore.
Voto: 6-

PIERFRANCESCO FAVINO – la vera sorpresa del Festival è lui. Inizia piano, ingessato e quasi impaurito. Poi si prende il palco con l’autorevolezza dei grandi. Tiene la scena, i tempi, diverte e si diverte. Quando poi canta, una rivelazione assoluta.
Voto: 7

MICHELLE HUNZIKER- il vero buco nell’acqua della serata. In una parola: insopportabile. Tronfia, boriosa, fuori luogo. Gigioneggia come fosse a Striscia la notizia, vuole essere simpatica a tutti i costi senza riuscirci nemmeno una volta. Terrificante.
Voto: 3

FIORELLO – fenomeno senza troppo altro da aggiungere. Un gigante che travolge e da solo tiene in piedi la baracca. Salva l’avvio stentato e troppo colmo di emozione con numeri da grande, grandissima televisione. Irresistibile. Il medley Baglioni/Morandi è già storia. Il duetto di “E tu” con Baglioni pazzesco. La grande domanda è: e da stasera, che non sarà più sul palco, cosa succederà?
Altra categoria.
Voto: 10

REGIA – finalmente, e non succedeva dai tempi di Paolo Beldì, una regia che rimette al centro musica, musicisti e cantanti.
Voto: 7

ORCHESTRA – niente voti, solo una menzione. Ovvio che tutti aspettino e facciano il tifo per Beppe Vessicchio. Ma attenzione al maestro Luca Chiaravalli, look da satanista degno delle belve di Abbadon. Teniamolo d’occhio: entro sabato potrebbe sgozzare una gallina in diretta in onore di Lucifero.

OSPITI

Il forfait della Pausini per laringite crea una voragine salvata in extremis dal provvidenziale Fiorello. Per il resto poca roba. Inutile il cast dell’ultimo film di Muccino. Incomprensibile la scelta di sprecare Morandi facendolo esibire a mezzanotte passata.
Voto: 4,5

I VENTI IN GARA

ANNALISA – si presenta con un look aggressivo e provocante. Peccato abbia la personalità e la presenza scenica di un criceto. E la canzone è misera e scontata.
Voto: 5

RON – entra letteralmente col botto, ovvero con un inedito dell’immenso Lucio Dalla, il che basta a regalare brividi a non finire. Non è il miglior Dalla (dico io, se certi pezzi sono rimasti inediti un motivo ci sarà… ), ma è pur sempre il grande Lucio e, specie nel testo, si sente. E Ron interpreta in maniera egregia.
Altri tempi e altra classe.
Voto: 6,5

THE KOLORS – a me completamente ignoti, ecco arrivare sul palco questo gruppo di bellocci, segno che manco quest’anno riusciamo a salvarci da quelle che un tempo si chiamavano Boy Band e che, pare, piacciono tanto ai gggiovani. La canzone è pessima, le loro qualità di musicisti molto, ma moooolto discutibili.
Voto: 4

MAX GAZZÈ- ecco il primo pezzo da novanta. Una leggenda popolare trasformata in poesia. Testo davvero notevole. Peccato che l’interpretazione di ieri sera sia stata al di sotto dei suoi standard (emozione?). Ma siamo sicuri crescerà nelle prossime sere.
Voto (per ora): 7

ORNELLA VANONI (con Bungaro&Pacifico) – autentica mina vagante (potenzialmente potrebbe sbroccare da un momento all’altro e mandare affanculo l’intera orchestra senza motivo) riesce a tenere botta. Indiscutibile la grandezza dell’artista, ma il pezzo scricchiola. E parecchio.
Voto: 5

ERMAL META E FABRIZIO MORO – brano potente, attuale, importante senza avere la boria dell’impegno a tutti i costi. Interpretazione ottima, è il pezzo migliore in gara. Mentre scrivo però arriva la notizia di come il ritornello sarebbe identico a quello di una canzone presentata a Sanremo Giovani due anni fa (tra l’altro dello stesso autore). Già il 15 gennaio avevo scritto che avrebbero vinto loro (leggere per credere). Se non lo squalificano, confermo la previsione. Vinceranno. E con merito.
Voto: (in attesa di ascoltare la canzone copiata) 8

MARIO BIONDI – pezzo difficile, senza dubbio da riascoltare. Ma l’interpretazione è decisamente sotto tono. Troppo sotto tono.
Voto: 5

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI – il 50% dei Pooh si presenta con un brano a dir poco imbarazzante. Facchinetti quasi si rompe la faccia e si lussa la mandibola nel patetico tentativo di imitare sé stesso che canta “Uomini soli”. Fogli la voce l’ha proprio lasciata a casa.
Terrificanti.
Voto: 3

LO STATO SOCIALE – già impazza per radio questo pezzo leggero, divertente, sbarazzino e sfrontato. Dieci e lode alla ballerina di ottant’anni. Lo stanno presentando come un brano di contestazione… non esageriamo: la canzone di protesta è ben altra cosa.
Piacevole. E non oltre.
Voto: 6,5

NOEMI – brano, nel bene e nel male, sanremesissimo. Lei, grinta da leonessa e voce a mille, sfodera un’esibizione da applausi. Sarà tra i primi.
Voto: 7

DECIBEL – Reunion per il gruppo che negli anni 70 lanciò Ruggeri. Poca roba il pezzo, esibizione senza un minimo di convinzione e di mordente.
Tristi e spenti.
Voto: 5

ELIO E LE STORIE TESE – ora a me piange davvero il cuore… preferirei darmi una coltellata, ma devo dargli un’insufficienza. Ci salutano con un pezzo troppo al di sotto dei loro standard (e i loro standard oscillano tra il sublime e il capolavoro), sia per la musica sia per i testi.
Triste solitario y final.
Voto: 5

GIOVANNI CACCAMO – questo tizio vive a Sanremo in pianta stabile da anni, e da anni ci tedia con pezzi tremendi. Canzone gonfia di pessima retorica e interpretazione intensa come una lavatrice rotta.
Pessimo.
Voto: 4

RED CANZIAN – il 25% dei Pooh è semplicemente inguardabile e inascoltabile. Peggiora la situazione a fine esibizione, quando prova a dare il suo appoggio alla lotta contro la violenza sulle donne e finisce per fare un discorso intriso del più becero maschilismo anni ’50. L’unico Pooh a uscire bene da questa serata è Dodi Battaglia, l’unico che ha avuto la decenza di restarmene a casa.
Letale e pericoloso.
Voto: 2

LUCA BARBAROSSA – altro pezzo da novanta. Brano in romanesco per un commovente ritratto di coppia alle prese coi bilanci di una vita intera. A tratti, il testo è vera poesia. Peccato l’esibizione sottotono.
Voto: 7

DIODATO E ROY PACI – sulla carta questo duo prometteva meraviglie. Nei fatti, una delusione cocente. Brano misero e senz’anima.
Voto: 5

NINA ZILLI – Houston, abbiamo un problema. Un grosso problema. Questa donna mi manda in confusione, scatena una tempesta ormonale senza precedenti e mi mette in testa pensieri che oscillano paurosamente tra un film hard è una cena romantica.
Il risultato è che amo Nina Zilli ma della canzone non ho capito un cazzo.
Da riascoltare.
Senza voto.

RENZO RUBINO – svolge il compitino e nulla più. Visto il suo talento, le aspettative erano ben altre.
Voto: 5,5

ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO – altro livello, altra classe, altro tutto. Brano raffinato e disperato, arrangiamenti da urlo per una preghiera laica potente e interpretata alla perfezione.
Fuori contesto per Sanremo, ma ragazzi che roba…
Voto: 8,5

LE VIBRAZIONI – quando uscirono fuori, anni fa, dissi “questi sanno solo urlare a casaccio nel microfono”. Oggi, dopo uno scioglimento e una reunion, dico “questi sanno solo urlare a casaccio nel microfono”.
Inutili e pretenziosi.
Voto: 4,5

E con questo è tutto.
Appuntamento a domani con i voti della seconda serata!!

#lestiniasanremo

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